Sandro Mazzola, recentemente scomparso, aveva 6 anni quando suo papà Valentino morì nella tragedia di Superga, il 4 maggio 1949. In Sandro ci fu sempre il desiderio di diventare un grande e bravo calciatore. Da piccolo frequentava lo stadio Filadelfia con suo papà: commovente la foto in cui il campione Valentino sistema i calzettoni al figlio.

Dopo l’incidente la famiglia si trasferì a Cassano d’Adda e poi a Milano. Nelle giovanili dell’Inter fu seguito da Giuseppe Meazza fino ad arrivare in prima squadra. Il “mago” Helenio Herrera gli diede spazio e nella stagione 1962-63 contribuì alla conquista dello scudetto. Stava nascendo la Grande Inter, che ha entusiasmato la mia gioventù, fino ad oggi.

Ci fu un episodio sconcertante quando l’Inter, detentrice della Coppa dei Campioni e della Coppa intercontinentale, era in trasferta a Foggia. Herrera volle andare a San Giovanni Rotondo da quel frate di cui tanto si parlava. La comunità francescana si rallegrò dell’incontro con i famosi calciatori. Padre Pio scherzosamente, alcuni ricordano, esclamò “E che ci fanno questi qua? Tanto con il Foggia perdono! Ma vinceranno il campionato”. Fu una profezia, perché il 31 gennaio 1965 i campioni furono clamorosamente sconfitti 3 a 2 (“L’orgoglio del Foggia ha fatto bastione. Fermata l’Inter” scrisse Gianni Brera). L’Inter scivolò a 7 punti dal Milan in vetta, ma vinse comunque lo scudetto.

Mazzola fu colpito da Padre Pio, tanto che alle 5 della mattina successiva, insieme a capitan Picchi scappò di nascosto dal ritiro per farsi confessare. Durante quel percorso vide qualcosa che non avrebbe mai più dimenticato: la gente, la folla saliva verso la chiesa cantando e pregando (“Non avevo mai visto che alla Messa si andasse in questo modo!”, confidò poi). Davanti al piccolo frate cappuccino Sandro parlò del suo desiderio di diventare un famoso calciatore come papà. Tempo prima, dopo la comunione aveva rivolto a Gesù una preghiera “Gesù, fammi diventare calciatore come mio papà, poi fammi pure morire a trent’anni come Te, non mi importa”. Per questo il suo confessore non gli aveva poi dato l’assoluzione. Padre Pio sorrise e lo assolse: “Ma va là! 5 Pater Ave Gloria; cosa vuoi che sia e vai a casa”.

Sandro avrebbe ripetuto più volte: “Ricordo quell’incontro come uno dei momenti più belli ed intensi della mia vita […]. Da allora alla sera in ginocchio, spesso, parlavo con Padre Pio e la mia vita tornava serena”.