“Dalle Alpi ai Ghati”

PROSEGUE IL RESOCONTO DI VIAGGIO DEI TRE SALESIANI DEL CAGLIERO

(quinta puntata)

Dopo le preghiere della sera ce ne andiamo tutti a riposo. Ognuno fa come per il consueto le sue cose, non senza però dare un’occhiata al letto, per assicurarsi che ogni cosa è al suo posto. Qualche letto al semplice tocco va per aria, qualche altro resta fin troppo fisso; insomma c’è ancora qualche cosa sotto, per cui si può dire “qui gatta ci cova!”. Colombo tuttavia sembra il più sicuro: dopo d’aver guardato il letto di sotto, di sopra, lo tira avanti e indietro, tocca e prova le viti: tutto a posto, stavolta può star tranquillo… Senonché il Signor Don Viani, di solito serio, scoppia in una clamorosa risata. Colombo esita un po’, ma poi conclude che non può essere per lui, e va a letto… “Oh, santa pace!” esclama, “anche questa!”. Sotto le lenzuola vi ha un bel mucchio sparso di truccioli di legno, celati sotto il soprabito messo a traverso il letto. Tutti prorompono nell’attesa, sospirata, pregustata risata, e se la godono per un bel po’; alla fine Colombo sta ancora buttando a manate i trucioli dal letto… Fino a che tutto rimane in perfetto silenzio.

Ivrea, venerdì 23 Agosto

L’ultimo giorno della nostra permanenza ad Ivrea… Il senso del distacco, un po’ sopito in questi passati giorni, si ridesta con violenza: ogni nostra azione, in questa casa benedetta, la compiamo per l’ultima volta: lo si può vedere nelle mosse di ciascuno! Siamo però contenti: tanto più che i compagni ci circondano di premure maggiori, di paroline buone; preludio di quelle più benefiche e sostanziali degli amati Superiori!

Prepariamo le nostre cose non più per ordinarle, ma per partire definitivamente. Salutiamo in questo momento il Signor Ispettore, di ritorno per poche ore ad Ivrea; e poco dopo anche il Signor Direttore. Come siamo contenti! Temevamo già di non rivederlo più, almeno noi Madrassesi, in queste ultime ore; invece ecco che il Padre buono ha vinto per noi gli ostacoli, per non lasciarci privi di questo ultimo bene. Lo circondiamo, lo assiepiamo, lo tempestiamo di domande; insomma c’ingegniamo di dimostrargli il nostro contento…

A mezzogiorno, facendoci partecipi di una onorevole usanza, ci accoglie alla mensa dei Superiori insieme ai compagni Assamesi; e poi si va alla grotta di Lourdes con un gruppo fotografico. Sono le ultime ore: Baron e Colombo giocano alle bocce, ma si vede che sono distratti, cioè più distratti del solito. Così pure gli altri… Ma finalmente il Signor Direttore è libero, e può riceverci. Ognuno di noi va dal Padre forte e buono, separatamente, per l’ultima visita; per sentire l’ultima parola di Don Bosco Santo nella sua indimenticabile, discretissima cameretta: egli ce la dice; ci dà l’ulitmo consiglio; ci affida la consegna: per tutti noi ha la parola propria, balsamica, sostenitrice; e noi siamo proprio contenti e commossi!

Ci accoglie una seconda volta in gruppo, ed una terza. Alla fine di questa v’è la nota gioviale, allegra: sturiamo una bella bottiglia di passito, offerta da Baron. E così termina “in exultatione” quello che pareva volesse finire “in lacrimis”…

Andiamo infine a salutare i Superiori che possiamo trovare: il Signor Arione; il Signor Don Viani; e infine il Signor Don Ettore, il quale ha per noi tante buone parole, che ci commuovono e ci erigono l’animo a propositi generosi di riconoscenza e di perseveranza ed a sentimenti di confidenza e di carità. Ci dipartiamo da lui con la benedizione della Madonna e di Don Bosco, e siamo molto contenti. Siamo invitati in refettorio per la cena, che riesce del tutto frugale: siamo proprio commossi sul serio!

I compagni ci attorniano e ci sollecitano: è l’ora di partire. Con il Signor Don Bertola ed i compagni tutti lasciamo l’Istituto: uno sguardo all’edificio, a Don Bosco e un ultimo sguardo al Sacro Cuore: Addio per sempre, casa benedetta!

Siamo in stazione: gli ultimi istanti col Signor Direttore ed i compagni. Il Padre amato ci dice un’ultima, estrema parola; ci dà infine il bacio e l’abbraccio… Un fischio, e si parte! Addio, bella Ivrea: addio rosse torri; ma soprattutto addio caro Istituto, dove qualche volta abbiamo pur trepidato; ove abbiamo compiuto questo nostro primo periodo di formazione; ove per grazia del Signore, per l’esempio dei degni Superiori abbiamo veramente, maggiormente conosciuto ed amato Gesù Benedetto, Maria Immacolata Ausiliatrice, Don Bosco Santo ed il suo più bel giglio Domenico Savio: ove ciascuno di noi ha ritrovato o almeno fortificato il santo virgulto dell’innocenza!

In treno: siamo commossi, ma forti! Vorremmo piangere un po’, ma non vengono le lacrime… Allora ci ricordiamo che il Padre ci disse di stare allegri: in men che non si dica sono pronti violino, chitarra e voci sonore fino all’esuberanza; e in breve tempo arriviamo a Torino, poi a Valdocco dove speriamo di passare almeno una notte sotto la cupola della nostra Santa Madre Ausiliatrice, ma proprio non siamo fortunati: camere esaurite!! Che fare? Sia fatta la volontà di Dio! Così andiamo alla Crocetta; e là siamo accolti dal Signor Ispettore, partito da Ivrea qualche ora prima di noi; ed abbiamo l’occasione di sentire ancora una volta, nella “buona notte” la sua parola altamente fraterna ed animatrice.

(prosegue sul prossimo numero)

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