Commento al Vangelo di domenica 21 marzo

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto

(sem. Alessandro Masseroni)

Nella pericope evangelica di questa domenica risuonano le parole di Gesù: “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Due settimane soltanto ci separano dalla Pasqua e già nella prossima domenica sentiremo risuonare nelle nostre chiese il racconto della Passione.

Il cammino è ormai avanzato e si direbbe che è tempo di “tirare le somme” su quanto abbiamo vissuto e quanto ci rimane da fare per preparare il cuore a rivivere la Pasqua del Signore. Non possiamo, infatti, non dobbiamo e non vogliamo essere trovati “nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprenderci come un ladro” (cfr. 1Ts 5,4). Siamo chiamati a vegliare.

Vedremo che, mentre Gesù al Getsemani vive il primo drammatico momento della sua agonia, il cuore dell’uomo, persino quello di un apostolo, può “assopirsi”. Pietro che, ispirato dal Padre, aveva dichiarato a nome dell’intera Chiesa: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,15-16) e poco prima di uscire dal cenacolo aveva proclamato, con sincerità, la sua fedeltà – “Se anche tutti ti tradissero, io non ti tradirò mai” – lo troviamo addormentato come gli altri che Gesù aveva portato con sé. Gesù conosce “quello che c’è dentro l’uomo” (Gv 2,25) e “sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere” (Sal. 103, 14): per questo non si arrende di fronte alla fragilità umana e interpella l’uomo: “Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora?” (Mc 14, 37).

Vegliare e pregare (cfr. Mc 14, 38) sono strettamente congiunti. Si veglia davvero se si prega, poiché è nella preghiera che “ricordiamo”, riportiamo al cuore, al centro della vita, ciò che della vita è il centro. Senza di essa il rischio è di assopirsi e di trovarsi nella condizione di quei “Greci” che dicono: “Vogliamo vedere Gesù”. Forse è perché avverte l’indole teoretica dei suoi “ricercatori” che Gesù non dà risposta alla loro richiesta e si rivolge, anzi, ai suoi apostoli senza mezzi termini: “Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore”. La “voce dal Cielo” “non è venuta per me, ma per voi” dice Gesù.

Dio non smette mai di parlarci attraverso la realtà… Sta a noi ascoltarlo e custodire nel cuore la sua voce!

(Gv 12,20-33) In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò?  Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

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