Immagine: Il torneo, dipinto di Pierre Révoil, 1812
Alcuni anni or sono Mario Molinario, grazie alla famosa opera “Adrianeo”, ricostruiva una storia singolare e interessante incentrata su un figlio di quel piccolo paese della pianura canavesana, appena fuori Castellamonte, che è Baldissero Canavese: egli era Gaspardo di Baldissero conte di San Martino.
Occorre premettere che l’Adrianeo nella sua edizione originale cinquecentesca era un manoscritto di un anonimo Antonino, edito per la prima volta dal generale Augusto Dufour, nel 1865 a Chambéry, nelle sue “Mémoires et documents publiés par la Societé Savoisienne d’Histoire et d’archéologie” e ce ne ha restituito una accurata traduzione con note e indici, nel 1981, la professoressa Ermida Blanchetti. L’opera fu edita da Piercarlo Broglia di Ivrea per conto della Società Accademica di Storia e arte canavesana, allora presieduta da Ugo Torra.
Questo lavoro raccoglie il racconto delle cerimonie, tornei e altri giochi, che hanno avuto luogo a Ivrea in occasione del battesimo del principe Adriano di Savoia nel 1522.
Da questa ricerca Molinario è riuscito a ricondurci a personaggi che possiamo inquadrare in un’epoca di cui fa cenno anche Antonino Bertolotti nella sua monumentale opera “Passeggiate canavesane” (1871) scrivendo così: “Nel 1512, addì 9 gennaio, vi fu divisione tra Bartolomeo e Bonifacio, fratelli, fu Giacomo di Baldissero; il Bonifacio faceva testamento addì 27 gennaio 1517. E dopo trovasi Gaspardo, che nel 1522 compare vittorioso in un torneo, dato a Ivrea per la nascita di Adriano, figlio di Carlo III di Savoia* ed è commendato per uomo valoroso dallo oculare descrittore di quei festeggiamenti. Egli sposava nel 1535 Isabella di Castelnuovo sua cugina in terzo grado, ottenendo dispensa apostolica e finiva i suoi giorni nel 1568”.
L’Adrianeo narra appunto i sontuosi festeggiamenti, tornei di cavalieri e quant’altro, cui partecipò Gaspardo di Baldissero, occorsi per la nascita e il battesimo del figlio del Duca Carlo III, di nome Adriano Giovanni Amedeo di Savoia nato nel 1522, poiché egli ebbe il titolo di Principe di Piemonte e avrebbe dovuto essere l’erede al trono, se la morte non lo avesse colto a poche settimane di vita nel 1523, ma ovviamente questo dopo che si svolsero i citati tornei cavallereschi.
L’importanza di questa opera è dovuta in gran parte alla cultura del suo autore Antonino, di cui pochissimo si conosce, se non la vasta erudizione. È un’opera assai importante, infatti da questo scritto si evincono nozioni sull’abbigliamento, sugli armamenti, sull’astrologia, sulla geografia, sulla mitologia e si possono approfondire cognizioni di glottologia e filologia. È un lavoro che parla della corte sabauda e di Ivrea dove si trova l’unica particolareggiata descrizione del suo castello nel massimo del suo splendore.
L’italiano cinquecentesco, usato dall’autore espone lemmi dove si usa la J e, di tanto in tanto, la V viene sostituita dalla U e la S dalla X. Nel Cinque-cento, così come in gran parte del Rinascimento italiano, l’uso della lettera X per sostituire il suono della S (in particolare la S sonora o intervocalica) era una pratica comune, spesso influenzata dalla tendenza a latinizzare la lingua volgare.
I festeggiamenti descritti per la nascita del principino altro non erano, come anzi detto, se non tornei (durati tre giorni), lotte fra nobili con spade e lance, galoppate, falò, fuochi artificiali e tornei di scacchi.
Il giorno successivo al battesimo del protagonista si tenne la corsa dell’anello, dove i cavalieri, al galoppo e lancia in resta, dovevano infilzare un anello appeso ad una pianta fino a staccarlo dal sostegno.
Uno stralcio del testo originale riporta quanto segue: “Gaspar de li conti de San Martino, signor di Uaudiserio (Baldissero appunto n.d.a.) seguito poj il giouene jmberbe, Carlo de Maximo, de lj contj de Ualpergha (Valperga) che proprio parue a un falchone , scaparlj la splumata et jnmachiata aneta, tanto fu ueloce et destro che tochi quasi l’anello. Mosse se poj per giouene et inexperto, il gentile de la Forca, qual fece marauiglar ogni astante, tanto ben corse”.
La descrizione particolareggiata prosegue ed è veramente assai stimolante seguirla e fare esercizio mentale per comprendere questa versione arcaica della nostra lingua.
La narrazione riferisce della gloriosa vittoria di Gaspardo da Baldissero in questo torneo, il quale riceve il premio dalle mani della signora Agnese di Bryto per conto e di fronte al duca Carlo e alla duchessa Beatrice.
La signora pronuncia un discorso in un linguaggio di italiano misto a portoghese ed è proprio nella risposta di Gaspardo da Baldissero che si esprime il suo gesto cavalleresco, dettato dalla sua nobiltà d’animo. Egli si mette totalmente al servizio della signora, pregandola nel contempo di voler accettare l’anello da lui vinto come “ricordo suo, della felice giornata e del battesimo del principino”: “Questa spetial gratia non me negaraj, de reacceptarlo in dono, et perpetuamente in memoria di me et de felice exacta jornata, et del sacrosanto baptismo dell’jllustrissimo infante conseualo”.
L’epilogo vede la dama accettare l’omaggio del cavaliere di Baldissero facendosi rossa in volto e ringraziando con grazia e garbo.
Baldissero Canavese è un paese ricco di storia, i suoi abitanti sono soprannominati barbabocchi (soprannome destinato anche ad altri luoghi canavesani come ad esempio Lusigliè e Feletto) in onore della rievocazione storica che, fino al settecento, animava il paese con danze e vari riti tra il sacro e il profano.
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*Il duca era Carlo III detto “Il Buono” (1486 – 1553), anche citato come Carlo II, poiché la sua titolazione varia a seconda che suo cugino Carlo Giovanni Amedeo di Savoia venga considerato come Carlo II oppure no.




