I Pataccari

(EDITORIALE)

L’amico del mio amico è anche mio amico. Paradigma semplice, che alimenta i social, li rimpolpa, li diffonde e noi… con loro, almeno così crediamo, in amicizie virtuali che per strada – cioè nella vita reale – sovente neppure si conoscono.

In tempo di ferie – sempre sacrosante, ma per sempre meno gente che può permettersele, soprattutto dopo la batosta del coronavirus – si infittiscono post, foto, storie delle amicizie virtuali che ostentano le vacanze tra pranzi, aperitivi e cene sempre abbondanti, luoghi paradisiaci e feste a go-go in ambienti raffinati, vestiti all’ultima moda.

Roba da far venire l’acquolina in bocca. Roba da far invidia.

Ecco, in questo momento straordinariamente brutto della nostra storia comune, messa da parte quella solita piccola voglia di far sbavare qualcuno per fargliela pagare, la cosa che guasta è creare sentimenti di invidia, rivalità, disparità, capaci di sconfinare anche in sentimenti di ingiustizia.

Premesso che non c’è nulla di male a gestire le proprie vacanze come si vuole, oggi però ci vorrebbe un po’ più di sobrietà nell’esporle all’amico dell’amico che è pure mio amico, cioè a decine, se non a migliaia di persone.

In questo momento in cui la Banca d’Italia dice che le finanze di un terzo delle famiglie sono stremate, l’Istat fa sapere che oltre un’azienda su tre rischia di chiudere, l’Ocse afferma che i giovani non lavorano e l’Ue che il Pil sprofonda e al banco dei pegni c’è un 30% in più di persone che vanno a impegnare i beni di famiglia per pagare le bollette e l’affitto, se è legittimo fare le vacanze per chi può permettersele, sarebbe altrettanto doveroso che chi può permettersele tenesse un profilo basso, sinonimo di rispetto, consapevolezza, solidarietà, compassione e giusta preoccupazione per le troppe persone e famiglie che versano in cattive condizioni economiche. E che sui social a postare i loro dolori non ci vanno mai.

Smettiamola di fare i pataccari sui social, perché la barca sulla quale navighiamo, anche se a qualcuno non fa comodo saperlo e sentirselo dire, è la stessa.

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