Le inquietudini dei 5Stelle, la via obbligata del Pd, il centro-destra spiazzato

(Mario Berardi)

I vertici UE e il fondatore del M5S, Beppe Grillo, sono scesi in campo, apertamente, a sostegno del Governo e del premier Conte contro l’opposizione di destra, la Confindustria, alcuni grandi media, mentre appare tiepido l’appoggio del Pd (eccezion fatta per Zingaretti)) e di Italia Viva.

Paradossalmente Conte è contemporaneamente favorito e svantaggiato dai sondaggi che gli attribuiscono un gradimento da parte del 60% degli italiani. Secondo il “Corriere della Sera” una lista grillina guidata dal premier sarebbe la prima alle Politiche, con il 25% dei consensi, davanti alla Lega, mentre un “partito Conte” (come già quello di Monti) raggiungerebbe il 12%.

Grillo ha colto la palla al balzo per contestare la dissidenza interna (guidata da Di Battista e da Casaleggio jr) e per rilanciare l’alleanza con il Pd.

I Dem accettano la mano tesa, ma all’interno (Orlando, Delrio) cresce l’insofferenza per la leadership politica del premier, che sta traghettando il passaggio dei pentastellati da forza di opposizione a partito di governo, da sovranista a europeista (ancora oggi ci sono code al “terzomondismo” grillino, con le accuse – tutte da provare – di finanziamenti venezuelani, dieci anni fa).

Il Pd non ha alternative non solo per la crisi post-Coronavirus, ma soprattutto per la stazionarietà nei sondaggi: nel 2013 il segretario Bersani non superò il 25%, analoga la condizione odierna, sommando Zingaretti (20%) e Renzi (3%); prima dell’unificazione, i Ds con Fassino e la Margherita con Rutelli raggiungevano il 35%. Mancano i voti operai dell’ex base berlingueriana e una parte di voto cattolico-democratico, deluso per alcune scelte etiche, specie sui temi della famiglia (proprio in questi giorni si è registrato un forte appello della Cei perché la giusta lotta contro l’omofobia non si presti a negare la libera espressione della cultura cattolica sul primato – previsto dall’art. 29 della Costituzione – della famiglia biblica).

In assenza di alternative politiche, si ritorna all’inizio degli Stati generali sull’economia, con tutta Bruxelles e Francoforte a confermare i massicci aiuti all’Italia e l’apprezzamento per il cambio di linea sull’Europa, dopo lo sbandamento del governo giallo-verde di Salvini e Di Maio, impediti a rompere dal premier Conte e dal Presidente della Repubblica.

L’opposizione di destra, con Berlusconi recalcitrante, ha rifiutato la partecipazione agli Stati generali con la debole motivazione di una sede non istituzionale (ma la Villa Pamphili ha da sempre ospitato i vertici di Stato); in realtà Salvini e la Meloni sono indeboliti dal radicale cambio di passo di Bruxelles e dagli ostacoli all’Italia che sono posti da alcuni governi sovranisti (lo stesso Orban, che annuncia sostegno, pone all’Europa condizioni politiche inaccettabili).

Nel dibattito tra governo e forze sociali è emerso apertamente il dissenso della Confindustria, sulla linea della destra, e il sostegno dei sindacati Cgil-Cisl-Uil che hanno ottenuto il blocco dei licenziamenti per tutto l’anno e la proroga della cassa integrazione. È un rovesciamento di scenario rispetto ai governi Renzi-Gentiloni, molti sostenuti dall’accoppiata imprenditoriale Marchionne-De Benedetti.

Dopo la Confindustria del mediatore Boccia, oggi la linea è quella del lombardo Bonomi: prima l’azienda e i suoi interessi. Ma in un Paese che conta quasi dieci milioni di poveri si possono trascurare, da subito, le esigenze di vita di chi è senza reddito? Come evitare la giusta mediazione tra le esigenze produttive e quelle di sopravvivenza?

A Villa Pamphili, ancora una volta, ha brillato, per l’assenza, la scuola: è persino incerto il calendario scolastico per la concomitanza del voto regionale a settembre, mentre si moltiplicano le inchieste giornalistiche sulle nuove differenze tra allievi ricchi e poveri, determinate dalla chiusura delle aule e dal necessario ricorso alle nuove tecnologie.

Dieci milioni di studenti (con le loro famiglie e migliaia di docenti e non docenti) meritano di più delle troppe pagine dedicate alle baruffe quotidiane della classe dirigente (politica, economica, culturale).

Infine una citazione merita la guerra giudiziaria tra la Lombardia e Roma sulla mancata chiusura della Val Seriana (Bergamo): deciderà la Magistratura, ma già oggi va rilevato – sul piano politico – il sovrapporsi delle normative tra poteri regionali e compiti statali.

Nell’annunciata revisione di molte storture burocratiche, va chiarita subito la responsabilità della guida, soprattutto per la tutela della vita umana in tempi di emergenza.

0 0 vote
Article Rating
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments