Commento al Vangelo di domenica 21 novembre

Tu lo dici: io sono re

(Elisa Moro)

“Adveniat regnum tuum, Domine” – “Venga il Tuo Regno, Signore”: la odierna Solennità di Cristo Re dell’Universo, conclusiva dell’intero Anno Liturgico, invita a rivolgere lo sguardo al futuro, o meglio in profondità, verso la mèta ultima della storia, il regno definitivo ed eterno di Cristo, Re nel mistero della Passione, come ricorda la pericope del Vangelo di Giovanni proposta (Gv. 18, 33-37), in cui riecheggia l’inno del “Vexilla Regis”: “regnavit a ligno Deus”; la regalità di Cristo è allora “l’amore che arriva fino all’immolazione, alla Croce; solo servire è regnare veramente” (Canopi, 2015).

“Sei tu il Re dei Giudei?… Il mio regno non è di questo mondo” (v. 33. 36): arrestato e insultato, Cristo è presentato a Pilato come il sedicente re dei Giudei, come un fomentatore politico. Egli non nega la sua natura regale, ma la precisa: “Qual è …il regno, se non quello dei credenti in me?” (Agostino, Comm. a Gv 15.2-3).

Cristo invita a superare la mondanità del potere che diventa possesso, che domina sulle vite degli altri fino a distruggerle, per spalancare il cuore alla vera novità di vita, “al potere dell’Amore, che non si impone mai, e rispetta sempre la nostra libertà” (Benedetto XVI, 22/11/2009).

“Dunque tu sei re?” (v. 37): la seconda domanda di Pilato amplia la prospettiva, ora interroga il Re universale, Signore del cosmo e della storia, per cui “nessun onore regale è troppo grande davanti a lui” (Tertulliano, Contra Jud. 7). È l’anelito profondo di ogni uomo in ricerca, che scopre la presenza un Dio fattosi carne, venuto “per rendere testimonianza alla verità” (Gv. 18, 37) e che diventa “il punto focale dei desideri, della storia e della civiltà, il centro del genere umano, la gioia d’ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni” (Gaudium et Spes, 45).

Solo se Cristo diventa autenticamente “Alfa e Omega” dell’intera esistenza, tutta la vita diventa ascolto della Sua voce e disponibilità ad accogliere la prossimità del Regno di Dio.

“Rex Regum et Dominus Dominan-tium – Re dei re e Signore dei signori”: la signoria di Cristo è un porre al centro il Signore in ogni momento dell’esistenza, per “ricapitolare tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1,10). È questa la missione della Chiesa ieri, oggi e sempre: l’annunciare e testimoniare Cristo, perché ogni uomo possa realizzare pienamente la sua vocazione, fino a dire, con Sant’Ambrogio: “Tutto è per noi Cristo!”.

(Gv 18,33-37) In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

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