Il miracolo di padre Cin-Cin

Nel consueto appuntamento settimanale di Filippo Ciantia sul nostro giornale cartaceo del giovedì, nella rubrica “Pillole di missionarietà” che pubblichiamo anche sul web (qui di seguito), l’autore accenna al neo vescovo eletto di Rumbek nel Sudan del Sud, l’italiano Christian Carlassare che questa notte è stato gambizzato (nella foto durante il ricovero all’ospedale di Rumbek, prima di essere trasferito a Nairobi). Al momento si ignora da chi e le ragioni di questo gesto.

 

(Filippo Ciantia)

Il suo corpo fu ritrovato dai confratelli Francesco e Guido. Nella boscaglia, sette giorni dopo la sua scomparsa. Come Cristo sulla croce: legato ad un albero, adagiato sul fianco, con le ginocchia piegate, il capo reclinato nella morte. Torturato, pugnalato, assassinato, abbandonato, quell’uomo di Dio aveva avuto la colpa di essersi fermato, con la sua Cagiva, a soccorrere un gruppo di persone assalite dai banditi, lungo la strada tra la missione di Alenga e la sua destinazione, Akòkoro: lì avrebbe dovuto incontrare i catecumeni e il giorno successivo celebrare la Messa domenicale.

Il comboniano padre Egidio Ferracin (per i suoi parrocchiani “Cin-Cin”) fu martirizzato in una savana del nord Uganda il 4 agosto 1987: aveva 50 anni, un bel volto e un eterno sorriso.

I sopravvissuti raccontano che morì pregando Dio: “Colpitemi pure, ma lasciate andare gli altri”. L’immaginetta, ricordo della prima Messa, svelava la profezia: il volto di Cristo morto e la frase in latino “Tutto è compiuto”.

Quando la notizia giunse ai familiari e in Italia, il giovanissimo Christian (aveva allora solo 9 anni) fu profondamente turbato dalla morte dello zio del suo compagno di calcio. La mamma dell’amico, notando quanto il lutto avesse segnato il ragazzo, gli regalò l’abbonamento ad una rivista missionaria, che lo accompagnò per molti anni.

Pur vivendo in una famiglia non particolarmente impegnata con la Chiesa, alle superiori fiorì in lui la vocazione al sacerdozio e soprattutto alla missione. La lettura della rivista e il ricordo dello zio dell’amico lo portò ai Comboniani.

Per Christian, non si è trattato del fascino di una storia lontana, accolta nell’oratorio da un giovane cristiano. Questa volta è il sangue di un martire che percuote l’animo di un giovanissimo ragazzo, nell’epoca del grande abbandono della vita cristiana, degli oratori, delle funzioni religiose.

L’8 marzo scorso, Christian Carlassare è stato nominato da Papa Francesco vescovo di Rumbek nel cuore del Sud Sudan, tradizionale terra di missione comboniana.

Quando il 23 maggio prossimo riceverà l’ordinazione episcopale, sarà il più giovane vescovo cattolico italiano (44 anni) chiamato a essere pastore nel Paese più giovane del mondo, che a luglio festeggerà 10 anni dall’indipendenza.

“I martiri sono quelli che portano avanti la Chiesa, sono quelli che sostengono la Chiesa, che l’hanno sostenuta e la sostengono oggi” (Papa Francesco).

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