La grande responsabilità

(Filippo Ciantia)

Eccezionale scoperta a Pompei: è stata riportata alla luce, in perfetto stato di conservazione, la “stanza degli schiavi”, che ci svela un altro aspetto della vita di quella città e dell’impero romano. La cultura che va alla grande nei nostri giorni, non è parsa molto sveglia, sdegnandosi del fatto che la maggioranza di questi schiavi provenivano da popoli sottomessi. Che ne è della “Critical Race Theory”, che denuncia la natura razzista delle civiltà occidentali? Un sano ripensamento? Si sono forse accorti che tutti gli imperi, non solo in occidente, hanno avuto e hanno schiavi?

In realtà, tutti i fenomeni vanno letti nel loro contesto storico, nella mentalità del tempo. Lo stesso San Paolo nella sua lettera a Filemone, non chiede di liberare lo schiavo Onesimo, ma di accoglierlo e trattarlo come amico e fratello. Si può liberare uno schiavo, ma continuare a considerarlo in modo razzista. È stata necessaria una vera rivoluzione, come scriverà ai Galati: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù”. Mentre spariva Pompei, entrava nel cuore dell’impero, anche tra gli schiavi, il fattore di novità proveniente dalla provincia della Giudea.

La COP26 ci ha insegnato che la risposta all’emergenza climatica è cosa per i grandi della terra, ma anche che ognuno deve dare il suo contributo. Al di là dei risultati del negoziato, le generazioni future potranno fare le loro valutazioni. Che diranno di fronte alle attività spaziali di Bezos e di Musk e alle denunce di Oxfam, rese note in questi giorni, secondo le quali “un singolo volo spaziale – la nuova moda fra i super-ricchi – inquina quanto il miliardo di persone più povere nel corso della loro intera vita”?

Ho recentemente visitato alcuni gioielli di arte medievale note come “Le chiese degli Almenno” in provincia di Bergamo. Meravigliose opere nate vicino a monasteri che hanno spesso trasformato gli ambienti naturali, fino allora abbandonati e incolti, in produttivi e salubri territori.

La cura della casa comune, certamente ha bisogno dell’azione fattiva di tutti, soprattutto dei potenti e dei ricchi, ma certamente c’è bisogno di donne e uomini che cercando Dio, “rinuncino a fare della realtà un mero oggetto di dominio”. Come nei primi secoli, come per i benedettini, ora tocca a noi.

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