Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

giovedì 23 Aprile 2026

Reale mutua
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EDITORIALE

Parole e fratture

Non è solo una questione di parole fuori luogo, ma una frattura crescente nel modo in cui...

8xmille - AL VIA LA CAMPAGNA PROMOZIONALE PER INDICARE LA SCELTA NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Una firma che vale “più di quanto credi”

L’8xmille alla Chiesa Cattolica: è più di quanto credi. Sostiene migliaia di iniziative in Italia e nel mondo

Anche quest’anno è iniziata la campagna della Chiesa cattolica per una firma nell’ambito...

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97 I PROGETTI NEL TERRITORIO CHE RICEVERANNO FONDI; PREMIO ULTERIORE A INIZIATIVE SOVRACOMUNALI

Sviluppo e Coesione: 10 milioni in Canavese

A Montalenghe la firma degli Accordi di Collaborazione tra Regione e sindaci

Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 9 aprile. Elenco dei progetti canavesani...

CAPPELLANO MILITARE, DOPO L’8 SETTEMBRE SI RIFIUTÒ DI SCHIERARSI CON I TEDESCHI E I REPUBBLICHINI

Don Tapparo, diari di guerra e prigionia

Saranno presentati giovedì 9 aprile a Ivrea, a cura della Giovane Montagna

Foto: Il tenente cappellano don Ernesto Tapparo, ritratto a Srebreno, in terra dalmata, ai confini...

DIETRO LO SCHERMO di GRAZIELLA CORTESE

Lo straniero

Nel romanzo “L’Etranger” (Lo Straniero), Albert Camus scrive: “In fondo non c’è idea...

Meccanici del CNOS-FAP “Custodi del territorio”: grande successo per il clean up a San Benigno

Nella foto: “Gli allievi del primo anno del corso di Meccanica del CNOS-FAP di San Benigno Canavese durante l’iniziativa di pulizia ambientale con i referenti della BioDesign Foundation.”
SAN BENIGNO CANAVESE – Non solo laboratorio meccanico, ma anche cittadinanza attiva e cura dell’ambiente. Gli allievi del primo anno del corso di Meccanica del CNOS-FAP di San Benigno Canavese sono stati i protagonisti, lo scorso 10 aprile, di un’importante iniziativa di tutela ambientale denominata “Puliamo San Benigno Canavese”.
L’attività, nata dalla collaborazione tra l’istituto salesiano, la BioDesign Foundation e l’Amministrazione Comunale, ha visto i 23 giovani studenti (classe 2011) impegnati in un’operazione di “clean up” che ha toccato alcuni punti verdi del paese. Sotto la guida del team leader Marco Rezoagli, i ragazzi hanno ripulito con entusiasmo il Parco Le Colonne e il territorio limitrofo, segnato dall’abbandono di piccoli rifiuti.
La mattinata è iniziata presso l’Istituto con una presentazione introduttiva della BioDesign Foundation, volta a sensibilizzare i futuri meccanici sull’importanza della sostenibilità e del rispetto per il bene comune. Subito dopo, armati di guanti e sacchi, i ragazzi si sono messi all’opera dimostrando lo stesso impegno e precisione che mettono quotidianamente nei laboratori scolastici.
“È fondamentale che i nostri ragazzi imparino fin da subito a prendersi cura del territorio in cui vivono e studiano”, ha commentato il Referente del Centro Salesiano, “Vederli lavorare insieme per il bene del proprio Comune è un segnale di grande maturità e senso civico”.
L’iniziativa ha ricevuto il pieno supporto del Sindaco, della Polizia Municipale e dell’Ispettore Ambientale, a testimonianza del forte legame tra la scuola e le istituzioni locali. Dopo le fatiche della raccolta, la mattinata si è conclusa con un momento conviviale, prima del rientro in aula.
A testimonianza della giornata rimane la foto di gruppo (in allegato): un’immagine che cattura la soddisfazione di una classe che ha scelto di rimboccarsi le maniche per un mondo più pulito, dimostrando che i tecnici di domani hanno a cuore non solo le macchine, ma anche l’ambiente.

Edizione 23 Aprile 2026

ANNO CVI – N° 16
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Saliunca per Plinio il Vecchio o Keltiké Nardos per Dioscoride Pedaneo, sempre a Ivrea se ne faceva mercato (di Fabrizio Dassano)

Foto: Anonimo, ritratto immaginario di Plinio il Vecchio
Con lo sbocciare della primavera siamo attratti dal risorgere della natura e il pensiero corre a chi studiò o descrisse fiori e piante del nostro territorio. Dell’antichità si ricorda la “Naturalis Historia” o “Historiae Mundi”, opera monumentale che vide la luce nel 77 d.C. e dedicata all’imperatore Tito Flavio Vespasiano. Il suo autore, Gaio Plinio Secondo, detto Plinio il Vecchio, nel libro XXI paragrafo “De saliunca” scrisse: “Saliunca folio quidem subbrevi, et quod necti non possit, radici numerosae cohaeret, herba verius quam flos, densa veluti manu pressa, breviter cespes sui generis. Pannonia hanc giguit et Norici, Alpiumque aprica: urbium. Eporedia: tantae suavitatis, ut metallum esse cosperit. Vestibus interponi eam gratis simum”. La traduzione ottocentesca di Lodovico Domenichi, stampata a Venezia da Giuseppe Antonelli nel 1844, ci riferisce la corrispondenza di Ivrea come centro specifico della raccolta e del mercato della Saliunca: [La saliunca è fogliosa, ma corta, e non si può annodare. Sta attaccata a numerosa radice. E veramente si può piuttosto chiamare erba che fiore, ed è ristretta come se fosse stata premuta con la mano: in breve è un cespuglio di specie propria. Nasce in Ungheria, in Baviera, e ne’ luoghi a solatio delle Alpi e nella città d’Ivrea; ed è di si preziosa soavità che ha cominciato a essere posto tra le rendite dello stato, come le cave de’ metalli. Si usa per gentilezza a metterla fra le vesti].
Un altro autore classico, Dioscoride Pedanio, vissuto anche lui nel I sec. d.C. medico, botanico e farmacista greco, divenne celebre per aver scritto il “De Materia Medica”, importante trattato per medicina antica e medievale che restò in uso come testo di riferimento per oltre 1.500 anni. Egli però la nomina come Keltiké Nardos (Nardo celtico o Valeriana celtica).
Sulla confusione dei nomi, il botanico Giovanni Cristofolini ha scritto in: “Nicolò Leoniceno il medico umanista all’origine della Botanica moderna” articolo apparso sul “Notiziario della società Botanica Italiana (n. 4 del 2020): “Una questione intricata è quella di “Nardus celtica” e di una pianta oscura detta “Saliunca”. Il nome “Nardus celtica” è stato usato, dall’antichità al Medio Evo, principalmente per indicare varie specie di Valeriana. Quanto alla “Saliunca”, in Dioscoride è sinonimo di “Keltiké Nardos”. Viceversa, Plinio tratta Nardus celtica e Saliunca in due passi diversi, come due specie distinte. Tuttavia – rimarca Leoniceno – le proprietà medicinali che Plinio attribuisce a Saliunca sono le stesse di Nardus celtica. La descrizione di “Saliunca” fornita da Plinio è nebulosa: “Saliunca folio quidem subbrevi …. herba verius quam flos, densa veluti manu pressa breviterque caespes sui generis” [La saliunca, dalle foglie molto brevi… un’erba piuttosto che un fiore, compatta come se fosse stata pressata da una mano, è come una specie di zolla], tanto da destare il sospetto che egli non l’abbia mai vista in natura ma solo presso qualche speziale (questa ipotesi è corroborata dalla notazione successiva: “…ut metallum esse coe perit” [….ha cominciato a costare come oro]”.
Il dibattito è proseguito nel XVI secolo per apparire chiaro che – prosegue Cristofolini – “cosa Plinio intendesse per ‘Saliunca’, ma pare fondata l’asserzione di Leoniceno che Plinio non sapesse che si trattava della medesima pianta altrimenti nota come ‘Nardu celtica’”.
Se Dioscoride fu un medico e botanico citato con pregio da Dante nel Limbo del IV canto dell’Inferno, Plinio il Vecchio, citato da Dante nel “De Vulgari Eloquentia”, fu uno scrittore, naturalista e militare, nato a Como nel 23 d. C., che giovanissimo si trasferì a Roma. Qui ricoprì cariche civili e militari ma fu sempre insaziabile la sua curiosità di leggere e prendere appunti.
Nel 79 d. C. era comandante la flotta romana attraccata a Capo Miseno, al momento dell’eruzione del Vesuvio non volle abbandonare il comando e morì a Stabia asfissiato dai gas a fuoriusciti dal vulcano che seppellì Pompei ed Ercolano.
Purtroppo andarono perdute tutte le sue opere, se si escludono pochi frammenti, mentre integra ci è pervenuta la grande enciclopedia in XXXVII libri della “Naturalis Historia”.
Secondo gli storici, l’opera seppur frutto di un’enorme mole di lavoro di preparazione condotto su 2000 volumi, di più di 500 autori diversi, non avrebbe tuttavia originalità né profondità di idee che si sommerebbe alla mancanza di critica nell’uso delle fonti, spesso in contraddizione. Esaltata nel Rinascimento, l’opera resta oggi una miniera di notizie, anche di carattere politico e morale.
La Saliunca (o Nardo celtico) è una piccola pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Valerianaceæ (o Caprifoliaceæ secondo classificazioni più recenti).
Nota fin dall’antichità, è una pianta fortemente aromatica, utilizzata per le sue proprietà profumate e medicinali. Le radici venivano raccolte, spesso con grande fatica, nelle zone alpine, similmente, nelle zone himalayane per la variante di Nardo indiano/himalayano, con cui condivideva gli usi simili. Le parti pregiate della pianta erano la radice e i fusti che, dopo l’essiccazione, venivano poste a macerare per lungo tempo in olio di oliva o di sesamo, estraendo l’essenza aromatica, creando un unguento profumato che ebbe uno straordinario successo e diffusione nella romanità che la utilizzava sia per profumare ambienti, bagni e vesti, sia che per le sue proprietà mediche.
La piantina, dal XVIII secolo, ha nome scientifico, grazie a Linneo, di “Valeriana celtica L.” e vive ancora in Occidente nelle praterie sassose tra i 1.700 e i 3.000 metri e seppur endemica è oggi rara: la si trova nell’Appennino Centrale e nelle Alpi Occidentali, dalla Liguria alla Valle d’Aosta e pochissimo sulle Alpi Orientali, sconfinando in Svizzera e nel Delfinato (Francia) e sui Pirenei. Fiorisce da giugno ad agosto e raggiunge a stento i 15 cm. di altezza.
Dioscoride Pedaneo raffigurato in una traduzione araba del “De materia medica” del XIII secoloLa Valeriana celtica L. 1753 raffigurata in “Atlas der Alpenflora” (Atlante della Flora Alpina) è un’opera botanica classica del XIX secolo, pubblicata tra il 1882 e il 1884, curata dal botanico austriaco Karl Wilhelm.

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