Dalla PCN alla PRS: riapertura delle scuole, ovvero dello starnazzare pallido e assorto

(Fabrizio Dassano)

Sono stato a lungo a spiare dalla tapparella i movimenti del mio ex-vicino che è tornato dopo il lockdown. L’ho intravisto armeggiare con una cartella scolastica e dei pennarelli, eppure lui viaggia sulla sessantina come età. Sospetto inoltre che abbia portato le galline in città dalla campagna in cui si era rifugiato, e abbia trasformato lo sgabuzzino in pollaio domestico. Ma con i doppi vetri non riesco a cogliere rumori sospetti.

Voglio proprio vedere cosa si inventerà, ora che tutto il mondo è trepidante per l’avvio della scuola.

L’Italia nel mondo è nota per aver creato nel tempo l’impero romano, la dieta mediterranea, i senatori a vita, generazioni di docenti precari quasi a vita e altre amenità che ci rendono unici. Come il nuovo potere assoluto incarnato dai cuochi televisivi, vere nuove divinità culinarie.

Poi l’Italia ha inventato la mitica PCN, la “Paura collettiva nazionale”, che ha tutta una sua storia: la paura delle invasioni barbariche, la paura dell’invasione austro-tedesca dopo Caporetto nel 1917, la paura del lupo dai tempi di Cappuccetto Rosso, la paura dell’orso, la paura delle correnti d’aria e dell’aria condizionata, la paura del caldo in estate e del freddo in inverno…

Insomma anche in questi giorni di settembre la paura la fa da padrona con la PRS, cioè la tremenda “Paura da riapertura delle scuole”. Come ai tempi dei Mondiali di calcio, la popolazione diventa tutta esperta in didattica, virologia, logistica dei trasporti pubblici e in divinazione dei segni rivelatori inquietanti nel cielo della luna piena. I “media” si crogiolano in questo brodo, caldo umido, di se e di ma, e se forse e magari.

E quelle scuole in Trentino con 180 mila bambini hanno già riaperto e quelle scuole in Francia hanno già chiuso per la pandemia e le mascherine per i bambini e i
disabili?

Al sud invece riapriranno dopo il referendum del 20 settembre! E la didattica a distanza e poi internet.

E la febbre? Ma vogliamo scherzare? La febbre dove la misuriamo? E vogliamo mettere i trasporti? I pullman che vomiteranno migliaia di studenti in città ogni mattina!

E i protocolli d’accesso, transito e uscita dalle scuole? E i tempi? Quanto dureranno le ore scolastiche? E i test sierologici li hanno fatti? Sì, ma no, però non erano obbligati.

Il 14 settembre, lunedì, giorno dell’esaltazione della Santa Croce, pare sia una data che diverrà storica, speriamo non apocalittica: sarà la celebrazione del Giudizio Universale in terra d’Italia.

La gran bilancia verrà montata nell’atrio di ogni scuola, e i presidi verranno a giudicare i sani e i malati, sperando di non soccombere loro nel frattempo, schiacciati da trilioni di tonnellate di parole, per far ripartire in modo decente – come hanno sempre fatto ogni anno – la vecchia scuola pubblica italiana, avamposto dimenticato in un deserto di saggezza.

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