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In un paesino lombardo di montagna, alcuni turisti si sono lamentati del suono dei campanacci delle mucche al pascolo. Troppo rumore, dicono. Non li lasciano dormire.
È curioso. Si parte per le vacanze sognando un luogo diverso da quello in cui si vive: lontano dal traffico, dal cemento, dal caos cittadino. Si cerca il silenzio, la natura, il contatto con ciò che dovrebbe riconciliarci con noi stessi. Poi, però, basta una mucca con il campanaccio, una vespa che osa avvicinarsi al pranzo o una zanzara fuori programma per trasformare il paradiso in un incubo.

In fondo desideriamo qualcosa di diverso, ma soltanto se corrisponde esattamente all’idea che ci siamo costruiti. L’erba deve avere il verde giusto, il ruscello la temperatura ideale, gli animali vanno bene purché restino sullo sfondo e facciano il meno rumore possibile. Anche la natura, a quanto pare, dovrebbe rispettare gli orari del nostro riposo.

Del resto, con il meteo impazzito, il caldo soffocante e le vere ingiustizie della vita, ci sentiamo spesso impotenti. E allora! Che almeno sui campanacci delle mucche si possa esercitare il nostro diritto a protestare! Sarebbe molto più comodo se fossero loro ad adeguarsi alla stagione turistica, invece di pretendere che siano gli esseri umani ad adattarsi alla montagna.

Forse, però, il problema è un altro. Non manca solo la pace tra i popoli o nella società: manca spesso la pace dentro di noi. Quella che permette di vivere in armonia con ciò che ci circonda, accettando che il mondo non sia un set costruito su misura per le nostre aspettative. La natura è fatta di suoni, odori, insetti, animali e imprevisti. È proprio questo a renderla vera.

Se tutto questo ci sembra insopportabile, una soluzione esiste sempre: restare a casa, tapparelle abbassate, condizionatore acceso, acqua della vasca alla temperatura perfetta e cuffie ben indossate, così da ascoltare soltanto i rumori che abbiamo scelto noi. La natura, almeno lì, non disturberà più.