Foto: Carlo Giuseppe Flecchia di Ivrea, Coro ligneo con episodi della vita del santo, 1734. Nei pannelli l’artista raffigurò alcuni episodi della vita di S. Francesco. Oggi sono conservati nella chiesa del SS. Salvatore, Borgomasino (Torino).

Nell’opuscolo San Francesco nella diocesi di Ivrea, pubblicato in occasione dell’anno giubilare 2026, sono ricordate le confraternite che hanno tenuto vivo nella diocesi la devozione al santo di Assisi: quella di Locana, il cui Oratorio è oggi sede del Museo dello spazzacamino, quella delle Stimmate di San Francesco a Pont, con relativa chiesa tuttora officiata, quella dei Ss. Francesco e Caterina a Rondissone, anche questa con relativo Oratorio, e quella dei Disciplinati di S. Marta a Strambino, che si riuniva nella chiesa dei Ss. Francesco e Marta. Riguardo a quest’ultima un amico lettore che ben conosce la nostra diocesi mi ha segnalato un particolare interessante: l’antico coro ligneo della chiesa di S. Francesco a Borgomasino oggi si trova nella chiesa parrocchiale, dedicata al Ss.mo Salvatore.

Conosciamo la sua vicenda soprattutto grazie al prezioso libro dell’allora arciprete, poi vescovo di Vigevano, mons. Luigi Barbero: Borgomasino. Storia religiosa e civile, Torino 1941. Tutto ha inizio nel sec. XI quando i monaci di S. Benedetto si stabilirono appena fuori l’antico abitato, in una regione chiamata in seguito Prevostura. Ai benedettini subentrarono nel secolo seguente i monaci dell’Ospizio di Monte Giove (oggi Gran San Bernardo). Nel 1170 i conti Guido, Arduino e Guglielmo, figli del defunto conte Guido, donarono la chiesa di San Salvatore de castro Bulgari, che cioè “sorgeva nel castello, entro la cerchia murata che lo delimitava”, al prevosto dei monaci di Monte Giove. Da un documento del 1272 risulta che a quel tempo San Salvatore era già parrocchia; ma era detta priorato in quanto dipendenza monastica.

A Borgomasino c’era però anche la parrocchia di S. Martino, della pievania di Azeglio. Delle due chiese parrocchiali, quella del castello era la più ricca, perché “alle sue spalle era la potenza dei conti di Masino” (cfr. P. Venesia, Il Medio Evo in Canavese, vol. III, Ivrea 1989, pp. 156).

Nel secolo XIV infuriò la guerra tra i conti di Valperga e i S. Martino (cfr. De bello canapiciano). Questi ultimi, dopo aver saccheggiato la Cella di Vestignè, assalirono Borgomasino e distrussero l’abbazia. I monaci si rifugiarono all’interno del borgo e qui costruirono la Cella e accanto ad essa la chiesa di Santo Stefano.

Nel ‘400 la chiesa della Cella era fiorentissima. Qui, probabilmente per opera dei monaci, sorse la Confraternita dei Ss. Francesco e Marta. Nel 1585 il Visitatore apostolico Angelo Peruzzi “visitò nella chiesa della Cella un oratorio sotto il titolo dei Ss. Francesco e Marta, che appartiene ai Disciplinati di questo luogo. Lo vide assai decente, dotato di un altare in legno. In detto oratorio si radunano i confratelli vestiti con sacchi bianchi tutti li giorni festivi a recitare l’ufficio della gloriosa Vergine Maria ed hanno i capitoli (regolamento) di S. Carlo Borromeo […]. Accompagnano alla sepoltura i corpi dei defunti confratelli ed anche non confratelli se sono invitati. La Compagnia non possiede beni. È retta da un priore, un sottopriore, da un procuratore e da un maestro dei novizi, i quali tutti durano in carica un semestre, spirato il quale rendono ragione della loro gestione al parroco” (dall’Archivio parrocchiale; cfr. L. Barbero, op. cit., p. 307).

Nella relazione della visita del vescovo Ottavio Asinari (1651) si legge: “I confratelli sono sessanta, le consorelle cinquantatre. Fanno una processione la prima domenica di ogni mese. Si radunano nel proprio oratorio due volte alla domenica per recitare l’officio della Madonna […]. Nelle feste di S. Francesco e di S. Marta… si distribuisce ai poveri un’elemosina di legumi. I confratelli e le consorelle si seppelliscono vestiti della divisa” (dall’Archivio parrocchiale; per altri interessanti dettagli cfr. L. Barbero, pp. 309-311).

Sul principio del ‘600 la Compagnia dei Ss. Francesco e Marta deliberò la costruzione di una propria chiesa più spaziosa: la chiesa di S. Francesco. Al principio del ‘700 venne aggiunto un portico davanti alla facciata. La chiesa di S. Francesco, così come la Compagnia, dipendeva dalla parrocchia di S. Salvatore.

Nel 1734 la chiesa venne dotata di un coro in legno, opera di Carlo Giuseppe Flecchia di Ivrea, più un credenzone per gli arredi nella sacrestia (contratto di ordinazione: Lire 350!). Nei pannelli del coro l’artista raffigurò alcuni episodi della vita di S. Francesco. Nel 1757 in seguito all’interdetto alla chiesa del Ss. Salvatore, che minacciava rovina, S. Francesco funzionò da parrocchiale. Nel 1777, per disposizione del vescovo, mons. Giuseppe Ottavio Pochettini, la Compagnia dei Ss. Francesco e Marta e quella della Cintura, presente nella chiesa di S. Martino, confluirono nella Compagnia del Ss. Nome di Gesù.

La parrocchia di San Martino venne unita a quella del Ss. Salvatore, della quale era in costruzione la nuova chiesa su disegno di Bernardo Vittone (sarà inaugurata nel 1793). Una delle ragioni di questo provvedimento fu la rivalità tra le confraternite, dovute alle “ingerenze di tendenza mondana e politicante”, con conseguenti disordini e litigi in occasione delle processioni (L. Barbero, p. 318).

La chiesa di S. Martino, “più volte sul punto di essere abbattuta, tra innumerevoli rimaneggiamenti e ristrutturazioni e restauri, è giunta fino a noi, ed è tuttora officiata. Solo il suo campanile, diventato pericoloso, fu atterrato nel 1797”. Verso la metà del ‘500 i monaci di San Bernardo lasciarono Borgomasino e la Cella di S. Stefano passò ai canonici Lateranensi, detti “Rocchettini”. La chiesa però decadde e, “dopo lungo abbandono, venne distrutta all’inizio dell’800” (P. Venesia, p. 158).