Draghi alla ricerca di una sua strada, la maggioranza sempre in ordine sparso

(Mario Berardi)

Il premier Draghi, parlando a un gruppo di giovani, ha fatto un’ammissione significativa: “anch’io cerco la mia strada”. Francamente ha ragione perché la sua larga maggioranza, unita per necessità ma divisa quasi su tutto, non consente una prospettiva a lungo raggio. E ora, oltre alla scadenza insidiosa del Quirinale, s’affaccia un nuovo ostacolo: i referendum, soprattutto quello radicale sull’eutanasia, con un’apertura inquietante al “suicidio assistito”, ben oltre i casi ammessi dalla Consulta (con una sentenza che fa discutere).

I partiti sono spaccati, in particolare Pd, M5S, Fi e Lega, ove forti componenti di estrazione etico-culturale cattolica contrastano la spinta laica al sì alle tesi radicali. Il tentativo di compromesso legislativo alle Camere rischia la fine del ddl Zan, anche per la brevità dei tempi; il voto anticipato, dopo il Quirinale, rinvierebbe tutto all’anno prossimo.

Letta e Conte non possono permettersi rotture interne: nel Pd si è ricostituita l’ala riformista che fa capo all’ex ministro Delrio, Conte è ogni giorno sotto attacco interno (l’ultimo da Grillo sulla Rai). Le urne anticipate consentirebbero ai due leader di ottenere rappresentanze parlamentari fedeli, superando le eredità di Renzi e Di Maio; resta l’incertezza di costruire un “fronte largo”, perché permane il “freddo” tra Grillini e Centristi.

Problemi non meno rilevanti esistono nel centro-destra. Berlusconi, deluso per le chiusure della Meloni sulla sua candidatura al Quirinale, ha sterzato al centro, con la difesa del provvedimento-bandiera dei Pentastellati, il reddito di cittadinanza; secondo alcuni l’ex premier cerca voti grillini per il Colle, ma potrebbe avere come obiettivo una strategia diversa: una maggioranza Ursula, anche con i Grillini, senza la destra sovranista, con il recupero dell’ala moderata della Lega; già in passato Forza Italia ha sostenuto i governi Letta, Renzi, Gentiloni; ma per far questo Berlusconi dovrebbe ottenere il ritorno al sistema proporzionale, su cui sinora si è opposto Letta, rimasto sulla linea maggioritaria di Prodi. Per uscire dal labirinto della politica “il filo d’Arianna” sembra nelle mani del segretario del Pd: avrà subito il coraggio delle scelte o preferirà tempi migliori, non sentendosi sicuro della maggioranza del partito?

A destra, infine, continua la gara sovranista tra Salvini e la Meloni, che si contendono la francese Marine Le Pen e i governi di Varsavia, Budapest, Praga. Ha doppiamente ragione Draghi a interrogarsi sul suo futuro, perché il suo europeismo è sempre più conflittuale con chi sta collocato con governi che costruiscono muri contro i migranti. Significativa-mente Sergio Mattarella, attenta coscienza etica del Paese, ha denunciato l’ipocrisia inaccettabile di chi in Europa dapprima solidarizza con le vittime della ferocia islamista a Kabul, quindi respinge i profughi con muri di cemento!

Restando invece all’ordinaria gestione dell’Esecutivo, oltre alle misure contro la pandemia, emergono due questioni importanti: lo scontro imprese-sindacati sulla riforma fiscale e la lotta tra americani e francesi per la conquista di Tim, il colosso delle telecomunicazioni.

I sindacati chiedono al governo che gli otto miliardi di agevolazioni fiscali vadano interamente ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, avendo già le imprese ottenuto sovvenzioni milionarie, anche per la ripresa dopo il lockdown; la Confindustria, forte del sostegno di molti media della sua area, chiede invece nuovi fondi per 12 miliardi, superando le disponibilità di bilancio dello Stato (sottoposto al controllo di Bruxelles, con la svolta preoccupante di Berlino nel dopo-Merkel, con l’investitura di un “rigorista” ultra-liberale alle Finanze); il presidente degli industriali Bonomi potrebbe evitare la concorrenza con Landini e favorire maggiormente la mediazione.

Sulla Tim è in atto uno scontro ultra-milionario tra un fondo americano (Kkr) e i francesi di Vivendi: la Borsa festeggia, ma sottovaluta le conseguenze per l’occupazione e per il ruolo del Paese in un settore così strategico. I fautori del liberismo mettono in guardia dagli esempi negativi di Alitalia e del Monte dei Paschi di Siena e respingono sostanzialmente il ruolo pubblico. Ma nell’economia mondializzata della rivoluzione tecnologica possiamo essere soltanto il Paese della bellezza e del turismo?

Esegui l'accesso per Commentare