I giorni dell’ira

(Fabrizio Dassano)

Pare che i giorni del ritorno al lavoro, specialmente dopo una raffica di festività unite da diversi ponti, siano quelli dell’ira. Dopo essersi rilassati, la maggioranza dei lavoratori italiani, vive con angoscia il rientro alle consuete attività professionali.

Questi personaggi, che non hanno un buon rapporto con il proprio lavoro – o, peggio, con loro stessi -, sono estremamente pericolosi. Un mio amico che dopo la laurea in fisica è andato a lavorare in un centro di accelerazione delle micro-particelle, ovviamente all’estero, aveva elaborato il concetto del “giorno in più”. Ovvero se c’erano undici giorni di vacanza, lui ne prendeva un dodicesimo. Perché rientrare tutti allo stesso giorno – diceva – è statisticamente pericoloso. Il rischio d’aggressione verbale è dietro l’angolo. Il rischio del pippone plateale del collega represso che dopo qualche giorno di pausa deve bruscamente rientrare al lavoro è molto elevato.

Il quotidiano bombardamento di concetti filosofici come “turista per sempre” o “una vita in vacanza” ormai rappresentano un valore assoluto, la massima aspirazione italiana (frustrata)… Ma gli italiani sono più intelligenti e amano il proprio lavoro: per esempio la Fornero è molto più riabilitata oggi rispetto a qualche tempo fa quando sembrava normale condannarla al rogo, e anche quota 100 non è che sia diventata proprio un mito tipo “Fuga da Alcatraz”.

Tutto il contesto post-vacanziero non fa però che favorire la presenza del tragico collega che si assurge a tuo “personal reproacher” (addetto personale al rimprovero). Lui è lì dietro l’angolo vicino alla porta del tuo ufficio. Sta solo aspettando il momento che tu arrivi bello rilassato dalle vacanze. Anziché brandire un pugnale come il peggior sicario descritto dalla letteratura mondiale, egli gode nell’osservarti da lontano con gli occhi di brace, gode nel fatto che tu non possa rispondergli perché è come se ti avesse piazzato una trappola e oramai devi inesorabilmente avvicinarti. Parte il rimprovero ad alta voce perché sia ben compreso dagli astanti presenti. Non c’è esitazione, ma solo una lucida determinazione a colpirti: click – clack, il gelido suono dell’armo dell’otturatore e poi il boato del colpo che ti investe in maniera letale affinché il tuo nemico ne tragga un immenso piacere, atto ad annullare, con una forza di egual intensità ma di direzione contraria, il proprio personale shock da rientro.

Ed ecco, ricevuto il colpo in pieno, subito dopo torneresti ad attaccare la Fornero, a invecchiarti facendo carte false per gabbare l’Inps e andare in pensione l’indomani, a stramaledire il tempo che ogni volta che vai a comprare il Gratta & Vinci, vince sempre un eurino quello prima o quello dopo di te, anche se tu hai comprato cinquanta di biglietti! Vorresti farti rapire dai veri marziani, ma proprio quelli alieni tosti, e tornare sulla Terra per vederli tutti i tuoi colleghi, miseramente invecchiati in cinque minuti e senza pensione! Oppure banalmente andare sui social e insultare il mondo intero per vendetta… Affondare i migranti direttamente “a casa loro”… Vincere il premio “Demon 2019”, fare un corso per diventare “l’uomo nero”…

Dopo questi pensieri, riguadagnata la calma, si innesta il pensiero razionale, quello che dal 1945 garantisce la pace in Europa (ma non dappertutto…).

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