L’equinozio prossimo venturo e la svanita ippovia canavesana

(Fabrizio Dassano)

Le giornate si accorciano! Anche a Ivrea si sente l’equinozio, soprattutto in una città molto votata ai cavalli. Così come credo nella vicina Cavaglià, altro centro famoso per i cavalli. Noi siamo abituati a vedere i cavalli raramente, in occasioni di sfilate come un tempo a Carnevale o alla festa di San Savino.

Mai come in questo periodo li abbiamo visti così raramente, gli amati cavalli! E quindi noi che nulla sappiamo dei cavalli che in realtà continuano ad essere amorevolmente accuditi dai cavallanti, abbiamo pensato che mai come in questo tempo ancora di emergenza sanitaria, l’equinozio abbia assunto livelli particolarmente elevati.

Il prossimo equinozio è previsto per la fine del mese, il 22 settembre alle 19.21 ora del meridiano eporediese. I saggi dicono che “esso ricorre due volte durante l’anno solare e in quel momento il periodo diurno, ovvero quello di esposizione alla luce del Sole, e quello notturno sono uguali, giungendo i raggi solari perpendicolarmente all’asse di rotazione della Terra.

Gli equinozi occorrono a marzo e a settembre del calendario civile; insieme ai solstizi, marcano il momento di avvicendamento delle stagioni astronomiche sulla Terra”. Sarà… ma cosa c’entri con l’ozio dell’equino è una cosa che non ho mai afferrato in pieno.

Passeggiando sul canale Youtube invece, mi sono imbattuto in una puntata di Urbex rail, dal titolo: “La ferrovia svanita Rivarolo – Castellamonte” molto suggestivo che fa vedere ciò che resta di quella linea, di interesse regionale in quanto tratta finale della ferrovia Canavesana. Anche qui c’entra il cavallo, nel senso equino: la linea fu realizzata fra Settimo Torinese e Rivarolo Canavese come ippovia (tranvia a cavalli) e inaugurata ufficialmente nel 1866, poi fu prolungata nel 1877 fino a Castellamonte e dotata di una diramazione fino a Pont Canavese nel 1906.

La tratta fu soppressa nel 1986, penalizzata dalla vicinanza con una strada provinciale che per motivi regolamentari imponeva pesanti soggezioni all’esercizio. La parte più sensazionale è il percorso sotterraneo, il tunnel abbandonato sotto il parco del castello Malgrà di Rivarolo. Altra peculiarità di questa piccola linea furono gli interessi dei duchi di Genova, ramo della famiglia reale: questi, per recarsi al proprio castello ducale di Agliè utilizzavano infatti la stazione di Ozegna, che fu all’occasione arredata con una pensilina esterna e dotata di saletta di attesa riservata, soprannominata “reale”.

Ulteriore curiosità fu il materiale rotabile originario che in parte venne acquistato all’estero: due locomotive a tre assi Henschel tipo M III-4e del tipo T3 “prussiano”. Peccato per la scarsa lungimiranza turistica del Canavese!

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