Il Vangelo di questa domenica ci consegna due parabole che parlano del Regno come di un seme, e ci invita a fermarci su un interrogativo semplice ma decisivo: chi semina davvero nel campo della nostra vita?

Gesù ci dice che il buon seme cresce anche mentre dormiamo, con una forza che non è la nostra. Quante volte, invece, vorremmo prendere il posto di Dio. Pensiamo che tutto regga solo perché ci siamo noi, che senza il nostro controllo ogni cosa vada in rovina. Ma la vita non ci appartiene: appartiene a Dio, e la sua potenza supera i confini stretti dei nostri pensieri. Non sarebbe allora più saggio lasciarci abitare da questo dinamismo d’amore, invece di pretendere che la vita cammini al ritmo che imponiamo noi?

Il Signore, davanti alla zizzania, non manda subito i servi a strappare: “lasciate che crescano insieme”. Non è forse la fatica cristiana imparare la pazienza di Dio verso il grano ancora fragile e verso la zizzania che convive con esso nel nostro cuore? Quante volte pretendiamo dagli altri, e da noi stessi, la santità immediata, come se bastasse un breve cammino per diventare perfetti. Carichiamo pesi sulle spalle di chi ci sta accanto, senza chiederci mai cosa lo abbia spinto a inciampare. Ci siamo mai fermati a metterci nei suoi panni, prima di giudicare?

La seconda parabola, quella del granello di senape, ci ricorda che le cose di Dio nascono piccole, nascoste, silenziose. Noi amiamo ciò che è grande e appariscente, sogniamo un Dio glorioso, e invece incontriamo un Dio crocifisso, umile come un seme gettato in terra. Impariamo allora a dare tempo alle persone di crescere e persino di sbagliare, accompagnandole con dolcezza, senza forzare i tempi ma senza nemmeno rallentarli.

Davanti a ogni germoglio fragile della nostra vita e di chi ci circonda, chiediamoci con umiltà: questo seme l’ho piantato io, oppure è Dio che lo fa crescere?

Mt 13,24-43 (Forma breve)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne
il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero:
“Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura
e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».