La calma irreale del post-Covid19

(Fabrizio Dassano)

Dopo alcune settimane di spionaggio, la strategia del mio ex vicino mi si sta rivelando in tutta chiarezza. Egli dopo aver abbandonato l’appartamento condominiale appena prima della chiusura totale, infischiandosene dei cori e dei tricolori nazionali ai balconi, si era creato una subdola situazione di comodo ritiro in campagna con tanto di casa, pollaio, giardino e orto. Adesso fa il pendolare perché ha le galline da nutrire e il pollaio da aprire e chiudere. Esce da casa e vi rientra con borse di verdure e uova; indossa sempre gli occhiali da sole, anche alle 23, e non saluta nessuno. Evidentemente ha qualche congiunto giovane che vive lì da lui, perché spesso di giorno il suo appartamento era occupato da una masnada di studenti riuniti per preparare la maturità al vicino Spielberg sul colle.

L’altra mattina rovistava nel bidone dell’umido sollevando un tanfo pestilenziale e una signora anziana col bastone l’ha redarguito ad alta voce, così che ho potuto tranquillamente sentire il dialogo: lui diceva di temere di aver buttato il portafogli, sbadatamente, con l’umido.

L’infido vicino è comunque sempre più sfuggente e provocatorio. Mi ha lasciato una missiva nella buca delle lettere: “Allora, dove andrai in vacanza con il post-Covid 19?”.

In effetti la domanda del sinistro figuro non era completamente campata in aria: guardi il cielo e non vedi nemmeno più una scia aerea. Non c’è più traccia di nessuno. Nemmeno di Greta Thumberg che era ancora andata in USA con la barca a vela per non inquinare, si sa più nulla. Nemmeno del mio rimborso di un volo aereo per la Cina non si sa più nulla…

Tutto è fermo, in pratica. A livello internazionale, spicca soltanto che l’Iran abbia emesso un mandato di cattura contro Trump per l’assassinio di Suleyman. A livello locale, mi è spiaciuto apprendere che Laura Salvetti sia stata invitata a fare “un passo indietro” al Museo Tecnologic@mente. È il secondo passo indietro che fa, dopo la rinuncia all’assessorato alla cultura nella precedente amministrazione. Questo fa riflettere molto sui destini, scritti tempo addietro, della nostra città.

Eppure, ci ostiniamo a parlare di turismo. Domenica scorsa nel nostro piccolo territorio canavesano e piemontese abbiamo sfoderato un’offerta turistica pazzesca. Non c’è oggi un solo resoconto giornalistico-turistico sull’ultimo week-end. Sembra di essere tornati nella Grande Guerra quando i giornali pompavano una nuova grande offensiva (risolutiva) sull’Isonzo. Non si sapeva mai niente dopo, a livello collettivo, mentre calava il lutto a livello individuale.

Quanto a me, domani tenterò una sortita in Liguria, pronto a 6 ore e oltre sull’autostrada cantierata. Io e miei amici abbiamo un equipaggiamento tattico per affrontare (pagando) la tratta autostradale Ivrea-Loano. Telo mimetico sahariano per coprire l’auto dal sole cocente, scorte d’acqua e di cibo in scatola per 15 giorni, razioni “K” di cioccolata, cordiali in busta di nylon rubati in fureria alla caserma di fanteria d’arresto “Beltramo” nel 1983, visore notturno ex-sovietico comprato su e-bay da un mercante d’armi ucraino, nel caso dovessimo fare notte sull’autostrada. Drone rubato al figlio adolescente per vedere sul cellulare quanto sarà lunga la coda davanti a noi. Razzi da segnalazione marittima da usare sull’appennino ligure….

Viviamo di “effetto Statuto”. Dopo la tragedia torinese del 1983 con 64 morti, il 70% dei cinema e teatri chiuse i battenti perché assolutamente non a norma. È un po’ ciò che accade oggi per i ponti e le autostrade per la Liguria: una sorte obbligata se vogliamo restare nel nostro piccolo mondo di cemento armato che chimicamente, a differenza della pietra, non è eterno.

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