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A Brozolo una primavera in cammino
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Edizione 5 Marzo 2026
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Ospedali piemontesi nella classifica newsweek: nel 2025 recuperate 45 posizioni ma tutte fuori dalla top ten mondiale
Foto: Ospedale Molinette di Torino (di Mastrocom – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=110651522)
Gli ospedali piemontesi crescono nella classifica «World’s Best Hospitals 2026», la graduatoria stilata ogni anno da Newsweek insieme alla società di analisi dati Statista sulla base delle opinioni di medici, addetti ai lavori e professionisti di settore. Tra il 2025 e il 2026 gli ospedali piemontesi, molti dei quali hanno raggiunto il secolo di vita hanno scalato 45 posizioni anche se restano fuori dalla top ten nazionale: stabili le Molinette della Città della Salute (13° posto in Italia e al 221° nel mondo), bene il Mauriziano che sale dal 19° al 16° posto guadagnando 3 posizioni assieme all’ospedale di Alessandria che di posizioni ne guadagna 5 salendo all’86° gradino della graduatoria nazionale. Migliorano anche il Santa Croce e Carle di Cuneo che recupera ben 9 posizioni (88°) e il Gradenigo che di posizioni ne guadagna 10 (101°), mentre il San Luigi Gonzaga di Orbassano sale di 14 posizioni piazzandosi al 105° posto. Anche il Cottolengo ne scala 4 piazzandosi tra i migliori 120 ospedali italiani (114°). Scendono invece di qualche posizione il Giovanni Bosco di Torino insieme al Cardinal Massaia di Asti e il Sant’Andrea di Vercelli. Nel complesso, comunque, il quadro che emerge – pur tra movimenti e differenze tra strutture – indica una presenza piemontese che nel suo insieme mostra segnali di recupero nella graduatoria nazionale.
Il quadro generale risente soprattutto della vetustà di molti edifici, alcuni con oltre un secolo di vita, un fattore che inevitabilmente pesa nelle valutazioni degli addetti ai lavori. Un divario che il Piemonte punta a colmare con il piano di edilizia sanitaria avviato negli ultimi anni: quasi 5 miliardi di euro, 11 nuovi ospedali, oltre 30 ospedali di comunità e 91 case di comunità, con l’obiettivo di arrivare entro la fine del decennio a una rete sanitaria più moderna, a partire dal progetto del Parco della Salute di Torino, destinata a ridisegnare la geografia ospedaliera piemontese nei prossimi anni.
Nel complesso, la classifica restituisce una fotografia articolata della sanità piemontese: da un lato grandi poli ospedalieri di eccellenza, dall’altro una rete di ospedali territoriali fondamentali per l’assistenza di prossimità, come quelli del Canavese. Strutture come Ivrea, Chivasso e Cuorgnè svolgono infatti un ruolo cruciale per la popolazione locale, garantendo servizi di emergenza, medicina generale e specialistica, anche se non rientrano nei parametri utilizzati dalle classifiche internazionali per individuare i centri ospedalieri di riferimento nazionale.
CANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 13 al 16 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: venerdì 21; sabato 17-19; domenica 15-17; lunedì 18.30
UN BEL GIORNO
Orario: venerdì 18.30; sabato 21.15; domenica 18.45-21; lunedì 21
Mercoledì 18 marzo
BARRY LYNDON
Orario: 21
Due Città al Cinema
Martedì 17 marzo
SORRY, BABY
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 13 al 16 marzo
UN BEL GIORNO
Orario: feriali 21; sabato 19.15-21; domenica 17.30-19.15-21
Dal 14 al 16 marzo
ARCO – UN’AMICIZIA PER SALVARE IL FUTURO
Orario: sabato 17.30; domenica 15.45; lunedì 19.15
Effetto Cinema
Mercoledì 18 e giovedì 19 marzo
PRIMAVERA
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 12 al 16 marzo
IL BENE COMUNE
Orario: feriali 21; sabato 19.30-21.30; domenica 17.15-21.30
Dal 13 al 16 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: feriali 18.30; sabato 15-17.15; domenica 15-19.15
Cineclub
Martedì 17 e giovedì 19 marzo
LA VITA DA GRANDI
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Giovedì 12 marzo
IL MIO CAMMINO
Orario: 21
Dal 12 al 16 marzo
UN BEL GIORNO
Orario: giovedì 21; feriali 19.30-21.30; domenica 15.30-17.15-21.30
Dal 13 al 16 marzo
MASCHE – LE STREGHE DI LEVONE
Orario: ven. 21.30; sab. e dom. 17.30-21.30
Dal 13 al 16 marzo
JUMPERS – UN SALTO TRA GLI ANIMALI
Orario: feriali 19; sabato 17-19.15; domenica 15-19.15
Domenica 15 marzo
EPIC – ELVIS PRESLEY IN CONCERT
Orario: 19.30
Giovedì 19 marzo
LA NOSTRA TERRA
Orario: 21
Nouvelle Vague (di Graziella Cortese)
Il professore torinese Gianni Rondolino ha scritto nel suo manuale di Storia del Cinema questa definizione di Nouvelle Vague: “fu certamente un modo nuovo di usare il cinema come strumento di rivelazione del reale, al di fuori delle regole codificate dello spettacolo tradizionale”; e certo il valore di “novità” che il movimento cinematografico porta nel nome, è apparso fin da subito, nelle sale cinematografiche, agli spettatori che accorrevano curiosi e affamati di pensieri nuovi.
Parigi, 1959. La Francia sta vivendo un momento che si potrebbe definire “di transizione”, la guerra fredda è agli ultimi sussulti, il conflitto in Algeria ha provocato molti contrasti interni; i film e il cinema diventano strumenti per definire una nuova identità morale nella nazione.
Nella capitale ha preso piede il movimento della Nouvelle Vague, è un nuovo corso e una nuova identità; i colleghi registi François Truffaut e Claude Chabrol (con l’aggiunta di Rivette e Romher) sono tutti legati alla rivista Cahiers du Cinéma e seguono la nuova strada con interesse, mettendo in scena così nuove idee e qualche nuovo film.
Solo il loro amico Jean Luc Godard, che è critico cinematografico e autore di diversi articoli, non si lascia convincere a usare la macchina da presa. Ma in seguito cede e dalle sue mani nascerà “Fino all’ultimo respiro”: la pellicola diventerà il simbolo della Nouvelle Vague e cambierà per sempre il modo di fare cinema.
Il regista di origine americana Richard Linklater ha una vera e propria passione per il cinema europeo ed è un talento che agisce al di fuori dei grandi circuiti statunitensi: di solito cerca il volto di attori poco noti, e così è stato anche questa volta per la ricerca di un volto somigliante a Jean Paul Belmondo e di un’attrice dai capelli biondi corti come Jean Seberg.
Nouvelle Vague
di Richard Linklater
paese: Francia 2025
genere: commedia
interpreti: Guillaume Marbeck, Zoey Deutch,
Aubry Duilin, Adrien Rouyard, Antoine Besson
durata: 1 ora e 45 minuti
giudizio: interessante-bello
Torino-Lione, svelata la prima talpa per lo scavo del tunnel di base in Italia
È lunga come due campi da calcio, pesa migliaia di tonnellate ed è progettata per scavare in diverse situazioni geologiche con coperture fino a 2.000 metri di roccia. La prima delle due maxi frese destinate al versante italiano del tunnel di base del Moncenisio, cuore della futura linea ferroviaria Torino-Lione, è stata consegnata ufficialmente mercoledì nello stabilimento Herrenknecht in Germania dove è stata costruita per il raggruppamento di imprese UXT (Itinera, Ghella e Spie Batignolles).
La “talpa” è destinata al cantiere di Chiomonte, in Val di Susa, dove realizzerà la seconda discenderia prima di proseguire con lo scavo della galleria sud del tunnel di base, già iniziato sul lato francese, avanzando sotto la montagna fino a Susa. A regime nei prossimi anni, saranno 7 le frese che realizzeranno il 75% degli scavi del tunnel di base in Italia e Francia.
Alla cerimonia di consegna hanno partecipato il presidente Daniel Bursaux e il direttore generale Maurizio Bufalini di TELT, la società binazionale italo-francese responsabile della realizzazione e della futura gestione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione, le imprese del raggruppamento UXT, e della direzione lavori IS2P (FS Engineering, ARX, Systra, Setec), oltre al console italiano a Friburgo Pietro Falcone e la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino. Sono interventi da remoto il Ministro dei Trasporti italiano Matteo Salvini e quello francese Philippe Tabarot.
La fresa ha una lunghezza complessiva di 235 metri ed è composta da una testa dal diametro di 10,16 metri e da uno scudo esterno che protegge il personale e la macchina durante lo scavo, permettendo di installare in sicurezza i conci prefabbricati che compongono il rivestimento della galleria. La TBM è dotata di 13 motori capaci di generare una potenza totale di 4.550 kW e avanzerà di circa 10 metri al giorno per mezzo di cilindri idraulici che poggiano sui conci. Per rispondere specificatamente ai bisogni di questo tratto di tunnel è stata costruita una TBM bimodale (“dual mode”), realizzata per attraversare sia rocce dure, operando in modalità “open mode”, sia terreni sciolti sottofalda, mediante modalità “closed mode”. Attualmente nel cantiere sono in corso le attività preparatorie per la ricezione della TBM.
A quindici giorni dalla fine del festival, che cosa resta di Sanremo? (di Lorenzo Iorfino)
Foto: di Ferdinando Traversa – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=185021364
Quest’anno mi ero imposto di non seguirlo. Niente dirette tv, niente serate davanti allo schermo, auspicabile blackout totale. Sembrava facile, però sono stato puntualmente disatteso: ormai il Festival non vive più solo in televisione.
Se io, che non ho visto neanche un minuto di diretta, so comunque che cosa è successo, significa che Sanremo è diventato altro. Non è più soltanto un programma della Rai. È un evento che circola ovunque. Compare nei social, passa alla radio, entra nelle conversazioni tra amici e nei titoli dei siti di notizie. Anche provando a ignorarlo, qualcosa arriva sempre. L’algoritmo sa quanto pesa questo appuntamento nella vita culturale italiana e trova il modo di infilartelo nella giornata.
La mia conoscenza di questa edizione è fatta di frammenti: clip brevi, battute isolate, piccoli momenti visti di sfuggita, meme. Molti hanno avuto la stessa esperienza: tutti sanno più o meno cosa è accaduto, però pochi hanno seguito davvero le serate dall’inizio alla fine. Un peccato, pensando al lavoro enorme di registi, tecnici e maestranze che ha costruito uno spettacolo così complesso.
Tra le cose che restano, a due settimane di distanza, spicca il fenomeno di Tony Pitony.
Un musicista con talento evidente, tecnica solida e una grande cultura musicale. Sceglie però una strada ironica e provocatoria, a tratti deprecabilmente volgare, seppur costruita con grande precisione. La vittoria nella serata delle cover racconta un percorso nuovo: un artista, formato nelle accademie, che si crea un personaggio e sboccia sui social e che arriva sul palco più tradizionale della musica italiana.
È divertente leggere quello che racconta lui stesso: la nonna che chiede al nipote di cercare sui social chi sia Tony Pitony e scopre un mondo che non avrebbe voluto conoscere. Un personaggio costruito ad hoc, l’eroe nero di cui i giovani cantano le gesta oggi.
Anche la canzone vincitrice sembra seguire questa logica. Il successo passa ormai dai social, da brevi frammenti che girano ovunque. Io, per esempio, non l’ho mai ascoltata per intero. Se la musica circola in clip di pochi secondi e se la regia di Sanremo è pensata quasi come un videoclip, grazie anche alla tecnologia Cuepilot, viene spontaneo chiedersi se tre minuti di canzone non siano già troppo lunghi per il nostro tempo. E spero ancora che la risposta sia negativa, altrimenti dove finisce la poesia?
Forse è solo l’inizio di un modo diverso di vivere la musica popolare, o forse nell’accorgercene siamo già al punto di non ritorno.



