Nella foto: Piero Giacosa a 24 anni, ritratto di Francesco Mosso, 1877
Nel panorama culturale e scientifico italiano a cavallo tra il XIX e il XX secolo, poche figure incarnano l’ideale dell’umanista moderno quanto Piero Giacosa. Noto spesso per essere il fratello minore del celebre drammaturgo e librettista Giuseppe Giacosa (l’autore di capolavori teatrali e dei libretti pucciniani di Tosca e Madama Butterfly), Piero visse in realtà una vita intellettuale di straordinaria autonomia. Fu un uomo capace di spaziare con disinvoltura dalla farmacologia alla letteratura, dalla pittura alla storia della medicina, fino all’impegno civile e all’alpinismo.
Nato a Parella il 4 luglio 1853, Giacosa si formò in un ambiente familiare colto, di stampo borghese e laico. Questo contesto ne stimolò fin da subito la curiosità intellettuale. La sua figura rappresenta un esempio mirabile di come la rigidità del metodo scientifico possa fondersi con la sensibilità artistica, superando la fittizia barriera che separa la cultura scientifica da quella umanistica.
L’asse portante della vita di Piero Giacosa fu la medicina. Si laureò in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Torino nel 1876, per poi perfezionare i suoi studi a Roma e in importanti centri europei (in particolare in Germania), dove apprese i metodi d’avanguardia della chimica fisiologica e della farmacologia sperimentale. Tornato in Italia, ottenne la cattedra di Farmacologia e Materia medica all’Università di Torino. In quel laboratorio portò avanti ricerche pionieristiche sulla composizione chimica dei farmaci e sui loro effetti biologici sul corpo umano.
Fu tra i primi in Italia a slegare la farmacologia dalla vecchia concezione empirica o puramente botanica, trasformandola in una disciplina rigorosa, basata sulla chimica biologica.
Il suo interesse scientifico non guardava solo al futuro, ma anche al passato. Giacosa fu un acclamato storico della scienza e della medicina. Il suo lavoro di analisi dei codici e dei manoscritti medici antichi si tradusse in importanti pubblicazioni, come lo studio Sui codici manoscritti antichi e sulla loro conservazione, Milano 1908, fondamentali per ricostruire l’evoluzione delle pratiche terapeutiche medievali e rinascimentali in Piemonte e in Italia.
Accanto ai microscopi e alle provette, Piero Giacosa nutrì costantemente una viscerale passione per le lettere. Scrisse numerosi saggi e fu un apprezzato collaboratore delle maggiori riviste dell’epoca, tra cui il Corriere della Sera, Nuova Antologia e La Lettura. I suoi articoli spaziavano dalla divulgazione scientifica alla curiosità storico-medica, fino ad ampie riflessioni sulla società del suo tempo. Come narratore, si mosse sotto la guida e l’amicizia di giganti della letteratura come Antonio Fogazzaro, a cui dedicò anche un volume biografico e critico intitolato proprio “Antonio Fogazzaro”.
Le sue doti narrative emersero chiaramente in opere come Il Gran Cimento e nella raccolta Specchi dell’enigma e altre novelle, testi in cui la precisione quasi clinica dell’osservatore si mescolava a un profondo scavo psicologico dei personaggi e a una sottile inquietudine decadente. Nel 1928, poco prima della sua scomparsa, diede alle stampe Commiato, una sorta di testamento spirituale e intellettuale che raccoglieva le sue memorie, i suoi incontri con le più alte autorità culturali e politiche dell’epoca e le sue visioni sul futuro della cultura italiana.
La poliedricità di Giacosa non si esauriva nella dicotomia tra scienza e lettere. Egli fu anche un artista visivo e un appassionato cultore dell’arte medievale. Fu allievo del celebre pittore Antonio Fontanesi, maestro del paesaggismo piemontese. Piero apprese da lui l’uso della luce e del chiaroscuro, traducendolo in dipinti che ritraevano la natura incontaminata delle sue amate montagne canavesane e valdostane.
La sua competenza estetica lo portò persino a collaborare a grandi progetti architettonici e di restauro storico. Fu un intimo collaboratore dell’architetto e restauratore Alfredo D’Andrade. Insieme al fratello Giuseppe e allo stesso D’Andrade, Piero partecipò attivamente all’ideazione e alla realizzazione del Borgo e Castello Medievale di Torino, eretto nel Parco del Valentino in occasione dell’Esposizione Generale Italiana del 1884. Piero si occupò nello specifico della consulenza storica e scientifica, curando dettagli filologici sull’arredamento, la vita quotidiana e perfino le antiche officine farmaceutiche e botaniche riprodotte nel complesso.
Infine, la montagna non fu solo un soggetto da dipingere, ma una palestra di vita. Fu un grande camminatore e alpinista, vedendo nelle vette alpine lo spazio ideale per temprare il corpo e lo spirito, unendo la curiosità del botanico alla sfida fisica dell’esploratore.
Piero Giacosa si spense a Torino il 17 ottobre 1928, pochi mesi dopo essere stato nominato Socio Corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino.
Nonostante la rilevanza dei suoi lasciti scientifici e culturali, oggi la figura di Piero Giacosa è ingiustamente parzialmente dimenticata, spesso oscurata dalla fama monumentale del
fratello Giuseppe.
Tuttavia, la sua eredità intellettuale rimane straordinariamente attuale. In un’epoca contemporanea dominata da una precoce ed estrema specializzazione dei saperi, Piero Giacosa ci ricorda l’importanza della trasversalità. Fu un uomo che scelse di non porre confini alla propria mente, dimostrando che un ottimo scienziato può essere, al tempo stesso, un profondo letterato e un fine artista.





