Foto: Monumento agli Ex Internati, Pescantina, Adert, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Il 20 settembre scorso, Papa Leone, dopo l’Angelus, ha inviato la sua benedizione “alla popolazione di Pescantina, presso Verona, che […] si stringe intorno al Monumento agli Ex Internati, per ricordare quanti sono stati deportati e fatti prigionieri durante la II Guerra Mondiale. Lo faccio per sottolineare che non bisogna dimenticare, ma imparare dalla storia per non ricadere negli errori del passato”.
Il monumento ricorda i 50mila Internati Militari Italiani (IMI) morti nei campi nazisti ed estende la memoria agli ebrei, ai deportati politici e a tutte le vittime italiane della deportazione e dei lager nazisti. In questa stazione si fermavano i convogli che riportavano in patria i sopravvissuti dai campi di concentramento, soprattutto i soldati che lì erano stati deportati tempo prima perché avevano detto “no” al Fascismo e al Nazismo. Da Pescantina non passarono soltanto gli IMI, ma anche deportati politici e civili, lavoratori coatti e sopravvissuti ebrei ai campi di sterminio. Tra questi vi furono Primo Levi e Liliana Segre. Per molti quel luogo rappresentò il primo approdo in patria e l’inizio, doloroso e insieme carico di speranza, del ritorno alla vita.
Una gradinata di pietra porta ad uno spazio tra due grandi ali di filo spinato da cui emergono mani protese. Mani di bambini e adulti, in cerca di aiuto e pietà, che chiesero invano la liberazione. Al centro la croce, anch’essa di filo spinato, serrata da un cerchio di ferro da cui si protendono al cielo due mani e che racchiude la stella di David.
Il monumento racconta anche l’abbraccio degli “angeli di Pescantina”, le donne e gli uomini che seppero accogliere e restituire dignità e speranza a chi tornava dall’inferno della prigionia. Quando cominciarono ad arrivare i primi reduci, don Luigi Castagna mise subito a disposizione la casa di riposo Immacolata di Lourdes. Qui le ragazze dell’Azione Cattolica guidate da Alda Antolini Fasoli organizzarono il primo ristoro e la logistica. Da qui nacque poi il Centro di Assistenza Reduci.
Tra le migliaia di reduci vi fu l’alpino Fiorino Carrea di San Benigno Canavese che arrivò a Pescantina il 29 agosto 1945 e proseguì per il Piemonte. Domenico Ferrero originario di Baldissero Canavese e tra i pochi superstiti della strage di Cefalonia, arrivò nell’ottobre del 1945. Di fronte all’abbraccio degli Angeli esclamò: “Quando arrivai a Pescantina piansi di commozione”.


