Dobbiamo sempre anticipare i tempi?

(Fabrizio Dassano)

Questa mattina il mio ex vicino – me lo immagino ormai ingobbito, dentro quel vecchio cappotto che si porta addosso da vent’anni… – mi ha fatto trovare nella buca delle lettere una nuova missiva. Non riesce a mangiare uova da quasi tre settimane: se dovesse arrivare la terza/quarta ondata ha il timore di rimanerne senza.

Lo sconcerto gli è piombato addosso quando ha chiesto timidamente al suo fornitore di granaglie se aveva qualche notizia in merito. Da dietro il bancone e protetto da uno scudo di plexiglass gli ha risposto che: “In questa stagione e con tempo nuvoloso, le ore di esposizione alla luce diminuiscono drasticamente, e siccome questa componente è fondamentale per la stimolazione ormonale delle galline, nei mesi freddi dell’anno il nido rimarrà spesso vuoto, anche per lunghi periodi, perché le galline necessitano infatti almeno di 14 ore di luce! Se tutto va bene dovrebbero riprendere a deporre con continuità dalla fine di gennaio”.

La ferale notizia ha così colto di sorpresa il mio ex vicino. Il venditore di granaglie, descrittomi come un omino magro magro e gentile, vestito con un grembiule blu scuro, ha aggiunto: “Caro cliente, cosa vuole che le dica? Comunque, se vede, dietro di lei ho collocato una nuova macchina che vende oroscopi per galline.” “Davvero? E come funziona?”, ha chiesto eccitato il mio ex vicino. “ A gettoni, e io posso vendergliene qualcuno, se proprio lei è interessato”.

Con 10 euro si è preso così 3 gettoni, naturalmente a forma ovoidale. Inserito il gettone e tirata la manovella la macchina ha iniziato a far girare tre galline dipinte in un quadrante. Quando tutto l’ambaradan si è fermato, nella bocchetta sottostante è caduto un cartoncino anch’esso ovoidale, in cui c’era scritto: “Non c’è gallina né gallinaccia, che a gennaio uova non faccia!”. “Accidenti!” ha esclamato il mio ex vicino. Allora ha inserito il secondo gettone e poco dopo la macchina ha depositato una seconda sentenza: “Per la Candelora, ogni gallina inizia a fare l’ova”. Il mio ex vicino è rimasto ammutolito, mentre fuori i nuvoloni grevi e plumbei gli hanno fatto ricordare la mancanza di luce. “Cosa posso fare?”, ha chiesto al venditore di granaglie, circondato da sacchi e sacchetti e contenitori, attrezzi e oggetti nelle scansie ordinati come in una biblioteca di un grande saggio.

“Non ci sono rimedi naturali che posso darle. Alcuni aumentano le ore di luce artificialmente, accendendo la luce all’interno del pollaio per alcune ore, solitamente al mattino, in modo da garantire poi un passaggio naturale e graduale al buio, ma da parte mia c’è un totale rifiuto a forzature di questo tipo sugli animali. Ma non esiti a chiedere ancora alla macchina”. Sconsolato il mio ex vicino ha inserito l’ultimo gettone, e il responso scritto è stato: “In questo caso, l’unica cosa che possiamo fare è forse prendere noi qualche anti-depressivo per resistere alla mancanza prolungata delle uova delle nostre cocche!”. Non so quanto queste risposte lo abbiano tranquillizzato.

Io gli ho fatto pervenire un piccolo biglietto con su scritto: “Potresti provare con le oche che depongono in autunno-inverno, così lasci riposare le galline”.

Insomma, dobbiamo proprio sempre forzare i tempi? Non è sempre Natale che le luminarie vengono accese due mesi prima e il panettone è già sugli scaffali a inizio novembre… non vi pare?

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