Commento al Vangelo di domenica 30 maggio

SANTISSIMA TRINITÀ (ANNO B)

Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

(Elisa Moro)

“Immensa et una, Trinitas … Ex Te profluit creata… O viva Lux” (Infinita, una Trinità, da Te fluisce il creato, o Luce viva). Queste sono le parole con cui la Chiesa esprime, nel canto del Vespro, l’impenetrabile mistero della Santa Trinità, che ricapitola la natura dell’uomo, portandola alla pienezza, a quell’essere creato “a immagine e somiglianza” (Gen. 1, 26) di Dio.

Nella pagina di Matteo (Mt. 28, 16-20) si possono cogliere due stimoli per la riflessione.

“Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte”: l’appuntamento è in Galilea, dove Cristo aveva annunciato la buona novella, operando prodigi e chiamando a sé gli Apostoli, dopo aver pregato sul monte (Mc. 3, 13). Il monte implica rivolgere il alto il cuore e la mente, per giungere alla cima e contemplare uno spazio più ampio, che lo sguardo umano non riesce a contenere, come nel mistero trinitario. Ogni uomo, anche se talvolta dimentica la sua fragilità, è “fanciullo davanti a questa immensità, dinanzi a Dio” (Pio XII, 29/06/1946).

Questo però non può portare a fermarsi alla semplice constatazione di un’inaccessibilità della Trinità, ma aprire ad una testimonianza: tutta la vita di un cristiano è un “continuo salire il monte dell’incontro con Dio, per poi ridiscendere, portando l’amore che ne deriva, in modo da servire i nostri fratelli con lo stesso amore di Dio” (Benedetto XVI, Quaresima 2013).

“Fate discepoli, battezzandoli”: nel Battesimo, in una profonda immersione nell’amore trinitario, si riceve lo Spirito Santo, che unisce ogni credente a Cristo, come a un fratello, e mette in relazione al Padre come figli, fino a implorare: “Abbà! Padre!” (Rm 8,15.17). In quell’istante viene offerto un germe di vita nuova, da far maturare fino al compimento definitivo nella gloria celeste; si diventa famiglia di Dio, il “sacrarium Trinitatis” di Sant’Ambrogio, “popolo che – usando le parole del Concilio Vaticano II – deriva la sua unità dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Lumen Gentium, 4).

Ecco il senso di questa festa: solo ponendo al centro di ogni vita il modello della Trinità si diventa specchio di bellezza autentica, capaci di attrarre all’amore fecondo.

Lasciandosi guidare dalle parole di Santa Elisabetta della Trinità, si può quindi pregare: “Mio Dio, Trinità che adoro,…Pacificate la mia anima, fatene il vostro cielo, la dimora preferita…O miei Tre, mio Tutto, Immensità in cui mi perdo, mi consegno a Voi… In attesa di contemplare l’abisso delle vostre grandezze”.

(Mt 28,16-20) In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

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