La cascina del gelso

(Filippo Ciantia)

I milanesi erano stati molto generosi verso anziani e orfani ospitati dagli istituti Martinitt, Stelline e Trivulzio, donando vaste proprietà di terre, i cui proventi servivano e servono a garantirne la sostenibilità. La famiglia Terzaghi ne aveva acquistata una vasta parte nel territorio dell’odierna Gorla Minore. Da loro il bisnonno di Carla aveva acquistato una cascina del ‘500, circondata dai gelsi per i bachi da seta e dai pascoli per le vacche. Per decine di anni la cascina era stata data in affitto a contadini che arrivavano soprattutto dal Veneto, pronti ai sacrifici chiesti a chi lavora la terra.

Carla, figlia di un fotografo e di una maestra, veniva da una famiglia “intellettuale”. Silvano l’aveva affascinata perché era un tipo “fuori dalle righe”. Questo giovane spontaneo e creativo, pratico e aperto, ironico e spiritoso, l’aveva conquistata. Impegnati nella comunità cristiana e nell’oratorio, avevano coltivato il loro amore in GS, anche seguendo don Francesco Ricci di Forlì, che li aveva sposati.

40 giorni dopo il matrimonio, Silvano ebbe un gravissimo incidente stradale che lo segnerà, a causa delle numerose fratture, per tutta la vita. Cresciuto in un oratorio francescano, ebbe, come le stimmate di Francesco, anche lui profonde ferite che lo segnarono per tutta la vita.

Desiderò che i figli crescessero nella natura e imparassero a lavorare la terra e curare la campagna, vivendo in un luogo ospitale. Si trasferirono nella cascina, dove, dei tanti gelsi, ne era rimasto uno solo, ancor oggi.

Insofferente alle ingiustizie e appassionato alle persone pensava che “la vita è fatta del rapporto tra la gente”. La cascina era sempre aperta e ospitale: un vero focolare come gli aveva insegnato la friulana mamma Giuditta. Un fuoco che arse per molti, sempre in allegria.

I sei figli, i numerosi nipoti e i tantissimi amici lo ricordano, con una Messa, da dieci anni, da quando si è spento improvvisamente nel giorno della festa di San Francesco, nelle braccia della figlia Anna. Da uomo pratico, anche nella morte risolse tutto in pochi minuti.

“Chi avrà dato da bere anche un sol bicchiere d’acqua ad uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

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