Il divino nascosto

(Filippo Ciantia)

Un anno passato pieno di avvenimenti, e un nuovo anno che si apre con la tempesta dell’ultima variante del coronavirus e l’ennesima ondata di contagi. E nell’anno passato, quante difficoltà, più dolori che gioie, più malattie che momenti sereni. Anche il Natale non è riuscito a rompere il clima di incertezza e smarrimento.

Vengono alla mente le amare parole di Miguel Mañara all’inizio dell’opere di Milosz: “Perché il tempo è lento a passare, signori, e sono stranamente stanco di questa cagna di vita… Ho trascinato l’Amore nel piacere e nel fango… Ho sofferto, ho sofferto molto. L’angoscia mi ha fatto cenno, la gelosia mi ha parlato all’orecchio, la pietà mi ha preso alla gola”.

Dopo quasi due anni sono riuscito ad andare a trovare il caro Emilio. Nonostante l’avvicinarsi della nuova tempesta, con le dovute precauzioni, ho vinto le esitazioni e ho trascorso un’ora con l’amico ammalato. Il tempo è passato e con esso il Parkinson è riuscito, contro ogni volontà, a stringere ancor di più il suo abbraccio.

Come regalo di Natale gli ho portato il nuovo libro e gli spiego che è un’antologia delle pillole di missionarietà pubblicate su questo giornale, dal titolo “Il divino nascosto”. Muove le labbra cercando di dirmi qualcosa. Dopo vari tentativi, capisco che mi chiede “Di che si tratta?”. Aveva voglia di capire! Racconto qualcosa sia del libro sia del lungo periodo di forzata lontananza.

Tanto silenzio, poi la domanda: “Come sta Michele?”. Mio figlio era venuto a trovarlo un paio di volte e se lo ricordava! Ancora un lungo periodo di scambi di sguardi e di labbra che vogliono, invano, dire. Poi, ecco le parole “Lavori ancora con il Banco?”

Tanto silenzio, tante mie parole, tanti sguardi. Sto uscendo ed Emilio, ricevuti gli auguri, riesce a dirmi sommessamente: “È pesante”. Sì caro amico, è pesante il fardello della vita, della sofferenza e della malattia.

Grazie Emilio, nobile amico! Perché il peso della vita lo accogli, anche per me, senza mai lamentarti, senza mai recriminare. Una fatica pesante, portata con dignità, davanti al Mistero, che fa tutte le cose, nel tempo e oltre il tempo.

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.

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