Commento al Vangelo di domenica 20 dicembre

Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce

IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)

(Elisa Moro)

Uno dei brani più noti del Vangelo quello che viene presentato da Luca nella IV domenica di Avvento, la scena dell’Annunciazione, già preannunciata dai profeti: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele” (Is 7,14) e più volte raffigurata in dipinti famosi.

Alle ormai vicine soglie del Natale, la Chiesa invita a riflettere sul Signore Gesù, “Chiave di Davide”, come lo canta l’antifona del giorno al Magnificat, “che libera l’uomo prigioniero che giace nelle tenebre e nell’ombra di morte” e che, attraverso Maria “ianua coeli” (porta del cielo), apre, come una chiave, la vita dell’uomo all’esperienza gioiosa della salvezza eterna e della pienezza della creazione.

“Chaire Maria” – “Rallegrati, esulta, o Maria” (Lc. 1, 28), con le parole dell’Arcangelo Gabriele si inaugura l’intervento definitivo di Dio nella storia dell’uomo, che riconduce all’equilibrio perso dai progenitori: “il nodo della disobbedienza di Eva” scrive Sant’Ireneo “si scioglie attraverso l’obbedienza fedele di Maria” (Ireneo, Adv. Haer 3,22.4) e segna l’inizio della salvezza: l’incarnazione del Figlio nel seno della Vergine è il principio della redenzione dell’umanità (Lumen Gentium, 56).

Ecco il motivo della gioia vera: Dio si rivolge alla Figlia di Sion, che ha pensato da sempre per questo progetto d’amore, ed “è come se in lei tutta la storia del popolo eletto si concentrasse in quell’istante” (Dall’Asta, p. 54), nella sua decisione, nel suo sì atteso e implorato: “tutto il mondo è prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutto il genere umano” (San Bernardo, Om. 4, 8-9).

“Ecco concepirai un figlio, lo …chiamerai Gesù … Lo Spirito Santo scenderà su di te” (v. 31, 35): lo Spirito Santo entra nella carne di Maria affinché possa intessere l’abito dello Sposo, la Sua umanità. “Eccomi, sono la serva del Signore” (Lc. 1, 38): la parola di Maria genera nella carne la Parola eterna, l’Onnipotente per lei “ha fatto grandi cose” (Lc. 1 49).

Il Signore chiede a ognuno, ormai giunto sulla soglia della Grotta di Betlemme e sull’esempio di Maria, di diventare grembo spirituale, attraverso il silenzio profondo, per accogliere il Bambino ormai alle porte: “beati anche voi che avete udito e creduto”, compiendo i passi del Santo Avvento, “ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di Dio” (San’Ambrogio, In Lucam 2,26; CCL 14,41).

(Lc 1,26-38) In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

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