La salma scomparsa del vescovo Luigi Moreno

(Fabrizio Dassano)

Un “fedele abbonato” (così si firma), da Strambino ha scritto alla nostra redazione circa la ”Sepoltura del Vescovo di Ivrea Mons. Luigi Moreno”. E si rivolge al sottoscritto che sul numero del 6 settembre 2019 pubblicò un ricordo del vescovo Luigi Moreno, chiudendo il pezzo nella suggestione di una chiacchierata con Ettore Morezzi, con una frase di questo tenore: ”Si sa quando è morto ma nessuno sa dove è sepolto.” Il lettore fa presente che, su un altro giornale locale della fine di ottobre di quest’anno, in una carrellata di tombe del cimitero eporediese, era fotografata la pietra tombale in cui in latino c’era scritto: “Qui riposa in pace Luigi Moreno” tra le altre sepolture dei religiosi della Curia. L’anonimo lettore chiude così la sua lettera: “salvo errori, il giallo dovrebbe essere risolto: Mons. Moreno non è stato sepolto nella Chiesa Cattedrale di Ivrea, ma riposa nella Cappella del Clero situata nel Cimitero di Ivrea…”.

Questa lettera mi è stata ghiotta occasione per tornare sul “giallo” per antonomasia di Ivrea, e cioè la scomparsa del corpo del vescovo Luigi Moreno, che esercitò il suo ministero nella diocesi di Ivrea dal 1833 al 1878, anno della sua morte. Nato a Mallare in provincia di Savona nel 1800, fu proposto da re Carlo Alberto a reggere la diocesi di Ivrea. Alla sua promozione non fu estraneo l’appoggio del fratello maggiore Ottavio, vicinissimo alla corona.

Così ci spiega Ettore Morezzi, attuale direttore dell’Opera Pia Moreno: “La lealtà del vescovo Luigi Moreno a quella corona che stava facendo l’unità d’Italia col Risorgimento, con la inevitabile spaccatura della capitale Torino con la Chiesa di Roma, la sua personale grande apertura verso lo “stato sociale” dell’Ivrea liberale del tempo, riconosciutagli dalla cittadinanza con pubbliche attestazioni del Consiglio comunale, fecero di lui più di un vescovo particolare: la possibilità del clero di partecipare al rinnovamento sociale come aumentare le divergenze, ad esempio nel suo organo di stampa, l’Armonia della Religione con la Libertà, con il suo direttore Margotti che si fecero così nette da indurre quest’ultimo nel 1863 a lasciare la direzione dell’Armonia e a fondare l’Unità cattolica, una nuova testata intransigente con il nuovo stato unitario, monarchico-costituzionale”. Così come erano malviste le sue idee sulla partecipazione alla vita politica dei cattolici, anziché vederli chiusi nelle mura del pensiero intransigente antirisorgimentale.

“Soltanto per l’acquisto dell’edificio dell’attuale Opera Pia Moreno, opera scolastica che ha 160 anni – continua Morezzi – stanno emergendo documenti burocratici che gettano una luce nuova sul personale e deciso operato del vescovo Moreno nel passaggio di proprietà dai nobili De Berge all’Opera medesima.”

Ma torniamo al nostro caso: è vero – come sottoscrive l’anonimo abbonato – c’è la sua tomba al cimitero, ma però senza il corpo del Vescovo. Ricordiamo brevemente che la sparizione del corpo fu constatata nel 1953 o 1956 dal Vescovo Mons. Paolo Rostagno in compagnia del canonico Angela e da don Egidio Adamini che avrebbero voluto traslare quei resti in Cattedrale. Il segreto della scoperta rimase tale fino a che la notizia saltò fuori soltanto il 4 settembre 1969 su un quotidiano torinese. Venne scritto che al posto del corpo di Mons. Moreno fu trovato quello di don Pirovano, l’economo della Curia, scomparso qualche anno dopo il vescovo Moreno, cioè appena dopo il 1878. Poi sul medesimo quotidiano del 14 maggio 1989, in occasione della pubblicazione del libro di Mons. Bettazzi, veniva data notizia delle vane, ulteriori ricerche con il pendolino. Infatti il vescovo Luigi Bettazzi, tra l’altro anche sottile storico della Chiesa d’Ivrea, nel gennaio 1989 pubblicava un volume, frutto di grandi studi e ricerche, di ben 555 pagine dal titolo “Obbediente in Ivrea. Monsignor Luigi Moreno vescovo dal 1838 al 1878” per i tipi della Sei.

Il grande lavoro durato anni di ricerca sui documenti negli archivi diocesani della città di Ivrea, del Vaticano, di Mallare, se avevano permesso di ricostruire la sua valenza pastorale e la sua figura imponente, tanto che all’epoca venne definito il “Vescovone”, lasciavano un vuoto che per ogni storico appassionato è un’ossessione: non poter chiudere un lavoro di ricerca, nel nostro caso la questione certa di una sepoltura. Su alcune modalità di ricerca della sepoltura del vescovo Moreno, poco “ortodosse” ma molto pratiche, abbiamo chiesto spiegazione a Mons. Bettazzi: “Sì all’epoca cercavo veramente di capire dove fosse finito il corpo del vescovo Luigi Moreno.

Ricordo che in quegli anni mi si propose un parroco che aveva la capacità di trovare le sepolture interpretando le oscillazioni del pendolino, ma aveva bisogno di uno scritto del defunto, cosa che gli fornii e, ottenuti i permessi legali, partimmo per esplorare la tomba della Curia al cimitero di Ivrea che tra l’altro confina con la tomba dei valdesi. Tra le tante, anche abbastanza disordinate, vedemmo una bara lussuosa; il pendolino oscillò bruscamente e una volta aperta, vi trovammo invece una donna e un bambino. Forse una sepoltura “impropria” di qualche nostro parroco? Di chi fossero quei resti rimase un altro mistero. Continuai a cercare la sepoltura del vescovo Moreno, ma invano.”

Come nasce la leggenda “nera” della trafugazione e dispersione nella Dora Baltea del corpo del vescovo Moreno? Mons. Bettazzi risponde senza dubbi: “È stata ispirata dai fatti occorsi intorno alla traslazione di Papa Pio IX a Roma il 3 luglio 1878 quando il corteo, partito dal Vaticano e diretto a San Lorenzo al Verano per la sepoltura definitiva, fu attaccato dagli anticlericali desiderosi di gettare il corpo del Papa in Tevere. Vi fu una vasta eco del fatto.”

La ricerca di monsignor Bettazzi era però continuata: “Un’altra pista era quella della tomba di famiglia a Mallare, in provincia di Savona. Forse un nipote aveva traslato la salma da Ivrea a quella località. Purtroppo, il cimitero era stato ricostruito nel 1904 e non esistevano documenti precedenti a quel periodo. Vi trovai soltanto delle vecchie lapidi conservate con la scritta vedova Moreno… e altre oramai totalmente illeggibili. Sinceramente avrei desiderato avere con me il parroco del pendolino, ma ahimè nel frattempo era morto. Mi offrì allora la sua collaborazione la madre di un aiuto sacrestano in cattedrale, una signora di Ivrea, che diceva di avere la capacità di entrare in contatto con i defunti.

Nel caso era il Signor Moreno perché i defunti – secondo la medium – non vogliono essere appellati con i titoli. La suddetta – dopo aver effettuato un “contatto” – mi fornì anche un nastro registrato con la presunta “voce” di questo defunto il quale, alla domanda dove fosse la sua vera sepoltura, aveva risposto “ad Agliè”. E, ripetuta la domanda, la “voce” rispose “si”. Ora però, mentre la signora era convinta di aver udito bene queste parole, ascoltando e riascoltando il nastro, devo dire che non riconobbi mai quelle parole. Evidentemente le capiva solo lei. Anche se Agliè, con il Palazzo Ducale, potrebbe essere una pista plausibile per via della protezione che i duchi di Genova ponevano sul vescovo Moreno, molto vicino a casa Savoia. Anche dopo morto sarebbe stato al sicuro. Da allora cessai serenamente le ricerche convincendomi che il vescovo Luigi Moreno non aveva nessuna voglia di farsi trovare! Evidentemente i Vescovi di Ivrea di nome Luigi sono un po’ particolari!”

Ancora una annotazione per chiudere questa puntata del “giallo”, tutta dedicata ai lettori di Dan Brown: il libro di Mons. Bettazzi dedicato al suo predecessore, citato sopra, consta di 555 pagine: come il cosiddetto “Numero Angelico” che avrebbe il significato di “non temere mai i cambiamenti”.

Proprio come il vescovo Moreno, che nel turbine del Risorgimento italiano non temette i cambiamenti.

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