Il cambio di passo di Draghi ruba la scena alle beghe partitiche

(Mario Berardi)

La Corte costituzionale ha fornito un assist importante al nuovo governo Draghi: con una sentenza sul conflitto di poteri tra lo Stato e la Regione autonoma Valle d’Aosta ha sancito la competenza esclusiva di Roma nella lotta alla pandemia per la dimensione mondiale del Covid-19; contemporaneamente il premier ha impresso una svolta nella strategia delle vaccinazioni, affidando il compito all’Esercito e alla Protezione civile; per questo ha sostituito il discusso commissario all’emergenza sanitaria (Arcuri) e il capo della stessa Protezione civile (Borrelli) con il generale degli Alpini Figliuolo e il dottor Curcio. Un cambio a 360 gradi rispetto alla gestione di Conte.

Mentre Draghi opera (il dicastero dell’Economia ha garantito il Recovery Plan entro 45 giorni), le forze politiche cercano di adeguarsi alla nuova realtà, anche cambiando le strategie di fondo. Il mutamento più rilevante è in corso nel Movimento 5Stelle, lacerato dai contrasti. Il fondatore Grillo e i principali leader hanno affidato la nuova leadership a Giuseppe Conte, su una linea europeista, istituzionale, di rifiuto della precedente strategia del “vaffa”. L’orientamento politico è per una nuova alleanza di centro-sinistra: i deputati europei propongono l’ingresso nei socialisti-democratici, Di Maio nell’area liberal-democratica. Secondo i sondaggi la nuova guida dell’ex premier riporterebbe i grillini sopra il 20%, testa a testa con la Lega; ma il recupero avviene in larga parte ai danni del principale alleato, il Pd.

Il segretario Dem Zingaretti è stretto tra due fuochi: la sinistra chiede la priorità assoluta all’alleanza con M5S e Leu, con un ruolo di semplice supplenza al Governo Draghi e con il timore che la larga coalizione possa bloccare le proposte legislative sui temi etici ispirate dal movimento Lgbt (intervento dell’on. Cirinnà). Per contro, voci autorevoli, laiche e cattoliche (il Governatore emiliano Bonaccini, il Presidente dei deputati Delrio) propongono invece di “scommettere” su Draghi e sulla sua durata sino alle elezioni del 2023, difendendo il dialogo con la Lega per agevolare la strategia del ministro Giorgetti di portare il Carroccio dalle posizioni di destra all’auspicato ingresso nei Popolari europei della Merkel; in questo modo si romperebbe l’intesa a tre con la Meloni e Berlusconi, rendendo impossibile la vittoria della Destra alle politiche 2023.

Questo complesso disegno richiede ovviamente una modifica in senso proporzionale della legge elettorale perché con l’attuale “Rosatellum” sono inevitabili le “ammucchiate” per vincere nei colleghi uninominali. In altre parole si tornerebbe al contesto politico della prima Repubblica, superando le sfide bipolari degli ultimi trent’anni, cominciando dal duello Berlusconi-Occhetto (1994).

Nel fronte della destra Giorgia Meloni fa di tutto per radicalizzare la sua posizione. Nei giorni scorsi Fratelli d’Italia ha partecipato in Florida alla convention della destra repubblicana guidata dall’ex presidente Trump, alla ricerca della rivincita; francamente lascia perplessi l’ancoraggio trumpiano dopo i fatti di Capitol Hill, con l’assalto al Parlamento statunitense; a questo si aggiunga il ribadito rifiuto dell’esito elettorale, con l’abiura del presidente Biden. La democrazia non è un optional: va accettata sempre, in ogni parte del mondo.

Dagli Usa è giunto un altro segnale importante, anche per la politica italiana: Biden ha pubblicato il report dell’intelligence che attribuisce al principe ereditario saudita, Bin Salman, l’ordine di assassinare il giornalista Khashoggi nell’ambasciata turca di Riad. Immediate in Italia le contestazioni a Matteo Renzi che, di recente, aveva incontrato il principe ereditario saudita, elogiando il “rinascimento” in corso in Arabia e partecipando, a pagamento, a una conferenza.

Si tratta obiettivamente di un infortunio politico, che Italia Viva ha cercato faticosamente di coprire, mentre l’avversario neo-centrista Calenda (Azione) ha rincarato la contestazione, rilevando che un senatore, pagato dallo Stato, non può accettare versamenti da Paesi stranieri, per nessuna ragione.

Il rifiuto degli autoritarismi è una costante per il pensiero democratico occidentale, senza eccezione alcuna; questa grave vicenda ha inoltre confermato la guerra intestina tra le formazioni neo-centriste (Italia Viva e Azione), con il risultato di indebolire ulteriormente lo spazio del centro nel frammentato panorama politico italiano. I personalismi non pagano.

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