Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

domenica 15 Febbraio 2026

Reale mutua
Reale mutua
Risvegliopopolare.it

domenica 15 Febbraio 2026

Caricamento

Olimpiadi di “Speranza” (di Filippo Ciantia)

La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, in formato “diffuso”, ha coinvolto San Siro a Milano e le sedi di gara a Cortina, Livigno e Predazzo. Le delegazioni di 92 paesi, gli artisti italiani e internazionali e l’accensione di due bracieri olimpici – a Milano e a Cortina – hanno celebrato l’unità dell’Italia con uno spettacolo di musica, arte e colore. I Giochi hanno richiesto nuove strutture sportive, riqualificazioni di impianti esistenti e importanti interventi su trasporti e servizi per garantire standard e accessibilità.
15 atleti arrivano da 8 Paesi africani: Benin, Guinea-Bissau, Kenya, Madagascar, Marocco, Nigeria, Eritrea e Sudafrica. Eppure un nono paese subsahariano ha dato un contributo speciale.
La responsabile dei lavori per lo Sliding Centre di Cortina (pista bob, skeleton e slittino) e altre opere è infatti l’ingegnere Maria Lucia Ageno Samorani. Pochi si sono chiesti l’origine di quello strano nome, Ageno – si legge “agheno” – che significa speranza.
Maria Ageno è nata il 1° aprile 1984 a Kitgum, nel nord Uganda, figlia di un chirurgo e di un’insegnante impegnati in una missione umanitaria nell’Uganda prostrata dalla dittatura di Amin. Ha vissuto i primi anni in un’area segnata da povertà, malattie e conflitti. Nata nell’ospedale governativo e battezzata nella chiesa di Cristo Re, ebbe come padrini il chirurgo Antonio Aloi e mia moglie Luciana (medico internista).
I genitori erano venuti da un Paese lontano per aiutare la popolazione a risollevarsi dalla miseria e dalla violenza. Per questo la comunità suggerì ai genitori il nome Ageno. Le nonne Giovanna e Cecilia, arrivate dalla Romagna, trasformarono per un periodo la casa di famiglia in una piccola cucina romagnola nella savana, coinvolgendo medici e missionari per trovare farina e olio. Le uova scomparvero dal mercato per tutta la loro permanenza.
Poi arrivò la guerra. Donne e bambini italiani furono evacuati dall’Ambasciata con un volo speciale nel gennaio 1986, dopo un trasferimento scortato fino a Gulu e quindi in Italia. Ageno non tornò più indietro e ha proseguito il suo cammino fino a diventare una figura chiave nelle infrastrutture olimpiche.
Un piccolo grande contributo dell’Uganda ai Giochi. Anche per questo, per me queste sono le Olimpiadi di Ageno: di Speranza.

Il fine di ogni norma è liberare l’amore di Dio – Commento al Vangelo di domenica 15 febbraio

Le parole del Maestro che meditiamo questa domenica ci pongono davanti a una delle sfide più radicali del Vangelo: il passaggio dalla religiosità esteriore alla conversione del cuore. Gesù non è venuto a cancellare la Legge, ma a condurci nel suo significato più profondo, là dove la lettera incontra lo Spirito e la norma si trasforma in amore.
Quante volte anche noi, come gli scribi e i farisei, ci accontentiamo di una giustizia formale? Osserviamo precetti, compiamo gesti religiosi, rispettiamo le regole… ma il nostro cuore dov’è? Dove si trova oggi il nostro cuore? Nelle forme esteriori della religione o nella conversione profonda? La vera sequela di Cristo inizia quando permettiamo al Vangelo di penetrare nelle profondità del nostro essere, trasformando non solo le azioni, ma le intenzioni, i pensieri, i desideri più nascosti.
Il Signore ci porta attraverso un cammino esigente ma liberante. Non basta non uccidere: dobbiamo estirpare l’ira, il rancore, il disprezzo. Quante volte abbiamo cancellato un fratello o una sorella dal nostro cuore, escludendolo con l’indifferenza, uccidendolo con il giudizio, seppellendolo nel silenzio del risentimento? L’insulto, lo sprezzo, persino quel sottile disprezzo che alberga nei pensieri: tutto questo è già morte, è violenza spirituale che ferisce la dignità dell’altro, immagine di Dio.
Ed ecco l’invito radicale alla riconciliazione: lasciare l’offerta sull’altare e andare prima a fare pace. Quale rivoluzione! Cerchiamo di fare uno sforzo di conversione quotidiano e chiediamoci: c’è qualcuno con cui dobbiamo riconciliarci prima di presentarci all’altare del Signore? Non è l’altro che deve venire da noi; siamo noi chiamati a muovere il primo passo, a costruire ponti, a tendere mani. La nostra offerta a Dio è autentica solo se nasce da un cuore riconciliato, capace di relazioni vere, non inquinate da rancori nascosti.
E poi il tema dello sguardo, della purezza interiore. Gesù ci chiede di custodire non solo il corpo ma il cuore, di non ridurre mai l’altro – uomo o donna – a oggetto del nostro egoismo. In altri termini: mai considerare l’altro come strumento per i miei fini, ma sempre come il fine ultimo delle nostre azioni e dei nostri pensieri. Che grazia è riconoscere in ogni persona la sua sacralità!
Infine, la verità nel parlare. Il nostro “sì” sia sì, il nostro “no” sia no. Quanta falsità si annida nelle nostre parole! Mezze verità, esagerazioni, promesse non mantenute, giudizi affrettati. La nostra vita intera deve essere trasparenza, coerenza, autenticità.
Siamo disposti a lasciare che il Vangelo trasformi non solo le nostre azioni, ma anche i nostri desideri più profondi?
Mt 5,17-37 (Forma breve)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi:
“Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Umanizzare le cure per anziani o malati costretti in ospedale (di Cristina Terribili)

Immagine generata con I.A.
La ASL 4 di Torino ha realizzato una serie di iniziative molto interessanti per la cura delle persone fragili o di chi se ne occupa. Ne citiamo due.
Sabato 14 febbraio, presso la sala convegni dell’Ospedale di Chivasso, si svolgerà una mattinata informativa per chi si prende cura di persone con problemi cardiologici; presso il Dipartimento Oncologico della Asl, le attività integrative a sostegno delle persone affette da una patologia oncologica saranno ampliate con nuovi corsi e laboratori per fornire un maggiore sostegno al benessere psicofisico ed emotivo di chi combatte o ha combattuto questo tipo di patologia.
Nel dicembre scorso, presso la RSA Vernetti di Locana, si era invece tenuto il convegno “Il sostegno e la cura delle persone nelle fasi avanzate del ciclo della vita” per presentare ufficialmente il progetto sperimentale di continuità assistenziale ospedale-territorio, frutto della sinergia tra il Comune di Locana e l’ASL TO4. Un progetto che mira a promuovere il benessere soprattutto degli anziani contrastando l’isolamento ed il pericolo di una precoce istituzionalizzazione della persona.
Tutti passi utili per sostenere le persone anziane e/o affette da patologie invalidanti, che devono completarsi con un’umanizzazione delle cure di chi, per motivi tra i più diversi, si rivolge ad un Pronto Soccorso o ad un qualsiasi reparto per un ricovero. Si devono ancora affinare le strategie tali da permettere ai caregiver di pazienti anziani di poterli assistere anche durante un ricovero ospedaliero, senza i limiti degli orari di visita.
Strutturare dei vademecum, sottoscrivere dei protocolli di buone procedure permetterebbe ancora di più l’abbattimento di quegli effetti negativi legati all’ospedalizzazione. Una persona anziana che chiede ripetutamente assistenza perché spaesata, impaurita, magari inconsapevole su dove si trova ed il perché, rischia di essere un aggravio per il personale sanitario che già deve suddividere le poche risorse tra i molti pazienti. Garantirsi l’aiuto di familiari o caregiver a sostegno della persona in difficoltà garantirebbe una migliore assistenza sanitaria per l’insieme dei pazienti e si faciliterebbero ulteriormente i passaggi dalla casa all’ospedale e viceversa.
Umanizzazione, dignità, qualità della vita, sono valori che sottendono tante micro-azioni che necessariamente coinvolgono l’intero mondo della persona, comprese le istituzioni territoriali presenti. Elaborare dei protocolli di intesa, generare patti collettivi per la presa in carico responsabile, professionale ma anche attenta alle necessità psicologiche e emotive delle persone e degli anziani fragili, fa parte della lotta per raggiungere un invecchiamento attivo e limitando i traumi che potrebbe comportare un evento stressante, come quello di dover andare in ospedale.

PAROLA DI DIO – Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento

Prima Lettura
Dal libro del Siràcide
Sir 15,16-21
Se vuoi osservare i suoi comandamenti,
essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 118 (119)

Beato chi cammina nella legge del Signore.

Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore. R.
Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti. R.
Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge. R.
Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore. R.
Seconda Lettura
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 2,6-10
Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.
Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
Ma, come sta scritto:
«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano».
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,17-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
***
COMMENTO A CURA DELLA PROF.SSA ACIDE ELISABETTA
“Se hai fiducia in lui, anche tu vivrai” (prima lettura).
Le parole di Ben Sira aprono il cuore…: “Grande infatti è la sapienza del Signore”, non solo la speranza, ma la certezza della Sapienza del Signore che pone innanzi le “strade” (bene-male), ma non lascia solo l’uomo, pone la “legge”.
La “strada possibile” del bene. Non il male minore o il bene superiore, ma il “bene possibile”. Come?
“Osservando i comandamenti di Dio” (v. 15): vita e morte, bene e male… tutto “possibile”, alla luce di Dio, di quella relazione “illuminata” dalla Sua Sapienza.
La legge “illuminata” dalla sapienza: non una “scatola” buia, stretta, chiusa, che “ingabbia”, ma una “luce di futuro”.
Ricordiamo il bellissimo versetto che leggiamo nel libro del Siracide al capitolo 2 “Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti e al peccatore che cammina su due strade” (v.12). Il coraggio della scelta, la consapevolezza della “fatica del viaggio” quando il dolore non trova “risposta”, la paziente accettazione di quanto la vita offre,la bellezza della “pedagogia” di Dio che “traccia” strade ma non “obbliga” cammini. Sempre efficace l’immagine della strada, sassosa, asfaltata,piena di erbacce, in salita o in discesa,appena tracciata o ampia e agevole… solo una è da “percorrere”… si può sbagliare, tornare indietro,riconoscere di aver “smarrito” quella giusta o di non aver intrapreso quella corretta… ma una sola strada alla volta.
La strada ci chiede fatica e coraggio, non abbandonarci allo scoraggiamento, mettere un passo davanti all’altro e procedere… e ritornare sui “passi” percorsi…
Molto più facile fare il male che il bene… essere stolti piuttosto che saggi, usare l’ascensore o farsi “portare in spalla”… ma Dio chiede “sapienza” anche a noi.
“I suoi occhi sono su coloro che lo temono,egli conosce ogni opera degli uomini” (versetto 20): il “timore” non come “paura”. Temere Dio è essere saggi, buoni e giusti per i sapienti in Israele.  La tradizione sapienziale ci racconta il “timore di Dio” nella esperienza del popolo, di chi segue “i precetti del Signore”, non perché abbia “paura” di Dio, ma perché sa che può su di Lui contare, per Dio  che “conosce i cuori”. Ricordiamo che l’autore del Siracide ci parla della fede in relazione con la “coscienza nazionale” del popolo eletto, nato dall’esperienza della misericordia sperimentata con l’esodo ed in relazione alla dimensione escatologica dell’incontro con il Signore.
E il Salmista ricorda la bellezza della “legge” del Signore: “Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore”(Salmo v.33). La “richiesta” del credente: “Insegnami”, l’umiltà che desidera “attingere” alla sapienza. La “Parola” come dono di Dio, non “prescrizioni” etiche e sterili, ma “via” da custodire, “via” che conduce, “via” da custodire.
Dio sii “maestro e guida” del cammino dell’uomo.
Le “richieste” dell’uomo: Insegnami e “Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore”. Non basta “avere”, occorre comprendere e custodire. La “saggezza” di conoscere e riconoscere nella legge del Signore, la “via tracciata” indicata dalla legge.
“Dammi intelligenza…”  Signore “illumina” il mio cuore verso i tuoi insegnamenti, aiutami a “vedere” quella via oltre l’interesse ed il “guadagno” delle cose effimere, non essenziali …
La richiesta a Dio, allora, è come quella del salmista: “orientarsi” sulla via del bene, e guidami lontano da “strade pericolose”, non con i “fili” che tu tieni legati a me come i burattinai,  ma “dirigendo”, illuminando il mio cuore.
Aiutami, Signore a non cercare la “ricompensa”, “un guadagno”, dalla tua Legge, dal compimento delle cose “buone”, nel “percorrere la via dei suoi decreti”, ma ispirami relazioni fraterne, il “desiderio” di Te: “Se il nostro cuore non è inclinato verso l’avarizia, noi veneriamo Dio perché è Dio e il culto è già il premio. Amiamolo per se stesso, amiamolo in noi e nel prossimo” (S. Agostino di Ippona).
Il “desiderio di pienezza”.
La “pienezza” della legge di Dio (Vangelo).
Su quel “monte” (o in quel piano), il “discorso” continua… si fa appassionato, si fa preciso, si fa “strada”.
E’ “maestro” (rabbì), seduto, insegna con “autorità”,non importa se non è in sinagoga ma immerso nella natura con lo sguardo verso il lago. Se devo essere “felice”, devo essere “libero”, non posso essere “schiavo” della legge, ma “responsabile” con la legge.
L’ “Io vi dico”…
Parole ai discepoli. Gesù le ripete 6 volte nel brano.
Parole “appassionate” di chi conosce bene la legge e ha desiderio di aiutare a comprenderla.
Con autorità.
“Avete inteso…” ma davvero è “stato inteso”?
Precetti, comandamenti, legge…Gesù è “appassionato” di giustizia, di misericordia,di compassione… non basta “intendere”, non basta “ascoltare”,  non basta “conoscere”, occorre “vivere” e per “vivere” la legge, occorre la “relazione”.
Gesù è appassionato della relazione, dell’umano, della vita…
Morte, giustizia, insulti,offesa, desiderio, scandalo,giuramenti falsi…
“Io vi dico”…
Possiamo immaginare lo stupore, lo sdegno: ma chi è costui? Chi pensa di essere? Sentimenti umani che forse hanno “scosso” ed attraversato la “mente” di scribi e farisei.
“Io vi dico”…
L’ “impressione” e forse la “paura” e lo “smarrimento” tra la folla… solo Dio “dice”…
Ma Gesù non vuole “sostituire”, vuole la legge “significativa”, la vuole “trasformare”, “riempire” di quell’Amore che Lui è venuto a portare.
Gesù non vuole una “legge nuova”, vuole una “legge autentica”.
La “legge” è parola e spirito e Gesù aggiunge: “è volontà di Dio”.
La legge non è “vuota obbedienza”, non è “rispetto letterale di una norma”, la legge è da Dio e  neppure il più piccolo “carattere” (yod è la carattere ebraica più piccola, lo iota greco) può farla diventare “vuota”, ma deve essere “compiuta”, deve essere “sensata”, deve essere “realizzata”. Gesù porterà a “compimento” quella Legge con la sua morte e risurrezione, senza sottrarsi, ma compiendo la “volontà di Dio”.
“Io vi dico”… è un “mandato”, non fate come scribi e farisei, avete un “compito”: non essere “perfetti” nella legge, ma nella “volontà di Dio che è nella legge”.
E la legge di Dia passa attraverso la fraternità, non la perfezione,
“Io vi dico…” “Va’ prima”…”
Qualsiasi cosa non può “venire prima” del “fratello” e della “sorella”.
Il senso della legge è la “riconciliazione”, è “tendere verso” non la perfezione, ma la “riappacificazione”.
Solo con la relazione con gli altri ho la relazione con Dio.
Il culto è “vuoto”, la legge è “vuota” se non ho riconciliazione.
“Amo il prossimo ed amo Dio…” tutti quei “precetti” (613 mizvuot), tutta la Legge di Mosè (Le “parole” di Dio sul monte) trovano senso nell’Amore e l’Amore ha senso nella relazione.
Dio e prossimo.
Riconoscere di non “avere potere” sul “capo” degli altri: non basta una “colorazione” (tinta) ai capelli, per cambiarne il colore, occorre una “conversione” per modificare le cose: la “vita” (capelli dunque capo), non sono nelle “mani dell’uomo”.
Non è un “problema” di legge antica o legge nuova, non di “legge”, ma di dignità e “fratellanza”: “«Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20).
Dunque non solo “legge”, ma cuore “puro”, “pure” intenzioni, legge “umana”, a “immagine” divina.
“Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”.
Legge e giustizia.
Tranquillizzante Gesù: non dice nulla di diverso… i rabbini non possono “eccepire” nulla… ( come nella Mishnà) sei casi concreti (sei esempi) di interpretazione della Torà (versetti 21-48 citando le “regole” di Esodo, Deuteronomio), introdotti ogni volta da una citazione dal Primo Testamento (“avete inteso che fu detto”), eppure Gesù “aggiunge”…”radicalità”… (“e io vi dico”). “Se stesso”.
“Sì, sì”, “no, no”: non troppe interpretazioni.
La scelta di Cristo.
Sul “modello” di Cristo: una vita di “Sì” al Padre.
Dal Sì a Dio ne conseguono i No.
Mi piace chiamarla “coerenza evangelica”.
Certo la mediazione e la diplomazia sono “arte”, ma la coerenza evangelica è vita.
Difficile?
No, cristiano.
La vita è fatta di Sì e di No, non è contemplato il “Nì”  o il “So” se si  vuole scegliere Cristo.
Come quelle “due vie”.
Il Sì radicale a Dio e il no radicale a Satana. Non occorre essere “santi”, solo cristiani.
“Vivere radicalmente il nostro battesimo”: questo ci è chiesto, un battesimo fatto di Sì e no  gioiosi e consapevoli, non “rinunce”, ma “bellezza” della scelta coerente, della “gioia” della Legge.
Il “parlare autentico” è dono, è “comunicare se stessi” sul “modello” di Cristo, esempio di Sì al Padre, esempio di Verbo fatto carne.
Sì sì, no no: parlare con verità, sfuggendo la menzogna, parlare con sincerità senza doppiezza.
Parlare con sì e con no, al peccato, ma anche riconoscendo i “fallimenti”, i “no” non definitivi, le cadute e le debolezze, ma “riconosciute” e  “illuminate” dalla fiducia nella misericordia di Dio.
Questo possiamo farlo, il resto, come ci dice s. Paolo (seconda lettura),non è retorica o filosofia, conoscenza o dominio del “sapere”, “non è di questo mondo”,è  “da Dio” ed è per i “perfetti” teleioi, gli “adulti” nella fede.
La Sapienza rivelata da Dio a coloro che lo amano con cuore sincero.

Caricamento