Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

venerdì 29 Maggio 2026

Reale mutua
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SE NE PARLA IN UNA CONFERENZA MARTEDÌ PROSSIMO AL POLO INFERMIERISTICO DI IVREA, ALLE ORE 18

San Francesco a Ivrea attraverso i suoi frati

Minori conventuali, dell’Osservanza e Cappuccini, una presenza in tutto il Canavese

(di Francesco Mosetto)

Riscoprire il carisma di Francesco d’Assisi. *** Si parla molto, in questi giorni, di Francesco...

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8xmille - INTERVISTA AL VICEPRESIDENTE CEI MONSIGNOR ERIO CASTELLUCCI

La firma è un gesto sinodale

8xmille alla Chiesa Cattolica: è più di quanto credi

ROMA – L’arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, monsignor Erio Castellucci, è...

EDITORIALE

Non sono solo parole

Immagine generata con IA Le querele avviate dalla sindaca di Genova contro chi l’ha insultata sui...

EDITORIALE – Investire è scegliere

Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay
La Cei pubblica le “Linee Guida in materia di investimenti etici e sostenibili”, il cui significato va oltre a un richiamo agli addetti ai lavori. Siamo di fronte a una presa di posizione culturale e, osiamo dire, persino spirituale: il denaro non è mai neutrale, perché orienta il mondo. Per anni abbiamo associato la “finanza”, nell’immaginario collettivo, a speculazione, disuguaglianze, profitti indefiniti.
La Chiesa italiana mette al centro una domanda essenziale: che cosa sostiene davvero un investimento? Quale modello di società alimenta? Dietro ogni scelta economica ci sono sempre conseguenze concrete sulle persone, il lavoro, l’ambiente, la pace. Il documento della Cei non indica solo cosa evitare – armi controverse, sfruttamento umano e dell’ambiente, attività incompatibili con la dignità della persona… –, ma invita a una responsabilità positiva.
Non basta “non fare il male”; occorre orientare le risorse verso ciò che genera inclusione, sviluppo sostenibile, tutela dei più fragili. È un cambio di prospettiva che interpella anche il mondo laico e produttivo. Il piccolo risparmiatore, cioè gran parte di noi, spesso inconsapevolmente partecipa a circuiti finanziari globali. I fondi pensione, gli investimenti bancari, le assicurazioni: tutto contribuisce a finanziare modelli economici e politici. Le Linee Guida ricordano che l’etica non può essere delegata soltanto alla beneficenza finale a fronte di lauti profitti, quasi fosse una compensazione morale; deve entrare nel cuore delle decisioni economiche. C’è il rischio che la finanza etica resti uno slogan? Sì, c’è! Può essere aggirabile? Sì, può esserlo!
La Cei insiste su trasparenza, monitoraggio, coerenza. La credibilità deve passare dalla capacità di trasformare i principi in pratiche verificabili; oggi la neutralità economica non esiste più perché investire vuol dire scegliere, e scegliere significa assumersi responsabilità verso le generazioni future. Pensare che il documento Cei non valga se non per gli ambienti ecclesiali, è probabilmente un errore davanti a una proposta di finanza non confessionale, ma umana, coscienti ormai che il valore di un capitale non si può (non si deve) più misurare solo dai rendimenti, ma dagli effetti che produce nella (nostra) società.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
29 maggio e 3 giugno
KILL BILL-THE WHOLE BLOODY AFFAIR
Orario: venerdì 19.15; mercoledì 18.30
Domenica 31 maggio
MICHAEL
Orario: 16
Da 30 maggio al 2 giugno
BACKROOMS
Orario: 21.15; lunedì 18.30
STAR WARS: THE MANDALORIAN & GROGU
Orario: 18.30; lunedì 21.15; martedì 17.30
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 29 maggio al 2 giugno
AMARGA NAVIDAD
Orario: feriali 21; festivi 18.30-21
30 e 31 maggio e 2 giugno
IL REGNO DI KENSUKE
Orario: sabato 19; festivi 16.30
Martedì 2 giugno
C’È ANCORA DOMANI
Orario: 11
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 28 maggio al 2 giugno
INNAMORARSI E ALTRE PESSIME IDEE
Orario: giovedì 21; feriali 21.15; sabato 19.30; domenica 19.15; martedì 19
Dal 30 maggio al 2 giugno
THE MANDALORIAN & GROGU
Orario: sabato 16.45-21.30; domenica 16.30; lunedì 18.30; martedì 16.15-21
Domenica 31 maggio
OPERAZIONE VENDETTA
Orario: 21.30
Valperga, Cinema Ambra
Dal 28 maggio al 2 giugno
THE MANDALORIAN & GROGU
Orario: giovedì 21; venerdì e lunedì 21.30; sabato e martedì 16.15-21.30; domenica 16-18.45
OBSESSION
Orario: giovedì 21; feriali 21.30; festivi 19.15
Dal 29 maggio al 2 giugno
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: 19; domenica 21.30
INNAMORARSI E ALTRE PESSIME IDEE
Orario: venerdì e lunedì 19.30; sabato 17-19.15; festivi 17-21.30
Giovedì 4 giugno
K2-LA GRANDE CONTROVERSIA
Orario: 21
Dal 4 al 6 aprile
CENA DI CLASSE
Orario: sabato 19; festivi 15

Il Mandalorian e Grogu (di Graziella Cortese)

L’impero colpisce ancora. Ed è davvero così: la saga di Star Wars continua a mietere lungometraggi che attirano vecchio e nuovo pubblico. In realtà non ci sono vere e proprie classifiche tra le nuove generazioni, ma in genere i personaggi della saga sono apprezzati, anche se forse in modo diverso.
L’epoca è incerta, pressappoco sono trascorsi cinque anni (solari) dagli avvenimenti narrati ne “Il ritorno dello Jedi”, ma è complicato mettere mano ad anni pensati “umanamente” ed epoche stellari.
Ormai l’impero malvagio è caduto e le forze del male sono ferme: ma qualcosa ribolle nello spazio più profondo. I signori che si sono affrontati nella guerra recente sono ancora vivi e sono sparsi per la galassia, la Nuova Repubblica sta per nascere e decide di arruolare l’eroe del passato, il leggendario cacciatore di taglie Din Djiarin insieme al suo fido apprendista, il piccolo Grogu: dovranno proteggere il nuovo impero e verranno loro affidate importanti missioni.
Grogu appartiene alla stessa specie dell’anziano Yoda e per questo tutti hanno rispetto di lui: non si sa bene quanti anni abbia, forse 50, ed è come un bambino (galattico ed intelligente, certo!), però conosce l’uso della forza. Ma chi è o cos’è alla fine un mandaloriano? È un essere, all’interno dell’universo di Guerre Stellari, membro del leggendario gruppo etnico e religioso (e anche culturale) del pianeta dei Mandalore, gruppo di guerrieri nomadi con un codice d’onore molto severo.
Una riflessione sul successo di Guerre Stellari, che non accenna a scemare, ci fa pensare a come sia sempre attuale l’idea della lotta del Bene contro il Male (il lato oscuro della Forza) e a come, per fortuna, abbiamo sempre tanti eroi da cui trarre ispirazione: ad esempio il piccolo Grogu (ma eravamo partiti da Luke Skywalker…).
Il Mandalorian e Grogu
di Jon Favreau
paese: Usa 2026
genere: fantascienza
interpreti: Pedro Pascal, Sigourney Weaver, Jeremy Allen White, Johnny Coyne, Dave Filoni
durata: 2 ore e 12 minuti
giudizio Cei: consigliabile, semplice

La Messa in TV non sostituisce la presenza, ma è un ponte per chi vive ai margini (di Lorenzo Iorfino)

Foto generata con IA
Ho da poco finito di confezionare la mia tesi di Licenza, un “bel lavoretto” divertente sulla trasmissione televisiva della Messa. Un tema succulento ma spesso bistrattato, che mi ha sempre stuzzicato. Innanzitutto parlare di chi segue la Messa in televisione come di utenti o telespettatori è riduttivo: sono fedeli a distanza, persone che non consumano un programma ma cercano un modo diverso in comunione, spesso l’unico a loro disposizione. E qui sta il punto: la Messa trasmessa non equivale certamente alla partecipazione in chiesa, e non adempie il precetto domenicale, che resta legato alla presenza.
La trasmissione televisiva della Messa non sostituisce l’assemblea liturgica reale, il sacramento vissuto con il corpo, la voce, i gesti e la comunione ecclesiale. Però non è nemmeno un ripiego senza valore: è uno strumento di preghiera, di sostegno spirituale e di vicinanza per chi è impedito o semplicemente lontano dalla comunità.
Trasmettere la Messa ha senso perciò solo se risponde a una vera esigenza pastorale e spirituale, non alla vanità di chi celebra o alla sete di visualizzazioni. Quando il motivo è il protagonismo, la trasmissione perde la sua dignità e si svuota del suo significato ecclesiale. Al contrario, se il centro resta il bisogno dei fedeli fragili, allora la Messa in televisione diventa un gesto di cura, di prossimità e di evangelizzazione discreta.
Spesso pensiamo alla televisione come a un luogo per chiunque, ma nel caso della Messa il pubblico principale è fatto da persone che la società vede poco: malati, allettati, persone sole, ospiti di case di riposo, carcerati, impossibilitati a uscire di casa. Sono loro i primi destinatari di questo servizio, perché la trasmissione permette di unirsi spiritualmente alla celebrazione, ascoltare la Parola, seguire l’omelia, entrare nella preghiera della comunità. Anche quando non c’è la possibilità della partecipazione sacramentale, resta reale una partecipazione di fede.
La Messa in televisione può aiutare a pregare, ma non deve diventare una scorciatoia comoda per chi può andare in chiesa. Se la si usa per sostituire abitualmente l’assemblea domenicale, si rischia di banalizzare il mistero e di indebolire il senso della comunità cristiana. Proprio per questo la trasmissione va pensata con sobrietà, responsabilità e rispetto: non come spettacolo, ma come un ponte verso chi è lontano. Verso quelle persone che spesso non vediamo, o scegliamo di non vedere.

Giovani, destinazione Brasile

IVREA – I giovani si muovono, rispondono con entusiasmo a proposte serie, che chiedono il loro impegno. Oggi si racconta di giovani smarriti, disillusi o distanti… ma ci sono storie che vanno in direzione opposta. Qui in diocesi abbiamo, ad esempio, una trentina di giovani che ad agosto saranno in Brasile insieme al Vescovo, protagonisti di un’esperienza missionaria che non è soltanto un viaggio, ma un percorso di fede, servizio e crescita umana; si mettono in gioco, decidono di attraversare un oceano per incontrare altri volti, altre povertà, altre speranze.
Dietro a questa partenza c’è una Chiesa viva, capace ancora oggi di parlare ai giovani, di accompagnarli, di educarli al dono e alla responsabilità. Una Chiesa che investe tempo, energie e risorse perché le nuove generazioni possano scoprire il valore dell’incontro, della solidarietà e della fraternità concreta. Anche grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa Cattolica, il Centro Missionario diocesano e il Servizio di Pastorale Giovanile possono trasformare desideri e intuizioni in esperienze reali, aprendo strade che aiutano i ragazzi a diventare adulti consapevoli e generosi. E c’è il vescovo Daniele che nei mesi scorsi ha lanciato l’iniziativa.
Qui di seguito raccogliamo alcune delle loro voci, voci di giovani che hanno detto “sì” a una chiamata che parla di condivisione, coraggio e speranza. Perché quando la Chiesa cammina accanto ai giovani, i giovani sanno ancora sorprendere il mondo. Oggi vivono la preparazione a quel viaggio, studiano la lingua, pregano, si incontrano e si confrontano con i “vecchi” missionari che in quelle terre hanno lavorato per anni.
Come avete saputo del Viaggio Missionario e perché avete deciso di partire?
“L’esperienza del viaggio missionario in Brasile ci è stata proposta durante l’ultimo campo invernale alla Casa Alpina Gino Pistoni – ci rispondono Dario e Giorgia –. In quel momento qualcosa si è subito smosso dentro di noi e negli sguardi di chi avevamo intorno. I racconti di chi aveva visto nascere e crescere le missioni diocesane in Brasile e le aveva vissute in prima persona ci hanno colpito profondamente. Con le loro parole abbiamo percepito quanto un’esperienza simile possa lasciare un segno autentico nella vita di una persona. Anche le immagini dei luoghi che visiteremo, che ci sono state mostrate, hanno contribuito ad alimentare in noi il desiderio di partire davvero, di uscire dalle nostre abitudini per andare incontro a una realtà diversa dalla nostra”.
Che approccio hai adottato al viaggio missionario ormai cosi vicino?
“Con la Diocesi di Ivrea, accompagnati dal vescovo Daniele e dall’Ufficio Missionario Diocesano, vivrò questo viaggio con lo spirito di chi desidera prima di tutto ascoltare, scoprire e imparare – racconta Miriam –. Non parto con la pretesa di ‘portare’ qualcosa, ma con la volontà di lasciarmi cambiare dall’incontro con persone, culture e modi di vivere differenti. Tutti noi crediamo che il valore più grande di un’esperienza come questa sia proprio la possibilità di aprirsi agli altri con semplicità, condividendo tempo, sorrisi ed esperienze autentiche che possano arricchire lo spirito, per poi tornare a casa con uno sguardo nuovo sul mondo e sulla nostra quotidianità”.
Come ti stai preparando e che cosa metterai nello zaino?
“Innanzitutto sto studiando il portoghese-brasiliano per cercare di capire qualcosa e con l’obiettivo di imparare a suonare e cantare diverse canzoni del posto – ci dice Davide –. Da Ivrea porterò dei regalini da lasciare alle comunità che visiteremo. Nello zaino non potranno mancare gli accordi e gli spartiti del nostro repertorio. Non vedo l’ora di partire!”
Quali racconti ti hanno colpito durante gli incontri di preparazione?
“Ho aspettative molto alte perché so che sarà un’esperienza importante che mi cambierà profondamente – confida Alessandro –. Lo penso per diversi motivi; perché saremo a stretto contatto con la gente del posto e verremo ospitati nelle famiglie e poi perché ci saranno molti momenti di preghiera insieme. Sono consapevole che questo non sarà un viaggio-turistico ma un viaggio-missionario rivolto alla gente. Nella preparazione mi ha colpito la testimonianza di un ragazzo che ha fatto un’esperienza di tre mesi in Kenya: ha detto di avere iniziato, dopo essere rientrato, ad apprezzare di più le piccole cose nella sua vita quotidiana perché ha capito di aver ricevuto molto più di quanto pensava di poter offrire. Sono stato contento di aver ascoltato anche le testimonianze di don Giuseppe Bergesio e don Giovanni Giachino che erano stati missionari in Brasile; mi ha toccato profondamente quando hanno raccontato di aver tolto molti bambini dalla strada”.
Per alcuni sarà la prima volta in giro per il mondo, per altri no…
“Da tantissimi anni partecipo ai pellegrinaggi a Lourdes e quindi la Francia la diamo per fatta, idem per Austria e Spagna – dice Chiara –. L’estate scorsa sono stata 10 giorni in Egitto (posti bellissimi, culture meravigliose) ma a chiudere questa breve lista ho lasciato il Portogallo, perché porta con sé forse l’esperienza migliore della mia vita, la Giornata Mondiale della Gioventù nel 2023 a Lisbona. Il Portogallo porta con sé infinite emozioni, tantissime amicizie, troppe bandiere e persone per poterle ricordare tutte. Ricordo di essere partita senza aspettarmi nulla, con il cuore aperto a tutto quello che sarebbe venuto, ed è stata la scelta migliore. È proprio per questo motivo e memore di questa esperienza che anche per il viaggio in Brasile che ci attende parto senza obiettivi prefissati, ma ‘solo’ con l’immensa voglia di conoscere, incontrare e amare l’altro. In quest’ottica tutto quello ne verrà non potrà che essere meraviglioso, un meraviglioso viaggio”.
(interviste a cura di Marian Sallam, ha collaborato Lorenzo Di Silvestro)
www.8xmille.it/come-firmare
 

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