Festa della Mamma

(Filippo Ciantia)

La fertilità ha suscitato sin dai tempi più remoti l’omaggio che si rende alle divinità femminili e alle mamme, in tutte le epoche e culture. Nel 1870, cioè esattamente 150 anni fa, la poetessa e attivista statunitense Julia Ward Howe propose la celebrazione del giorno della mamma per la pace, quando ancora non si erano sopiti i ricordi e le sofferenze della Guerra Civile americana. D’altra parte, la presenza femminile e materna è sempre stata importante particolarmente nei conflitti.

Tesoro, spesso nascosto, è la mamma. Come per ogni parte indispensabile del nostro corpo, ci rendiamo conto di quanto sia preziosa, solo quando ci viene a mancare.
Il suo segreto sta nelle 7 caratteristiche dell’amore di una mamma: della “mia” mamma.

Già, perché – innanzitutto – una mamma non ama “i figli”: ama proprio Filippo e Maria. È un rapporto personale, che si rende ancora più acuto nel bisogno, sin dalle notti spese allattando, alle veglie per una malattia, oppure attendendo un ritorno nella notte: incapace di addormentarsi finché il figlio non fosse rientrato, senza problemi.

È un amore che dura, non smette mai ed educa, nel tempo. Ricordo che la notte prima del suo dies natalis, mentre ero con lei in ospedale, Mamma Elvira mi raccomandò di andare a casa a riposare “perché domani, lunedì, hai un impegno importante!”

Un amore assolutamente concreto, dal latte del seno ai pasti quotidiani (ne ho calcolati almeno 41.610, senza calcolare le merende), dall’attenzione acuta ai dettagli delle difficoltà e stanchezze quotidiane, alla cura degli affetti, affinché fossero veri.

Un amore sempre lieto, anche nelle sofferenze, che si stempera sempre in una gioia profonda. Una gioia che rinasce in ogni difficoltà, più piena se è frutto che cresce nei solchi delle ferite inevitabili della vita.

Un amore sincero e leale, in cui non afferma mai se stessa; tutta tesa al bene dei figli, dello sposo, della famiglia, dei suoi amati scolari e della comunità.

L’educazione alla carità per i poveri nasce dall’attenzione per chi è più debole, in famiglia e anche nella comunità. Una preferenza che spesso si scioglie in una preghiera, perché la debolezza dell’altro non sia un ostacolo troppo forte alla felicità.

Infine, sempre, dopo ogni errore, il perdono, spesso chiesto anche al papà per i figli. Un perdono sicuro e ingenuo, perché imitazione del divino.

“La Chiesa è donna, sposa e madre” (Papa Francesco)

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