Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

venerdì 8 Maggio 2026

Reale mutua
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EDITORIALE

Non sono solo parole

Immagine generata con IA Le querele avviate dalla sindaca di Genova contro chi l’ha insultata sui...

APRILE 1866: L’INAUGURAZIONE DEL CANALE IRRIGUO LUNGO 85 CHILOMETRI, DA CHIVASSO A GALLIATE

Il “canale Cavour”… nonostante Cavour

160 anni fa entrava in servizio la grandiosa opera idraulica, realizzata in appena 3 anni (di Doriano Felletti e Fabrizio Dassano)

Con 320.000 euro, Regione Piemonte ha annunciato uno stanziamento per lavori di somma urgenza su...

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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

The drama

Ma oggi la scuola è un ambiente sano? Verrebbe da rispondere: sì certo… È il luogo dove...

8xmille - AL VIA LA CAMPAGNA PROMOZIONALE PER INDICARE LA SCELTA NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Una firma che vale “più di quanto credi”

L’8xmille alla Chiesa Cattolica: è più di quanto credi. Sostiene migliaia di iniziative in Italia e nel mondo

Anche quest’anno è iniziata la campagna della Chiesa cattolica per una firma nell’ambito...

EDITORIALE

Parole e fratture

Non è solo una questione di parole fuori luogo, ma una frattura crescente nel modo in cui...

La firma è un gesto sinodale

ROMA – L’arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, monsignor Erio Castellucci, è vicepresidente della CEI e presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale. Proprio nell’ottica di questo percorso di comunione delle Chiese che sono in Italia, in quest’intervista a cura di Stefano Proietti analizza punti di forza e criticità del sistema dell’8xmille, che ha appena compiuto 40 anni.
Monsignor Castellucci, le Chiese che sono in Italia stanno vivendo il Cammino sinodale, in cui le è stato affidato il compito di presiedere il Comitato nazionale. In questa prospettiva, che significato assume il gesto della firma per l’8xmille?
La firma per l’8xmille è in sé un “gesto sinodale”: chi si sente partecipe della vita della Chiesa certamente firma. Talvolta sento dire da alcuni cattolici – perfino da persone che rivestono un ministero – che non firmano per protesta, ma sono casi che richiederebbero un’analisi a parte. Anzi, sappiamo che firmano anche molti che non si dicono praticanti né credenti, sostenendo la Chiesa e riconoscendo il valore delle sue iniziative in favore della società. Il Cammino sinodale, voluto da papa Francesco e portato avanti da papa Leone, si muove proprio in questa direzione “inclusiva”: cercando cioè di superare barriere verticali che definiscono troppo rigidamente l’appartenenza ecclesiale e creando spazi di collaborazione, confronto e reciproco arricchimento. La firma per l’8xmille equivale a una sinodalità vissuta.
Il sistema dell’8xmille ha compiuto 40 anni. Dal suo punto di osservazione, a che punto sono le nostre comunità nella consapevolezza di questo strumento e di quello delle offerte deducibili?
Il costante aggiornamento che i responsabili del Sovvenire e dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero offrono nelle assemblee della Cei mostra aspetti incoraggianti e altri preoccupanti. Tra i primi: la tenuta del sistema in termini di entrate complessive; alcune esperienza-pilota, in parrocchie e diocesi particolarmente attente e virtuose; la trasparenza con cui viene rendicontato l’uso dei fondi; l’efficace campagna annuale di sensibilizzazione nazionale. Tra i secondi: il calo del numero di firmatari; la scarsa sensibilità di molte comunità, che preferiscono ragionare in termini esclusivamente “locali”; il drenaggio di una consistente parte delle offerte pervenute verso gli Istituti diocesani sostentamento clero, alcuni dei quali riescono a coprire solo una piccola parte dei bisogni, anche a causa di una gestione poco efficiente del patrimonio o di una sua scarsa consistenza.
Negli ultimi 25 anni abbiamo assistito a un graduale calo della percentuale di chi firma per la Chiesa cattolica. Le cause sono molte e non facilmente sintetizzabili: qual è, a suo avviso, la prima conseguenza da trarre dalla fatica di questo percorso?
Non so se sia la prima, ma di certo una conseguenza da trarre riguarda la necessità di incentivare e rendere ancora più efficace l’informazione. Sappiamo che, anche per un uso distorto dei social, la Chiesa è sempre più nel mirino dei “leoni da tastiera”: si pensi agli importi che la rete attribuisce allo “stipendio” di preti e vescovi, cioè il doppio di quello che è in realtà; e molti ci credono. Pochissimi vanno a documentarsi sull’uso effettivo delle risorse che la Chiesa riceve attraverso l’8xmille e le offerte deducibili, benché sia facile farlo nei siti appositi. Le diocesi, poi, e di conseguenza le parrocchie, talvolta sottovalutano l’importanza della campagna per le firme.
Come si possono rendere le comunità ancora più protagoniste dell’attenzione che attraverso l’8xmille la Chiesa rivolge a tante realtà sul territorio?
Innanzitutto, mostrando le opere che vengono portate avanti e insistendo di più sul far conoscere “in loco” i risultati ottenuti.
A volte le notizie compaiono solo su giornali e siti diocesani e non su quelli “laici”. Uno strumento anche cartaceo (o scaricabile) snello, che annualmente renda conto dell’operato e che sia distribuito nelle parrocchie per la Giornata di sensibilizzazione potrebbe essere utile. So che ce ne sono tanti e che sarebbe facile scaricarli dalla rete ma tante persone, specialmente anziane, non lo fanno. Anche un piccolo dépliant sui progetti internazionali può essere importante.
Che cosa si sentirebbe di dire ai contribuenti italiani che stanno per decidere per chi firmare nella scelta della destinazione dell’8xmille?
Direi che con un piccolo gesto, che non costa nulla, si può contribuire “sinodalmente” alla crescita delle nostre comunità cristiane e civili, al sostentamento dei pastori e alla cura di tante persone che, nel mondo, hanno bisogno di assistenza e promozione.
Per ogni informazione, basta visitare il sito:
www.8xmille.it/come-firmare

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 7 all’11 maggio
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: giovedì 21.15; feriali 18.30-21.15; sabato 18.30-21.30; domenica 15-17.15-21.30
Sabato 9 e domenica 10 maggio
MICHAEL
Orario: sabato 16.30; domenica 19.15
Martedì 12 e mercoledì 13 maggio
MILLENIUM ACTRESS
Orario: martedì 18.30; mercoledì 21.15
Due Città al Cinema
Martedì 12 maggio
DIVINE COMEDY
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dall’8 all’11 maggio
ILLUSIONE
Orario: 19; domenica 16.30-19
MICHAEL
Orario: 21; sabato 16.30-21
Martedì 12 maggio
LA BALIA
Orario: 18-21
Effetto Cinema
Mercoledì 13 e giovedì 14 maggio
LA DIVINA DI FRANCIA
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 7 all’11 maggio
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: giovedì 21; venerdì e sabato 16.30-19-21.30; domenica 21.15; lunedì 18.30
Cineclub
Martedì 12 e giovedì 14 maggio
IL PROFESSORE E IL PINGUINO
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Giovedì 7 maggio
WILD DAYS
Orario: 21
Dal 7 all’11 maggio
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: giovedì 21; feriali 19-21.30; sabato 16.30-19-21.30; domenica 16-18.30-21
Dall’8 all’11 maggio
MICHAEL
Orario: feriali 21.30; sabato 19-21.30; domenica 18-21
PECORE SOTTO COPERTURA
Orario: feriali 19; sabato 16.30; domenica 15.30

Il diavolo veste Prada 2 (di Graziella Cortese)

Profumi e scarpe con il tacco: i simboli della moda e di una pellicola che pare parlare soprattutto di questo, in realtà riservano qualche sorpresa. Sono passati 20 anni dalle avventure di Miranda Priestly (Meryl Streep), la dispotica direttrice di Runway, leggendaria rivista patinata di alta moda, ma tutto pare come nei corsi e ricorsi storici: stessi interpreti e successo del film assicurato.
New York, oggi.
La carta stampata è in crisi, i giornali faticano a sopravvivere, Internet e l’intelligenza artificiale hanno messo a dura prova le testate giornalistiche. Andy Sachs, che è diventata una giornalista affermata, viene a sapere che tutto il personale della redazione dove lavora è stato licenziato in tronco.
Che succede? Come resistere a questa ondata malevola? Ed è proprio in quel momento che riceve un’offerta inaspettata: è ancora la rivista Runway che ha bisogno di lei, nuovamente le toccherebbe lavorare per la temibile direttrice che aveva conosciuto molti anni prima.
Il nuovo incontro non è dettato da nostalgia, ma da necessità economiche. Le capacità di Andy si rivelano efficaci quando riesce ad avviare trattative con marchi importanti come Dior e intervistare personalità di primo piano nel mondo della moda…
Nigel, il braccio destro di Miranda, apprezza le doti di Andy e durante la Milano Fashion Week organizza un grande evento celebrativo con un’ospite d’eccezione: Lady Gaga. Lustrini dorati e stelle filanti si moltiplicano: è un mondo dove apparenza (e sfarzo) hanno un ruolo da protagonisti. Quando torna in America, Andy è pronta a recuperare alcuni tra i legami perduti: deve rivedere vecchi colleghi della redazione, il suo ex fidanzato Peter, l’amica Emily che aveva perso per un tratto di strada…
Quello descritto dal film è un mondo che ci appare per certi versi lontano, ma che i nuovi mezzi a disposizione rendono invece particolarmente vicino.
Il diavolo veste Prada 2
di David Frankel
paese: Usa 2026
genere: commedia drammatica
interpreti: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci, Justin Theroux, Kenneth Branagh
durata: 1 ora e 59 minuti
giudizio Cei: consigliabile, brillante, dibattiti

Non solo servizio: perché il volontariato oggi è scelta di crescita, fede e appartenenza (di Lorenzo Iorfino)

Il volontariato è sempre stato per me una dimensione centrale: ogni volta che intuivo un’occasione di crescita o incontravo realtà in cui credevo, donare tempo e competenze diventava un onore.
Vivo in un collegio universitario immerso in una parrocchia, luogo di passaggio e formazione dove la vita scorre quasi invisibile. Poi arrivano i centri estivi: bambini, preadolescenti, famiglie riempiono cortili e palestre, e i collegiali smettono di essere ospiti per diventare animatori, educatori, adulti in formazione. Guidano, sorvegliano, giocano, accompagnano; a volte pregano con il cappellano, a volte ascoltano un bambino imbronciato, sempre tra responsabilità e fragilità.
Le storie di crescita sono molte. C’è chi arriva timido, quasi per dovere, e a luglio si scopre capace di coordinare gruppi, mediare piccoli conflitti, custodire relazioni. C’è chi ha perfino trovato l’amore.
Si comprende che quel tempo donato vale più di un compenso: ridere con un bambino diventa impegno serio, ascoltare un ragazzo esperienza di servizio, condividere la stanchezza serale con altri volontari anticipazione di una comunità adulta. Nel 2023 in Italia circa 9 persone su 100 sopra i 15 anni hanno fatto volontariato: quasi 5 milioni di italiani, con una lieve flessione rispetto al recente passato ma una comunque forte presenza nei settori sociale, ambientale e ricreativo-culturale. Il volontariato organizzato cresce soprattutto nel sociale e nella protezione civile, oltre che in ambiente e cultura, mentre gli under 35 sono circa un volontario su quattro.
Nel mondo Caritas oltre 80 mila volontari sono impegnati stabilmente: più di 60mila in parrocchia e circa 20mila a livello diocesano. Quasi quattro su cinque lo fanno per essere utili agli altri, circa la metà per coerenza con la fede, mentre le motivazioni legate a carriera o crediti restano minoritarie.
Tra i giovani fra i 14 e i 35 anni è per fortuna ancora vivo questo splendido desiderio di utilità sociale; per circa un quarto di loro è decisiva la fede, mentre molti cercano crescita, relazioni e appartenenza, con attenzione a ambiente, pace e diritti umani. Insomma, quel che conta è non stare con le mani in mano. Che poi siano contesti parrocchiali o meno, questi spazi restano luoghi in cui la gratuità può far germogliare profonda ricchezza del cuore. E e se poi lo si fa per essere strumenti operativi nelle mani di Dio, tanto meglio.

Sorpasso del campo largo in cerca di una guida, il destra-centro arretra e paga l’effetto Trump

Per la prima volta, dopo le politiche del 2022, i sondaggi più autorevoli registrano una piccola svolta: il destra-centro scende sotto il “campo largo”, sia nella formazione attuale (FdI, Forza Italia, Lega, Moderati al 42% contro il 46.6% del centro-sinistra), sia con l’ultra-destra del gen. Vannacci (46.1%, ma con l’incognita dei berlusconiani che non accettano l’intesa con i filo-Putin).
L’autorevole sondaggista del “Corriere” Nando Pagnoncelli sottolinea la novità, che conferma il segnale del referendum, e non esclude ulteriori cambiamenti prima delle politiche del 2027. Le guerre interminabili, le drammatiche crisi umanitarie, il caos mondiale con gravi ripercussioni economiche e sociali hanno mutato il contesto politico, sociale, religioso (pensiamo alle incredibili ingiurie della Casa Bianca contro il Papa, apostolo della pace). Il destra-centro paga l’iniziale sostegno a Trump: il più colpito è Salvini, ridotto al 5.8%, la Meloni è tornata al 26% delle Politiche 2022 (aveva raggiunto il 30%), nonostante le recenti prese di distanza dal Tycoon; fa eccezione Tajani, europeista con il PPE, che regge sul 9%.
Potremmo dire che la vicinanza politica con Trump fa danni: in Canada, nell’Ungheria dello sconfitto sovranista Orban, ora nei sondaggi romani. Peraltro l’opinione pubblica italiana critica in misura schiacciante l’autoritarismo della Casa Bianca e la linea “prima l’America”. Questo è il vero problema della Meloni: non basta distinguersi da Trump dopo gli elogi sperticati del recente passato; occorre mettere in discussione l’ideologia Maga, la pretesa della Casa Bianca di dominare il mondo in nome del primato americano, rifiutando il diritto internazionale e la Carta dell’ONU, mettendo sempre in alto gli interessi economici, come se migliaia e migliaia di vittime non valessero più del petrolio.
Fallito il disegno di mediare tra USA e UE, la premier non può oggi pensare ad un’altra operazione analoga tra sovranismo ed europeismo, stretta tra la spinta isolazionista della Lega (come fanno Salvini e Giorgetti sul patto di stabilità) e la tendenza europeista pro-Bruxelles di Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi (parzialmente). La sfida degli Autocrati (Trump, Putin, Xi), l’intransigenza di Netanyahu e degli Ayatollah non si affronta con 27 nazioni europee isolate e autonome, ma con un rilancio politico, economico, sociale del Governo di Bruxelles, cominciando ad abolire il diritto di veto di ogni Paese, come chiedono da tempo Draghi e Prodi, inascoltati.
Incoraggiato dai sondaggi (ma Nando Pagnoncelli ricorda che il 41% di elettori non si pronuncia), il “campo largo” punta sulle difficoltà del governo, sul rischio di recessione economica, sull’inadeguatezza di vari ministri… Ancora manca un’elaborazione programmatica unitaria, essendo in corso le diverse iniziative di Pd e M5S. Il nodo gordiano da sciogliere resta lo scontro per la leadership tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, ma sta crescendo la candidatura della sindaca di Genova Silvia Salis, area riformista, particolarmente sostenuta dall’elettorato esterno ai partiti del campo largo.
Nell’area riformista c’è molto movimento, interno ed esterno, a partire dall’ex premier Renzi, che punta a costruire la quarta gamba del centro-sinistra (dopo Pd, M5S, AVS) con la progettata “Casa riformista”, che potrebbe inglobare anche la neonata formazione “Più Uno” del professor Ruffini. Contestualmente la componente cattolico-democratica del Pd, guidata dall’ex ministro Delrio, si riunirà la prossima settimana, presente Prodi, per decidere le scelte del 2027: ancora nel Pd, con un programma condiviso e pluralista, o una nuova formazione di centro-sinistra, laica e cattolica, come la Margherita guidata da Rutelli? I nodi da sciogliere con Schlein e Conte sono diversi: europeismo (con la difesa dell’Ucraina dalla permanente aggressione russa), bipolarismo presidenziale o sistema parlamentare pluralista, ruolo dello Stato nell’economia (contro l’iper-capitalismo), difesa dei corpi intermedi, questione giovanile, e, dulcis in fundo, linee etiche condivise su eutanasia, maternità surrogata, tutela della vita, contrasto alla decrescita demografica …
Nel complesso c’è movimento politico nei due Poli, mentre prevale la rigidità nel confronto parlamentare, con il ripetersi di toni da campagna elettorale. Sarebbe auspicabile, soprattutto in politica estera, su pace e guerra, un dibattito costruttivo, pensando agli interessi del Paese, lasciando ai margini le tentazioni dei comizi elettorali.
 

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