Il Vangelo di domenica 13 ottobre

“Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

(Le Suore di Maria Stella del Mattino)

“Gesù maestro, abbi pietà di noi!” Questo grido che proviene dal profondo della sofferenza di questi dieci lebbrosi tocca il Cuore di Gesù. Il Vangelo di questa domenica mostra ancora una volta, se non l’avessimo capito, che non c’è nessuna miseria umana che possa essere straniera per Dio. Gesù guarisce la lebbra esteriore, ma più profondamente ci guarisce da questa lebbra interiore: il peccato e tutto il male che ci allontana da Dio. Lo sappiamo, però non lo crediamo abbastanza: Gesù ha preso tutte le nostre miserie come se fossero sue e ha cancellato tutto, purificato tutto, rinnovato tutto.

Questo Vangelo ci dà il vero sguardo su Gesù e ci fa vedere che la miseria realizza il primo contatto tra noi e Gesù: questo gli permette di esercitare la sua misericordia, il suo amore divino. «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.» (Mt 9, 12). A volte pensiamo che dobbiamo essere perfetti per avvicinarci a Dio, oppure ci fermiamo ai nostri fallimenti, alle nostre cadute; siamo tristi per le nostre debolezze e mancanze. Gesù, però, si serve della nostra fragilità per avvolgerci del suo amore che non ha limiti; egli cura le nostre ferite e ci dà un cuore nuovo, uno spirito nuovo, una sensibilità nuova, un nuovo slancio di vita. Non dimentichiamo mai: se presentiamo a Gesù le nostre ferite, le nostre difficoltà, le nostre miserie, egli non tarderà a risponderci con un amore che sorpassa tutto quello che noi possiamo immaginare! Bisogna avere fiducia, bisogna provare.

Un altro aspetto sul quale la Parola di Dio ci fa riflettere è quello del rendimento di grazie: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?» È sorprendente come a volte, dopo aver ricevuto tante grazie, tanti doni da parte di Dio, dimentichiamo di ringraziarlo, pensiamo che tutto ci sia dovuto.

La rettitudine del cuore, nell’ordine dell’amore è di ringraziare, è di riconoscere tutto ciò che abbiamo ricevuto gratuitamente. È molto importante per noi mantenere vivo il ringraziamento. Infatti, ringraziare mantiene la gioia. Un grande mezzo per mantenerci nella gioia, è di ringraziare Gesù ogni giorno nella nostra preghiera: di ringraziare per tutto ciò che ha fatto per noi. È vero, ringraziare è qualcosa di gratuito… Credo che, nella preghiera, il rendimento di grazie è quello che c’è di più contemplativo.

Per questo, è quello che tocca di più il Cuore di Gesù.

San Bernardo di Chiaravalle diceva: «quando ci mostriamo grati di quanto abbiamo ricevuto, facciamo spazio in noi stessi a un dono anche maggiore». Ed è vero: il rendimento di grazie permette a Gesù di agire sempre più in profondità nel nostro cuore e apre il nostro cuore, la nostra intelligenza all’azione dello Spirito Santo che fa di noi creature nuove.

(Lc 17,11-19) Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

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