Non è un paese per vecchi

(Graziella Cortese)

Quando ai fratelli Coen capitò di leggere il romanzo di Corman McCarthy e il soggetto proposto dal produttore Scott Rudin, pensarono subito che quel materiale dovesse trasformarsi in un film. L’operazione non era semplice, ma i due registi ne offrirono una versione innovativa, partendo dalla tradizione del loro cinema raffinato.

Nel territorio desertico tra Texas e Messico, il giovane Llewelin Moss sta andando a caccia di antilopi…

Nel suo girovagare si trova di fronte, con sgomento, un mucchio di cadaveri: i resti di un regolamento di conti fra trafficanti di droga; ma poco distante trova anche una valigetta misteriosa che contiene incredibilmente due milioni di dollari.

Moss è un uomo onesto, reduce del Vietnam, ma le immagini della sua vita all’interno di una roulotte con la giovane compagna gli passano di fronte: decide di portare con sé il bottino, senza immaginare gli incredibili eventi a cui andrà incontro. Si scatenano infatti dietro di lui vari inseguitori, tra cui diversi narcotrafficanti e il temibile e feroce sicario Anton Chigurh, un vero e proprio psicopatico…

L’America della pellicola è ancora una terra di frontiera, un po’ western e un po’ nostalgica, ma è una nazione profondamente ferita nei valori, con una società incattivita, priva di virtù e scrupoli morali.

Javier Bardem ci regala un memorabile personaggio cattivo e terribilmente spietato. E quando il cinema ha gli ingredienti per diventare leggenda, si moltiplicano le imitazioni, i tagli, le aggiunte. La voce narrante e riflessiva della storia è quella dello sceriffo Ed Tom Bell che pensa al senso di giustizia perduto: “I guai cominciano quando si inizia a passare sopra alla maleducazione. Quando non si sente più dire Grazie e Per Favore, vuol dire che la fine è vicina”.

Il titolo del film, così spesso utilizzato e indelebilmente unito al triste momento che stiamo vivendo, è tratto dal verso di una poesia di William Butler Yeats.

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