Tenuta Roletto
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venerdì 20 Febbraio 2026

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Matrimonio: solo con Dio quel “per sempre” non fa paura (di Lorenzo Iorfino)

Parlare del matrimonio oggi è cosa difficilissima: è un dato di fatto. La prima difficoltà è per me: giovane, fidanzato da tempo, ma ancora senza quella stabilità che mi permetterebbe di prenderlo seriamente in considerazione. Eppure è da anni il mio sogno, quel desiderio insieme di compimento e di inizio, quel futuro che attendo e preparo. Il cuore non chiederebbe di vivere secondo i tempi del mondo; ma il mondo è troppo ingombrante per permettersi di non fare i conti con i suoi tempi.
Se parlare di matrimonio tra fidanzati può essere complesso, lo è ancor di più sulla pubblica piazza. Il primo motivo è quasi filosofico: l’ampio ventaglio polisemico della parola. Oggi per matrimonio si intende di tutto: il contratto davanti all’autorità civile (e i mille modi già pronti per scioglierlo), l’assecondamento del desiderio di mamma, la festa pomposa e interminabile, l’inizio di una storia o il coronamento di un’altra, talvolta perfino la fine delle passioni; e, solo per ultimo, il Sacramento.
Proprio su quest’ultimo si allunga l’ombra condannante della società moderna, che lo trasforma in qualcosa di spaventoso da desiderare, senza però conoscerlo. Comunicativamente, del matrimonio sacramentale si opera spesso un continuo re-framing: si insiste quasi esclusivamente sulla dimensione morale, soprattutto su ciò che precede il sì, presentandone le implicazioni in chiave opprimente. Non si critica il soggetto, ma si isolano le conseguenze.
Sarebbe opportuno soffermarsi sulla bellezza che questo sacramento porta agli sposi, farne percepire il profumo. Una strada per la santità da costruire in coppia. Ecco perché non è il coronamento di una relazione, ma il suo inizio, il punto di partenza. Non decido di sposarmi perché “…è arrivato il momento”, ma perché non vedo l’ora di cominciare.
Poi c’è il tempo, quello della vita. Il “per sempre” oggi spaventa, allontana, fa paura. Eppure l’uomo, per natura, è attratto da ciò che lo supera, da ciò che trascende i suoi limiti. Certo, il matrimonio è una scelta che chiede riflessione, coraggio, fiducia nell’altro e un serio affidamento alla Provvidenza. Dio non è fuori dal matrimonio: se lo si pone lontano, quel Sacramento si svuota. Tutto questo è facile sulla carta, molto meno nella vita… ma il matrimonio resta quel punto desiderabile a partire dal quale la storia della propria vita non si scrive più da soli, ma assieme alla persona amata, con l’aiuto di Dio. Così, forse, non fa più paura.

Auditorium “Mozart” spettacoli rinviati

IVREA – Era previsto per sabato 21 febbraio, all’Auditorium “Mozart” di corso Massimo d’Azeglio 69, il nuovo concerto della stagione musicale dall’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte, intitolato “Histoire du tango” e realizzato da un ensemble dell’Orchestra Filarmonica Italiana.
Purtroppo a causa di problemi tecnici legati all’impianto di riscaldamento dell’Auditorium, il concerto sarà rinviato a data da stabilire. Lo stesso discorso vale per lo spettacolo teatrale della Compagnia Tredipicche in calendario domenica 22 febbraio nel pomeriggio.
Seguiranno ulteriori notizie da parte degli organizzatori degli eventi.
Per maggiori informazioni: 0125.641081 – segreteria@cittadella-ivrea.it
 

Umanizzazione delle cure in Onco-Ematologia: inaugurato il progetto Pet Therapy all’Ospedale di Ciriè

È stato inaugurato mercoledì pomeriggio, presso il Day Hospital Oncoematologico dell’Ospedale di Ciriè, il progetto di Pet Therapy, un’iniziativa all’avanguardia volta a integrare le terapie convenzionali con il supporto emotivo degli Interventi Assistiti con gli Animali.
Il progetto, che parte da Ciriè come polo sperimentale, punta a essere esteso in futuro alle altre sedi dell’Oncologia e dell’Ematologia dell’ASL TO4. L’oncologia e l’ematologia rappresentano un ambito in cui il benessere psicologico incide profondamente sulla resilienza della persona assistita.
Il contatto con cani appositamente addestrati favorisce la riduzione di stress, di ansia e di percezione del dolore, riduce il senso di isolamento, facilita il decentramento rispetto alla propria situazione e stimola la sfera comunicativa tra persone assistite e personale sanitario.
L’iniziativa è resa possibile grazie all’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri), vincitrice di un bando promosso dal gruppo ENI, che garantirà il finanziamento di un intero anno di attività. A partire da giovedì, 19 febbraio, ogni giovedì dalle 10 alle 11,30, le persone in terapia attiva che avranno fornito il consenso potranno partecipare agli incontri.
Per garantire sicurezza, i gruppi saranno costituiti da 10 persone per sessione. Il Progetto sarà seguito da due professionisti formati secondo le linee guida nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali, con attestato di idoneità rilasciato dal Centro di Referenza Nazionale.

In Europa la linea-Draghi si scontra con l’appoggio di Meloni al modello “Maga” di Trump

Due italiani, Mario Draghi e Giorgia Meloni, emergono in Europacon due linee opposte: europeista convinto e federalista l’ex presidente BCE; nazionalista, anti-federalista, schierata per un’Europa filo-trumpiana, la premier.
Draghi teme la dissoluzione del Vecchio Continente di fronte alla sfida dei nuovi autocrati (Trump, Putin, XI), denuncia la dispersione dell’UE in 27 Stati (con diritto di veto), sollecita un nuovo ruolo politico, sociale, culturale e non solo economico di Bruxelles, con decisioni rapide, a maggioranza, superando la paralisi dell’unanimità. Con gli USA di Trump occorre non mostrare alcuna debolezza, perché il modello “Maga” (“Rendiamo l’America di nuovo grande”) è la negazione del multilateralismo che ha garantito all’Europa ottant’anni di pace, sostituito, con l’attacco di Putin a Kiev, dalla logica del “più forte” contro lo Stato di diritto.
La linea Draghi è stata sostanzialmente rilanciata nella recente Conferenza di Monaco dal “ministro degli Esteri” dell’UE, l’estone Kaja Kallas: ha ricordato il peso economico e politico di un’Europa unita, che resta ben superiore alla Russia di Putin, “stremata” da 4 anni di una guerra atroce e ingiusta. Contestualmente, Kallas ha rimproverato gli USA di Trump per l’esclusione di Bruxelles dalla trattativa sull’Ucraina e per la “mano tesa” allo Zar sulle pretese territoriali. Contestualmente cinque Governi europei hanno diffuso una nuova indagine sull’assassinio del principale oppositore russo, Navalny, chiamando in causa il Cremlino. La legge del “più forte”, rivendicata da Trump nel conflitto russo-ucraino, non trova spazio a Bruxelles (peraltro Draghi era stato tra i primi ad accorrere a Kiev, sfidando le bombe dello Zar).
Paradossalmente anche il “freddo” cancelliere tedesco Merz, attaccando a Monaco la linea “Maga” di Trump, ha riconosciuto che l’Europa non può essere subalterna alla Casa Bianca; i rapporti atlantici sono definitivamente cambiati e Bruxelles deve muoversi in autonomia, con una guida unitaria e forte, evitando di essere emarginata sul terreno geo-politico.
La linea Meloni, invece, punta all’amicizia con Trump e difende il manifesto “Maga” della destra americana, nonostante la forte chiusura ai migranti e agli altri popoli; prevale l’origine politica della premier nel Movimento sociale di Almirante, con un ruolo marginale dei due vice Salvini e Tajani (da notare che la stessa Marina Berlusconi, eminenza grigia di Forza Italia, ha espresso forti critiche all’autoritarismo della Casa Bianca). Il Governo italiano difende a Bruxelles il diritto di veto di ogni nazione, con un sovranismo che tende a spegnere le spinte federaliste: per questo la Meloni sostiene Orban nel prossimo voto in Ungheria, allo stesso modo del segretario di Stato USA Rubio.
La partecipazione dell’Italia, come osservatore, al trumpiano “board of peace” per la Palestina, avviene senza alcun accordo in sede europea, con 2 nazioni a pieno titolo (Ungheria e Bulgaria) e 4 “spettatrici” (oltre a Roma, con Tajani, ci sono Grecia, Cipro e Romania): la stessa UE ha una presenza “esterna” con la commissaria per il Mediterraneo, distinguendo l’impegno per Gaza dalla pretesa di sostituire l’ONU con l’organismo presieduto da Trump; peraltro su Gaza fa specie l’assenza dei Palestinesi e il silenzio sulle recenti annessioni di Israele in Cisgiordania. Anche la Santa Sede non partecipa al board USA. Un comitato che nasce monco ma con una linea “Maga” ben chiara: l’egemonia degli USA di Trump, lo spegnimento del Palazzo di vetro di New York, simbolo del multilateralismo, espressione democratica di 200 Paesi.
Siamo di fronte ad un sovvertimento della scala dei valori emersa dopo la seconda guerra mondiale; la politica estera, lo scontro Draghi-Meloni, meritano adeguata attenzione perché è in gioco il futuro dell’Europa e delle sue popolazioni in un quadro mondiale capovolto. È una scelta decisiva, più rilevante degli scontri quotidiani di politica interna.

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