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Nel terzo volume della sua notevole opera “All’origine della cura”, Luciano Sabolla nota con acutezza come nell’Italia del XVI secolo siano apparse alcune figure carismatiche capaci di affrontare con l’impeto della carità il penoso degrado delle condizioni sociali e sanitarie delle popolazioni. Tra questi straordinari personaggi – Girolamo Emiliani, Ignazio di Loyola, Filippo Neri, Giovanni di Dio, Carlo Borromeo – spicca Camillo de Lellis.
Camillo fu autore di una vera e propria rivoluzione nella cura dei malati unicamente a partire dall’amore che permette di paragonarla all’apporto universalmente riconosciuto di Florence Nightingale, madre dell’infermieristica moderna. Due vicende separate da tre secoli di storia, segnate dalla tutela della persona sofferente.
Per San Camillo il punto di partenza è semplice e radicale: “Servire gli infermi con ogni diligenza e carità”. Florence si esprimerà con parole diverse ma tanto affini: “[…[ il primo requisito di un ospedale è che non faccia del male al malato.”
Camillo insiste sulla pulizia delle corsie, dei letti e della biancheria. Nightingale, forte delle conoscenze scientifiche del suo tempo, trasformerà quella intuizione in un principio dimostrabile: la ventilazione, la luce, la pulizia e l’igiene degli ambienti sono strumenti di cura tanto quanto le medicine.
Camillo raccomanda ai suoi religiosi di osservare con attenzione ogni paziente e di riferire con precisione ai confratelli tutto ciò che può essere utile alla cura. Nightingale farà dell’osservazione la prima qualità professionale dell’infermiere: “La lezione pratica più importante che si possa dare agli infermieri è insegnare loro cosa osservare – come osservare […].” Per entrambi, la cura nasce anzitutto da uno sguardo capace di vedere.
Tre secoli separano queste due figure straordinarie. Eppure, tra le Regole per ben servire gli infermi – di fatto una procedura operativa standard della cura dei malati – il protocollo di San Camillo e le Notes on Nursing di Florence Nightingale corre un filo continuo. Camillo pone le fondamenta di una cultura organizzata della cura; Nightingale le trasforma in una disciplina scientifica. Il primo anticipa molti principi dell’assistenza moderna, la seconda li dimostra con il metodo della scienza.
“La prima carità al malato è la scienza”
(servo di Dio Giancarlo Rastelli, cardiochirurgo)



