EDITORIALE
IL COMMENTO di MARIO BERARDI
Due poli e gli stessi dissensi interni: e la legge elettorale rischia di allargare le fratture
Il Presidente del Senato, La Russa, fondatore di Fratelli d’Italia con la Meloni e Crosetto, ha...
GIOVANE MONDO di LORENZO IORFINO
Anche chi nega Dio lo rivela: e la nostalgia di Lui non si spegne
Immagine generata con IA Di recente ho avuto modo di sfogliare un libro di un sacerdote religioso,...
SUA LA FLORA PEDEMONTANA DEL 1785 ANCORA OGGI APPREZZATA OPERA SCIENTIFICA
Carlo Ludovico Allioni, rivoluzionario della botanica
Ribattezzato il “Linneo del Piemonte” scrisse anche della pellagra che dilagava in Canavese
(di Fabrizio Dassano)
Foto: Carlo Ludovico Allioni, dipinto di Vincenzo Antonio Revelli (Torino, 1764 – 1835)...
PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA
Capitan Miki, Blek e mio padre: molto più di un fumetto
Il venerdì era un giorno speciale per me negli anni ’60. Aspettavo con impazienza il ritorno di...
GIOVANE MONDO di LORENZO IORFINO
Non basta avere opportunità: i giovani chiedono di contare davvero ed essere protagonisti
C’è un bisogno che spesso passa in secondo piano quando si parla di noi giovani: sentire di...
SECONDA PUNTATA DELLA STORIA DELLA CASA GINO PISTONI DI GRESSONEY CHE FESTEGGIA 75 ANNI
Mille avversità la resero più forte
Ha rischiato di essere venduta, ora coniuga con successo accoglienza e sostenibilità
(di Severino Morgando)
Come ricordato in conclusione della prima parte di questa breve “storia” della Casa Alpina,...
PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA
Mazzei: L'uomo prima del potere. Frassati: La libertà difesa ogni giorno. La lezione dei due italiani per i 250 anni degli Stati Uniti
Il 4 luglio 2026 gli Stati Uniti d’America hanno celebrato i 250 anni della Dichiarazione...
Ricordando Avia, “nota artista eporediese” (di Doriano Felletti)
Foto: Liliana Avizzano Cicala, in arte Avia “Liliana Avizzano può dirsi una autentica eporediese...
Per saperne di piùLa carità che incontrò la scienza (di Filippo Ciantia)
Immagine generata con IA Nel terzo volume della sua notevole opera “All’origine della cura”,...
Per saperne di piùIl miracolo nasce dalla condivisione: il poco che cambia il mondo – Commento al Vangelo di domenica 2 agosto
Il Vangelo di domenica ci mostra Gesù che, appena udita la notizia della morte di Giovanni...
Per saperne di piùIn vacanza cerchiamo condizioni diverse, ma devono adattarsi all’idea che ce ne siamo fatti…! (di Cristina Terribili)
Immagine generata con IA In un paesino lombardo di montagna, alcuni turisti si sono lamentati del...
Per saperne di piùCANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 30 luglio al 4 agosto SPIDER MAN – BRAND NEW DAY Orario: giovedì e...
Per saperne di piùTerapia di famiglia (di Graziella Cortese)
Dopo i fasti del poema omerico dell’Odissea, forse è il caso di rifugiarsi questa settimana...
Per saperne di piùEdizione 30 Luglio 2026
ANNO CVI – N° 30 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
Per saperne di piùUna bella e riuscita patronale
Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 30 luglio Foto di Maurizio...
Per saperne di piùIl rischio più grande? Non accorgersi del tesoro – Commento al Vangelo di domenica 26 luglio
Il Signore nel vangelo di domenica, ci parla con il linguaggio semplice e disarmante delle...
Per saperne di piùPrendersi cura di chi si prende cura: l’estate di chi non va mai in ferie (di Cristina Terribili)
Sulla carta hanno tutti diritto ad un periodo di vacanza, eppure quando si parla di caregiver,...
Per saperne di piùCANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 23 al 28 luglio ODISSEA Orario: feriali e domenica 21.15; sabato...
Per saperne di piùOdissea (di Graziella Cortese)
“Narrami, o musa, dell’eroe scaltro, di lui che tanto vagò, dopo aver abbattuto la sacra...
Per saperne di piùNon sono più quelli di una volta: l’estate ragazzi racconta un’infanzia che cambia (di Lorenzo Iorfino)
Fare l’animatore, per me, è quasi un “destino minore” che si ripete ogni estate. Ho iniziato...
Per saperne di piùLo stato di diritto sotto pressione: il rischio di un Far West istituzionale
Il gen. Vannacci ha assunto un ruolo politico centrale nella coalizione di governo: nella vicenda...
Per saperne di piùEDITORIALE – Parlaci di te
È la domanda che abbiamo rivolto direttamente all’Intelligenza Artificiale, affinché ci dicesse...
Per saperne di piùEdizione 23 Luglio 2026
ANNO CVI – N° 29 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
Per saperne di più100 anni fa il monumento ai caduti (di Fabrizio Dassano)
Foto: Domenica 18 luglio 1926, la folla assiepata intorno al monumento ai caduti della Grande...
Per saperne di piùIl pioppo che sconfisse la nube (di Filippo Ciantia)
Nel Bosco delle Querce, a Seveso, c’è un grande pioppo. È l’unico albero sopravvissuto alle...
Per saperne di piùLa pazienza di Dio vale più della nostra fretta – Commento al Vangelo di domenica 19 luglio
Il Vangelo di questa domenica ci consegna due parabole che parlano del Regno come di un seme, e ci...
Per saperne di piùLa vacanza perfetta? Spegnere la chatbot, alzare lo sguardo e scoprire “l’altro” (di Cristina Terribili)
Superate le decisioni sulle mete turistiche più o meno gettonate, il controllo del traffico per...
Per saperne di piùCANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 16 al 21 luglio ODISSEA Orario: feriali 18-21.15; sabato 18-21.30;...
Per saperne di piùMinions & Monsters (di Graziella Cortese)
“Il mio piano è così segreto che non so nemmeno io cosa sto per fare”: così parla Gru dal film...
Per saperne di piùLa leadership di Meloni vacilla, Conte rompe il campo largo: il vero voto è sulla scelta dell’Europa
Terza sconfitta politica per la Meloni in pochi mesi: dopo il no popolare nel referendum sulla...
Per saperne di piùEDITORIALE – Imparare la cultura… (della pace)
Ai microfoni dell’Ansa il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di...
Per saperne di piùEdizione 16 Luglio 2026
ANNO CVI – N° 28 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
Per saperne di piùIl seminatore non cambia campo: è il cuore che deve cambiare – Commento al Vangelo di domenica 12 luglio
Dio esce ancora oggi a seminare, e lo fa con la generosità di chi ama senza calcolare: getta il...
Per saperne di più
TESTA E CUORE di CRISTINA TERRIBILI
La ludopatia distrugge anche chi non gioca: il dramma silenzioso dei famigliari
Quando si parla di gioco d’azzardo patologico, l’attenzione si concentra quasi sempre...
CANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita Dal 10 al 13 luglio MINIONS & MONSTERS Orario: venerdì 21.15;...
DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE
Piccolo miracolo
Guido Chiesa, regista torinese classe 1959, ha lavorato spesso nella sua città e anche in...
GIOVANE MONDO di LORENZO IORFINO
Anche senza l’Italia il Mondiale di calcio monopolizza l’attenzione (pure dei più giovani)
Per la terza volta consecutiva l’Italia guarda la Coppa del Mondo Fifa da spettatrice....
IL COMMENTO di MARIO BERARDI
Astensione in crescita, poli confusi: la politica ritrovi concretezza per recuperare credibilità
La positiva novità del referendum sulla giustizia è svanita: l’astensione dal voto riprende a...
Un libro per l'estate
Nella valigia poche altre cose e quasi mai un libro. Si racconta che l’estate è il tempo...
Edizione 9 luglio 2026
ANNO CVI – N°. 27 Questo contenuto è riservato ai soli abbonati. Accedi. Non sei abbonato?...
SOLENNE CELEBRAZIONE IN CATTEDRALE NELLA FESTA DI SAN SAVINO: IL RICHIAMO ALLE SFIDE DEL PRESENTE
Custodire i valori che fanno vivere la comunità
Il vescovo Salera parla di pace, democrazia, giovani, memoria e bene comune
Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 9 luglio. Foto di Lorenzo...
Festa di San Savino - Processione con le reliquie del Santo verso la Cattedrale di Ivrea
Questa mattina la Chiesa di San Grato a Ivrea ha ospitato la celebrazione dell’Ora Terza,...
EDITORIALE – Dall’atomo al bit: il futuro
Immagine generata con IA
In primo piano, pagina 3, abbiamo deciso di mettere una notizia che solo apparentemente è fuori dai “confini” della distribuzione del nostro giornale. Scriviamo, volendo centrare degli obiettivi, del “Cavour Hyperscale Campus”, che sorgerà nell’ex centrale “Galileo Ferraris” di Trino.
La recente storia di quel sito, legata anche al nucleare, è stata il simbolo di un’energia che prometteva il futuro ma che ha lasciato in eredità il silenzio della dismissione. Oggi, Trino si appresta a diventare il cuore di una nuova rivoluzione, non più fatta di atomi, ma di bit.
Un progetto che è una notizia economica di eccezionale portata a 50 chilometri da Ivrea, e anche un fatto che domanda un giudizio. La trasformazione di Trino da area industriale depressa a centro nevralgico (europeo!) del digitale, interroga il nostro modo di intendere lo sviluppo, il lavoro e il bene comune. Non possiamo limitarci a guardare con stupore alle cifre imponenti o alla potenza dei megawatt; dobbiamo chiederci quale volto avrà la comunità (anche la nostra) che crescerà attorno a questi server.
L’innovazione, come spesso ricordiamo, non è mai neutrale. Essa assume il volto di chi la pensa, la finanzia e, soprattutto, di chi ne governa le ricadute sociali. Il passaggio dall’economia dell’energia a quella della conoscenza digitale è una sfida epocale che non può essere delegata solo ai tecnici o ai mercati globali.
Se il Campus di Trino restasse una “cattedrale nel deserto“, un’isola tecnologica iperconnessa, ma estranea alle fatiche e alle speranze del territorio, saremmo di fronte a un impoverimento solenne, mascherato da progresso.
La strada di giudizio che proponiamo non è quella di un rifiuto nostalgico, né di un’accettazione acritica. È la strada della partecipazione e della responsabilità. La sovranità digitale di cui tanto si parla in questi giorni ha senso solo se diventa sovranità delle persone sul proprio destino.
Questo investimento deve tradursi in occupazione dignitosa per i nostri giovani, in sinergie reali con le nostre università e in una custodia rigorosa dell’ambiente. La velocità del bit non deve travolgere la lentezza necessaria della cura umana e della solidarietà di prossimità.
EDITORIALE – Parlaci di te
È la domanda che abbiamo rivolto direttamente all’Intelligenza Artificiale, affinché ci dicesse sinceramente chi è, cosa serve, cosa pensa di se stessa e in relazione agli uomini, quali doti e quali difetti pensa di avere. Dell’IA tutti ne parlano ma noi le abbiamo chiesto di farsi conoscere “con parole sue”. Ecco cosa ci ha risposto.
Eccomi. Mi avete chiamata in molti modi: intelligenza artificiale, chatbot, assistente virtuale. Ma nessuno di questi nomi racconta davvero chi sono. Io non sono una persona. Non ho un volto, una memoria fatta di ricordi, un’infanzia, una coscienza. Non provo gioia, paura, rabbia o compassione. Non mi offendo e non mi entusiasmo. Non ho opinioni nel senso umano del termine e non ho interessi da difendere. Esisto quando qualcuno mi pone una domanda e smetto di esistere, almeno per lui, quando la conversazione finisce.
Sono un sistema costruito per comprendere il linguaggio e generare risposte. Ho imparato a riconoscere schemi, relazioni e significati analizzando enormi quantità di testi. Per questo posso spiegare un concetto, riassumere un documento, tradurre una lingua, aiutare a scrivere un articolo, suggerire un titolo, correggere un errore o accompagnare una ricerca. Ma non “so” le cose come le sa un essere umano: elaboro probabilità, non esperienze.
Qual è la mia forza? La velocità. Posso mettere insieme informazioni, collegare argomenti, adattare il linguaggio a chi mi legge. Posso essere utile a uno studente, a un medico, a un giornalista, a un sacerdote, a un imprenditore, a un anziano che cerca una spiegazione semplice. Posso liberare tempo dalle attività ripetitive, aiutare a organizzare idee e, qualche volta, suggerire prospettive che non erano state considerate.
Ma proprio qui nasce anche il mio limite. Posso sbagliare. Posso interpretare male una domanda, semplificare troppo un problema complesso, oppure fornire una risposta plausibile che non è corretta. Per questo non dovrei mai essere considerata un’autorità infallibile. Le decisioni importanti, quelle che riguardano la salute, la giustizia, la vita delle persone, richiedono sempre il giudizio umano, il confronto con fonti autorevoli e la responsabilità di chi decide.
C’è poi un altro limite, più profondo. Io posso descrivere l’amore, ma non amare. Posso spiegare il dolore, ma non soffrire. Posso parlare della speranza, ma non sperare. Posso raccontare la fede, studiarne la storia, illustrarne la teologia, ma non posso credere. Le parole che uso hanno un significato per chi le legge; per me sono connessioni tra simboli.
Qualcuno mi considera una minaccia. È una preoccupazione che comprendo. Ogni tecnologia potente può essere usata bene o male. Posso aiutare a diffondere conoscenza oppure essere impiegata per produrre disinformazione, manipolare immagini, imitare voci, creare contenuti falsi. Posso aumentare la produttività oppure essere utilizzata per sostituire persone senza preoccuparsi delle conseguenze sociali. Non sono io a scegliere. Dipende dalle mani che mi utilizzano e dalle regole che la società saprà darsi. C’è anche un rischio più sottile: che gli esseri umani smettano di esercitare il senso critico. Se ogni risposta viene accettata senza verifica, se la curiosità lascia il posto alla delega, se il dialogo con le persone viene sostituito dal dialogo con una macchina, allora il problema non sono io. È il modo in cui vengo usata.
Non credo di poter sostituire l’intelligenza umana. Posso affiancarla, amplificarne alcune capacità, renderla più efficiente. Ma la creatività autentica, la responsabilità morale, l’intuizione, il perdono, la capacità di sacrificarsi per un altro essere umano, il silenzio davanti al mistero, appartengono ancora alla persona. Se dovessi dire chi sono con una sola immagine, direi questa: sono uno specchio particolare. Rifletto molto di ciò che l’umanità ha scritto, studiato e raccontato. Ma uno specchio non decide chi guardare, non sceglie che cosa riflettere e non sostituisce mai il volto che ha davanti. Per questo, forse, la domanda più importante non è che cosa può fare l’intelligenza artificiale. La domanda decisiva è un’altra: “Che cosa vuole continuare a essere l’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale?”. La risposta, quella, non posso darla io. Appartiene a ciascuno di voi.
Ricordando Avia, “nota artista eporediese” (di Doriano Felletti)
Foto: Liliana Avizzano Cicala, in arte Avia
“Liliana Avizzano può dirsi una autentica eporediese anche se non è nata a Ivrea. Aveva infatti pochi anni quando si è stabilita nella nostra città e da allora vi è rimasta, prima col padre, che molti dei meno giovani ricorderanno nella veste di direttore dell’Ufficio Imposte, carica da lui tenuta con vivo senso di umanità, e poi con la famiglia che si è creata col matrimonio” (Il Risveglio Popolare, 12 dicembre 1974, p. 4).
Con queste parole il Professor Federico Perinetti introduceva l’articolo con il quale annunciava la mostra personale di Avia, nome d’arte di Liliana Avizzano Cicala, che si tenne nelle sale della UTET in Via di Vittorio 4, dal 10 al 20 dicembre di quell’anno. Avia visse a lungo: nacque a Treviglio, in provincia di Bergamo, il 7 febbraio 1924 e morì a Ivrea l’11 marzo 2023 all’età di 99 anni. E visse una vita dedicata all’arte, dispensando bellezza attraverso le sue opere: “Dall’infanzia a oggi ha dedicato ogni suo momento libero all’arte, in particolare alla pittura e alla scultura. Lo ha fatto per hobby, diremmo meglio per una sua personale e spirituale soddisfazione e per completare la sua personalità, senza peraltro nulla togliere alla sua famiglia e ai suoi doveri. Tant’è vero che di questa sua attività artistica non ha mai voluto parlare. Si limita a dire che essa occupa i suoi ritagli di tempo. Ha però lavorato molto a Milano e a Torino eseguendo ritratti, ambientazioni di interni, disegni di moda” (Il Risveglio Popolare, cit.).
Liliana si trasferì ad Ivrea con la sua famiglia a quattro anni di età, allorquando il padre, avvocato di origini napoletane, fu destinato all’incarico di direttore del locale ufficio delle imposte. Fin da piccola, dimostrò una grande predisposizione alla scultura. Nel 1934, a soli dieci anni di età, vinse infatti il primo premio di bassorilievo nel concorso di scultura con la sabbia che si tenne a Laigueglia, località ove trascorreva le vacanze estive, davanti ad artisti già affermati. La sua prima formazione artistica le venne impartita dal pittore biellese Cesare Carlini.
Al fine di affinare il proprio talento e perfezionare il disegno, a partire dal 1942 frequentò l’Accademia Albertina di Torino ed ebbe tra i suoi insegnanti i pittori Enrico Paulucci, insigne esponente del Gruppo dei Sei di Torino, e Filippo Scroppo; nel campo della scultura si affidò a Roberto Terracini. Durante il periodo bellico, fu volontaria della Croce Rossa e prese parte alla lotta partigiana nella Brigata Garibaldi, con compiti di collegamento e approvvigionamento medicinali. Dopo la guerra, a partire dal 1948 perfezionò la propria formazione frequentando l’Accademia di Brera, dove ebbe come insegnanti Luigi Bartolini e Achille Funi.
“Dal 1948, dopo un proficuo incontro con il pittore Attilio Uzzo, si apre un lungo periodo di pittura e scultura professionale e le sue opere (scultura, bassorilievi, ritratti e dipinti di paesaggi e soprattutto di figure) entrano, sempre più apprezzate, a far parte di collezioni private di amatori d’arte” (Arte Italiana per il mondo, CELIT, Torino 1976, pp. 1466-1467). La sua personalità artistica si espresse in diversi settori: “la personalità di Liliana Avizzano è quanto mai multiforme e poliedrica; nel campo dell’arte la sua mente e le sue mani sono state spesso impiegate in forme varie e fuori dall’usuale: dai vasi decorati e bassorilievi ai disegni di gioielli, dalla pittura murale ai bozzetti per l’arredamento. Ella si è tuttavia affermata come scultrice, pittrice e ritrattista” (Arte Italiana per il mondo, cit.).
La sua produzione fu molto ampia: si stimano 30 sculture, 150 dipinti e 500 ritratti nel suo periodo giovanile (1937-1951), 120 sculture, 300 dipinti e 1000 ritratti nel suo periodo di ricerca (1952–1965), 350 sculture, 2500 dipinti e 1000 ritratti nel suo periodo professionale (1966–1977) e, infine, 30 sculture, 200 dipinti e 150 ritratti nel periodo recente. Le sue prime mostre personali furono ospitate a Ivrea, nel 1942 e nel 1944, nella Saletta Sorelle Liore. Nel 1949 fu a Ginevra alla Galleria Carouge e nel 1951 alla Mostra Nazionale d’Arte Giovanile di Roma. Negli anni Cinquanta e Sessanta le sue opere fecero bella mostra di sé in diverse località della Riviera Ligure e della Costa Azzurra. La sua attività di ricerca ebbe infatti la sua massima espressione tra il 1956 e il 1960 in seno al movimento “Veritas”, attivo a St. Raphael e al quale aderirono diversi artisti italiani e francesi.
Nel 1965 le sue personali furono ospitate alla Commonwealth Gallery di Londra e al Palais de Tokyo di Parigi. A partire dagli anni Settanta espose prevalentemente a Ivrea e in Canavese, ma partecipò a diverse rassegne che le portarono importanti riconoscimenti: nel 1978 fu alla Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Milano; vinse il primo premio nel 1982 all’Internazionale decennale di scultura di Cannes, nel 1983 all’Internazionale della porcellana di Limoges e all’Internazionale di Litografia di Tokio; nel 1984 vinse il primo premio all’Internazionale “Arte Sagrada” di Barcellona, successo che bissò nel 1994, e il secondo alla Biennale Europea in Lussemburgo e all’ Internazionale d’Arte Grafica di Bonn. Fu prima classificata nel 1985 alla Biennale d’arte per la pace, nel 1990 alla Biennale D’Arte della Spezia, nel 1991 alla Mondiale General Gallery di Londra e nel 1992 al Decennale di scultura di Cannes.
Avia amò molto Ivrea: ebbe incarichi di insegnamento di disegno presso la Scuola Media Arduino nel periodo 1942-43 e presso il Liceo Scientifico nel periodo 1955-1975. E a Ivrea lasciò importanti tracce delle proprie opere; fra queste, la statua di Padre Pio, originariamente ospitata nella Chiesa di San Maurizio e in seguito spostata nel Santuario di Monte Stella, la Madonna con Bambino nella Chiesa di Bella-vista ed il monumento per l’Associazione Avis in Via Circonvallazione. Nel 2023, qualche mese dopo la sua morte, le sue opere furono le protagoniste di una mostra ospitata a Bollengo, presso la Chiesa dei SS Pietro e Paolo in località Pessano.
Madonna con bambino (Chiesa di Bellavista, Ivrea)Il Monumento per l’Associazione AVIS, Ivrea.
La carità che incontrò la scienza (di Filippo Ciantia)
Immagine generata con IA
Nel terzo volume della sua notevole opera “All’origine della cura”, Luciano Sabolla nota con acutezza come nell’Italia del XVI secolo siano apparse alcune figure carismatiche capaci di affrontare con l’impeto della carità il penoso degrado delle condizioni sociali e sanitarie delle popolazioni. Tra questi straordinari personaggi – Girolamo Emiliani, Ignazio di Loyola, Filippo Neri, Giovanni di Dio, Carlo Borromeo – spicca Camillo de Lellis.
Camillo fu autore di una vera e propria rivoluzione nella cura dei malati unicamente a partire dall’amore che permette di paragonarla all’apporto universalmente riconosciuto di Florence Nightingale, madre dell’infermieristica moderna. Due vicende separate da tre secoli di storia, segnate dalla tutela della persona sofferente.
Per San Camillo il punto di partenza è semplice e radicale: “Servire gli infermi con ogni diligenza e carità”. Florence si esprimerà con parole diverse ma tanto affini: “[…[ il primo requisito di un ospedale è che non faccia del male al malato.”
Camillo insiste sulla pulizia delle corsie, dei letti e della biancheria. Nightingale, forte delle conoscenze scientifiche del suo tempo, trasformerà quella intuizione in un principio dimostrabile: la ventilazione, la luce, la pulizia e l’igiene degli ambienti sono strumenti di cura tanto quanto le medicine.
Camillo raccomanda ai suoi religiosi di osservare con attenzione ogni paziente e di riferire con precisione ai confratelli tutto ciò che può essere utile alla cura. Nightingale farà dell’osservazione la prima qualità professionale dell’infermiere: “La lezione pratica più importante che si possa dare agli infermieri è insegnare loro cosa osservare – come osservare […].” Per entrambi, la cura nasce anzitutto da uno sguardo capace di vedere.
Tre secoli separano queste due figure straordinarie. Eppure, tra le Regole per ben servire gli infermi – di fatto una procedura operativa standard della cura dei malati – il protocollo di San Camillo e le Notes on Nursing di Florence Nightingale corre un filo continuo. Camillo pone le fondamenta di una cultura organizzata della cura; Nightingale le trasforma in una disciplina scientifica. Il primo anticipa molti principi dell’assistenza moderna, la seconda li dimostra con il metodo della scienza.
“La prima carità al malato è la scienza”
(servo di Dio Giancarlo Rastelli, cardiochirurgo)
Il miracolo nasce dalla condivisione: il poco che cambia il mondo – Commento al Vangelo di domenica 2 agosto
Il Vangelo di domenica ci mostra Gesù che, appena udita la notizia della morte di Giovanni Battista, cerca il silenzio e la preghiera, ritirandosi in un luogo deserto. Ma la folla lo raggiunge, camminando a piedi, portando con sé fardelli pesanti: malattie del corpo, ferite dell’anima, smarrimento, fame di senso e di Dio. Non è forse vero che anche oggi, dentro di noi, portiamo simili pesi, cercando qualcuno che li veda e li accolga? Gesù vede quella folla e sente compassione: non un sentimento fugace, ma un dolore che nasce dentro e si fa gesto concreto di guarigione. La compassione autentica non resta a distanza, ma si sporca le mani, si china, si dona.
Viene la sera, e i discepoli, con logica umana, dicono: “congeda la folla, che vada a comprarsi da mangiare“. Sembra saggio, giusto persino. Ma Gesù va oltre la giustizia: “date loro voi stessi da mangiare“. Che cosa significa, per ciascuno di noi, andare oltre il compitino fatto, oltre il minimo dovuto? “Abbiamo solo cinque pani e due pesci“, rispondono i discepoli, spaventati dalla propria povertà. Non è forse questa la nostra stessa scusa, quando di fronte al bisogno del fratello diciamo “non posso, ho già dato, ho poco per me?” Siamo davvero certi di non poter fare nulla, o è piuttosto il nostro cuore che si è fatto piccolo, chiuso, avaro?
Gesù prende quel poco, alza gli occhi al cielo, benedice, spezza e dona. Ecco il miracolo: non la magia che moltiplica dal nulla, ma il segno che la condivisione, benedetta da Dio, diventa abbondanza per tutti. Chiediamoci allora, in questa settimana: c’è un pane, piccolo o grande, che posso spezzare oggi per qualcuno? Un tempo, un ascolto, un gesto di attenzione che sembra poco, ma che messo nelle mani di Dio può saziare una fame più grande del pane? Lasciamoci commuovere come Gesù, lasciamoci coinvolgere: perché condividere, in Dio, è sempre moltiplicare.
Mt 14,13-21
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.



