Non è la Storia a ripetersi, ma l’uomo a non imparare…

(Susanna Porrino)

Chiuso un 2020 dominato dalla crisi sanitaria e iniziato il 2021 assistendo al preoccupante affiorare di segni di debolezze interne negli scenari politici nazionali, possiamo forse dire che la più grande lezione di questa fase è la consapevolezza che non è tanto la Storia a ripetersi, quanto l’uomo ad essere sempre uguale (o quasi) a se stesso: fragile ed esposto alle disgrazie naturali, spaventato all’idea della morte, incapace (oltre certi limiti) di controllare razionalmente le proprie azioni e quelle dei propri simili.

Molti degli scenari che ci troviamo di fronte appaiono come una replica quasi esatta di circostanze già verificatesi nel passato, e di cui dunque possiamo prevedere, almeno in una certa misura, le conseguenze. Eppure, sembriamo volere ostinatamente continuare a muoverci nell’inconsapevolezza e nell’impulsività cieca di chi non ha basi né conoscenze su cui fondare le proprie azioni o le proprie scelte.

Le “non-scelte” che si stanno compiendo (non solo relativamente all’emergenza sanitaria e alle criticità della situazione politica, ma anche a tutte le questioni lasciate in sospeso per via dell’incombenza attuale, prima fra tutte la crisi ambientale) stanno provocando, oggi come ieri, dei solchi che vengono colmati dalla violenza e dall’impazienza delle folle.

Stiamo assistendo all’incrinarsi graduale di una bolla occidentale che credevamo, seppur con i suoi limiti, perfetta e immune alle sfortune dei nostri antenati, ormai considerati protagonisti di una storia buia che per lungo tempo non abbiamo saputo prendere sufficientemente sul serio.

L’uomo ha ben radicata in sé la tendenza a disconoscersi, e proprio il mancato confronto con se stesso ha provocato la maggior parte dei suoi errori. Ogni epoca ha saputo ribellarsi alla precedente, convinta di aver appreso la chiave per il successo, per poi scoprirsi nuovamente responsabile della ripetizione dei medesimi meccanismi.

Così come ogni popolo ha saputo ribellarsi alle nazioni più lontane, convinto che le differenze sapessero sovrastare in maniera così significativa le somiglianze.

Uno dei più importanti incontri della storia tra due società tra loro estranee e diverse, quella europea e quella nativo-americana, si è non a caso concluso con un genocidio indiscriminato: di fronte a quel popolo diviso dai conflitti interni tra le varie etnie, profondamente devoto alle proprie forme di religiosità (che non escludevano il ricorso ai sacrifici umani) e fondato su un’economia primitiva, neanche gli europei più illuminati e moderni furono in grado di scorgere il riflesso vago e sfocato di un’Europa ancora profondamente rurale, analogamente scossa da un clima di continue guerre e tensioni tra gli Stati, e impregnata dei caratteri estremamente superstiziosi di un cristianesimo intensamente radicato, che nel primo Cinquecento avrebbe alimentato la feroce caccia alle streghe e alle eresie.

Ciò che ci appare degno di rimprovero è più facilmente criticabile se classificato come radicalmente diverso e lontano da noi; come era più facile accusare di inciviltà una cultura che replicava le nostre stesse strutture mentali in circostanze e condizioni diverse, allo stesso modo ci è sembrato forse più semplice e rassicurante allontanare il pensiero delle disgrazie e delle tragedie del passato con l’idea di una storia che inevitabilmente ripete se stessa, piuttosto che attribuirci la piena responsabilità per i ciclici errori da cui per lungo tempo non abbiamo saputo apprendere nulla e per gli errori che, in futuro, potremmo ripetere.

Il clima di impazienza e tensione in cui siamo sempre più immersi rischia di spingerci gradualmente verso direzioni da cui la stessa Storia ci ha invece messo in guardia più di una volta.

Oggi più che negli anni passati abbiamo bisogno della consapevolezza che l’irrazionalità e la violenza non sono la chiave per risolvere le criticità e i conflitti, ma solo il motore per aumentarli; e che, se all’uomo non è conferito il potere di controllo su ogni aspetto della realtà, egli ha però nelle proprie mani il potere sulle proprie scelte e sulle proprie decisioni, nonché sulle conseguenze che da esse discenderanno.

Esegui l'accesso per Commentare