La campagna elettorale agita i partiti e complica la strada del Governo

(Mario Berardi)

Due disegni di legge “caldi”, quello sulla Giustizia della ministra Cartabia e il ddl Zan sull’omotransfobia, sono nelle “forche caudine” degli emendamenti parlamentari: oltre mille per entrambi. Si fà più concreta l’ipotesi di rinvio a settembre, in piena campagna elettorale per le amministrative.

Sulla Giustizia la vera sfida è tra l’ex premier Conte e il suo successore Draghi: il nuovo leader del M5S contesta la cancellazione della legge Bonafede e ha fatto presentare dai deputati M5S oltre 900 emendamenti, soprattutto sui tempi della prescrizione dei reati; il premier Draghi, pressato da Bruxelles, ha risposto che sono possibili solo limitate correzioni; ora il Parlamento è impegnato, prima della pausa estiva, nel varo di tre decreti-legge urgenti, tra cui quello sui ristori per il Covid-19.

Al momento del redde-rationem Draghi è intenzionato a ricorrere alla fiducia, ponendo Conte davanti a un bivio difficile: la crisi di governo (in pieno “semestre bianco”) o la rinuncia alla “bandierina politica”, con prevedibili proteste dei suoi parlamentari. Il Pd, per aiutare Conte, ha presentato alcuni emendamenti: basteranno?

Altro tema caldo il ddl Zan. Qui Letta non accetta modifiche al testo varato dalla Camera e ha rifiutato la mediazione di Renzi su tre temi controversi: l’introduzione nella legge del Gender (ovvero l’identità di genere), la tutela della libertà di opinione, il rispetto dell’autonomia scolastica nella giornata sull’omotransfobia; anche i socialisti hanno presentato emendamenti in questa direzione, condivisi nel centro-sinistra, dal gruppo delle Autonomie.

Senza i voti di questi gruppi il ddl Zan non ha la maggioranza al Senato, al di là dei mille emendamenti del centro-destra; ma la segreteria Dem vuole fare del provvedimento il cavallo di battaglia della campagna elettorale amministrativa, come ha dichiarato la senatrice Cirinnà; questo segnerebbe uno spostamento del partito sulla linea radicale e aprirebbe un nuovo fronte interno con la minoranza di Base riformista, favorevole alla mediazione sulla legge. In realtà la minoranza proviene essenzialmente dal Partito Popolare, mentre Letta è un “prodiano doc”, due tendenze spesso in contrasto. Dulcis in fundo: il segretario dem corre a ottobre per un seggio alla Camera a Siena: qui il ruolo dei “renziani” può essere determinante.

Spiace tuttavia che un tema così delicato come la lotta all’omotransfobia sia coinvolto nella campagna elettorale: con questa logica De Gasperi e Togliatti non avrebbero mai condiviso la Carta costituzionale!

Mentre il Governo è alle prese con la campagna vaccinazioni (con un preoccupante ostracismo di Salvini sulle giovani generazioni), è sempre aperta la crisi nel destra-centro, dopo le nomine in Rai che hanno escluso il candidato della Meloni. Il numero due di Fratelli d’Italia, La Russa, teme un nuovo scenario politico che li escluda, mentre la stessa Meloni diserta la presentazione del candidato della coalizione a Milano e, in segno di rivalsa, strappa a Berlusconi il vice-presidente azzurro di Palazzo Madama, Malan. Contestualmente la proposta politica dei referendum sulla giustizia avanzata dai Radicali e dalla Lega trova l’avallo di Renzi: le vicinanze tra i due Mattei crescono e alcuni politologi azzardano l’ipotesi di una nuova formazione, spinta dal numero 2 della Lega, il ministro Giorgetti, inclusa Forza Italia.

Nel centro-sinistra Conte e Letta hanno riconfermato l’alleanza, ma entrambi puntano alla leadership dello schieramento. Sul piano amministrativo si procede in ordine sparso, con accordi a Napoli e Bologna, contrapposizioni a Roma e Torino. Qui i Grillini hanno stipulato un’intesa con i Verdi, con uno share – secondo i sondaggi – sul 10%. Questo rende i Grillini determinanti nello scontro tra Damilano e Lo Russo al ballottaggio, come cinque anni fa il centro-destra decise tra il sindaco uscente Fassino e Chiara Appendino.

Obbiettivamente la campagna elettorale accresce la fragilità dei partiti e delle coalizioni e rende più difficile la strada dei partiti e delle coalizioni e rende più difficile la strada del Governo che, entro l’anno, dovrebbe varare anche la riforma del fisco e la riconversione ecologica. Resta l’obbligo di adempiere alle indicazioni di Bruxelles per non perdere i finanziamenti: ma è una motivazione che non solleva la politica dai suoi limiti e dalle sue contraddizioni.

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