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Disavventure al “Mostricentro”

Il “Mostricentro” di Ivrea è veramente brutto. Quando porto a spasso gli studenti tedeschi della Rhur in visita al Museo a cielo aperto dell’architettura moderna a Ivrea, usciamo da via Jervis e puntualmente mi chiedono cos’è il “Mostricentro”. E io mento. Tanto sono tedeschi e tra qualche giorno ripartono. Gli dico che è un impianto siderurgico trasformato in soprapasso, dove costruivano pezzi delle V2. Così non replicano mai perché quando tu gli parli di cose tedesche della seconda guerra mondiale, tra insegnanti e studenti tedeschi, cala il gelo.
Ieri sono andato alla biglietteria. Come sempre noi a Ivrea siamo più furbi del resto del mondo: la stazione è di qua dei binari e la biglietteria dall’altra parte dei binari! E’ come inventare un’automobile con il volante a sinistra ma i pedali del freno, dell’acceleratore e della frizione sul lato passeggero. Comunque non potendo prendere il biglietto nella macchinetta o al bar della stazione perché mi serviva un cumulativo per 44 studenti, ho dovuto affrontare il Moloch, come quindici giorni fa, per un’esigenza analoga.
Quindi lasciato il marciapiede della ferrovia di qua dei binari, con circospezione vado verso l’ascensore che chiameremo “A”. Mi blocco perché è un campo minato. In maniera scientifica l’accesso è completamente “caccato” dai piccioni. Ma io ho male ad una caviglia per via di una storta e impavido e stoico, supero lo scudo “caccoso” e mi piombo sul tasto dell’ascensore. Si aprono le porte come un sipario si apre sul primo atto di uno spettacolo di Bertold Brecht e una bottiglia di birra vuota rotola sul fondo per rendere più realistica la scena che appare ottimamente decorata con scritte e sporcizia.
Entro in pieno nel personaggio e salgo di un piano: Luce! Aria! Siccome la caviglia è piuttosto dolente, cerco di prendere l’ascensore “B” (quello della foto) esattamente come 15 giorni prima. Faccio finta di dimenticare gli incidenti dell’8 e del 13 marzo dell’anno scorso quando della gente rimase bloccata nel trappolone. Ma il “genius loci” ha provveduto sulle mie presunzioni di utilizzarlo: è distrutto, c’è anche una porta leggermente aperta per far capire senza ombra di dubbio che è proprio rotto. Appare come una tomba vuota. Scendo zoppicando lo scalone lentamente, e goffamente, e penso.
Trovo una spiegazione certa: sicuramente c’entrano i tedeschi con le loro maledette V2.

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