Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

domenica 5 Luglio 2026

Reale mutua
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domenica 5 Luglio 2026

AVVISO: Per un problema organizzativo la Cerimonia dei Priori di San Savino viene posticipata  alle ore 20 di sabato 4 luglio.

DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Toy Story 5

Ma i giocattoli veri ci sono ancora? Con queste domande sembra di essere un po’ trogloditi e...

PARTITI DA CALUSO PER FARE LA STORIA DEL JAZZ ITALIANO. PER OSCAR LA CITTADINANZA ONORARIA NEL 1978

Valdambrini, padre e figlio, pionieri della “musica moderna”

Dai locali sotto la Mole negli anni ‘20, le incisioni e le esibizioni della fine anni ‘70

(di Doriano Felletti)

Foto: Oscar Valdambrini con Gianni Basso. Torino giocò un ruolo fondamentale nello sviluppo del...

MA ANCHE IL TRISTE RACCONTO DI UGOLINA CHE PERSE IL FUTURO MARITO IN UN NAUFRAGIO IN MARE

Vendette mancate e tradimenti sfumati

Storie vere ed inverosimili delle rivalità tra Vico e Brosso in Valchiusella

(di Andrea Tiloca)

L’attento lettore ricorderà la storia del giovane Remo, il quale essendo stato allontanato da un...

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PREVISTO PER FINE GIUGNO IL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO AD ASSISI GUIDATO DAL VESCOVO DANIELE

I Francescani a Chivasso e a Rivarolo

Carletti, Bonifacio, la Parrocchia “dei Cappuccini”, una storia che ci accompagna

(di Francesco Mosetto)

Foto: Beato Angelo Carletti Il 26, 27 e 28 giugno si terrà il pellegrinaggio diocesano ad Assisi,...

DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Amarga Navidad

Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Sono passati molti anni dalla celebre commedia che il...

SABATO SCORSO, AL “CARLETTI” DI CHIVASSO, UN INCONTRO DENSO DI SPUNTI, BILANCI E PROSPETTIVE

Assemblea di fine anno pastorale

L’8xmille alla Chiesa Cattolica alla prova della vivacità delle comunità ecclesiali

8xmille - 8xMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA: È MOLTO PIÙ DI QUANTO CREDI

CHIVASSO – Sabato 6 giugno il Teatro dell’Oratorio Carletti di Chivasso ha ospitato...

EDITORIALE – Fear zone

A settembre 2025 un nostro editoriale era stato dedicato alla comfort zone: quel luogo, reale o simbolico, dove ci sentiamo al sicuro perché tutto è conosciuto, prevedibile, familiare; uno spazio rassicurante, difficile da abbandonare perché confortevole. Con il QRcode qui in fondo potrete andare a rileggerlo. Oggi ci chiediamo cosa succede se finalmente decidiamo di uscire dalla comfort zone? Succede che entriamo nella fear zone, la zona della paura. È il tratto di strada in cui iniziano i dubbi; saremo all’altezza? Abbiamo fatto la scelta giusta? Sarebbe stato meglio restare dove eravamo?
Nella fear zone la fiducia in noi stessi vacilla, ogni difficoltà sembra confermare che cambiare è stato un errore. È anche la fase in cui diventiamo particolarmente sensibili ai giudizi degli altri: un’opinione negativa, una critica possono farci rallentare il cammino. E allora arrivano le giustificazioni, le scuse, la tentazione di tornare indietro. Ma è qui che si gioca la partita più importante, perché il cambiamento non è l’assenza della paura, ma è la decisione di non lasciarsi governare dalla paura.
Nessuna trasformazione personale, familiare, lavorativa o sociale può compiersi senza attraversare questo passaggio. Restare immobili, solo perché ciò che conosciamo ci rassicura, rischia di diventare una scelta più rischiosa del cambiamento stesso. Chiunque abbia costruito qualcosa di nuovo ha conosciuto l’incertezza prima della serenità, e ogni cambiamento autentico inizia con un passo incerto. Ma è sempre quel primo passo, compiuto nonostante la paura, ad aprire la strada verso ciò che ancora non conosciamo e che, forse, un giorno chiameremo semplicemente crescita.
La fear zone non appartiene solo a chi esce dalla comfort zone; anche chi accoglie una novità attraversa la propria zona di paura: lasciare ciò che conosceva, fidarsi di chi ancora non conosce, concedere tempo a una relazione che deve ancora nascere; anche chi si trova davanti a una persona nuova deve vincere la tentazione del confronto, del pregiudizio e della nostalgia di ciò che conosceva.

Sogni di una caldissima estate (di Filippo Ciantia)

Foto generata con IA
Sarà stato il caldo tropicale di questi giorni, o forse qualche preoccupazione familiare che si è insinuata nel sonno, ma mi è capitato di fare uno strano sogno. Mi sono ritrovato in una biblioteca immensa: scaffali senza fine, ricolmi di volumi di ogni epoca e di ogni disciplina, dai manoscritti antichi e codici miniati alla saggistica e narrativa contemporanea. Ho cercato i miei libri. Invano. Anche nei sogni bisogna fare i conti con la realtà!
Il suono di due voci che dialogavano con calma attirò la mia attenzione. Mi avvicinai in punta di piedi. Seduti uno di fronte all’altro, come se il tempo non esistesse, c’erano Giovanni Pico della Mirandola e Aldo Cazzullo, piacevolmente immersi in una di quelle conversazioni sapienti che sembrano appartenere a un’altra epoca.
Pico stava osservando gli scaffali dedicati ai libri di Cazzullo. Ne estraeva uno dopo l’altro, leggendone i titoli con un sorriso sempre più divertito. “Dante… la Bibbia… la storia d’Italia… Francesco d’Assisi … il calcio… la Resistenza… il Risorgimento… l’Impero romano… le grandi donne della storia… la famiglia… la televisione… gli italiani…” Poi la domanda a bruciapelo: “Ma Aldo, di che cosa non hai ancora scritto?”
Cazzullo non sembrò affatto sorpreso dalla domanda. Anzi: “Mi stupisce sentirglielo dire, conte. Lei ha attraversato Platone e Aristotele, la Bibbia e la Cabala, i filosofi arabi e i Padri della Chiesa, la teologia e la magia naturale. Ha cercato di mettere in dialogo mondi che tutti consideravano inconciliabili e poi ha consegnato ai secoli il suo ‘Discorso sulla dignità dell’uomo’”. Una breve pausa: “Eppure, mi sembra che anche lei abbia scritto sempre dello stesso argomento”.
Pico, incuriosito, sollevò lo sguardo. “Davvero?”, chiese. “L’unico suo argomento alla fine è stato l’uomo – disse Cazzullo –: perché Platone, Aristotele, la Bibbia, la Cabala, la storia, la politica, la poesia… non sono che sentieri diversi. La meta è sempre la stessa: comprendere chi siamo, da dove veniamo e quale sia il significato della nostra esistenza”.
Mi svegliai. Poco più tardi trovai sulle pagine sportive del Corriere l’articolo di Aldo Cazzullo dedicato a Luka Modrić ai Mondiali. Mancava un particolare, piccolo solo in apparenza. Raccontava il campione, il leader, il fuoriclasse, ma aveva dimenticato ciò che Modrić porta sempre con sé, nascosto nei parastinchi: una fotografia della sua famiglia e un’immagine del Sacro Cuore di Gesù. Il tocco di classe del “campione umile”!

Il giogo di Cristo è leggero perché lo condividiamo con Lui – Commento al Vangelo di domenica 5 luglio

Il Vangelo di questa domenica si apre con un canto di lode che sale dal cuore stesso di Gesù: “Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”. Non è la sapienza umana la porta che apre al mistero di Dio, ma la piccolezza: quella di chi sa di non bastare a se stesso, di chi vive da figlio davanti al Padre, consapevole di dover essere custodito e accompagnato nella crescita della fede. Quanto, allora, siamo disposti a deporre l’armatura dell’autosufficienza per lasciarci semplicemente accogliere come figli?
A questi piccoli Gesù chiede di imparare da Lui mitezza e umiltà di cuore. Egli è l’umile per eccellenza: ha scelto di scendere fino al punto più basso della condizione umana, fino all’obbrobrio della croce, per innalzare noi. L’umiltà vera, infatti, non sta nel sentirsi piccoli né nel dichiararsi tali – molte volte chi si proclama nullità pensa esattamente il contrario –, ma nel farsi piccoli per amore, per sollevare chi ci sta accanto. Dio, che non ha nulla sopra di sé, non può “innalzarsi”: può solo scendere, abbassarsi, farsi dono totale e disarmato per noi.
Davanti a questa immagine, viene spontaneo chiedersi: quanto siamo capaci, noi, di abbassarci per innalzare gli altri? Quante volte, al contrario, facciamo l’esatto opposto, trasformando i fratelli in piedistalli per la nostra vanità, sminuendoli, parlandone alle spalle, pur di sentirci un poco più grandi? È un esame severo, ma necessario, se vogliamo davvero indossare il giogo leggero di cui parla il Vangelo.
E la mitezza? Gesù l’ha vissuta fino in fondo nella sua passione: oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; sofferente, non minacciava vendetta. Ma quando ci accorgiamo, noi, di essere miti o no? Non certo nei giorni tranquilli, quando tutto fila liscio: è nello scontro, nella contestazione, nell’offesa subita che la mitezza – o la sua assenza – viene a galla. È lì, in quello spazio scomodo del conflitto, che scopriamo chi siamo davvero.
Il giogo di Cristo è dolce non perché elimini la fatica, ma perché la condividiamo con Lui, mite e umile, che cammina al nostro fianco. Accogliamo dunque l’invito di oggi: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi“. Chi di noi non lo è, in qualche misura? Lasciamoci raggiungere da questo ristoro, e impariamo, giorno dopo giorno, a farci piccoli per amore.
Mt 11,25-30
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso
nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

L’estate dell’irritabilità e la mente alla prova del caldo: perché la riflessione è il miglior antidoto (di Cristina Terribili)

Immagine generata con IA
Le ondate di caldo delle ultime settimane non stanno mettendo alla prova solo il fisico. Per molte persone la stanchezza si traduce in irritabilità, difficoltà di concentrazione e maggiore suscettibilità. Quando il corpo è affaticato, anche la mente ne risente e il rischio è quello di reagire in modo impulsivo, anteponendo il proprio bisogno immediato al benessere collettivo.
Come affrontare, allora, un periodo così impegnativo, sia sul piano personale sia su quello sociale?
La risposta potrebbe essere racchiusa in una parola semplice: riflessione.
Quando siamo stanchi sentiamo il bisogno di rallentare, di ridurre rumori, luci e stimoli, di alleggerire pensieri e decisioni. Sono esigenze naturali che mal si conciliano con l’impulsività e con i toni esasperati che troppo spesso caratterizzano la vita quotidiana.
Riflettere significa fermarsi un momento prima di agire. Significa osservare i problemi con maggiore lucidità, cercare soluzioni anziché alimentare tensioni, allargare lo sguardo dal proprio interesse a quello della comunità. In altre parole, significa scegliere comportamenti più funzionali al benessere di tutti.
Tradurre questa riflessione nella vita quotidiana è più semplice di quanto sembri. Vuol dire parlare con un tono di voce più basso, limitare i rumori, organizzare il lavoro nelle ore più fresche della giornata e riservare il giusto spazio al riposo. Vuol dire prendersi cura degli ambienti in cui viviamo, scegliere abiti leggeri e alimenti freschi e idratanti, ma anche migliorare la comunicazione con gli altri, rimandando discussioni inutili ed evitando polemiche che, soprattutto nei momenti di maggiore stress, non fanno che aumentare il disagio.
Anche il rapporto con l’informazione merita attenzione. Una continua esposizione ai social e a notizie prevalentemente negative può amplificare ansia e malessere psicologico. Concedersi delle pause e selezionare con maggiore consapevolezza ciò che leggiamo rappresenta una forma di cura per noi stessi.
Ogni cambiamento collettivo nasce da una scelta individuale. Basta che una persona inizi a riflettere sul proprio benessere e su quello degli altri per innescare un effetto positivo. È da questi piccoli gesti quotidiani che si costruiscono rispetto, educazione civica e qualità della convivenza.
Forse, in un’estate segnata dal caldo e dalla fatica, la vera parola d’ordine è proprio questa: riflettere.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 2 al 6 luglio
MINIONS & MONSTERS
Orario: giovedì 21.15; venerdì e sabato 17-21.15; domenica 15-16.45-18.30; lunedì 18.30-21.15
Giovedì 2 e domenica 5 luglio
SUPERGIRL
Orario: giovedì 18.30; domenica 21.15
Venerdì 3 e sabato 4 luglio
TOY STORY 5
Orario: 18.30
Ivrea, Cinema Politeama
Giovedì 2 e venerdì 3 luglio
MINIONS & MONSTERS
Orario: 19-21
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 2 al 5 luglio
SUPERGIRL
Orario: 21.30; giovedì 21
Dal 3 al 5 luglio
TOY STORY 5
Orario: 19.15
Valperga, Cinema Ambra
Dal 2 al 6 luglio
MINIONS & MONSTERS
Orario: feriali 21; sabato 17.30-19.30-21.30; domenica 17.30-19.30-21.30
Dal 2 al 6 luglio
SUPERGIRL
Orario: 21 sabato 18.30
Sabato 4 e domenica 5 luglio
TOY STORY 5
Orario: sabato 21; domenica 18.30

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