Una nuova vita (finalmente!) attende il convento di San Bernardino, dopo anni di abbandono e degrado.

Per iniziativa di Beniamino de’ Liguori Carino, segretario generale della Fondazione Olivetti e nipote di Adriano, è stata intessuta una rete di accordi tra i 36 eredi – per la donazione della chiesa di San Bernardino, ultima proprietà indivisa –, Tim – che ha donato il Convento – e il Fai che, destinatario della donazione, si è impegnato a riportare agli antichi splendori e a recuperare oltre 40 mila metri quadri tra edifici storici, strutture sportive e percorso verde.

Venerdì 30giugno, nella iconica chiesa del Convento, è stato ufficializzata la donazione e il progetto di restauro, che il Fai ha dedicato alla memoria di Giulia Maria Crespi, fondatrice del sodalizio, nel centesimo anno dalla nascita.

Le parole del presidente Marco Magnifico hanno posto in risalto le analogie tra Adriano Olivetti e la signora Giulia Maria, figure idealmente unite “dallo spirito e dall’intento di fare bene alla comunità”.

Cinque anni di trattative che hanno visto susseguirsi due Governi e due Amministrazioni comunali, e finalmente le procedure sono concluse e possono partire i lavori: il cantiere aprirà a metà 2024 (i primi lavori di puntellamento sono già in atto) e durerà due anni, con una spesa prevista di 9 milioni di euro, di cui 6 già elargiti dal Ministero della Cultura.

Il cantiere, illustrato dalla vicedirettrice generale del Fai per gli affari culturali, Daniela Bruno, sarà suddiviso in due lotti: dapprima si interverrà sul Convento, poi sulla chiesa, gioiello francescano contenente il tramezzo con affreschi di Gian Martino Spanzotti del ciclo Vita e Passione di Cristo, in seguito sulle aree novecentesche dell’edificio progettate dall’architetto Ignazio Gardella, tra cui gli impianti sportivi (8 campi da bocce e 3 campi da tennis), la tribuna, il sentiero attrezzato.

Daniela Bruno ha spiegato che “saranno affrontati il restauro conservativo degli edifici storici, l’adeguamento normativo e impiantistico, il miglioramento sismico, con massima attenzione a soluzioni per sostenibilità ambientale e risparmio energetico, e la rifunzionalizzazione di spazi interni ed esterni, mentre per l’apertura completa e regolare al pubblico e l’offerta di servizi culturali e di accoglienza si dovrà attendere il 2026-27”.

In collaborazione con Fondazione Olivetti c’è un progetto di valorizzazione culturale che vedrà in sinergia attori diversi quali Compagnia di San Paolo, Regione, Comune, Archivio Storico Olivetti, Icona e Spille d’Oro, che continueranno a garantire l’accesso alla chiesa ai visitatori. Soprattutto, il Convento racconterà, attraverso un percorso multimediale e immersivo, “una storia moderna, che qui ancora nessuno racconta”: le vicende familiari, umane, culturali, politiche e imprenditoriali della famiglia Olivetti, che vi abitò dal 1908 fino agli anni ‘50, quando divenne sede del Gsro.

Percorso multimediale e immersivo?”, ha immediatamente gettato acqua sugli entusiasmi il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, con la verve (e la vis polemica) che lo contraddistingue: per lui il Convento, “centro di poesia della composizione urbanistica” non va contaminato con la tecnologia.

E, per non farsi mancare nulla, non ha resistito e ha lanciato bordate anche contro l’Unesco, definito “grande ente di promozione turistica”, al contrario del Fai, “reale garanzia di tutela”.

E allora, ha concluso Magnifico, “a Dio piacendo, ci rivedremo nel 2026, per l’inaugurazione”.

Paola Ghigo

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Redazione Web