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sabato 21 Febbraio 2026

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PAROLA DI DIO – Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA
Prima Lettura
Dal libro della Gènesi
Gen 2,7-9; 3,1-7
Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 50 (51)
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.
Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,12-19
Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.
Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.
Parola di Dio.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4,1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Commento a cura della Prof.ssa Acide Elisabetta
 
“Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…” (seconda lettura). San Paolo rende con un lucido ragionamento la “risposta” a quelle domande che ancora attanagliano l’uomo, il “destino” che attende l’umanità: vita-morte, ma “apre” alla speranza: Cristo ha “liberato” e “salvato”: “…se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti”.
Il dono di Cristo rende “giusti” davanti a Dio e dona la grazia.
L’obbedienza “salva” dalla disobbedienza.
Ecco qui… ed inizia la storia.
Siamo in quello che viene chiamato “secondo racconto di creazione” (prima lettura), anche se precede temporalmente la scrittura del capitolo primo.Se al capitolo primo abbiamo un testo “liturgico-celebrativo”, qui abbiamo un testo racconto-narrativo.
Una narrazione nel deserto, che richiama quella “esperienza” del popolo di Israele, quella “chiamata” alla vita, alla “nascita” e “rinascita”. Dio chiama l’uomo all’esistenza, plasmandolo dalla terra: (‘adamah), “uomo”. Esperienza “di terra”, di “elementi”, di “composizione” e de-composizione: l’uomo chiamato dalla terra ritornerà alla terra.
Un Dio vasaio (plasmò),anestesista (addormentò), chirurgo (prese una costola),organizzatore (pose, condusse), giardiniere (piantò), sarto (fece dei vestiti), anche se i versetti nella prima lettura di oggi non compaiono, sappiamo le numerose azioni premurose compiute a Dio per l’uomo in quel giardino.Un Dio che “compie azioni” al pari di un uomo.
Ma Dio soffierà nelle sue narici un alito di vita e l’uomo diventa un “essere” (nephesh, anima) “vivente” (v. 7b); essere animato che riceve da Dio il dono della vita.
Dio è Dio, “soffia” , compie quell’azione mirabile verso l’uomo e la donna.
Dona la vita oltre che l’esistenza.
Dio “chiama” a Lui.
E Dio pone l’uomo nel “giardino di Eden” (gan-be’Eden), ad oriente (rispetto alla loro collocazione in quella terra che abitano) con quei due “alberi”: quello “della vita” e quello della “conoscenza del bene e del male”.
Dio pensa a tutto ed a tutti…
La relazione dell’uomo con i suoi simili, con il mondo, con Dio.
Il “luogo/giardino delle delizie” (Eden), quel luogo la cui tradizione del LXX rende con “paradeison”, che sta a caratterizzare una “riserva reale” di caccia e di piacere; termine da cui deriverà l’espressione “paradiso terrestre”.
Aveva dato un “ordine” Dio, non troppi divieti, uno solo: “non mangiare di quell’albero…”.
Non è una “proibizione gravosa”…
Un solo albero…
Eppure…
Entra in scena il serpente.
Il “tentatore”… l’animale “strisciante”, “astuto”… (solo con Sap 2,24 sarà identificato con il diavolo: “Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono”).
Lo sa fare bene il suo “mestiere” il serpente, è astuto, più di “tutti gli animali selvatici”… insinua, tenta,corrompe,spiega ed interpreta…
Resiste la donna, ha sentito bene il comando di Dio: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare”… ma che cosa sarà mai? Si può “mangiare e toccare” un sacco di altre cose, quello no.
La donna aveva “inteso”, “interiorizzato” il comando, la voce di Dio è stata chiara, non ha lasciato dubbi: “Non dovete…” solo quello.
La donna “sapeva” bene: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare”. Tutti i frutti… solo uno, uno solo non si può né mangiare né toccare…
E il giardino è pieno di delizie, è ricco di prelibatezze, è gioia per gli occhi ed il palato.
Ma il  “più astuto di tutti gli animali selvatici”, è suadente… argomenta, convince, pone il dubbio, mette in discussione…
Dio aveva posto un “divieto” come “protezione”, ma il serpente insinua… Dio sa… “svegliati donna”… pensa bene alle sue parole…
Il dubbio del bene.
Il serpente insinua il dubbio di Dio e della sua  iniziativa salvifica.
“Sarete come lui”, “vi si apriranno gli occhi”, “conoscerete il bene e il male”: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».
“Come Dio…”
Forse la donna ha anche “interpretato” in modo molto rigoroso… “neppure toccare”… forse Dio aveva solo detto “non mangiare”… ma il suo “rigore”, la sua “obbedienza” è apparente…
E il serpente lo sa bene…
La tentazione dell’invidia, della presunzione, dell’essere come Dio… La “sfiducia” in Dio e il volere essere “come lui”, l’autosufficienza dell’uomo…oltre il “limite”, senza “il limite”.
Il serpente sa come sottoporre alla prova… ecco la tentazione.
La scelta di “accogliere” o “rifiutare” Dio e le sue parole.
La donna è “sola”, guarda quel frutto così bello, appetibile, seducente, “proibito”… pensa… forse Dio mi ha “ingannata” se è vero che non morirò… Dio “geloso” e “despota” che vuole “trattenere” per sé la conoscenza… allora mi “metto alla prova”… e decide…
La donna “vide”…” prese del suo frutto e ne mangiò”.
Gli occhi della bramosia, che fanno “vedere” ciò che non c’è.
La donna vede, prende, mangia… l’inganno diventa azione.
Ed a sua volta diventa “tentatrice”… la “sete” di sapienza, l’”invidia” del dominio, il desiderio del “come”…
E l’uomo mangia… neppure obietta… sifida…
Lo sappiamo, ma è bene ogni tanto ricordarlo… non è una “mela”, ma un “frutto”, generico, in ebraico peri.
L’uomo non si fida di Dio ma del suo “simile”.
“Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture”.
Allora… troppo tardi.
La relazione è rotta.
Il divieto infranto.
Il male compiuto.
Il peccato è entrato nel mondo.
La “consapevolezza” della nudità che mi “fa vedere”. Prima guardo ma non “vedo”, ora “vedo” e divento “consapevole”.
Nulla sarà più come prima.
Il peccato stra-volge la mia visione, la mia percezione della realtà e delle cose, della relazione…
Ri-volgo gli occhi su di me e mi “vedo”, non come mi vedevo, ma come “sono”.
Ri-volgo quegli occhi che non sono stati capaci di “vedere” con chiarezza né l’altro né Dio.
Il male non è da Dio.
“Si accorsero di essere nudi”…”intrecciarono”…
Gli “occhi si aprono”… vedono.
Sono “nudi”, in ebraico il termine è arom che ha una certa assonanza con arum (astuto). Le vocali che fanno la “differenza”, come ben sappiamo nella lettura dell’ebraico lingua semitica consonantica.
Astuto e intelligente, che di per sé (e lo leggiamo anche in numerosi testi dell’Antico Testamento cfr. Pr 14,8) sarebbe una “qualità”.
Astuto era il serpente… loro per presunzione e disobbedienza si ritrovano “nudi”, “privi”, “senza”. Senza nulla, senza “vestiti”, senza “protezione”, senza “maschere”.
L’astuzia del più astuto li ha ingannati.
Allora, forse, dovremmo “interpretare” il testo cambiando le vocali: il serpente era la più “nuda” tra le bestie…
Animale “nudo”: animale che non ha “timore di Dio”, che è “nudo” nel senso che è privo di amore, riflesso dell’Amore del creatore.
Uomo e donna erano già prima “nudi”, eppure non ne avevano “percezione”, perché “vedevano” con quegli occhi che Dio aveva dato a “sua immagine e somiglianza”.
Non è un problema la “nudità”, anche prima lo erano, ma ora “vedono”, si “accorgono” di esserlo.
Non è un problema la “mancanza”, me è la percezione che io ne ho.
Non è un problema la nudità, lo è la “vergogna”.
Mi “vergogno” di quello  che sono diventato, non di quello che sono.
Mi vergogno perché ho voluto essere “come Dio”, ho voluto “essere dio”, ho sostituito l’ io a Dio.
Mi “vergogno” della mia poca fede.
Mi “vergogno” di stare davanti a Dio perché non ho capito il mio bisogno di relazione con Lui.
Mi vergogno perché ora mi “vedo” come Dio mi sta vedendo, come “penso” che Dio mi veda con i miei occhi e non con i suoi.
Dio non mi vuole “dipendente”, mi vuole “libero”.
Non è un problema la mia fragilità, la mia nudità, ma la mia “sfiducia”, il mio desiderio di “fare a meno”, la mia presunzione.
Se ho bisogno di “coprirmi” con le foglie di fico tenute su da cinture, allora non “vedo” Dio.
Mi copro perché sono diventato incapace di vedere il volto bello e misericordioso di Dio, di quella relazione con Lui che non mi faceva vedere la mia “fragilità”, perché nei suoi occhi vedevo ciò che lui vedeva in me, oltre il peccato e le fragilità.
E dall’Eden al deserto (Vangelo), ma non è il “serpente” che qui “spinge” Gesù, è lo Spirito.
Gesù nel “luogo” della storia del popolo.
Gesù “spinto” in quel “luogo”…
Gesù “spinto” dallo Spirito… quel “vento che soffia dove vuole”. E lo vuole lì, nel deserto, sapendo che avrà un “incontro”… lo stesso incontro che ha avuto quella donna nel “giardino delle delizie”.
Non “abita” il deserto il diavolo, ma sa che lì è stato “spinto” dallo Spirito, Gesù e va, lo cerca e lo trova.
Lo Spirito “spinge”, perché sa che non è un “luogo” l’aridità, è una “condizione”. Non è il deserto che fa “abitare” la tentazione, ma è la “condizione del cuore”.
Lo Spirito dopo il battesimo, lo “spinge”, perché sa che il cuore di Gesù non è un deserto.
Il cuore che subisce le seduzioni, gli inganni, le illusioni, i miraggi… non è il cuore di Gesù.Il suo è un “cuore libero”, un “cuore puro”, un “cuore che non conosce menzogna”, il “cuore del Figlio nel quale Dio ha trovato il Suo compiacimento”.
Gesù per “quaranta giorni e quaranta notti”…
Gesù rievoca con la sua permanenza nel deserto il “tempo della prova” del popolo: (cfr. Gn 7,4; Dt 9, 25;  Es 24, 18; 1 Re 19, 8;Nm 14, 34).
“Vive la prova”, ma con il “cuore abitato” dalla grazia di Dio, ricevuta con il battesimo.
Lo Spirito che è disceso, che lo ha sospinto…
Lo Spirito lo “trasporta”… sulle ali di quel vento…
E lo deposita sulla sabbia infuocata, sulle rocce che da lontano sembrano pane, su promontori ripidi e desolati.
E Gesù trova “compagnia”, non una “gradita compagnia”,  non una “compagnia cercata”, ma una “compagnia” che lo “mette alla prova”, che “prova” a fargli vedere ciò che sa fare, che prova a mettere alla prova la sua astuzia…
Ma Gesù non ha il deserto nel cuore.
L’astuto ci prova… ma Gesù ha nel cuore la Parola di Dio… ha nel cuore la vittoria di ogni tentazione.
Astuto? Banale…
Considera l’uomo, non Dio.
Lo “tenta” con ciò con cui può tentare l’uomo (con ciò di cui che è stato tentato quel popolo nel deserto): bisogno materiale (fame, cibo, come quella fame del deserto quando chiesero da mangiare e ricevettero manna e quaglie dopo aver provato la fame (Es 16,);  la messa alla prova di Dio con  il ricordo dell’episodio di Massa e Meriba e la sofferenza da parte del popolo della sete (Es 17,1-7) nel pinnacolo del Tempio, luogo della presenza di Dio,in quello strapiombo verso il Cedron, e il desiderio di adorazione che ricorda la costruzione del vitello d’oro di (Es 32) e l’episodio sul monte Nebo, quando dall’alto Mosè “vede” quella terra che Dio aveva promesso (Dt 34): basta poco: prostrati e avrai… adorami e tutto sarà tuo…
Già tutto visto… l’inganno dell’astuzia… l’interpretazione distorta della realtà (Gen 3,1-7).
Ma Gesù non è solo “uomo”, è l’uomo della Parola: e risponde con la Parola: Dt 8,3 ; Dt 6,16; Dt 6,13.
Tentazione e risposta.
Non ha “studiato” Gesù per rispondere bene, non aveva le risposte “suggerite” dal Padre o “spifferate” nell’orecchio dallo Spirito… non si è fatto i bigliettini per copiare e rispondere in modo corretto…
Gesù ha la Parola di Dio.
Gesù ha Dio.
Gesù è Parola di Dio.
La Parola che abita il cuore dell’uomo, non perché la ricorda a memoria, ma perché è vita, è nutrimento, è consolazione, è sostegno.
Le azioni del diavolo nel deserto, ci raccontano le “tentazioni” a cui anche noi siamo sottoposti: il bisogno di “assolutizzare” i nostri bisogni, di renderli indispensabili, di pensare di non poterne fare a meno: il più del necessario per soddisfare la fame, il bisogno di affermazione, di potere, di ricchezza, di prestigio, della stra-ordinarietà a tutti i costi, la mancanza del “senso del limite”, il “se si può perché no?”, il “non si può ma a me nulla è impossibile”, il potere, l’apparire, l’avere,la gloria, la fama, la popolarità, i follower a tutti i costi, i “mi piace”, i “seguaci” nei luoghi più improbabili e nelle cose impossibili, la presenza costante di adoratori,la numerosità agli eventi, il presenzialismo, l’ebbrezza del “gradimento”… (mi fermo ma ci sarebbero davvero ancora molti esempi di tentazione).
Ma già Benedetto XVI con chiare lettere diceva: “Il nucleo di ogni tentazione, è lasciare in disparte Dio, che, a paragone con tutto ciò che sembra urgente nella nostra vita, è considerato secondario, quando non superfluo o molesto” (Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2011).
Il deserto, allora pone a tutti una domanda: ho la tentazione di “dimenticare” Dio, di “lasciarlo da parte”, di “sostituirlo” nella mia vita?
Domanda semplice, forse banale, ma domanda che credo dovremmo  con sincerità e coraggio porci ogni giorno, non solo in quaresima: quale posto Dio ha nella mia vita?
Siamo proprio sicuri sempre di “fare la volontà di Dio”?
Gesù ci ha “dato prova”, con quei piedi ben ancorati alla sabbia ed alla rocca di quel deserto, che si può.
Si può vincere la tentazione con la Parola nel cuore, con Dio nel cuore, con l’esperienza spirituale del cammino di fede.
Gesù ci ha offerto la “possibilità”: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”… io sono con voi, nel deserto, sotto la pioggia, sulla spiaggia, in cima ai monti, nella nebbia, tra la grandine e la tempesta, nella brezza sottile, nella prova  e nella tentazione …Io sono con voi.
Non solo per 40 giorni.
E dopo che lo ha “portato”, il diavolo se ne va.
In greco aphiēsin auton , che indica una “ritirata forzata”.
E il diavolo “lo lasciò”… e arrivano gli angeli.
Se ne va… e gli angeli preparano per lui la mensa… lo “servono”.
Il “servizio” che risponde ad ogni tentazione. Non accumulare ma “dare”.
Il cibo è quello “mandato dal Padre”.
Gesù è pronto: annunciare il Vangelo del Regno.
E in questo tempo di Quaresima: “Possa la bellezza del silenzio affascinare ogni credente, la Quaresima sia incontro con Gesù via, verità e vita.  Possa la forza della Parola fecondare il cuore di ogni essere umano e renderlo collaboratore della sua opera. Possa lo Spirito del Signore sostenerci nel quotidiano discernimento per trovare il senso delle azioni che compiamo, delle parole che pronunciamo.Possa la fede che professiamo essere testimonianza di fraternità generosa, di attenzione alla minorità,  di speranza tenace” (A.Augruso).
 

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 19 al 23 febbraio
CIME TEMPESTORE
Orario:  feriali 21.15; sabato 21.30; domenica 18.30-21
Sabato 21 febbraio
IL MIO VICINO TOTORO
Orario: 15.30
Dal 20 al 23 febbraio
LA GIOIA
Orario: feriali 18.30; sabato 19.15; domenica 16.30
Sabato 21 e domenica 22 febbraio
GOAT – SOGNA IN GRANDE
Orario: sabato 17.30; domenica 14.45
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 20 al 23 febbraio
CIME TEMPESTOSE
Orario: feriali 20.45; sabato 18-20.45; domenica 16-20.45
Domenica 22 febbraio
AGATA CHRISTIAN – DELITTO SULLE NEVI
Orario: 18.30
Effetto Cinema
Mercoledì 25 febbraio e giovedì 26 febbraio
FRAMMENTI DI LUCE
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 19 al 23 febbraio
LAVOREREMO DA GRANDI
Orario: feriali 21; sabato 21.30; domenica 17-21.15
Dal 20 al 23 febbraio
GOAT – SOGNA IN GRANDE
Orario: feriali 18.30; sabato 16.45; domenica 15
Sabato 21 febbraio
SCIROCCO E IL REGNO DEI VENTI
Orario: 15
Sabato 21 e domenica 22 febbraio
LE COSE NON DETTE
Orario: 19
Cineclub
Martedì 24 e giovedì 26 febbraio
GUIDA PRATICA PER INSEGNANTI
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Giovedì 19 febbraio
TRA NATURA E QUOTA-GIOVANNI STORTI SOPRAVVIVE ALLE ALPI APUANE
Orario: 21
Dal 19 al 23 febbraio
CIME TEMPESTOSE
Orario: giovedì 21; venerdì 19-21.30; sabato 16.30-21.30; domenica 15.45-21; lunedì 19
Dal 20 al 23 febbraio
LAVOREREMO DA GRANDI
Orario: venerdì 19.30; sabato e lunedì 21.30; domenica 17.30
DOMANI INTERROGO
Orario: feriali 21.30; sabato 19.15; domenica 19.30-21.30
Sabato 21 e domenica 22 febbraio
GOAT – SOGNA IN GRANDE
Orario: sabato 17; domenica 15.15
Dal 21 al 23 febbraio
AGATA CHRISTIAN – DELITTO SULLE NEVI
Orario: sab. 19.15; dom. 18.30; lun. 19

Scarlet (di Graziella Cortese)

Abbiamo seguito le avventure di Hamnet poco tempo fa, e uno spettro si aggira ancora nelle notti più buie; ma il protagonista della storia di Shakespeare così dubbioso e affascinante ha colpito anche la fantasia degli scrittori e dei cineasti orientali.
Quest’oggi ci spostiamo dal famoso studio Ghibli di Myazaki verso lo studio Chizu situato a Suginami (Tokio), fondato dal regista Mamoru Hosoda (il film di questa settimana è suo), nell’aprile del 2011 insieme al produttore Yuichiro Saito. Secondo Hosoda uno studio cinematografico di questo tipo era assolutamente necessario per poter realizzare le pellicole che aveva in mente.
La trama di “Scarlet” è in parte originale e visionaria: Medioevo in Danimarca. La principessa Scarlet è una guerriera coraggiosa e non ha paura di ciò che le accade intorno, anche se nubi nere si stagliano all’orizzonte. Suo padre, il re (che di nome fa Amleto), viene brutalmente assassinato dal fratello Claudio deciso a usurparne il trono e a sposarne la vedova. Ma la giovane principessa è decisa alla vendetta e, dopo essere stata quasi avvelenata dai suoi nemici, si risveglia all’interno di un aldilà deserto e inquietante.
È una sorta di limbo, un universo sospeso… E qui incontra un giovane, un ragazzo che proviene dal nostro mondo e che come lavoro sulla Terra fa l’infermiere, dimostrando a volte una generosità fuori del comune. La bontà e la determinazione del giovane fanno tentennare i propositi di vendetta di Scarlet; ma quando si troverà nuovamente di fronte allo zio assassino, deve decidere: avvinghiarsi nuovamente all’odio e al desiderio di vendetta, o scoprire l’esistenza di una nuova vita?
Come riporta la Commissione Cei, nel riassunto dell’opera: ”Mentre assistiamo a conflitti strazianti in tutto il mondo, crediamo che trovare l’amore e scegliere di vivere insieme, uniti, sia ciò che ci porterà verso un mondo migliore”.
SCARLET
di Mamoru Hosoda
paese: Giappone 2025
genere: animazione
voci originali: Hana Ashida, Masaki Okada, Koji Yakusho, Tokio Emoto, Munetaka Aoki
durata: 1 ora e 52 minuti
giudizio Cei: consigliabile, problematico, per dibattiti

Sequestro milionario nei confronti di un commerciante di opere d’arte di rinomati autori.

La Guardia di finanza di Torino, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese, ha eseguito un sequestro preventivo emesso dal Gip a disponibilità finanziarie per circa 1,5 milioni di euro nei confronti di un commerciante di opere d’arte torinese, indagato per i reati di “dichiarazione infedele” e “autoriciclaggio”.
L’attività d’indagine, svolta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria Torino, si è concentrata sulla ricostruzione dell’effettiva operatività dell’indagato, in particolare attraverso accertamenti bancari e finanziari, individuando conti correnti intestati ai genitori del commerciante ma dallo stesso gestiti in forza di procure speciali rilasciategli sia dal padre, residente da tempo in un altro Paese europeo, dove era peraltro deceduto nel 2020, che dalla madre (classe 1936).
Sui conti correnti in questione sono state riscontrate movimentazioni di denaro per entità incompatibili con gli esigui redditi ufficialmente dichiarati dal commerciante, che sono risultate, in ultima istanza, riferite a vendite non dichiarate di opere d’arte (soprattutto quadri di arte contemporanea, taluni dei quali di rinomati autori), avvenute anche attraverso note case d’asta.
I profitti complessivamente ottenuti mediante tale attività occultata al Fisco sono risultati pari a 3,4 milioni di euro, da cui un’IRPEF evasa di circa 1,5 milioni di euro, corrispondente al profitto del reato di “dichiarazione infedele” contestato.
È stato appurato, inoltre, che parte dell’illecito risparmio d’imposta conseguito è stato successivamente autoriciclato nella sottoscrizione presso un intermediario finanziario di polizze vita dal valore di 1 milione di euro nonché in un investimento immobiliare da 160 mila euro in una località della riviera di ponente ligure.
Il provvedimento assunto a carico dell’indagato è stato emesso durante le indagini preliminari e, pertanto, vige la presunzione di non colpevolezza sino a compiuto accertamento delle responsabilità.

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