“Dalle Alpi ai Ghati”

VERSO LA FINE DEL RESOCONTO DI VIAGGIO DEI TRE SALESIANI DEL CAGLIERO

(diciassettesima puntata)

Arrivo a Madras

In questa festa della Natività della nostra cara Mamma Maria S.S. abbiamo il piacere di svegliarci puntuali e di sapere che siamo prossimi alla città di Madras, e difatti vi arriviamo poco dopo. Siamo ricevuti, alla stazione, da Monsignor Mora, e pooco dopo siamo accolti da Sua Eccellenza Monsignor Machias in Arcivescovado. Il Pastore ha per noi parole di benvenuto e d’incoraggiamento, e ordina che si prepari per poter farci un po’ di toeletta personale. Abbiamo così occasione di conoscere il Signor Don Boira, musico valente della Cattedrale di Madras.
Dopo la Messa e la Comunione andiamo in Refettorio per una abbondante colazione, in seguito andiamo in Città, guidati dal Signor Lamalfa, antico Caglierino. A mezzogiorno, pranzo alla tavola di Sua Eccellenza: ci riveliamo dei pessimi inglesisti, ma il bravo Monsignore ci viene in aiuto pregando i suoi degni Confratelli che si parli in italiano! Nel pomeriggio visitiamo il Seminario Arcivescovile ed abbiamo modo di vedere come in India si dorma spartanamente: una stuoia in terra, e… l’amico di sopra; tutto fatto!

Monsignor Mora ci spiega dei progetti di miglioramento, già in via di attuazione, specialmente per le residenze dell’interno, e stiamo con lui in piacevole conversazione fino all’ora in cui ci consiglia di prendere un po’ di riposo. Così vengono le 6 e mezza o le 7, ora in cui facciamo in tempo a sentire una predica in Inglese, fatta da Padre Boira, e prendere la Benedizione. Abbiamo il piacere e il grande onore di cenare ancora alla mensa di Sua Eccellenza il nostro Arcivescovo… e dopo le orazioni prendiamo riposo… all’indiana!

Non deve però giungere il mattino senza che vi sia almeno ancora una novità: che il nostro Giuliano, esilarato dalla moda indiana di andare con la camicia fuori, viene nella nostra camera e ci si presenta in questa elegante maniera… Noi rimaniamo per qualche momento in osservazione, estatici; poi tutto quello che vien tra mano è buono per… dimostrargli il nostro gradimento: tanto che deve darsela a gambe.

Trascorso ancora qualche istante, eccoci ritornati alla quiete più perfetta.

Lunedì, 9 Settembre 1935: Madras
Ci leviamo verso le 6 e mezza ed ascoltiamo la Messa di Monsignor Arcivescovo, e dalle sue mani riceviamo Gesù Benedetto nel nostro cuore. Dopo un po’ di meditazione, fatta pure da Monsignore, e la colazione, c’intratteniamo fino a mezzogiorno nella consueta allegria suonando, cantando e anche preparandoci per il nostro ultimo tratto di viaggio, da Madras a Tirupattur…

Partenza da Madras

Dopo il pranzo, fatto ancora alla mensa arcivescovile, Sua Eccellenza ci dà un’ultima parola di saluto e di augurio; e dopo di aver ricevuto la sua benedizione, andiamo alla stazione, accompagnati da Monsignor Mora: alle 13 un segnale e siamo già in moto verso la nostra meta definitiva, lasciando questa città di Madras, già motivo di fervida immaginazione in questi nostri ultimi mesi!
Questo tratto di linea ha le stesse caratteristiche di ogni linea dell’India, almeno di questa India centrale dalla pianura un po’ monotona; tuttavia più ci avviciniamo a Tiruppatur, più ci accorgiamo che il panorama è migliore…

Molto verde, molti alberi e molta terra coltivata. Insomma ci pare quasi di percorrere una linea della nostra terra: sola variante, le molte scimmie che di tanto si vedono! Verso le 16, cioè dopo circa 3 ore di treno, arriviamo a Gialarpèt, stazione importante a poche miglia da Tirupattur. Sono qui ad attendere il Signor Maestro del nostro Noviziato ed un altro sacerdote, che poi conosciamo essere il Confessore; i quali, appena smontiamo dal treno, ci conducono su quello che ci porterà fino a Tirupattur… Facciamo quest’ultimo tratto in poco tempo, circa 10 minuti… ed eccoci ora a Tirupattur!

A Tirupattur

Malgrado la dura cervice e il cuore duro, questo davvero ci batte un po’… siamo già pronti per scendere dal treno; ora ecco che il treno rallenta: subito un vociare lontano, sono i compagni che ci attendono: ecco Tuema, ecco Pajetta, ecco Corsini, e Mora, e… il Zocchi e ogni nostro antico compagno d’Ivrea; i quali per venirci a ricevere hanno sacrificato pertfino… la scuola, d’inglese per di più! Non facciamo altro che stringere mani e mani; ed ora… oh, chi è questo arcibarbuto patriarca che ci sta davanti? Ma è proprio lui? Il Signor Don Meliga? Qui sì che ci vorrebbe un oh! di Cavadini! Proprio, è il Signor Don Meliga in carne ed ossa, con una barba da Missionario di quelli di antica data. Egli non ne ha a male, che stentiamo un po’ a riconoscerlo; anzi ci prende a braccetto e si fa il nostro più gioviale amico: ci informa fin d’ora di tutto quello che vedremo tra qualche istante coi nostri stessi occhi.

(prosegue sul prossimo numero)

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