Il “semestre bianco” si apre con tanti dubbi: chi dopo Mattarella?

(Mario Berardi)

Il “semestre bianco” (quello che precede la scadenza del mandato del Presidente della Repubblica, con l’impossibilità per Mattarella di sciogliere le Camere) parte con il Governo Draghi sempre più indispensabile e i partiti ulteriormente divisi.

La riforma della Giustizia targata Cartabia è passata al Senato dopo un durissimo braccio di ferro tra il premier e il nuovo leader dei Pentastellati, l’ex premier Conte; il decreto-legge sul green pass deve affrontare 900 emendamenti della Lega, mentre Salvini attacca la ministra Lamorgese per la politica sui migranti (ma come può ignorare la crisi della Tunisia?); il segretario del Pd Letta, candidato a Siena alle elezioni suppletive per la Camera, è in rotta con il ministro del Tesoro per la decisione di fondere il Monte dei Paschi (proprio di Siena) con Unicredit…

Ma anche all’interno dei partiti la “fronda” è crescente: nel M5S Conte è diventato leader dopo un furioso scontro con Grillo e una frattura aperta con il “governista” Di Maio; nella Lega Salvini minaccia l’uscita dal Governo e il ministro Giorgetti risponde con l’elogio di Draghi; sempre a destra Berlusconi cerca una difficile mediazione nella “guerra” quotidiana per la leadership tra la Meloni e il segretario del Carroccio; nel Pd la componente cattolico-democratica, che proviene dai Popolari, è a disagio per la linea radicale scelta da Letta sul ddl Zan sull’omotransfobia (in Consiglio regionale i dem di area cattolica sono usciti dall’aula per affossare la proposta di legge sull’eutanasia); c’è inoltre tensione sul rapporto con il M5S, dopo la nuova linea critica con l’Esecutivo, essendo difficile mediare tra Draghi e Conte.

Contestualmente il Governo prosegue nell’attuazione del programma concordato con l’UE per ottenere i 200 miliardi di finanziamenti europei, sempre più indispensabili per rilanciare la ripresa, che per la verità è partita, con il Prodotto interno lordo che viaggia verso il 6% (si tratta di un record europeo), ma ancora con una vasta fascia di disoccupazione e con la fuga di diverse aziende multinazionali. La preoccupazione politica riguarda l’autunno, in piena campagna elettorale per le amministrative (3 ottobre), con i partiti della maggioranza in aperta competizione, da Torino a Napoli, da Milano a Roma, da Bologna a Siena.

Per evitare l’impasse politico (con il Quirinale con le mani legate) l’autorevole “Corriere della Sera” ha avanzato una proposta coraggiosa: un accordo tra i partiti per ricandidare Sergio Mattarella, mettendo fine all’incertezza e al rischio della paralisi istituzionale; sarebbe il bis dell’esperienza Napolitano, con la rielezione del Capo dello Stato per un biennio; in questo modo il Governo Draghi proseguirebbe il suo mandato (ben visto dall’Europa) sino alla scadenza della legislatura, nella primavera del 2023.

I partiti non hanno commentato la proposta del foglio della borghesia lombarda, anche per le divisioni interne. Nella Lega Giorgetti vedrebbe bene l’immediata ascesa di Draghi al Quirinale, con successive elezioni anticipate (persuaso di vincerle), mentre Salvini, temendo la “vittoria” della Meloni, preferirebbe attendere; Forza Italia punta ancora sul presidente Berlusconi, a sinistra Letta ha un debole per Romano Prodi; divisi ancora una volta i Grillini tra Conte (anti Draghi) e Di Maio, possibilista. In questa frammentazione non si intravvede alcuna possibile aggregazione intorno a un candidato autorevole di quella maggioranza qualificata, richiesta dalla Costituzione per guidare la Repubblica.

In questo contesto l’appello del “Corriere” appare più che mai attuale e appropriato, per la generale stima di cui gode il presidente Mattarella, con un settennato esemplare. Anche le sue ultime esortazioni per i vaccini, contro i no-vax e i no-pass, a difesa del “bene comune”, ovvero la salute pubblica, esprimono una rigorosa e coraggiosa difesa dei valori-cardine della Costituzione, contro ogni interesse di parte; ne tengano conto tutti i parlamentari, di maggioranza e opposizione, rinunciando all’ostruzionismo sul decreto-legge del Governo, inviando un messaggio chiaro al Paese, nonostante le manifestazioni protestatarie di piazza: l’Italia – come dice il commissario gen. Figliuolo – vede finalmente la luce in fondo al tunnel, dopo quasi due anni di lotta a una terribile pandemia.

Ascoltiamo tutti le sagge parole del Quirinale e non abbandoniamo la retta via per la difesa della vita, in particolare delle persone più fragili e indifese.

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