I dubbi su fondi UE e Mes, l’intollerabile duello Stato-Regioni

(Mario Berardi)

La pandemia è più forte delle velleità delle forze politiche: dopo settimane di forti polemiche mediatiche i due poli hanno votato insieme lo scostamento di bilancio per fronteggiare i gravi disagi provocati dal Covid-19. I partiti di governo – scoraggiati da Mattarella – hanno rinunciato al rimpasto perché disputare di poltrone ministeriali sarebbe stato molto impopolare. Sul Mes hanno raggiunto un compromesso di marca andreottiana: è stato tolto il veto dell’Italia alla riforma europea del meccanismo di stabilità, mentre sull’utilizzo dei fondi (37 miliardi) c’è stato un rinvio sine die, in attesa del nuovo direttorio del M5S.

La priorità riguarda ora due temi urgenti: l’utilizzo dei 207 miliardi promessi dall’Europa e i rapporti sempre più difficili e confusi tra Governo e Regioni.

Recovery fund. Sicuro del superamento del veto posto a Bruxelles da Budapest e Varsavia, il premier Conte punta ad accentrare su Palazzo Chigi la gestione degli ingenti fondi: pensa a un triumvirato politico (lo stesso premier, Patuanelli, ministro grillino allo Sviluppo, Gualtieri, ministro pd all’Economia) e a sei commissari tecnici coadiuvati da centinaia di esperti. Questa proposta, tuttavia, langue per le critiche di maggioranza e opposizione: troppo prevalente l’impronta grillina, latente la vera corresponsabilità di tutte le componenti parlamentari, pur nel rispetto dei diversi ruoli.

La stessa Forza Italia, che pure si è distinta nell’apertura al governo, non accetterebbe un ruolo da semplice comparsa. In altre parole: nessuna delega in bianco al premier nella gestione di investimenti così massicci, del valore di 5-6 leggi finanziarie; peraltro al Senato, per i contrasti tra i grillini, il governo rischierebbe a ogni votazione impegnativa.
Sull’utilizzo dei 207 miliardi si differenziano da Conte sia il presidente grillino della Camera Fico (che propone un tavolo congiunto dei due poli a Montecitorio e Palazzo Madama), sia il segretario del Pd Zingaretti, che chiede relatori a quattro mani (governo e opposizione) sui temi cruciali, rispettando le linee di indirizzo della UE: verde, sanità, formazione e istruzione, digitale, grandi infrastrutture e nuove tecnologie.

Conte, che vede in ogni novità dei pericoli per il suo ruolo, deve accettare un dato politico di fondo: il ridimensionamento del peso politico dello “sponsor” grillino con l’inevitabile e urgente spinta all’unità del Paese. Anche le forze sociali ed economiche vanno coinvolte realmente, non essendo sostituibili da tecnici di fiducia: nessun grand commis dello Stato può rimpiazzare Cgil-Cisl-Uil o la Confindustria, il Terzo settore o la Confartigianato…

Regioni. Senza scelte radicali (come quelle del “Fatto Quotidiano” che propone di scioglierle sostituendole con le Province) e senza ideologiche differenze tra governatori di destra e di sinistra, va riconosciuto che la riforma costituzionale non funziona, sia per lo scontro permanente Stato-Regioni, sia per il ruolo accentratore assunto dai diversi Presidenti (al primo posto il Governatore Pd della Campania, De Luca).

Il “Corriere della Sera”, con Milena Gabanelli, ha evidenziato le “punizioni” ingiustificate inflitte alla scuola e consentite (per paura?) dal Governo. In particolare la vicenda piemontese chiama in causa anche la credibilità degli scienziati: il comitato tecnico-scientifico nazionale ha dato il via alla riapertura delle medie, quello piemontese si è opposto. A chi debbono credere studenti, professori, famiglie? E la bagarre sui colori delle Regioni? Senza toccare l’istituto dell’autonomia (come chiede il Capo dello Stato) vanno definite meglio le responsabilità e i compiti, evitando confusioni e inefficienze.

Va inoltre rivalutato il ruolo delle assemblee regionali, evitando i “pieni poteri” dei Governatori; se vale la linea del “liberi tutti”, come pretendere dai cittadini obbedienza e rispetto?

La lotta alla pandemia, pur con l’aiuto promesso dei vaccini, continuerà per l’intero 2021, mettendo a dura prova la tenuta del contesto sociale: per questo è essenziale che tutte le istituzioni, dai Comuni al Parlamento, sappiano muoversi con un alto profilo etico-politico, senza personalismi deteriori e continue campagne elettorali, avendo in primo piano le esigenze di milioni e milioni di persone in condizioni di disagio.

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