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Il 29 e 30 dicembre

RIVAROLO CANAVESE - Un bel ritiro natalizio a Oulx per 48 Animatori e ragazzi post Cresima - Accanto ai momenti di riflessione non sono mancati tempi di svago e dinamismo.

L’iniziativa è stata organizzata da Don Antonio Luca Parisi, supportato dal Diacono Simone Mezzano e dall' Educatore Alessandro Elia

(alessandro elia) – Dal 29 al 30 dicembre 2025 gli Animatori e i ragazzi del post-Cresima...

La crisi Konecta approda in Regione

Manifestazione, ieri mattina, martedì 13 gennaio sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a Torino, dei lavoratori e lavoratrici di Konecta provenienti dalle sedi di Ivrea e Asti. Vicinanza ai dipendenti è stata espressa dalla Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e dai Consiglieri regionali Pd Alberto Avetta e Fabio Isnardi. Si tratta di far recedere l’azienda dall’attuare il nuovo piano che prevede la chiusura dei siti di Ivrea e Asti e lo spostamento di oltre mille dipendenti a Torino, col forte rischio che a causa dei contratti part-time e salari medio bassi, il pendolarismo non sia sostenibile, spingendo i dipendenti ad abbandonare il posto di lavoro. “E’ necessario individuare soluzioni alternative all’accorpamento delle sedi – hanno dichiarato i tre esponenti del Pd-. Per questo è fondamentale che la Regione intervenga, ascolti i territori e contribuisca a costruire un percorso che salvaguardi l’occupazione e mantenga aperti i presidi di Ivrea e Asti”.
E sempre ieri mattino all’incontro in Regione hanno partecipato i sindaci di Asti e Ivrea, gli amministratori dei territori coinvolti, i consiglieri regionali e le rappresentanze sindacali. Il tavolo, coordinato dall’assessore alle Attività Produttive Andrea Tronzano, ha visto la partecipazione in videocollegamento da Bruxelles del presidente Alberto Cirio, oltre agli assessori Marco Gabusi e Maurizio Marrone, e sarà ora portato avanti dal vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino.
“Nei prossimi giorni convocheremo l’azienda con l’obiettivo di aprire un confronto diretto, sia con i vertici italiani sia con la casa madre spagnola” ha detto il Presidente Cirio. “Su queste vertenze non ci saranno scorciatoie né rassegnazione: lavoreremo pancia a terra, insieme ai sindacati e agli amministratori locali, perché nessuno venga lasciato solo di fronte a decisioni che rischiano di avere pesanti ricadute sociali sui lavoratori e sulle loro famiglie” ha detto la vicepresidente Elena Chiorino. “Siamo pronti a ripartire 3,7 milioni di euro, provenienti dal MEF, per promuovere la digitalizzazione dei servizi delle ATC agli inquilini e aiutare i servizi socio assistenziali dei comuni piemontesi a dotarsi delle cartelle informatizzate dei cittadini assistiti – ha annunciato l’assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone -. L’auspicio è che queste risorse welfare possano contribuire a dare ossigeno ad un settore che rischia un’emergenza disoccupazione sui nostri territori, come dimostra la crisi Konecta, e ha bisogno della presenza della Regione”.
(foto da https://www.cittametropolitana.torino.it)

La vita bella e buona (di Filippo Ciantia)

Due anni fa, raggiunta la pensione dopo essere stata per 12 anni coordinatrice della scuola primaria Manfredini di Varese, Luisa aveva annunciato agli amici di essere in partenza per il Brasile! La sua vita professionale poteva già considerarsi “particolare”, annoverando 2 anni nella scuola italiana di Kampala in Uganda e 2 anni in Brasile in un progetto educativo.
Aveva detto sì all’invito di Rosetta Brambilla, educatrice e missionaria italiana che da 58 anni vive nella favela “Primeiro de Maio” di Belo Horizonte, capitale dello stato del Minas Gerais, nel sud-est del Brasile. In questo slum sessant’anni prima il milanese Pigi Bernareggi aveva iniziato la sua presenza pastorale e sacerdotale: condividendo in ogni aspetto la vita dei poveri, aveva scoperto la loro dignità e la loro cultura popolare e tradizionale. A lui si era presto unito don Virgilio Resi ed era iniziata una delle esperienze più importanti di riqualificazione e urbanizzazione di quartieri informali e periferici.
I favelados, uniti e solidali, diventarono protagonisti del cambiamento, grazie a leggi socialmente illuminate ed influenzate dalla Chiesa. Nacquero quattro asili, una comunità residenziale psico-educativa e una scuola di calcio. Mai come progetti, ma sempre partenze da incontri che suscitavano il desiderio e l’impegno di rispondere alle enormi sfide del vivere quotidiano di quelle periferie, immerse nella povertà, ferite da violenza e ingiustizie.
Bambini e famiglie, spesso in difficoltà, sono accolte al solo fine di far scoprire la bellezza della vita. Tutti – maestre e inservienti, cuochi e personale amministrativo – sono educatori, perché la prima mossa dell’educazione è condividere la propria vita. Si educa alla grandezza attraverso il proprio lavoro. Il mondo non sperimenta più che ogni aspetto della vita è bello e buono: per testimoniarlo occorre semplicemente svolgere bene il proprio compito quotidiano. I bambini ci guardano!
Così cambiano le persone. Da miserabili forse rimangono povere, ma le loro vite diventano piene di dignità e gioia, consapevoli di contribuire al bene della propria comunità.
All’inizio pareva un’impresa irraggiungibile, ma Dio aveva sognato – anche attraverso Luisa, l’ultima arrivata – di realizzare l’impossibile!

Cristo è “l’agnello”: quello vero, definitivo – Commento al Vangelo di domenica 18 gennaio

Quale grazia ci viene donata attraverso la testimonianza del Battista raccontata nel vangelo di questa domenica!
Giovanni ci indica Gesù con parole che squarciano il velo: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo“. Non un agnello qualsiasi, ma “l’Agnello”: quello vero, quello definitivo.
Riflettiamo: l’agnello pasquale che liberò Israele dalla schiavitù, il servo sofferente che porta su di sé le nostre iniquità, simbolo di mansuetudine e innocenza. Tutto questo si compie in Cristo!
Egli arriva nel punto più basso della nostra miseria per risollevarci, si lascia trafiggere pur di convincerci del suo amore, dona la vita per salvare la nostra.
E noi, riconosciamo davvero in Gesù questo Agnello che ci libera? O ci siamo assuefatti alle parole che il sacerdote pronuncia prima della comunione, lasciando che scivolino via “nell’acqua della banalità”?
Giovanni annuncia anche che Gesù “battezza nello Spirito Santo“, ci immerge nella vita intima di Dio. Questo cambia tutto!
La vita cristiana non è uno sforzo morale, ma innanzitutto vita nuova nello Spirito. È Dio che trasforma il cuore, rinnova desideri e azioni.
Quando ci scoraggiamo nel cammino di conversione, riduciamo forse la fede a sporadici sforzi volontaristici? Invochiamo con fiducia questo dono dello Spirito, oppure contiamo solo sulle nostre forze?
C’è poi un altro aspetto che tocca il cuore della testimonianza: Giovanni non porta a sé, ma a Gesù. Giovanni è come un dito puntato verso il cielo, un segnaposto del “Totalmente Altro”.
E noi? Nelle nostre relazioni, sappiamo farci da parte quando necessario? O cerchiamo di legare a noi chi ci è affidato, diventando ostacolo anziché ponte verso Cristo?
Gv 1,29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Affrontare e accogliere il disagio di tante persone che fanno i conti con il “desiderio di scomparire”

In Italia, nel primo semestre del 2025, sono scomparse 16mila285 persone (come se 2 abitanti su 3 di Ivrea sparissero d’improvviso): il 70% sono minorenni, il 25,74% adulti tra i 18 ed i 65 anni, mentre la fascia di età superiore ai 65 anni è del 4,18%. Le denunce di scomparsa dei minorenni sono state 11mila411 (8mila059 sono stranieri non accompagnati e 3mila352 sono italiani) e di questi, ne sono stati ritrovati 5mila375.
Dal 1974 ad oggi, in Italia, risultano scomparse – e mai ritrovate – circa 63mila persone. Con la definizione “persone scomparse” si fa riferimento a chi non ha dato notizie di sé in seguito ad un allontanamento dai luoghi abituali di vita, per un ampio lasso di tempo. Sono persone che lo hanno fatto volontariamente o per intervento di altri individui o per cause accidentali (disturbi mentali, vittime di reati, smarrimento in luoghi sconosciuti, problemi di salute o legati al reddito, alla povertà, a eventi traumatici…). Sono persone di cui non si può accertare né lo stato in vita, né lo stato di morte.
Studi e ricerche cercano di affinare i metodi di ricerca delle persone scomparse, ma molto si può e si deve fare nella prevenzione di questi fenomeni, soprattutto sulle fasce di età più fragili e vulnerabili, come quella dei minori.
Sovente, chi decide volontariamente di scomparire senza lasciare traccia, cerca di rispondere allo stress e alle emozioni negative che vive nel suo contesto di vita cercando così di riprendere il controllo della propria vita, attraverso una “nuova identità” offerta dalla fuga in quanto tale. A fronte di una persona che scompare ce ne sono altre – quelle a lui/lei legate – che vivono una condizione di profonda angoscia, preoccupazione, sensi di colpa, frustrazione, colpevolizzazione per non essere riusciti a comprendere i segnali di un possibile allontanamento.
Affrontare questi temi a scuola e in famiglia può essere utile per cercare di capirne i meccanismi. Infatti, il disagio che porta all’allontanamento può essere riconosciuto, accolto, ascoltato e sostenuto dalla rete delle relazioni, dei servizi e dalle opportunità che ognuno può offrire all’altro in modo che il “desiderio” di scomparire rimanga solo una fantasia e non una pratica per risolvere dei problemi.

Elisoccorso Piemonte: un 2025 che conferma il ruolo strategico del servizio

 
Sono stati 3.269 gli interventi complessivi dell’Elisoccorso Piemonte nel 2025, con l’impiego di 68 infermieri e 60 medici anestesisti-rianimatori e dell’emergenza-urgenza, affiancati dal personale tecnico di elisoccorso, dalle Unità Cinofile da Valanga e dal personale aeronautico.
Un dato significativo riguarda il contesto operativo, perché il 18% delle missioni è avvenuto in ambiente montano, impervio o ostile e spesso con l’impiego del verricello.
Dal punto di vista clinico, invece, il 43% degli interventi ha riguardato codici rossi e il 45% codici gialli. Le patologie trattate sono state soprattutto di tipo traumatico (60%), seguite da quelle cardiocircolatorie (11%) e neurologiche (10%), confermando il ruolo dell’elisoccorso come risorsa fondamentale nelle reti tempo-dipendenti.
Le basi di Torino, Cuneo, Borgosesia e Alessandria hanno garantito una copertura capillare del territorio, con 2.800 ore di volo complessive. Sono state 65 le missioni fuori Regione effettuate dagli elicotteri piemontesi, prevalentemente in Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta, e 73 gli interventi sul territorio piemontese svolti da elicotteri provenienti da altre Regioni.
 

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