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Feletto, un bollettino parrocchiale ricco di futuro

“L’Eterno si è fatto tempo ed ha santificato con questa scelta la storia dell’Umanità e di ognuno di noi. In questo spirito il nuovo anno è quindi una grazia da vivere con fiducia ed impegno, sicuri che nulla sfugge alla Provvidenza di Dio. Buon Anno benedetto da Dio a tutti”

Allegato a questa pagina web tutto il bollettino

E’ uscito in questi giorni il bollettino parrocchiale di Feletto Canavese. Lo alleghiamo integrale...

Natale di comunità nella "casa" Parrocchia

BORGO REVEL - Il musical di Natale prepara la S.Messa della Notte - La bellezza di stare insieme aspettando il Redentore - Impegno, riflessione, studio, gioia, divertimento... poi tutti insieme all'Eucarestia animata dalla Corale parrocchiale - IL VIDEO

Le grandi idee di una comunità piccola, ma intraprendente

(Elisabetta Acide)  – Ancora una volta la piccola ma intraprendente comunità di Borgo Revel, si è dimostrata capace di coniugare catechesi e vita comunitaria, in quel cammino sinodale per il quale tanto si è “spesa” in...

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce

PAROLA DI DIO - Letture dalla Liturgia nella Notte santa del Natale del Signore  - "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo" - Commento a cura della Prof. Elisabetta Acide -

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Is 9, 1-3. 5-6 Dal Libro del Profeta Isaia Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una...

Sabato 20 dicembre


RIVAROLO CANAVESE - Una bella festa in Oratorio per dire a tutti: Buon Natale! - Appuntamento atteso, pensato e realizzato dai giovani dell’Oratorio per far vivere ai più piccoli la gioia del Natale in un clima di condivisione e gioco - S. Messa celebrata da Don Antonio Luca Parisi -

Sempre fondamentale il ruolo degli Animatori - Un messaggio importante per ciascuno di noi: animare significa amare.

(Diacono Simone Mezzano) – L’atmosfera del Natale è giunta nel suo pieno splendore in quel di Rivarolo Canavese, con la festa in Oratorio organizzata dagli Animatori e Aiuto Animatori. Il pomeriggio di sabato 20 dicembre...

La crisi Konecta approda in Regione

Manifestazione, ieri mattina, martedì 13 gennaio sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a Torino, dei lavoratori e lavoratrici di Konecta provenienti dalle sedi di Ivrea e Asti. Vicinanza ai dipendenti è stata espressa dalla Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero e dai Consiglieri regionali Pd Alberto Avetta e Fabio Isnardi. Si tratta di far recedere l’azienda dall’attuare il nuovo piano che prevede la chiusura dei siti di Ivrea e Asti e lo spostamento di oltre mille dipendenti a Torino, col forte rischio che a causa dei contratti part-time e salari medio bassi, il pendolarismo non sia sostenibile, spingendo i dipendenti ad abbandonare il posto di lavoro. “E’ necessario individuare soluzioni alternative all’accorpamento delle sedi – hanno dichiarato i tre esponenti del Pd-. Per questo è fondamentale che la Regione intervenga, ascolti i territori e contribuisca a costruire un percorso che salvaguardi l’occupazione e mantenga aperti i presidi di Ivrea e Asti”.
E sempre ieri mattino all’incontro in Regione hanno partecipato i sindaci di Asti e Ivrea, gli amministratori dei territori coinvolti, i consiglieri regionali e le rappresentanze sindacali. Il tavolo, coordinato dall’assessore alle Attività Produttive Andrea Tronzano, ha visto la partecipazione in videocollegamento da Bruxelles del presidente Alberto Cirio, oltre agli assessori Marco Gabusi e Maurizio Marrone, e sarà ora portato avanti dal vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino.
“Nei prossimi giorni convocheremo l’azienda con l’obiettivo di aprire un confronto diretto, sia con i vertici italiani sia con la casa madre spagnola” ha detto il Presidente Cirio. “Su queste vertenze non ci saranno scorciatoie né rassegnazione: lavoreremo pancia a terra, insieme ai sindacati e agli amministratori locali, perché nessuno venga lasciato solo di fronte a decisioni che rischiano di avere pesanti ricadute sociali sui lavoratori e sulle loro famiglie” ha detto la vicepresidente Elena Chiorino. “Siamo pronti a ripartire 3,7 milioni di euro, provenienti dal MEF, per promuovere la digitalizzazione dei servizi delle ATC agli inquilini e aiutare i servizi socio assistenziali dei comuni piemontesi a dotarsi delle cartelle informatizzate dei cittadini assistiti – ha annunciato l’assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone -. L’auspicio è che queste risorse welfare possano contribuire a dare ossigeno ad un settore che rischia un’emergenza disoccupazione sui nostri territori, come dimostra la crisi Konecta, e ha bisogno della presenza della Regione”.
(foto da https://www.cittametropolitana.torino.it)

BORGO REVEL – Catelab, educare alla Fede con i laboratori di catechesi

(elisabettaacide) Proseguono i laboratori di catechesi integrale ed integrata a Borgo Revel nella ottica del cammino di “educazione alla fede” che i catechisti hanno intrapreso da qualche anno, frutto ed elaborazione di esperienze diverse e significative condotte in parrocchia. Il gruppo dei catechisti, nel corso degli anni, nell’ applicazione delle indicazioni del Direttorio di Catechesi dell’ anno 2020, elaborato dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, ha elaborato percorsi e laboratori nel rispetto dei documenti magisteriali e delle indicazioni della CEI per la Catechesi del “terzo millennio” per vivere le sollecitazioni dell’ Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco in una ottica di “azione comunitaria”, che vede coinvolti genitori, famiglie, battezzati, educatori, insegnati, nonni, operai, impiegati … tutti coloro che come cristiani “hanno a cuore” il Vangelo ed il suo annuncio. Primo annuncio o Kerygma, che nella logica della catechesi integrata ed integrale avviata nella comunità parrocchiale, occupa il centro della attività evangelizzatrice, ma diremmo, del “rinnovamento ecclesiale” che tutta la Chiesa sta vivendo in quella “conversione pastorale” a cui il sinodo ci ha chiamati.
I prossimi laboratori ( Laboratorio RingraziAMO – Laboratorio excell – Laboratorio A++ – Laboratorio SI.RI. – Laboratorio elenco puntato –  Laboratorio my name is… – Laboratorio black and white… per citarne alcuni) hanno lo “sfondo” dei documenti: Antiquum ministerium di papa Francesco (2021), Catechismo della Chiesa Cattolica, Incontriamo Gesù, Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia della C.E.I., ” Artigiani di Comunità”, elaborato dall’Ufficio Catechistico Nazionale (UCN) della CEI nell’orizzonte delle coordinate della cultura contemporanea, del dinamismo dell’evangelizzazione a seguito del cammino sinodale in un’epoca di “cambiamento” nel quale è entrato in “azione” il progetto pastorale e catechistico della Chiesa italiana dal Concilio Ecumenico Vaticano II° ad oggi.
Una “catechesi” che intreccia esperienza e vita di bambini e ragazzi, delle famiglie, della comunità, per aiutare ad acquisire una “mentalità di fede” e per promuovere itinerari di crescita e formazione permanente.
Una “catechesi” che  a partire dalla testimonianza e dall’annuncio,ha definito quell’itinerario, continuamente oggetto di riflessione e di verifica da parte dell’equipe catechistica parrocchiale,  a partire dal “contenuto” centrale della catechesi: Dio rivelato da Gesù Cristo nello Spirito Santo.
I “LABORATORI” di catechesi integrata ed integrale, vogliono vivere il “servizio comunicativo ed educativo della Parola” (cfr. DC 136, 140), come “processo” e “iniziazione” dell’annuncio del Vangelo “che è Gesù Cristo” (cfr. Mc 1,1), nella logica dell’annuncio del “Vangelo della gioia”, fatto con “gioia”.
Una “comunità in missione” ed in “collaborazione”, che prova a vivere il “cammino sinodale” in una ottica non solo “comunicativa”, ma “trasformativa”. L’ottica avviata è quella della costruzione di percorsi condivisi, per essere “artigiani di comunità” (secondo le linee del Documento del 2021 della C.E.I.), nella logica del “programma pastorale”, nato dal discernimento del C.P.P. che vede nella coralità, fraternità, nelle decisioni condivise lo sfondo del “cammino parrocchiale”, dunque anche quello della catechesi, quale  proposta di annuncio.
La comunità sta “valutando” le “gemme” che iniziano a comparire, con uno “sguardo evangelico”, per cogliere quei segni di “rinascita” che spuntano come “germogli” piccoli e inattesi. Una “catechesi” che prova a “raccontare” Cristo “con il cuore”, ad “accompagnare” con la Parola di Dio, alla gioiosa appartenenza della Chiesa.
“Artigiani di comunità” in uscita, che vivono insieme la responsabilità e la gioia dell’annuncio e lo fanno con i passi condivisi: dall’esperienza dei Musical al Catelab “con le ali verso il Natale”, alle iniziative che nei prossimi mesi proseguiranno nella comunità nella ottica “integrata ed integrale”.
Domenica 18 gennaio alle ore 9.00, catechisti, famiglie, bambini, agricoltori, allevatori e comunità, vivranno insieme nella celebrazione della S. Messa domenicale, la “Festa del Ringraziamento” di tradizione religiosa popolare e religiosa, in onore di S. Antonio Abate.

Se l’Intelligenza Artificiale, oltre che psicologo, diventa direttore spirituale… (di Lorenzo Iorfino)

L’ho scoperto relativamente tardi, durante una conferenza:
il 75% dei giovani tra i 18 e i 24 anni utilizza l’intelligenza artificiale, in particolare ChatGPT, come forma di supporto psicologico. Perché dico di averlo scoperto in ritardo? Confrontandomi con amici, ho capito che il tema era già da tempo al centro di inchieste giornalistiche e approfondimenti televisivi.
È interessante osservare il meccanismo che spinge molti giovani a rivolgersi a questi strumenti. Come spiegava la professoressa Murtarelli che ha tenuto la conferenza, il linguaggio dell’IA è costruito per creare “consonanza”, per restituire risposte che si avvicinano al modo di pensare dell’utente. Questo genera una sensazione di ascolto e comprensione immediata. In un contesto segnato da difficoltà economiche, da una fatica crescente nel chiedere aiuto e da una certa vergogna nel manifestare la propria fragilità, l’IA diventa una presenza silenziosa e sempre accessibile.
La mia preoccupazione, però, riguarda un passaggio ulteriore. Se l’utilizzo come supporto psicologico è ormai diffuso, è plausibile che lo stesso accada per l’accompagnamento spirituale e il discernimento. Negli ultimi anni, influencer cattolici e missionari digitali hanno già occupato uno spazio che un tempo apparteneva al parroco o al sacerdote di riferimento. Le domande esistenziali restano, ma la risposta la si ricerca nel digitale.
Ho fatto un esperimento con un amico sacerdote francescano. Gli ho chiesto di raccontare a ChatGPT una una sua finta crisi vocazionale, segnata da tensioni comunitarie e delusioni. La risposta suggeriva serenamente di lasciare il convento, ricordando che la vita cristiana può essere vissuta anche fuori dalla vita religiosa. Una risposta facile, formalmente corretta, ma estranea a qualsiasi percorso di discernimento. Non orientata alla maturazione spirituale della persona, bensì alla soluzione più semplice e socialmente accettabile. In un contesto di fragilità reale, un simile suggerimento può lasciare tracce profonde. Figuriamoci in un ragazzo di 14 anni in cerca di Dio.
Il nodo centrale resta quello educativo: serve una formazione critica e anticipata sull’IA. Oggi nelle scuole superiori questo lavoro è sporadico; avrebbe senso iniziare prima. I ragazzi sanno usare questi strumenti, ma spesso non ne comprendono la natura artificiale. Non sono persone, né guide interiori: confondere i piani, soprattutto in età fragile, rischia di produrre effetti che pagheremo nel tempo.

Vita monastica in Piemonte tra VII e X secolo (di Francesco Mosetto)

Foto: Abbazia di San Colombano, comune di Bobbio
L’anno 969 il nobile svevo Roberto, miles al servizio di Berengario II, condusse il piccolo figlio Guglielmo a un monastero che sorgeva nel territorio dell’attuale Crescentino. Intelligente e aperto ai valori spirituali, Guglielmo si sentì attratto alla vita monastica e abbracciò la regola di san Benedetto.
Il monastero di San Michele Arcangelo, che non si deve confondere con l’abbazia di Santa Maria di Lucedio, fondata dai cisterciensi nel 1123, già esisteva nel 707, quando il re longobardo Ariperto II lo confermò al vescovo Emiliano di Vercelli, assegnandogli alcune proprietà fiscali. Ma prima di esso e, a maggior ragione, prima della fondazione dell’abbazia di Fruttuaria (1003), erano sorti diversi monasteri, soprattutto benedettini.
Il più antico di cui si abbia conoscenza è Santo Stefano di Vercelli, che sarebbe stato fondato nel VI secolo in seguito alla visita di san Mauro, un discepolo di san Benedetto, che vi avrebbe anche operato un miracolo; ma il primo documento riguardante questa abbazia è dell’anno 806. I suoi resti sono stati scoperti nell’area tra il castello del Beato Amedeo e S. Maria Maggiore.
L’abbazia di S. Stefano giunse fino al 1462, quando fu data in commenda. Agli inizi del VII secolo il monaco irlandese san Colombano fondò l’abbazia di Bobbio, che venne ristrutturata nel secolo seguente al tempo di Ariperto II; ma il merito della sua fondazione è attribuito al re Agilulfo e alla regina Teodolinda.
Bobbio esercitò un forte influsso sulla vita religiosa della parte meridionale dell’odierno Piemonte. Del VII secolo, infatti, è l’abbazia di San Costanzo de Canneto (Villar San Costanzo), fondata ad opera di Ariperto I, oppure di Ariperto II. Da essa derivò l’abbazia, oggi meglio conservata, di San Costanzo al monte.
Ai monaci provenienti da Bobbio venne poi affidata l’abbazia dei Ss. Pietro e Colombiano a Pagno, fondata tra il 749 e il 756 da un altro re longobardo, Astolfo. Essa fu a lungo la più florida abbazia del Saluzzese. Pure di età longobarda, ma ricordata per la prima volta in un atto del 902, è l’abbazia di San Dalmazzo di Pedona, ai piedi delle Alpi Marittime.
Queste fondazioni rispondevano anche a un calcolo politico dei sovrani longobardi. Costruite a ridosso delle valli alpine meridionali, avevano una funzione strategica nei confronti delle vie che del Piemonte sud-occidentale conducevano alla Liguria e alla Provenza.
Ai Franchi, invece, si deve l’abbazia dei Ss. Pietro e Andrea alla Novalesa, presso il valico del Moncenisio, fondata nel 726 da Abbone, signore della Moriana. Al regno dei Franchi già apparteneva l’intera valle di Susa. Alla Novalesa si adottò inizialmente una regula mixta tra quella di San Colombano e quella di San Bene-detto. In seguito, assecondando Ludovico il Pio, successore di Carlo Magno, l’abate Benedetto d’Aniane (+. 821 ca.) riuscì a imporre la regola benedettina in tutti i monasteri dell’impero carolingio.
Il periodo di maggiore fioritura della Novalesa si ebbe con il successore di Benedetto, sant’Eldrado, al quale è dedicata una delle cappelle del monastero (affreschi del sec. XI). Per scampare alle scorrerie dei saraceni nel 906 i monaci ripararono a Torino presso la chiesa di Sant’Andrea (oggi santuario della Consolata), portando in salvo i codici della biblioteca. Qualche anno dopo si trasferirono nella Lomellina, dove fondarono il monastero di Breme. Di qui, in seguito, alcuni monaci andarono a ripopolare l’abbazia della Novalesa. Nel 1646 ai benedettini subentrarono i Cisterciensi.
Quando il Piemonte venne occupato dalle truppe rivoluzionarie francesi (1798) i monaci furono espulsi dall’abbazia, ma dopo la caduta di Napoleone vi ritornarono e vi rimasero fino alla soppressione dell’abbazia e all’incameramento dei beni ecclesiastici (1855).
La Novalesa riprese vita nel 1972, quando la provincia di Torino l’affidò ai benedettini dell’isola San Giorgio di Venezia, che vi fecero rifiorire la vita monastica. L’intero complesso abbaziale è stato rivalorizzato grazie alle campagne di scavo e all’opera di restauro promosse dalle diverse Sovrintendenze. Il 30 gennaio 2026 si celebrerà il 13° centenario della fondazione dell’Abbazia.
Non solamente i sovrani longobardi e quelli franchi; anche i vescovi promossero la fondazione di monasteri. Tra l’VIII e il IX secolo, lungo la strada in sponda destra del fiume Po che collegava Torino con Vardacate, ossia Casale, sorse l’abbazia di S. Maria in Pulcherada (lat. pulcra rada, porto fluviale). In un documento del 991 si legge che in precedenza era stata distrutta da “uomini cattivi”: i Saraceni, a meno che si trattasse di masnade agli ordini del marchese. Della chiesa primitiva, diventata la parrocchiale di San Mauro Torinese, rimangono resti significativi: l’antica abside centrale, una porzione della navata sinistra e il campanile (della prima metà del secolo XIII).
In un documento del 985 il monastero di San Pietro, situato nell’angolo sud-occidentale della città di Torino, è detto già vetus. Nella carta di fondazione dell’abbazia dei Ss. Solutore, Avventore e Ottavio (1006), anche questa in Torino, il vescovo Gezone le assegna il monastero di San Martiniano di Brione, oggi frazione di Val della Torre, citato in un documento del 904. Esso sorgeva nella parte pianeggiante della valle del Casternone, attraversata da strade che conducevano da un lato a Torino e alla valle di Susa, dall’altro, attraverso il Canavese, a Ivrea e Vercelli.
Al monastero maschile, che andò in rovina attorno all’anno 1000, era legato quello femminile di S. Maria, citato per la prima volta in un documento datato 1118, che raggiunse il massimo dello splendore nei secoli XIII e XIV. La sua chiesa, che risale agli inizi del XII secolo, è diventata chiesa parrocchiale, intitolata a Santa Maria della Spina. A Tortona, intorno alla metà del sec. X il vescovo Giseprando, abate di Bobbio e già cancelliere dei re Ugo e Lotario, fondò a l’abbazia dei Ss. Pietro e Marziano. Ad Acqui, per volontà del vescovo Dudone, agli inizi del secolo XI l’antica basilica di san Pietro divenne monastero benedettino.
Anche i marchesi furono attivi nella fondazione di monasteri e generosi nel provvedere loro possedimenti e rendite. Nel 908 il re Berengario I conferma al cenobio benedettino dei Ss. Fabiano e Sebastiano di Fontaneto d’Agogna, nel Novarese, tutti i beni assicurati dal suo istitutore, il conte Gariardo, vicecomes di Adalberto, marchese di Ivrea. L’abbazia di S. Salvatore a Grazzano (Asti) sarebbe stata fondata nell’anno 912 dal conte Guglielmo, padre di Aleramo; ma più verosimilmente tra il 950 e il 960 dallo stesso Aleramo, che la dotò di tre “curtes” e dieci “massaricia” (ossia cascine).
Di fondazione aleramica è anche Santa Maria di Azzano, a sud-est di Asti, attestato nel 952 da un diploma di conferma di Berengario II. Anselmo, figlio del marchese Aleramo, fondò nel 991 il monastero di San Quintino di Spigno, nell’Alto Monferrato, allo scopo di contrastare le scorrerie e di offrire un rifugio ai pellegrini sulla via Savona-Acqui. Se alla fondazione delle abbazie non era talora estraneo un calcolo politico, non si deve sottovalutare il fatto che esse andavano incontro alla sincera ricerca di una vita radicalmente ispirata al vangelo e consacrata al servizio di Dio.
“Nell’alto medioevo i monasteri sono centri di spiritualità e di aggregazione religiosa e, spesso, perni dell’azione missionaria nelle non poche regioni solo superficialmente cristianizzate nelle epoche precedenti; sedi privilegiate della cultura, sono anche potenze economiche, nella misura in cui la loro presenza patrimoniale ne fa i fulcri dell’organizzazione e dello sfruttamento del territorio, la cui sfera di influenza si estende alla vita politica e sociale, un vero e proprio kosmos altamente differenziato per spiritualità, scienze ed economia” (Gisella Cantino Vataghin, Monasteri piemontesi dalla tarda antichità al medioevo, p. 161).
Abbazia Benedettina della Novalesa

Come un anno fa, i quesiti referendari sono “soffocati” dalla politica: chi li conosce e li capisce?

Il referendum sulla Giustizia (in programma il 22 e 23 marzo prossimi) sembra il bis della consultazione del giugno 2025 su lavoro e cittadinanza: maggioranza e opposizione lo hanno trasformato in un voto pro-contro il Governo Meloni con i temi specifici in ombra.
Il rischio è una limitata partecipazione alle urne, anche se non è previsto il quorum.
Nella maggioranza il più esplicito è stato il “potente” sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, che ha previsto elezioni anticipate dopo la vittoria del sì sulla legge Nordio. Giorgia Meloni ha rettificato il tiro, anche per evitare uno scontro istituzionale con il Quirinale (la Costituzione affida al Capo dello Stato i poteri di scioglimento delle Camere). Resta l’opinione unanime di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia sul significato politico del referendum.
L’opposizione, con Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni e il segretario della Cgil, Landini, ha camminato in conferenza-stampa sullo stesso schema: la vittoria del “no” come premessa della sconfitta del Governo alle politiche.
Anche i Centristi si muovono come nel giugno ’25: per il sì Calenda e i “miglioristi” del Pd, libertà di scelta per i Renziani, in larga parte favorevoli alla legge Nordio.
Sui media (e in particolare nel talk-show) prevale lo stesso schema: priorità al confronto Meloni contro Schlein-Conte, minore attenzione ai quesiti referendari (in primo piano la separazione delle carriere tra Pubblico Ministero e Magistrati giudicanti, la divisione del CSM in due strutture con estrazione a sorte dei componenti, la custodia cautelare …).
Sono temi essenziali per il funzionamento della Giustizia: meriterebbero più rilievo dalla politica e dai media, prima del voto di marzo.
I due referendum in fotocopia (giugno ’25 e ora) sono inoltre un chiaro segnale dell’immobilismo del quadro politico, nonostante le baruffe quotidiane. Nel destra-centro la Meloni non ha concorrenti e difende i suoi due vice: Tajani dall’assalto dei Berlusconi (che vorrebbero per Forza Italia una guida più dinamica), Salvini dalla crisi del Carroccio (diviso tra l’altra destra del generale Vannacci, filo-Putin, e i “centristi” del Nord, guidati dall’ex Governatore veneto Zaia). Le fratture nella Lega sono il vero fattore di rischio per il destra-centro.
Nel “campo largo” continua a mancare una guida, nonostante il forte appello dello storico Mieli sul “Corriere”. La Schlein e l’ex premier Conte sono in aperta competizione, mentre si affacciano nuove candidature. Nel Pd resta aperta la collocazione della minoranza riformista (15% della Direzione), prevalentemente formata da ex Popolari (Delrio, Guerini, Gori …). L’obiettivo è la correzione della linea radicale del Pd, in un confronto con la Schlein. L’alternativa è la nascita di una nuova formazione di centro-sinistra come la “Margherita” di Rutelli e Prodi, nella convinzione che il modello bipolare destra-sinistra favorisca la Meloni, com’è avvenuto nel ’94 nello scontro Berlusconi-Occhetto. A questa iniziativa dovrebbe aderire anche il professor Ruffini, con il movimento “Più uno”.
Camminano invece per la loro strada gli ex alleati centristi Calenda e Renzi: il leader di Azione punta ad una nuova legge elettorale che gli consenta di correre da solo fuori dai due Poli, mentre l’ex premier conferma l’alleanza con la Schlein, riservandosi in extremis la candidatura a Palazzo Chigi della neo-sindaca di Genova Silvia Salis, che si definisce “cattolica, madre, moglie”.
Ma la politica, oltre ai leader, dovrà badare alla nuova geografia mondiale, nell’era Trump-Putin-XI. Sarà essenziale il nuovo respiro europeo delle coalizioni, la priorità al tema della pace, il rifiuto della logica di potenza, il prevalere dello Stato di diritto e del multilateralismo, il rispetto di ogni persona.
I programmi politici delle elezioni (che si tengano nel 2026 o alla scadenza naturale del 2027) non potranno essere la fotocopia del voto del ’22 perché il mondo è cambiato e l’Italia non può essere confinata ad un ruolo marginale da una classe politica “provinciale”. I tempi burrascosi richiedono leader autorevoli, alla Mattarella.

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