La bella rivoluzione, l’ortolano e la seconda ondata

(Filippo Ciantia)

La scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievic, Nobel per la letteratura nel 2015, in un commovente resoconto delle manifestazioni seguite alla conferma del presidente Lukashenko alla guida del Paese dopo elezioni farsa, ha narrato l’episodio simbolo della rivolta.

La folla voleva attaccare il palazzo presidenziale, quando Marija Kolesnikova, una leader della rivoluzione ora in prigione, fermò tutti gridando: “Non dobbiamo sparare, dobbiamo parlare”. La Aleksievic commenta: “Avrebbero potuto spazzar via le teste di cuoio con la forza di 200.000 persone, ma non l’hanno fatto perché puntano sulla bellezza della libertà e della persona”.

Da allora, il popolo bielorusso, manifesta pacificamente, come può, represso con violenza, nel silenzio internazionale. Soprattutto tra i giovani è nata una grande solidarietà: pronti a pagare per il bene comune, la verità e la dignità degli altri. Così come possono, contro un avversario apparentemente imbattibile.

Viene alla mente l’episodio dell’ortolano narrato da Vaclav Havel nel libro “Il potere dei senza potere” del 1978. L’ortolano toglie dalla vetrina del negozio in cui lavora il cartello con lo slogan “Proletari di tutto il mondo unitevi!”. Il suo gesto è l’inizio di un cambiamento. L’ortolano non ha messo in pericolo la struttura del potere a causa della sua forza fisica, ma in quanto il suo gesto è nato dalla sua persona e ha fatto luce intorno a sé.

Nel dramma della seconda ondata della pandemia, il contributo che ciascuno di noi può offrire è un instancabile mettersi al servizio di un bene comune. Ognuno ha un compito: dai più nobili (in questo momento) del prendersi cura dei malati, ai più umili, fino all’accettazione di un distanziamento che è veramente solidale e perciò sociale.

“Rimettiamoci tutti a fare con semplicità il nostro dovere. Chi ha da studiare, studi. Chi ha da insegnare, insegni. Chi ha da lavorare, lavori. Chi ha da fare politica attiva, la faccia … Madri e padri attendano a educare i loro figlioli. E nessuno pretenda di fare meglio di questo, perché questo è veramente amare la Patria e l’umanità”.  (Aldo Moro, 1944)

Senza responsabilità, senza il nostro io, ci si può rassegnare oppure ci si ribella e si diventa violenti: ma in ogni caso, soprattutto, si smette di vivere.

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