Commento al Vangelo di domenica 3 ottobre

(Elisa Moro)

L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto

“Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (Mc. 10, 9): la XXVII domenica per annum presenta una pagina “morale” del Vangelo di Marco (Mc. 10, 2 – 16), in cui Gesù sprona i suoi interlocutori a superare il senso letterale della legge mosaica per arrivare a coglierne il cuore, “il principio interiore, la forza permanente e la meta ultima di tale compito, l’amore” (Fam. Consortio, 18).

“Non sono più due, ma una sola carne” (v. 8): è questo il progetto originario di Dio, quello pensato sin dalla creazione: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen. 1, 27). Proprio nella complementarietà tra l’uomo e la donna, tanto discussa nell’attualità, si realizza la possibilità del dono totale di sé all’altro, di essere una sola carne, come ricorda anche il Concilio Vaticano II: “l’intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale… Dio stesso è l’autore del matrimonio” (Gaudium et spes, 48).

Il Signore esige la pienezza del dono d’amore nel matrimonio, nella totale esistenza, che diventa, in un Occidente sempre più scristianizzato, non solo oggetto, ma soggetto della nuova evangelizzazione, fino ad essere “un Vangelo per il mondo di oggi, segno di Cristo che ci ha amati d’amore fedele fino alla Croce” (Benedetto XVI, 7/10/2012).

“Lasciate che i bambini vengano a me… perché a chi è come loro appartiene il Regno dei Cieli” (v. 14): di tutte le caratteristiche proprie dell’età infantile, Gesù sceglie la fiduciosa disponibilità come peculiarità del discepolo, del credente di ogni epoca, che muove i suoi passi verso la pienezza eterna. Nel brano evangelico molti sembrano non apprezzare l’irrequieta e rumorosa vivacità improvvisa dei bambini, “pensano che non sia dignitoso per il Maestro” (Crisostomo, Comment. in Matth., 62, 4), mostrando chiusura di fronte alla novità, che innalza il cuore e gli occhi verso l’alto e rende capaci di un vero slancio d’amore totale: “al cielo sono destinati quanti sono semplici come i bambini, quanti come loro sono pieni di fiducioso abbandono, ricchi di bontà e puri.

Questi solamente possono ritrovare in Dio un Padre, e diventare a loro volta, grazie a Gesù, altrettanti figli di Dio” (Giovanni Paolo II, 13/12/1994).

(Mc 10,2-16) In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

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