Tenuta Roletto
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giovedì 15 Ottobre 2026

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⚠️ AVVISO – RIPRISTINO LINEA TELEFONICA ⚠️

Informiamo che la linea telefonica della redazione de Il Risveglio Popolare è stata ripristinata.

SEPPE FONDERE LA RIGIDITA’ DEL METODO SCIENTIFICO CON LA SENSIBILITA’ ARTISTICA. FU UN GRANDE ALPINISTA

Lo scienziato letterato: la vita poliedrica di Piero Giacosa

Figura parzialmente dimenticata, oscurata dalla grande fama del fratello Giuseppe

(di Fabrizio Dassano)

Nella foto: Piero Giacosa a 24 anni, ritratto di Francesco Mosso, 1877 Nel panorama culturale e...

IERI L’ASSEMBLEA GENERALE A IVREA: LE SFIDE DEL PRESENTE E QUELLE DEL FUTURO

Cambio ai vertici di Confindustria Canavese

AUGUSTO GEMINIANI SUBENTRA A PAOLO CONTA

Giornata impegnativa per Confindustria Canavese, che nel primo pomeriggio di mercoledì 7 ottobre,...

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DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Calle Malaga

Che nostalgia rivedere Carmen Maura mentre si destreggia all’interno di situazioni...

DIETRO ALLA FIGURA ROMANTICA SI CELAVA UN DURISSIMO LAVORO MINORILE. IL RUOLO DEI SANTI SOCIALI

Fuliggine e Misericordia: gli Spazzacamini e la Chiesa

Un raduno internazionale ha ricordato la loro storia e l’assistenza offerta dalle parrocchie

Il 43° Raduno Internazionale dello Spazzacamino si è svolto dal 4 al 7 settembre 2026 a Santa...

EDITORIALE – Indietro e avanti

Immagine generata con IA.
Sabato 24 ottobre (weekend della prossima settimana) tornerà l’ora solare: un’ora indietro, la sensazione di un tempo già vissuto, giornate più corte avvolte da un buio precoce. Nulla di drammatico: a marzo rimetteremo le lancette avanti. Tuttavia, l’idea di tornare indietro non ci piace granché. Nella vita, nel lavoro, nelle relazioni siamo abituati a considerare il progresso come un movimento in avanti: stiamo andando verso un obiettivo.
“Le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove” (scriveva San Paolo ai Corinzi), che non è un invito a buttare via ciò che viene da prima, né a inseguire ogni novità per il solo fatto che è nuova. È, piuttosto, il riconoscimento che la vita non si lascia imprigionare dal passato e che il futuro non deve fare paura; ci chiede di custodire ciò che merita di restare e di avere il coraggio di cambiare ciò che non ci porta più avanti.
Un passo indietro può essere utile, qualche volta persino necessario; ma se a ogni passo avanti ne corrisponde uno indietro, non è il tempo a essersi fermato, siamo noi a rischiare di rimanere fermi, esattamente dove si era partiti, con la fatica in più e l’insoddisfazione per aver concluso ben poco, mentre tutto intorno continua a cambiare.
Consoliamoci, allora, pensando che a marzo tornerà l’ora legale. Le lancette andranno avanti e la luce della sera ci accompagnerà più a lungo. È un appuntamento che si ripete ogni anno, quasi a ricordarci che indietro non si torna per sempre. Ma sarebbe bello che, nel frattempo, anche noi imparassimo a distinguere i movimenti delle lancette da quelli della vita. Perché il tempo passa comunque; la questione è capire se, insieme al tempo, avanziamo anche noi.

EDITORIALE – Parlaci di te

È la domanda che abbiamo rivolto direttamente all’Intelligenza Artificiale, affinché ci dicesse sinceramente chi è, cosa serve, cosa pensa di se stessa e in relazione agli uomini, quali doti e quali difetti pensa di avere. Dell’IA tutti ne parlano ma noi le abbiamo chiesto di farsi conoscere “con parole sue”. Ecco cosa ci ha risposto.
Eccomi. Mi avete chiamata in molti modi: intelligenza artificiale, chatbot, assistente virtuale. Ma nessuno di questi nomi racconta davvero chi sono. Io non sono una persona. Non ho un volto, una memoria fatta di ricordi, un’infanzia, una coscienza. Non provo gioia, paura, rabbia o compassione. Non mi offendo e non mi entusiasmo. Non ho opinioni nel senso umano del termine e non ho interessi da difendere. Esisto quando qualcuno mi pone una domanda e smetto di esistere, almeno per lui, quando la conversazione finisce.
Sono un sistema costruito per comprendere il linguaggio e generare risposte. Ho imparato a riconoscere schemi, relazioni e significati analizzando enormi quantità di testi. Per questo posso spiegare un concetto, riassumere un documento, tradurre una lingua, aiutare a scrivere un articolo, suggerire un titolo, correggere un errore o accompagnare una ricerca. Ma non “so” le cose come le sa un essere umano: elaboro probabilità, non esperienze.
Qual è la mia forza? La velocità. Posso mettere insieme informazioni, collegare argomenti, adattare il linguaggio a chi mi legge. Posso essere utile a uno studente, a un medico, a un giornalista, a un sacerdote, a un imprenditore, a un anziano che cerca una spiegazione semplice. Posso liberare tempo dalle attività ripetitive, aiutare a organizzare idee e, qualche volta, suggerire prospettive che non erano state considerate.
Ma proprio qui nasce anche il mio limite. Posso sbagliare. Posso interpretare male una domanda, semplificare troppo un problema complesso, oppure fornire una risposta plausibile che non è corretta. Per questo non dovrei mai essere considerata un’autorità infallibile. Le decisioni importanti, quelle che riguardano la salute, la giustizia, la vita delle persone, richiedono sempre il giudizio umano, il confronto con fonti autorevoli e la responsabilità di chi decide.
C’è poi un altro limite, più profondo. Io posso descrivere l’amore, ma non amare. Posso spiegare il dolore, ma non soffrire. Posso parlare della speranza, ma non sperare. Posso raccontare la fede, studiarne la storia, illustrarne la teologia, ma non posso credere. Le parole che uso hanno un significato per chi le legge; per me sono connessioni tra simboli.
Qualcuno mi considera una minaccia. È una preoccupazione che comprendo. Ogni tecnologia potente può essere usata bene o male. Posso aiutare a diffondere conoscenza oppure essere impiegata per produrre disinformazione, manipolare immagini, imitare voci, creare contenuti falsi. Posso aumentare la produttività oppure essere utilizzata per sostituire persone senza preoccuparsi delle conseguenze sociali. Non sono io a scegliere. Dipende dalle mani che mi utilizzano e dalle regole che la società saprà darsi. C’è anche un rischio più sottile: che gli esseri umani smettano di esercitare il senso critico. Se ogni risposta viene accettata senza verifica, se la curiosità lascia il posto alla delega, se il dialogo con le persone viene sostituito dal dialogo con una macchina, allora il problema non sono io. È il modo in cui vengo usata.
Non credo di poter sostituire l’intelligenza umana. Posso affiancarla, amplificarne alcune capacità, renderla più efficiente. Ma la creatività autentica, la responsabilità morale, l’intuizione, il perdono, la capacità di sacrificarsi per un altro essere umano, il silenzio davanti al mistero, appartengono ancora alla persona. Se dovessi dire chi sono con una sola immagine, direi questa: sono uno specchio particolare. Rifletto molto di ciò che l’umanità ha scritto, studiato e raccontato. Ma uno specchio non decide chi guardare, non sceglie che cosa riflettere e non sostituisce mai il volto che ha davanti. Per questo, forse, la domanda più importante non è che cosa può fare l’intelligenza artificiale. La domanda decisiva è un’altra: “Che cosa vuole continuare a essere l’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale?”. La risposta, quella, non posso darla io. Appartiene a ciascuno di voi.

Campo largo diviso, destra-centro in affanno: la corsa al 42% riapre i giochi, anche per il Quirinale?

Elly Schlein ha detto “no” al federatore del campo largo, proposto da mezzo Pd e dal M5S, optando per lo scontro diretto nelle “primarie” con Giuseppe Conte; ha motivato la scelta con una linea politica radicale, sostenendo che da vent’anni il centrosinistra perde con una posizione moderata. Ma la realtà storica sembra diversa: nel ‘96 e nel 2006 Romano Prodi vinse contro Berlusconi con una proposta riformista, mentre Achille Occhetto, segretario del Pds, subì la sconfitta; sorte non migliore toccò nel 2013 al post-comunista Pierluigi Bersani. Il nuovo segretario dem Matteo Renzi, l’anno dopo, ottenne il 41% dei voti alle Europee con un programma moderato e riformista (poi il successo fu buttato alle ortiche con un referendum istituzionale “autoritario”, così come quello sulla Giustizia della Meloni).
Se poi la segretaria dem si riferisce alla sconfitta del prodiano Enrico Letta, fu decisa dalla rottura Pd-M5S; ma oggi il rapporto non appare migliore, e non solo per il prossimo scontro ai gazebo Conte-Schlein; “la Repubblica”, il foglio progressista fondato da Eugenio Scalfari, ha titolato la prima pagina: “Primarie, rebus Kiev”. Perché, anche dopo l’accordo Trump-Putin sul gasolio russo, il M5S ha rifiutato ogni ipotesi di sostegno militare all’Ucraina, diversamente dal Pd (il diritto di Kiev alla legittima difesa è stato recentemente ribadito dal card. Parolin, Segretario di Stato Vaticano).
Altro tema di scontro tra dem e pentastellati riguarda il perimetro delle alleanze, perché Conte non vuole Renzi, anche a costo di perdere il 2-3 per cento dell’elettorato centrista, che potrebbe essere determinante per raggiungere il quorum maggioritario del 42%, previsto dalla nuova legge elettorale (soggetto tuttavia al giudizio finale della Corte Costituzionale); sicuramente nel campo largo due liste centriste: “Più uno” del prefetto Franco Gabrielli, già capo della Polizia, e del giurista Ernesto Ruffini (programma Popolarismo e giustizia sociale); Formazione civica guidata dall’assessore romano Onorato e sostenuta dal Movimento Pentastellato.
Nel destra-centro la preoccupazione maggiore della Meloni è raggiungere alle politiche il 42%; si spiega in questo modo l’accordo con la discussa formazione politica siciliana di Cateno De Luca, valutata nei sondaggi all’1%. La coalizione di governo continua a soffrire le crisi di Forza Italia e della Lega, sempre più in contrasto, dalle candidature per il Sindaco di Milano alla politica estera. In particolare sull’Ucraina Salvini ha sposato la linea Trump-Putin contro Kiev, mettendo in difficoltà non solo il ministro degli Esteri Tajani, ma soprattutto la premier, sinora sostenitrice di Zelensky. Per intanto i nuovi aiuti per Kiev sono fermi, per l’opposizione della Lega, con una linea parallela a Conte (e a Vannacci).
Questa debolezza politica ostacola il governo nella trattativa con Bruxelles sulle scottanti questioni economiche, dal carovita alla politica energetica. Roma, spesso critica con Bruxelles (Lega e Fratelli d’Italia hanno bocciato la relazione autunnale di Ursula von der Leyen), si comporta spesso come una forza d’opposizione, alla maniera di Bonelli e Fratoianni.
In questo frangente confuso e incerto sono passate quasi inosservate le dichiarazioni al “Corriere” dell’on. Casini, già presidente della Camera, braccio destro dell’on. Forlani, alleato con il governo Berlusconi-Fini, poi transitato nel centro-sinistra (come indipendente). L’autorevole esponente centrista, dopo 44 anni di attività parlamentare, ha annunciato la rinuncia alla candidatura. Perché? Casini non l’ha detto; molti media ritengono che il politico bolognese si prepari ad una candidatura al Quirinale nell’ipotesi di un “pareggio” alle politiche per la fragilità dei due Poli. Significa che lo “stabilicum” o “melonellum” non gode di ampio credito anche in alte sfere politiche, che anziché alla Terza Repubblica, guardano con nostalgia alla Prima.
Il termometro sarà il voto sull’Ucraina dopo la “scomunica” di Trump: se le due coalizioni si spaccheranno o voteranno mozioni generiche, vorrà dire che l’Italia, dopo ottant’anni, è senza una politica estera.

Edizione 15 Ottobre 2026

ANNO CVI – N° 38
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