La nota del Vaticano chiede la rimodulazione del Ddl Zan

(Mario Berardi)

La questione, delicatissima, della libertà religiosa è stata posta dal Vaticano al Governo italiano in riferimento ad alcune norme del ddl Zan sull’omotransfobia, in linea con precedenti dichiarazioni del Presidente della Cei cardinal Gualtiero Bassetti: il quale aveva auspicato alcune modifiche, ma non l’affossamento della legge, essendo univoca la condanna di atti di violenza, odio, intimidazione contro la condizione omosessuale.

La Segreteria di Stato – come ha scritto l’Osservatore Romano – ha chiesto “una diversa modulazione del ddl Zan” perché alcuni contenuti della proposta all’esame del Senato “riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica in tema di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale, ovvero quelle libertà sancite dall’articolo 2, ai commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato del 1984”. La nota rileva ancora “come il ddl Zan rischi di interferire, tra l’altro, con il diritto dei cattolici e delle loro associazioni e organizzazioni alla piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

È la prima volta dal 1984, ovvero dalla firma di revisione dei Patti Lateranensi, che la Santa Sede interviene chiedendo il rispetto del Concordato; questo conferma la complessità e la rilevanza dei valori in discussione. Peraltro il “Corriere della Sera”, che per primo ha anticipato il passo ufficiale del ministro degli Esteri vaticano monsignor Gallagher, segnala un passaggio rilevante della nota della Santa Sede: “…ci sono espressioni della Sacra Scrittura e della tradizione ecclesiale del magistero autentico del Papa e dei vescovi che considerano la differenza sessuale secondo una prospettiva antropologica che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa rivelazione divina”. Al riguardo il giurista prof. Enzo Cannizzaro, sempre sul Corriere, ha precisato che va corretto l’art. 4 del ddl Zan, perché altrimenti “l’omelia di un sacerdote che si esprima a favore del matrimonio fondato sulla diversità di genere potrebbe essere inteso come violazione della legge. La libertà di espressione del pensiero va garantita a qualsiasi costo”. Infine la nota vaticana lamenta la mancata esclusione delle scuole cattoliche dalla giornata nazionale contro l’omotransfobia.

Per la verità nelle scorse settimane sono emersi contrasti sul ddl Zan anche nel mondo femminista: “La Stampa”, pur favorevole alla legge, ha pubblicato una nota critica di Flavia Perina, dal titolo emblematico: “Se il dibattito sull’omotransfobia fa litigare noi amiche da sempre”; le divisioni riguardano anzitutto il concetto di identità di genere; ancora sul foglio torinese, in una nota del 12 maggio, dal titolo “Ddl Zan quando meno è meglio” si notava che “dettagliare troppo il ddl sia stato poco saggio”.

L’intervento del Vaticano è stato variamente accolto dalle forze politiche: il Pd, partito dell’on. Zan, ha difeso con Letta la legge (“scelta di civiltà”) ma ha aperto al dialogo sui temi giuridici. Il segretario Letta è stretto tra due fuochi: la sinistra vuole il varo della legge senza modifiche, la minoranza dem di “Base riformista”, d’accordo con “Italia viva”, preme per una mediazione, forte del suo ruolo in Senato, dov’è determinante. I capigruppo grillini hanno contestato la Santa Sede (nel silenzio dell’ex premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Di Maio); a difesa del ddl anche le sinistre di Speranza e Fratojanni.

Il centro-destra, che a Palazzo Madama ha fatto l’ostruzionismo contro il disegno di legge per affossarlo, ha accolto favorevolmente il richiamo alla libertà religiosa e di pensiero; dopo l’apertura al dialogo di Letta, il presidente leghista della Commissione Giustizia del Senato, Ostellari, ha aperto ad una fase di trattativa, senza barricate.

Ma la vera mediazione sarà portata avanti dal premier Draghi. Il ddl Zan non fa parte del programma di governo, ma dopo l’intervento della Santa Sede il presidente del Consiglio intende farsi carico sia dei diritti inalienabili del Parlamento sia del rispetto dei Patti Lateranensi. Non si prevedono tempi brevi proprio per la rilevanza politica, etica, culturale dei nodi da sciogliere.

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