Il servo dei poveri

(Filippo Ciantia)

Il primo Novembre è stata grande festa: l’occasione per ricordare i santi che hanno già superato la grande tribolazione, che è la vita terrena. Il giorno dopo abbiamo ricordato tutti i nostri morti, che ci hanno amato e abbiamo amati.

Poco meno di un mese fa, è salito al cielo il carissimo Danilo. Siamo cresciuti insieme. Ne facevamo di tutti i colori. Chiassosi e vivaci, spesso anche a scuola, ma soprattutto all’oratorio. Poi la comune passione per la pallacanestro, che gli costò vari infortuni, soprattutto alle ginocchia. Poi il ‘68, le lotte politiche, la voglia di giustizia e cambiamenti.

Più in là ancora, ci siamo persi di vista.

Quella mattina di inizio settembre, ero fermo allo stop di fronte al comune. Passa un’auto bianca e la persona seduta di fianco al guidatore mi fa un cenno. Non lo riconosco subito. Dopo 50 metri vedo che l’auto accosta. Mi fermo anch’io. Danilo scende e viene verso di me, anch’io scendo. Lo vedo smagrito e pallido, ma il sorriso è sempre il suo, aperto e intenso. “Filippo, mi hanno dato 90 giorni di vita: sto andando con mia figlia a risolvere alcune pratiche in banca. Devo sistemare tutto”.

Sapevo che era malato, ma mi ero convinto che le terapie andassero per il meglio. “Sai, Filippo, posso dire che ho potuto divertirmi nella vita, facendo il cristiano”. Poi la stanchezza lo ha sopraffatto e anche la necessità di rispettare l’appuntamento. Un ultimo bel sorriso.

Ai funerali all’aperto, c’era una folla. Il Covid-19 non ha arrestato le tantissime persone contagiate dal suo sorriso e dalla letizia di dedicare tutto se stesso alla carità per i più poveri. Anche per lavoro incontrava tanta gente e non mancava mai di parlar loro della necessità di aiutare chi avesse bisogno. Era l’anima della associazione “Servi dei Poveri”.

Orgoglioso della sua famiglia, ne aveva una cura estrema, ma riusciva ad essere attento a tutti, pronto a ricordar loro di non essere piegati su se stessi, invitando ad alzare lo sguardo. Aveva scelto Dio, cioè l’umiltà, la mitezza, la misericordia, la purezza.

Domenica scorsa sugli altari sono state esposte le reliquie dei santi, che, spesso dimenticate e nascoste, sono le fondamenta delle nostre chiese e delle nostre comunità.
Guardando quelle reliquie ho pensato a Danilo che, come i santi dell’altare, ha vissuto secondo il cuore di Dio e sostiene il nostro cammino.

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