Tenuta Roletto
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giovedì 19 Febbraio 2026

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Auditorium “Mozart” spettacoli rinviati

IVREA – Era previsto per sabato 21 febbraio, all’Auditorium “Mozart” di corso Massimo d’Azeglio 69, il nuovo concerto della stagione musicale dall’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte, intitolato “Histoire du tango” e realizzato da un ensemble dell’Orchestra Filarmonica Italiana.
Purtroppo a causa di problemi tecnici legati all’impianto di riscaldamento dell’Auditorium, il concerto sarà rinviato a data da stabilire. Lo stesso discorso vale per lo spettacolo teatrale della Compagnia Tredipicche in calendario domenica 22 febbraio nel pomeriggio.
Seguiranno ulteriori notizie da parte degli organizzatori degli eventi.
Per maggiori informazioni: 0125.641081 – segreteria@cittadella-ivrea.it
 

Umanizzazione delle cure in Onco-Ematologia: inaugurato il progetto Pet Therapy all’Ospedale di Ciriè

È stato inaugurato mercoledì pomeriggio, presso il Day Hospital Oncoematologico dell’Ospedale di Ciriè, il progetto di Pet Therapy, un’iniziativa all’avanguardia volta a integrare le terapie convenzionali con il supporto emotivo degli Interventi Assistiti con gli Animali.
Il progetto, che parte da Ciriè come polo sperimentale, punta a essere esteso in futuro alle altre sedi dell’Oncologia e dell’Ematologia dell’ASL TO4. L’oncologia e l’ematologia rappresentano un ambito in cui il benessere psicologico incide profondamente sulla resilienza della persona assistita.
Il contatto con cani appositamente addestrati favorisce la riduzione di stress, di ansia e di percezione del dolore, riduce il senso di isolamento, facilita il decentramento rispetto alla propria situazione e stimola la sfera comunicativa tra persone assistite e personale sanitario.
L’iniziativa è resa possibile grazie all’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), vincitrice di un bando promosso dal gruppo ENI, che garantirà il finanziamento di un intero anno di attività. A partire da giovedì, 19 febbraio, ogni giovedì dalle 10 alle 11,30, le persone in terapia attiva che avranno fornito il consenso potranno partecipare agli incontri.
Per garantire sicurezza, i gruppi saranno costituiti da 10 persone per sessione. Il Progetto sarà seguito da due professionisti formati secondo le linee guida nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali, con attestato di idoneità rilasciato dal Centro di Referenza Nazionale.

In Europa la linea-Draghi si scontra con l’appoggio di Meloni al modello “Maga” di Trump

Due italiani, Mario Draghi e Giorgia Meloni, emergono in Europacon due linee opposte: europeista convinto e federalista l’ex presidente BCE; nazionalista, anti-federalista, schierata per un’Europa filo-trumpiana, la premier.
Draghi teme la dissoluzione del Vecchio Continente di fronte alla sfida dei nuovi autocrati (Trump, Putin, XI), denuncia la dispersione dell’UE in 27 Stati (con diritto di veto), sollecita un nuovo ruolo politico, sociale, culturale e non solo economico di Bruxelles, con decisioni rapide, a maggioranza, superando la paralisi dell’unanimità. Con gli USA di Trump occorre non mostrare alcuna debolezza, perché il modello “Maga” (“Rendiamo l’America di nuovo grande”) è la negazione del multilateralismo che ha garantito all’Europa ottant’anni di pace, sostituito, con l’attacco di Putin a Kiev, dalla logica del “più forte” contro lo Stato di diritto.
La linea Draghi è stata sostanzialmente rilanciata nella recente Conferenza di Monaco dal “ministro degli Esteri” dell’UE, l’estone Kaja Kallas: ha ricordato il peso economico e politico di un’Europa unita, che resta ben superiore alla Russia di Putin, “stremata” da 4 anni di una guerra atroce e ingiusta. Contestualmente, Kallas ha rimproverato gli USA di Trump per l’esclusione di Bruxelles dalla trattativa sull’Ucraina e per la “mano tesa” allo Zar sulle pretese territoriali. Contestualmente cinque Governi europei hanno diffuso una nuova indagine sull’assassinio del principale oppositore russo, Navalny, chiamando in causa il Cremlino. La legge del “più forte”, rivendicata da Trump nel conflitto russo-ucraino, non trova spazio a Bruxelles (peraltro Draghi era stato tra i primi ad accorrere a Kiev, sfidando le bombe dello Zar).
Paradossalmente anche il “freddo” cancelliere tedesco Merz, attaccando a Monaco la linea “Maga” di Trump, ha riconosciuto che l’Europa non può essere subalterna alla Casa Bianca; i rapporti atlantici sono definitivamente cambiati e Bruxelles deve muoversi in autonomia, con una guida unitaria e forte, evitando di essere emarginata sul terreno geo-politico.
La linea Meloni, invece, punta all’amicizia con Trump e difende il manifesto “Maga” della destra americana, nonostante la forte chiusura ai migranti e agli altri popoli; prevale l’origine politica della premier nel Movimento sociale di Almirante, con un ruolo marginale dei due vice Salvini e Tajani (da notare che la stessa Marina Berlusconi, eminenza grigia di Forza Italia, ha espresso forti critiche all’autoritarismo della Casa Bianca). Il Governo italiano difende a Bruxelles il diritto di veto di ogni nazione, con un sovranismo che tende a spegnere le spinte federaliste: per questo la Meloni sostiene Orban nel prossimo voto in Ungheria, allo stesso modo del segretario di Stato USA Rubio.
La partecipazione dell’Italia, come osservatore, al trumpiano “board of peace” per la Palestina, avviene senza alcun accordo in sede europea, con 2 nazioni a pieno titolo (Ungheria e Bulgaria) e 4 “spettatrici” (oltre a Roma, con Tajani, ci sono Grecia, Cipro e Romania): la stessa UE ha una presenza “esterna” con la commissaria per il Mediterraneo, distinguendo l’impegno per Gaza dalla pretesa di sostituire l’ONU con l’organismo presieduto da Trump; peraltro su Gaza fa specie l’assenza dei Palestinesi e il silenzio sulle recenti annessioni di Israele in Cisgiordania. Anche la Santa Sede non partecipa al board USA. Un comitato che nasce monco ma con una linea “Maga” ben chiara: l’egemonia degli USA di Trump, lo spegnimento del Palazzo di vetro di New York, simbolo del multilateralismo, espressione democratica di 200 Paesi.
Siamo di fronte ad un sovvertimento della scala dei valori emersa dopo la seconda guerra mondiale; la politica estera, lo scontro Draghi-Meloni, meritano adeguata attenzione perché è in gioco il futuro dell’Europa e delle sue popolazioni in un quadro mondiale capovolto. È una scelta decisiva, più rilevante degli scontri quotidiani di politica interna.

Studiare i muri per conoscere la storia del borgo (di Sergio Sapetti)

Nella foto: ubicazione della casa padronale nel tessuto urbano
“Leggere i muri per vedere la storia”: questa è la tesi del gruppo storico-culturale Laberianum che porta alla luce, osservando i muri di una singola abitazione e poi del quartiere che si è venuto a creare intorno ad essa nell’arco di tre secoli, lo stile di vita dei nostri antenati che ancora qui danno la loro presenza, permettendoci di sapere come pensavano, lavoravano e come convivevano con gli avvenimenti epocali che hanno riguardato la loro esistenza.
Prima di entrare nei dettagli, occorre fare una premessa: in alcune zone del Piemonte vi era l’usanza contadina di dormire nella stalla durante l’inverno, per sfruttare il calore degli animali. Nei racconti dei “vecchi laurianesi” questa peculiarità era presente, così come a Balme (Valle di Lanzo) e nell’albese, al Pian dei Biglini. Invece, nei paesi vicini a Balme gli animali erano sempre tenuti separati dall’ambiente umano. Abbiamo inoltre scoperto che le notizie, i racconti popolari e alcuni usi e costumi di Balme, erano ben conosciuti anche nell’albese. A questo si aggiunga che fino agli anni ’50 dello scorso secolo i pastori in inverno davano in affidamento gli agnellini ai bambini di Lauriano; in primavera tornavano a recuperarli, pagando le famiglie ospitanti con lana e formaggio.
La storia di Lauriano è molto antica, in epoca Antico Romana era detta Bodincomagus, un villaggio fortificato di origine celto-ligure (vedi Christian Parolo e Sergio Sapetti, tesi Lauriano-Bodincomagus coincidenza dei due insediamenti, prodotta da Laberianum) già citato da Plinio il Vecchio nei pressi dell’insediamento romano di Industria.
Una importante e nobile famiglia bodincomagese di venti secoli fa era quella degli Oviconi, nome che trae origine da “ovis-ovino”. Bodin-comagus permetteva il collegamento con la sponda nord del Po perché in quel punto il fiume era navigabile (da qui la radice del nome Bodinco che significa “profondo” riferito al Po, come scrisse Plinio il Vecchio), inoltre era un mercato (magus). Gli ovini in questo luogo potevano essere traghettati verso le zone alpine e viceversa, creando delle lunghe vie di transumanza che sono rimaste pressoché immutate per millenni.
La linea che univa le tre suddette località era quindi basata sui pastori che si trasferivano dall’una all’altra zona a seconda della stagione. Alcuni pastori originari di un luogo si accasarono in quello opposto e in alcuni casi i loro cognomi sono ora presenti soprattutto ai due apici del percorso.
Per il nostro attuale studio si è scelto di partire dal XVII secolo perché nel 1625, da luglio a novembre, un centinaio di cavalleggeri polacchi, facenti parte delle truppe che ponevano sotto assedio la fortezza di Verrua, si insediò a Lauriano, bruciando la nuova chiesa, devastando le case e i raccolti e provocando con violenza la fuga nei boschi degli abitanti. Negli archivi di Lauriano non si hanno documenti scritti precedenti a quest’epoca, essendo andati tutti distrutti.
A Lauriano, al Bricco Basso, abbiamo guardato le pietre, i mattoni, le mappe, le strutture del borgo, andando ad ipotizzare la vita dei suoi abitanti nel corso dei secoli, a partire dall’antica casa padronale del XVII secolo, costituita da una grande stanza al pian terreno e una grande stanza al primo piano, entrambe dotate di camino. I muri di questa prima struttura sono fatti in pietra di fiume alternata a pietre lavorate probabilmente in epoca romana. Le domus e le ville romane furono utilizzate come cava per costruire la fortificazione medievale che svettava in cima al colle del Romitorio. Nel XVI secolo, ormai in disuso, anche la fortificazione è a sua volta utilizzata come fonte di materiale edilizio per le nuove abitazioni, compresa quella che stiamo analizzando.
Nella casa originaria, la stanza al pian terreno, sul lato nord, ha un grosso portone d’ingresso, il che fa presumere che il cavallo, mulo o asino che fosse, è direttamente ospitato all’interno dell’abitazione. Mentre invece la stalla per i bovini è a poche decine di metri verso sud. Unendo queste peculiarità, la casa originaria assume l’aspetto di una abitazione padronale, costruita con fondamenta solide, ambienti grandi, dove un facoltoso proprietario in inverno dorme in casa, non nella stalla come i contadini più poveri, forse tenendo presso di sé il cavallo.
Nel 1705 la fortezza di Verrua è di nuovo posta sotto assedio. L’esercito francese, per costruire le miniere e mettere l’esplosivo sotto le difese sabaude, depreda del legname i tetti di tutte le case dei paesi limitrofi. Anche qui al Bricco Basso con ogni probabilità sono violentemente sottratti i travi dei tetti, facendo crollare i voltini sottostanti. Oggi, andando in solaio, si vede che un pezzo dell’intonaco seicentesco è ancora presente: nella ristrutturazione dopo la guerra, i soffitti delle camere sono stati abbassati di una trentina di centimetri, inglobando nel solaio la parte alta dei vecchi intonaci.
L’abitazione del XVIII secolo assume una natura “contadina”, più povera di quella originaria. Le stanze del XVIII secolo sono trasformate con la costruzione di un sottile muro centrale in modo da ottenere quattro stanze lunghe, basse e strette, al posto delle precedenti due stanze più grandi. Intorno a questa casa ne sono costruite altre con le stesse caratteristiche. Tutte hanno le volte a lunetta nelle stanze al pian terreno e le stalle sono separate dall’abitazione.
Nel XIX secolo il palazzo de “La Giustizia” che è posto in cima ad una collina adiacente, viene ristrutturato in fattoria. Per riedificarlo, alle pendici della collina, è costruita una fornace di mattoni a breve distanza dal quartiere che stiamo studiando. Avendo la fornace così vicina il costo di trasporto dei mattoni è irrisorio, i prezzi di acquisto sono più convenienti e così le case del borgo si arricchiscono di nuovi muri e di nuovi locali. Nel 1800 si ampliano le strutture precedenti seicento-settecentesche e si riempiono “gli spazi vuoti” tra una e l’altra, edificando abitazioni di aspetto ancora più povero, addirittura alcuni muri sono costruiti con “mattoni crudi”.
All’angolo della casa principale vi sono oggi ancora incastonate le pietre carraie che indicano dove prima passava un viottolo, ora occupato da una casa, mentre al primo piano le antiche finestre sono diventate armadi a muro, non potendosi più affacciare all’esterno. Per lo stesso motivo nelle stalle più vecchie sono murate le piccole feritoie laterali che facevano fuoriuscire la condensa del respiro degli animali.
Nel corso di tre secoli da una prima casa isolata, con ingresso a nord e munita di stalla a sud, si è giunti ad un lungo frontone di parecchie case adiacenti, rivolte a sud, tutte dotate di stalle, fienili, cantine e ballatoi. Inoltre da un solo pozzo indicato sulla mappa del 1600 e distante duecento metri dall’abitazione principale, si sono aggiunti altri cinque pozzi, tutti situati vicino alle rispettive case.
Ricostruzioni digitali della casa padronale basati sui rilevamenti preliminari eseguitiDettaglio costruttivo della casa

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