Commento al Vangelo di domenica 28 febbraio

Questi è il Figlio mio, l’amato

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

(Sem. Antonio Parisi)

L’episodio della trasfigurazione ci permette di guardare unitariamente al mistero della morte e risurrezione di Gesù. Separare i due aspetti, o privilegiarne uno, rischia di far perdere il senso che affiora tenendo insieme tenebre e luce, morte e vita. San Leone Magno scrive: “Questa trasfigurazione mirava soprattutto a rimuovere dall’animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l’umiliazione della Passione […] non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata loro la grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo”.

Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li conduce in disparte. Pochi giorni prima il Maestro aveva ripreso Pietro, chiamandolo satana, e attraverso di lui aveva svelato l’incomprensione degli altri discepoli, senza però interrompe la relazione con loro. I discepoli non capiscono, ma Gesù li riafferra, anzi li mette a parte di un evento straordinario. San Marco insiste sulla presenza dei discepoli, vuole mostrare che quanto accadrà è rivolto a loro, farà parte della loro memoria e nella Pasqua troverà una piena comprensione. Gesù manifesta loro la sua gloria facendo “risplendere quel corpo, che gli è comune con tutti gli uomini, di tanto splendore, che la sua faccia diventa simile al fulgore del sole e le sue vesti uguagliano il candore della neve” (san Leone Magno). Insieme a Gesù compaiono Mosè ed Elia.

Tutto l’Antico Testamento è racchiuso in queste due figure: Mosè, figura della legge, è colui che ha parlato bocca a bocca con Dio e ne ha contemplato la gloria; Elia, figura dei profeti, è il messaggero che è stato capace di ascoltare la voce di Dio nel sussurro di una brezza leggera e che lo stesso Signore ha preso con sé in cielo.

Sempre san Leone Magno afferma: “Le pagine dell’uno e dell’altro Testamento si trovano vicendevolmente concordi, e colui che gli antichi simboli avevano promesso sotto il velo viene rivelato dallo splendore della gloria presente. […] In lui si sono compiute le promesse delle figure profetiche e ha trovato attuazione il senso dei precetti legali”.

Gesù è il Messia atteso che realizza le promesse della legge e dei profeti, la sua manifestazione nella trasfigurazione è stata gloriosa, un preludio della risurrezione, ma è inscindibile dalla morte. Bisogna dunque attendere il mistero pasquale per essere in grado di rileggere quanto accaduto con verità, altrimenti si corre il rischio di non vedere che la vita è davvero più forte della morte e che proprio questo è il segreto della Pasqua.

(Mc 9,2-1) In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

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