Scattata la campagna elettorale per le politiche (a maggio o a settembre), è contemporaneamente partita un’affollata corsa verso il centro. Nel “campo largo” D’Alema e Prodi hanno condiviso l’esigenza di un’intesa tra radicali e riformisti per battere la Meloni; a sua volta la premier, dopo la rincorsa del gen. Vannacci sul tema delicatissimo degli “stranieri a scuola”, ha fatto appello ai moderati in un messaggio al convegno di St. Vincent dell’on. Rotondi (ex dc). In realtà i due Poli temono che il bipolarismo destra-sinistra, da solo, non sia in grado di ridurre la prevista massiccia astensione, con il possibile risultato del “pareggio”, senza vincitori. Di qui la “riscoperta” del centro.
Tre protagonisti si muovono nel centro-sinistra: l’ex premier Renzi, il prodiano Ruffini, l’assessore romano Onorato. Il leader di “Italia viva”, nel recente convegno fiorentino, ha respinto le preclusioni di Conte, ricordando polemicamente di essere stato tra i promotori dell’elezione di Mattarella al Colle, mentre il leader pentastellato ha formato il suo primo governo con la Lega di Salvini. Resta sulla strada di Renzi, che vorrebbe guidare un’unica formazione di centristi, l’ostacolo del suo “movimentismo” politico, popolare, socialista, liberale.
La vera novità è la trasformazione del Movimento “Più Uno” di Ruffini in partito politico, con due adesioni di rilievo: l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli e l’on. Bruno Tabacci, stretto collaboratore dei premier Draghi e Goria. Il programma, che sarà presentato sabato a Roma, è una sintesi aggiornata del Popolarismo sturziano e dall’Ulivo di Prodi. La collocazione politica è nel centro-sinistra, senza tentennamenti alla Calenda; il leader di Azione, lontano dai due Poli.
La terza gamba centrista del “campo largo” è costituita dalla lista civica dell’assessore Onorato, con esponenti degli enti locali e con l’appoggio politico, in funzione anti-Renzi, di Conte e dell’on. Bettini, eminenza grigia del Pd.
Un capitolo a parte merita poi la minoranza “riformista” del Pd, che non ha votato la relazione Schlein alla recente direzione. Le contestazioni riguardano principalmente il rapporto con il M5S e le “primarie”. Gli ex ministri Guerini e Delrio hanno criticato la “neutralità” di Conte sul conflitto russo-ucraino: il “no” al sostegno militare a Kiev è analogo alla linea filo-russa di Vannacci e Salvini; a sua volta l’eurodeputato Gori ha chiesto “primarie” del centro-sinistra “aperte”, non limitate al duello nei gazebo tra Conte e la Schlein; ma la segretaria dem è stata irremovibile sul primato della leader.
Nel destra-centro il ministro Piantedosi ha confermato il progetto di una lista civica e moderata, che per Fratelli d’Italia ha l’obiettivo di “bilanciare” la rincorsa a destra di “Futuro nazionale”. Ma l’iniziativa preoccupa Forza Italia, già indebolita dallo scontro tra il segretario Tajani e l’astro nascente Occhiuto, il Governatore della Calabria sostenuto dalla Famiglia Berlusconi. Tajani propone una linea pro-Meloni, di continuità, Occhiuto una scelta più autonoma, liberale, disponibile anche al governo di larghe intese, in caso di “pareggio”.
La Lega infine resta l’anello debole della coalizione, per il permanente muro-contro muro tra Salvini e i Governatori del Nord. Il leader del Carroccio sta mettendo in difficoltà anche il ministro leghista dell’Economia Giorgetti, chiedendo un ampio sforamento del deficit di bilancio, mentre le guerre e la recessione mettono a dura prova i conti dello Stato.
Per la verità anche i programmi elettorali dei Poli non potranno essere un libro dei sogni, a cominciare dalla politica estera. Non basteranno parole generiche su Europa e Nazione, su Trump, Putin, Netanyahu, sul rispetto del diritto internazionale o sulla politica di potenza.
Analogamente nel campo economico-sociale l’indicazione degli investimenti dovrà tener conto della tenuta del bilancio statale. In ogni caso il progetto di società dovrà essere più importante del profilo dei leader, per non cadere nell’egocentrismo trumpiano.



