Da 460 anni la Bealera di Caluso irriga la pianura canavesana

(Roberto Ricco)

CALUSO – Doppia ricorrenza, nel corso del 2019, per la Bealera di Caluso: si sono celebrati i 460 anni dalla costruzione e i 260 anni dalla sua demanializzazione. Si tratta di una importante via d’acqua che attraversa molti Comuni canavesani, rendendo possibile l’irrigazione di terreni altrimenti improduttivi a causa della loro composizione ghiaiosa.

La pratica dell’irrigazione in Canavese è molto antica: già nel secolo XIV esistevano esempi di derivazioni per uso irriguo, come la Gora di San Giorgio che traeva acqua dall’Orco nei pressi di Rivarolo, per portarla nei territori dei Conti di Biandrate di San Giorgio; così pure, a Montanaro, la Gora di Cam-pagna, scavata verso la fine del 1300 per portare acqua nel Chivassese, o la stessa Gora di San Marco per portare acqua alla Città di Chivasso, in entrambi i casi traendo acqua dall’Orco.

Con la firma del trattato di pace detto di Cateau-Cambrésis del 1559 fu restituito a Emanuele Filiberto di Savoia il possesso dello Stato Sabaudo; tuttavia i francesi mantennero alcuni possedimenti all’interno di questi territori, tra cui San Giorgio e Caluso. Il feudo di Caluso fu affidato dal Re di Francia Enrico II al maresciallo di Francia Carlo Cossé de Brissac, un militare di carriera: giungendovi, trovò un territorio provato da epidemie, guerre, la terribile siccità del 1540 e l’invasione delle cavallette del 1543. La produzione cerealicola non era più sufficiente per il mantenimento della popolazione calusiese residente, ma soprattutto per il vettovagliamento delle truppe di occupazione francese: pertanto il Brissac chiese al Re Enrico II il permesso di scavare un canale da Spineto sino a Caluso per irrigare e rendere fertili i campi e abbeverare i cavalli, ma anche con compiti difensivi: in caso di attacco si sarebbe potuta allagare con facilità tutta la zona a sud di Caluso, verso Rodallo e Montanaro.

A quel tempo i terreni menzionati erano già acquitrinosi di loro, per il ristagno dei coli della collina morenica. Brissac ottenne i permessi del Re e provvide a reperire i terreni: a San Giorgio venti giornate e quarantotto tavole; a Caluso i terreni furono addirittura donati con atto del 7 maggio 1559, considerando il grande vantaggio che si sarebbe ottenuto con la costruzione del canale.
La “Brissaca” avrà una lunghezza, da Spineto a Caluso, di 28 km, una larghezza media di 5,7 m. e una profondità di 1,5 m., con una pendenza di 124 m. tra origine e fine: questo lo renderà uno dei canali più importanti del Piemonte, prima della costruzione del Canale Cavour. Il tratto del canale partiva dalla frazione Spineto, appartenente ai territori di Castellamonte, e dopo aver attraversato le zone pedecollinari di Cuorgnè, sulla sponda sinistra dell’Orco, toccava Agliè, San Giorgio, Montalenghe, Orio, Barone e giungeva a Caluso.

Nel corso della seconda metà del XVIII secolo il canale ebbe un ruolo fondamentale in relazione alla gestione dell’abbeveramento dei cavalli della Regia Mandria di Chivasso, voluta da Re Carlo Emanuele III di Savoia. L’azienda economica della Venaria Reale, che gestiva l’allevamento dei cavalli destinati alla corte, stava cercando un sito di appoggio in cui far sosta nel trasferimento dei cavalli dalla Mandria di Venaria agli alpeggi estivi situati nel Biellese. Fu individuata un’area a nord della città di Chivasso, poiché situata lungo il percorso di transumanza e in prossimità del canale di Caluso che, prolungato, sfociava nella Dora Baltea.

La progettazione dell’impianto idrico della Regia Mandria di Chivasso richiese interventi di aumento della portata d’acqua del canale sin dalla ficca di Spineto; nella stessa occasione fu eliminata un’ampia ansa del tracciato nel territorio di San Giorgio e raddrizzato il suo percorso, per ridurre le spese di manutenzione dei tratti interessati dai muretti di contenimento delle sponde. Fin dalle prime fasi della costruzione del canale, in prossimità di San Giorgio era stata riscontrata una problematica legata alle pendenze e ai dislivelli: il tracciato doveva contornare due colline fino ad arrivare accanto al castello. Nei pressi di San Giorgio fu così decisa la realizzazione di due gallerie sotto le colline del Comune, anche se ciò non costituiva l’unica alternativa, come soluzione delle problematiche menzionate.

Il progetto definitivo venne affidato ufficialmente all’architetto Giuseppe Giacinto Bays il 10 maggio 1760, mentre Giuseppe Maria Boggio di Quittengo ottenne la realizzazione dei cavi. La prima galleria dista 293 m. dal convento dei Padri Minori Osservanti, l’intera estensione conta più di 310 m., mentre la seconda è lunga 378 m. con una larghezza di circa 4 m. Il 27 agosto 1764 il Re Carlo Emanuele III giunse in visita al canale sotterraneo di San Giorgio praticamente ultimato. Bays pose sotto al timpano, all’imbocco della galleria del convento, lo scudo sabaudo, la data MDCCLXIV, e scolpì la propria firma, “Bays invenit”, sul lato destro dell’ingresso.

(1 – continua)

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