La sacra rappresentazione

(di Filippo Ciantia)

L’UNESCO ha riconosciuto come parte del patrimonio dell’umanità sette Sacri Monti del Piemonte (Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta e Varallo) e due della Lombardia (Ossuccio e Varese). In realtà ce ne sono molti altri: un po’ come i sette colli di Roma che di fatto sono di più, anche sulle nostre montagne si contano numerosi e spesso poco conosciuti luoghi sacri, meta di devozione popolare da almeno 400 anni. Questo autorevole riconoscimento mette in risalto il valore artistico, spirituale e culturale di queste meravigliose opere religiose.

L’improvvisa e tragica morte di un ventenne aveva colto tutti increduli. Non era possibile! Perché? E i genitori, fratelli e sorelle? Allo sgomento aveva fatto seguito la necessità di pregare: “Rimane talvolta solo il silenzio/Rimane soltanto un grande vuoto/E non puoi fare altro che pregare/Che chiedere a Lui che ti ha dato tutto/La forza di continuare.”

In poche ore il messaggio raggiunge decine e decine di persone. Ci si dà appuntamento alla prima delle 14 cappelle dedicate al rosario, da dove parte l’itinerario che porta al santuario dedicato a Maria accolta in cielo come regina. Tutto il popolo si unisce attorno alla famiglia in un silenzio carico di lacrime, ricordi, pensieri, domande, turbamenti.
L’ampio sentiero sembrava fatto apposta per accogliere tanto dolore e tanta speranza.

Papà e mamma, due fratelli e tre sorelle, grandi in statura e umanità, in lacrime attraversate da un misterioso sorriso, salivano trascinando con la loro forza e con la loro fede tutti noi. “Rimani con Dio a faccia a faccia/sei povero e solo davanti a Lui.”

Seguendo la famiglia ferita e provata, ma certa della misericordia di Dio per il figlio e il fratello amato, tutta la nostra umanità diventava liturgia, adorazione a Dio come supremo Signore della vita e della morte. Il Sacro Monte diventava sacra rappresentazione di dolore e di letizia, di angoscia e fede, di sgomento e certezza. “Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore” (Lamentazioni 1,12)

La Chiesa nella sua sapienza millenaria ci concede, attraverso la sua liturgia e i suoi luoghi sacri, la possibilità di una consolazione vera e duratura. Per tutto il popolo.

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