Il ritorno del Covid

(Fabrizio Dassano)

Leggendo il testo dell’ultimo DPCM non c’è tanto da stare allegri. Ho saputo che ne sono rimaste turbate anche le galline del mio ex vicino (il quale mi ha fatto sapere che ha implementato il pollaio con un gallo storpio di nome Fiume e due pule giovanissime, Pula e Zara e ha già grossi problemi per evitare la rissa con le vecchie Arbra e Brengula, le due decane ovaiole arrivate lo scorso mese di febbraio).

E anche le notizie che arrivano dal Paese reale – come dai paesi e città a noi vicini – non sono affatto incoraggianti.

A Strambino, all’uscita di un locale su via Torino, le Forze dell’Ordine hanno dovuto far rispettare la norma sull’uso delle mascherine a colpi di verbale da 400 euro.

Nel frattempo la Asl mi ha telefonato per dirmi che l’effettuazione di alcuni miei esami (prenotati a gennaio) è da considerarsi sospesa. In caso, morirò senza accompagnamento dell’Asl, dopo 38 anni di contributi versati: ma non andrò comunque in una struttura privata, per principio repubblicano contributivo obbligatorio.

Al mattino in città gli studenti scendono dall’autobus come fuoriusciti da una scatola di sardine prima di entrare a scuola a distanza di sicurezza. Poi si baciano anche a poche decine di metri dalle scuole! L’amore trionferà comunque?

Su Facebook conoscenti hanno dichiarato divertiti l’ormai imminente inizio di un nuovo lavoro: il delatore delle feste private oltre le sei persone in casa. Il problema è che non fa più ridere.

Non è facile invecchiare di questi tempi. Certo serpeggia sempre il dubbio che ci stiano raccontando un sacco di panzane, ma le notizie che arrivano dal resto d’Europa (l’Inghilterra con Boris Johnson ha segnato il “trash” assoluto in fatto di Covid con la sua “immunità di gregge”) non sono incoraggianti: sicuramente l’orografia alpina ci può aiutare, ma i varchi sono aperti.

Esclusivamente dei guai in America e di Recovery Fund parla la tivù: apparecchio tecnologico che è meglio tenere spento per un concreto risparmio di energia elettrica che costa anche in termini di ambiente, salute dell’udito e protezione della retina del bulbo oculare. Ma io domando: perché io che abito in Piemonte non posso sapere ogni giorno cosa succede in Savoia, a Ginevra o nei Balcani, a non molta distanza da qui? No, devo sapere tutto di Trump e delle elezioni americane!

L’altro giorno un collega mi ha tenuto dieci minuti a parlare di Orwell, della teoria del complotto, della dittatura strisciante che da Roma ci porta a cambiare le nostre consuetudini. Sono fiumi di parole, versate in nome del diritto a dissentire, che di fronte alla pandemia si sciolgono come burro in una padella sul gas. Mi viene in mente quando a 17 anni alle superiori a Ivrea facevamo sciopero per il colpo di stato in Nicaragua del 1979 con la pancia piena e i vestiti firmati comprati dai nostri genitori che lavoravano all’Olivetti!

Ah… che tempi, banalmente illusori di fronte alla pandemia odierna e seguiti ad una delle più gravi crisi economiche capitalistiche.

Adesso si muore negli ospedali da soli. Perché è così. Non puoi più andare a trovare tuo padre morente. Perché stiamo ad ascoltare fiumi di parole al telefono del medico di turno che ti racconta di tuo padre, mentre ti arrovelli perché che non sai come riferire ‘ste parole a tua madre che aspetta di portargli la giacca da camera all’ospedale visto che inizia a fare freddo. Al telefono col medico senti di valere meno di zero.

La tua civiltà ha delegato il commiato ad un estraneo, che lavora per la salute di tuo padre e di tanti altri.

La formula abituale che appare in testa al manifesto funebre rende l’amara comicità dei tempi: “Circondato dall’affetto dei suoi cari è cristianamente mancato…”. Evidentemente al giorno d’oggi può/deve bastarci una telefonata a raggruppare tutto il senso di questa frase.

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