Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

(Le Suore di Maria Stella del Mattino)

Questo bellissimo passo del Vangelo di Luca ci mette davanti all’esigenza della sequela di Cristo, l’esigenza dell’amore. Gesù parla “alla folla”: questo vuole dire a ciascuno di noi che la parola di Dio è attuale, e parla al mio cuore oggi. È personale. Cosa mi dice Gesù? Mi parla di una scelta radicale: sceglierlo per primo, sempre nella mia vita. C’è questo ordine nella mia vita di cristiano, Gesù è sempre al primo posto.

“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”.

Può sembrare dura questa parola, ma non lo è, perché solo Gesù può colmare il mio cuore, la mia sete di amare, la mia sete di vera felicità. E l’amore, e l’amore nel suo assoluto: amare Gesù più che tutto quello che è nostro, più che la nostra propria vita. Questo amore ci libera, perché è l’amore di Cristo che ci conduce, è l’amore di Cristo che prende possessione del nostro cuore, senza questo amore, niente vale la pena. Il senso di tutta la nostra vita è questo amore di Gesù che ci attira.

Mettendo Gesù al primo posto, posso amare tutti gli altri nel suo amore, amargli nella sua luce, più in verità e in profondità, amare i miei in uno modo nuovo, nel cuore di Gesù.

L’amore deve andare sino alla fine, Gesù lo spiega con diversi esempi – la torre, le fondazioni, la guerra -, perdirci che occorre non fermarsi a metà strada, ma dare tutto, tutto se stesso. E la sfida della nostra vita cristiana, ed è anche la fonte della gioia, il dono di se stesso a Dio, e a tutte le persone che mi affida, fino in fondo.

Affidiamo questo cammino a Maria, la nostra madre, che ci aiuti a dare tutto noi stessi in questa povertà dello spirito, per essere i veri testimoni di Gesù, della vittoria dell’amore, testimoni di speranza per il nostro mondo.

(Lc 14,25-33) In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».