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DOPO UN PERIODO DI SERVIZIO, 250 MILITARI VENIVANO ASSUNTI DALLE FERROVIE DELLO STATO OGNI ANNO

La Chivasso-Aosta del Genio Ferrovieri

Ne curò la gestione dal 1915 fino al 2000, sostituito dalla “nuova” tecnologia

(di Severino Morgando)

Foto: Il Genio Ferrovieri, foto tratta da fsnews.it. Come sanno tutti gli eporediesi, e non solo,...

Debiti e famiglie in difficoltà: cresce l’allarme per il fenomeno del sovraindebitamento, ma una via d’uscita esiste (di Cristina Terribili)

Il 14 aprile scorso si è tenuta a Roma la 25a edizione del Forum Confcommercio 2026 che, grazie all’analisi dell’Ufficio Studi della Confcommercio, ha presentato i dati sulla crisi internazionale, sul ruolo del terziario e del capitale umano. Nello scenario storico e sociale odierno si vanno ad inserire criticità mai risolte nel nostro Paese che incidono sulla poca crescita economica che si sta prospettando, con un effetto non marginale sulle spese che le famiglie dovranno sostenere. Questo possibile scenario ci conduce ai dati sul sovraindebitamento rilevati dallo sportello metropolitano della città di Torino, che ha sostenuto 499 richieste al 31 dicembre 2025, prevedendo un trend in costante crescita.
Uscire dal sovraindebitamento è possibile, grazie alle norme e alle procedure previste dalla legge 3/2012, nota come legge “Salva Suicidi”, che è stata inglobata nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza che interviene sulla ristrutturazione dei debiti del consumatore o in casi specifici fargli ottenere la cancellazione dei debiti. Lo sportello accoglie due giorni a settimana, solo su appuntamento scrivendo a sovraindebitamento@cittametropolitana.torino.it. Ulteriori informazioni si trovano su https://www.cittametropolitana.torino.it/istruzione-e-sviluppo-sociale/sviluppo-sociale/sportello-sovraindebitamento.
Lo sportello fa parte di una serie di servizi che confluiscono ne “La Rete contro il Debito” che la Città Metropolitana di Torino ha istituito fin dal 2023, e che raccoglie istituzioni pubbliche, private ed associazioni del terzo settore, pronti ad accogliere ed intervenire sulle persone che si trovano in una condizione di fragilità economica e per contrastare il rischio di usura e di estorsione. L’accesso ai servizi a contrasto del sovraindebitamento consentono, soprattutto al debitore di potersi affrancare da una condizione di fallimento per poter intraprendere un percorso in grado di assicurare una seconda possibilità evitando una pericolosa emarginazione sociale che coinvolgerebbe tanto la persona sopraffatta dai debiti, quanto la sua famiglia.
Essere consapevoli che non si deve mai cedere alla disperazione di non riuscire a trovare più credito (col sempre presente rischio di avviarsi di conseguenza verso percorsi illegali), che avere dei problemi finanziari non è una vergogna ma una condizione che può essere stata causata da una molteplicità di fattori che possono essere analizzati e corretti, è fondamentale per evitare gesti insani o rischiare di essere minacciati per riscossioni di prestiti divenuti esorbitanti.

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Da 30 aprile al 4 maggio
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: feriali 21.15; venerdì 17-21.30; sabato 18.30-21.30; domenica 10.30-17-21.30
Da 30 aprile al 4 maggio
MICHAEL
Orario: feriali 18.30; sabato 16.30; venerdì e domenica 14.50-19.15
Due Città al Cinema
Martedì 5 maggio
SENTIMENTAL VALUE
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 1° al 4 maggio
MICHAEL
Orario: venerdì e lunedì 21; sabato e domenica 16-18.30-21
Effetto Cinema
Mercoledì 6 e giovedì 7 maggio
MONSIEUR AZNAVOUR
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 30 aprile al 4 maggio
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: feriali 18.30-21; venerdì e sabato 16.30-19-21.30; domenica 16-18.30-21
Cineclub
Martedì 5 e giovedì 7 maggio
GIOIA MIA
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Dal 30 aprile al 3 maggio
MICHAEL
Orario: giovedì 21; venerdì e sabato 18.30-21; domenica 16.30-21
Dal 30 aprile al 4 maggio
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2
Orario: giovedì 21; venerdì e sabato 16.30-19-21.30; domenica 16-18.30-21; lunedì 19-21.30
Dall’1 al 3 maggio
SUPER MARIO GALAXY
Orario: venerdì e sabato 16.30; domenica 19
Lunedì 4 maggio
JURASSIC PARK
Orario: 21
Giovedì 7 maggio
WILD DAYS
Orario: 21

Michael (di Graziella Cortese)

Nell’epoca in cui abbiamo Donald Trump come presidente degli Usa pare un po’ difficile parlare di sogno americano… ma c’è stata un’epoca in cui l’american dream ha fatto parte della vita di molte persone, forse di tutti noi. E la famiglia Jackson di cui parla il film è un valido esempio di tentativo di realizzare i propri sogni: il suo rappresentante più famoso, Michael Jackson, ha inseguito con tenacia un’idea che aveva fin da bambino… anche se alcune ombre e un padre onnipresente e dispotico ne hanno reso più difficile il percorso.
Gary, Indiana, anni ’60. Il piccolo Michael (otto anni) forma un gruppo musicale insieme ai suoi fratelli: vengono spinti dal padre Joe a intraprendere una serie di spettacoli, con il nome di Jackson 5, poiché l’uomo, violento e irascibile, ne intuisce le capacità e soprattutto la possibilità di guadagno. Dopo alcuni anni, nel 1979, Michael decide di tentare la carriera da solista con l’album “Off the wall”. Grazie al sostegno legale di John Branca riesce a superare i vincoli con il padre-padrone e a realizzare la musica che desidera: iI grande successo ha inizio, fino a diventare travolgente negli anni successivi.
Forse il significato della pellicola può essere riassunto in questo modo: raccontare un enorme fenomeno musicale, e basta. Nella storia non c’è nulla che riguardi le vicende in tribunale, le accuse di pedofilia e di molestie, non c’è nulla di negativo sul Re del Pop e, solo tra le pieghe della narrazione, possiamo intuirne la solitudine, le contraddizioni, forse le paure più profonde.
Da ricordare l’interpretazione di Jafaar Jackson (nipote del cantante) e di Juliano Krue Valdi (Jackson da bambino); e poi una curiosità: il produttore Gram King è lo stesso di “Boehmian Rapsody” sulla storia dei Queen.
La chiusura della nostra storia viaggia sulle note di “Billy Jean”.
Michael
di Antoine Fuqua
paese: Usa, Regno Unito 2026
genere: drammatico, biografico
interpreti: Jaafar Jackson, Nia Long, Keylin Durrel Jones, Jessica Sula, Miles Teller
durata: 1 ora e 38 minuti
giudizio: interessante

“Scusa, papà”: fede, solitudine e desiderio di appartenenza nel dialogo tra due sacerdoti (di Lorenzo Iorfino)

Foto generata con IA
Qualche giorno fa ho partecipato alla presentazione di un libro del cappellano dell’Università La Sapienza di Roma, don Gabriele Vecchione. Accanto a lui c’era don Mattia Ferrari, cappellano della Mediterranea Saving Humans. L’incontro ha presto lasciato il terreno più prevedibile della promozione editoriale, prendendo la forma di un dialogo serrato sulla condizione dei giovani.
Una parola in particolare mi sono appuntato: “paternità”. Don Ferrari ne parla come di un desiderio vasto, diffuso, quasi elementare. Una mancanza che attraversa molte giovani vite, e a questo sinceramente non avevo mai pensato con gli occhi di tale gravità. Don Vecchione la mette in relazione con il celibato che è chiamato a vivere: l’incontro con il dolore dei “figli dispersi” espone alla crisi, costringe a fare i conti con il fallimento. Dentro questa esperienza si definisce una paternità che non coincide con l’efficacia, e si misura nella scelta di restare. “A volte – spiega Vecchione – quello che conta è la presenza, l’unica cosa che funziona”. In questo senso il motto di san Cusmano – “Quelli che non sono di nessuno sono i nostri” – restituisce il senso della sua interpretazione della paternità sacerdotale, pura e missionaria, ma sicuramente non meno impegnativa. Ma il tarlo ormai rimane: quanti giovani oggi de facto non hanno un padre?
Don Ferrari amplia l’orizzonte: Chiesa vuol dir essere famiglia, “famiglia di famiglie”. Al centro resta la presenza, concreta e quotidiana. Nella società della prestazione, tra dipendenze e forme illusorie di felicità, non sono i grandi gesti che rivoluzionano la vita di chi cade in questi gioghi moderni. Don Vecchione lo dice con chiarezza: per lui “la felicità è fare bene il bene, non fare il bene per farsi due foto”.
Il quadro che emerge è esigente: crisi della salute mentale, individualismo, continua autovalutazione secondo standard di rendimento. Molti temi arcinoti, persino quasi esausti, altri invece interessanti spunti. Ma è bello vedere due sacerdoti giovani che si confrontano sulle modalità con cui si relazionano coi giovani, su come vivono il loro ministero.
Quando un ragazzo si rivolge a un prete dicendo “Scusa, papà”, prende corpo un desiderio profondo, una domanda di appartenenza che cerca nome. Don Vecchione riporta il discorso al cuore cristiano: la passione di Cristo come scelta dalla parte delle vittime, criterio che giudica la storia. Il parametro resta l’amore. In un tempo che misura tutto, è l’unica misura che continua a orientare.

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