Commento al Vangelo di domenica 23 maggio

DOMENICA DI PENTECOSTE

Lo Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera.

(Elisa Moro)

“Veni Sancte Spiritus! – Veni Creator Spiritus!”. Nel giorno di Pentecoste, a cinquanta giorni dalla Pasqua, lo Spirito Santo scende con potenza sugli Apostoli e Maria riuniti nel Cenacolo, dando così inizio alla missione della Chiesa nel mondo. Si inaugura il tempo della Chiesa, “il tempo dell’evangelizzazione, della missione nel senso più immediato del termine, che prende alla lettera il comando del Signore: Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli! (Mt. 28, 19)” (Marrou, Theologie de l’historie, p.95).

Dalla pagina del Vangelo di Giovanni (Gv. 15, 26-27; 16, 12-15), proposta nella Messa del giorno, si possono ricavare due riflessioni.

“Quando verrà il Consolatore” (15,26): nel Cenacolo, in quella “stanza alta”, sia perché al primo piano, sia per gli eventi fondamentali avvenuti all’interno, gli Apostoli sono “assidui e concordi nella preghiera” (At. 1, 14), a immagine della perfetta comunione della Trinità. Il primo movimento è centripeto: la Pentecoste è proprio la festa della piena comunione umana, che non è un semplice radunarsi insieme, ma il bisogno profondo di unità, che solo lo Spirito Santo può pienamente donare, “la consapevolezza di essere le membra dell’unico corpo di Cristo” (Fulgenzio, Sermo VIII, 2)

Può esserci unità e concordia oggi? Nonostante il crescente sviluppo dei mezzi di comunicazione abbia portato ad un dissolversi delle distanze tra le persone, “la comunione tra le persone, specialmente il dialogo tra le generazioni, è spesso superficiale; comprendersi è troppo impegnativo e si preferisce rimanere nel proprio io” (Benedetto XVI, 27/05/2012). L’unità può esserci solo con il dono dello Spirito, il quale darà a tutti un cuore nuovo: agire da cristiani significa non restare chiusi nel proprio “io”, ma orientarsi verso il tutto; accogliere in se stessi la Chiesa, lasciandosi interiormente accogliere da essa.

“Voi mi renderete testimonianza” (15, 27): dalle lingue di fuoco, da quell’evento straordinario, nasce la Chiesa missionaria e gli Apostoli sono ora pronti a spalancare le porte di quel “luogo chiuso” (Gv. 20, 19). Ora il dinamismo è centrifugo: gli Apostoli portano la fiamma di Cristo con la quale incendiano il mondo. Dopo gli Apostoli, e sui loro passi, i cristiani di oggi sono chiamati a proclamare Cristo e la sua Parola “in ogni occasione opportuna e non opportuna” (2 Tim 4,2).

Vieni, Accendi il fuoco del Tuo amore! “Solo questa fiamma può donare la libertà e può redimere nel profondo” (Canopi, Vita nuova, p. 52).

(Gv 15,26-27; 16,12-15) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

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