Tenuta Roletto
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sabato 24 Gennaio 2026

Reale mutua
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EDITORIALE

Una domanda...

Una domanda è posta alla fine dell’articolo di pagina 11, circa l’arrivo di altri due centri...

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La crisi Konecta approda in Regione

13 gennaio manifestazione sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a Torino dei lavoratori e lavoratrici di Konecta provenienti dalle sedi di Ivrea e Asti

Manifestazione, ieri mattina, martedì 13 gennaio sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a...

Festeggiato anche il terzo anniversario di Ordinazione presbiterale del Vice Parroco, Don Antonio Luca Parisi

GENNAIO - Un mese che vede le Parrocchie di Rivarolo vivere un tempo particolarmente ricco di incontri, celebrazioni e momenti di condivisione - Presso la Chiesa della frazione Obiano, si è celebrata la festa di Sant’Antonio Abate, con la benedizione dei mezzi agricoli da parte di Don Raffaele Roffino -

Le celebrazioni in onore di Sant’Antonio abate continueranno domenica 18 nelle frazioni di Pasquaro, Bonaudi e Mastri, e domenica 25 presso la frazione Sant’Anna.

(giulia michela demaria) – Il mese di gennaio vede le Parrocchie di Rivarolo vivere un tempo...

PILLOLE DI MISSIONARIETA' di FILIPPO CIANTIA

Tre immagini

Ti lodiamo Signore per i piccoli che Ti hanno testimoniato durante il 2025, un anno che tanti...

Storico Carnevale di Ivrea – Tornano le Alzate degli Abbà: 1° e 8 febbraio 2026

Questa antica cerimonia celebra i bambini scelti ogni anno per rappresentare le cinque parrocchie storiche della città: San Grato, San Maurizio, Sant’Ulderico, San Lorenzo e San Salvatore.
Le Alzate si svolgono nel pomeriggio della Terzultima e della Penultima domenica prima di Carnevale. Nella prima alzata del 1° febbraio saranno protagonisti Celeste Bortolot per San Grato, Francesco Brucchietti per San Maurizio, Diletta Irma Pistoia per Sant’Ulderico, Nicolò Clemente per San Lorenzo e Matilda Caglioti per San Salvatore. La seconda alzata, prevista l’8 febbraio, vedrà protagonisti Viola Rossi per San Grato, Margherita Ganio per San Maurizio, Allegra Maria Bergantin per Sant’Ulderico, Lea Bessolo per San Lorenzo e Chiara Perotta per San Salvatore. Le cerimonie inizieranno alle 14:30 dalla Parrocchia di San Grato e proseguiranno poi nelle altre parrocchie, concludendosi alle 16:30 a San Salvatore.
A partire dal Giovedì Grasso, i bambini indosseranno i costumi rinascimentali, sfileranno a cavallo accompagnati da un palafreniere e, nella serata del Martedì Grasso, avranno l’onore di appiccare il fuoco agli Scarli nelle piazze delle proprie parrocchie, sancendo il loro ruolo di capi della festa.

Il Regno dei cieli è vicino! – Commento al Vangelo di domenica 25 gennaio 2026

Gesù inizia il suo ministero proprio dove le tenebre sembrano più fitte: in Galilea, terra di frontiera, crocevia di popoli. E lì, come annunciato da Isaia, “per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta“.
Il Signore non aspetta che usciamo dal buio, ma viene Lui a cercarci proprio lì dove siamo.
Queste “regioni di morte” non sono solo luoghi geografici, ma la condizione di chi vive senza la luce di Dio. Avanziamo a tentoni, mendicando vita, cercando felicità, ma sbagliando spesso mira. Quali sono le “tenebre” in cui mi trovo oggi? Dove stiamo cercando luce e consolazione lontano da Cristo?
Dietro quante scelte sbagliate c’è la ricerca della felicità! Ci attacchiamo a ideologie effimere, a relazioni malate dove elemosiniamo un po’ d’amore, a spiritualità vaghe pur di rispondere al nostro bisogno di Dio.
Gesù proclama: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino“. Che meraviglia questa parola!
Convertirsi non significa tornare indietro all’osservanza della legge, ma fare un balzo in avanti: afferrare la salvezza che Dio ci dona gratuitamente! La prima conversione consiste nel credere, nel passare dall’idea di un Dio che chiede e minaccia a quella di un Dio che viene a mani piene per darci tutto.
E noi, quale immagine di Dio portiamo nel cuore? Un Dio che esige o un Dio che dona? Come possiamo oggi “convertirci” alla grazia, volgendoci verso Cristo?
Il Vangelo continua raccontando che Gesù passa, vede e chiama i primi discepoli. Ancora oggi passa nella nostra vita quotidiana, ci guarda dentro profondamente, conosce di quanto bene siamo capaci e chiama ciascuno per nome.
Allora chiediamoci: dove Gesù “passa” nella nostra vita oggi? Sappiamo riconoscere il suo sguardo d’amore che ci cerca?
I discepoli “subito lasciarono” tutto e lo seguirono. Non esiste un momento in cui possiamo dire di essere arrivati: ogni giorno siamo chiamati a dire i nostri “sì” al Signore.
Chiediamo la grazia di lasciarci incontrare sempre di nuovo dal suo sguardo, “ri-decidendoci” ogni giorno a seguire Lui, vera luce di vita!
Mt 4,12-23 (Forma breve)
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,
perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Anche la società deve educare, le sue responsabilità sono infinite con i linguaggi, i toni, i modelli che usa le giovani generazioni è l’intera società (di Cristina Terribili)

L’accoltellamento di un giovane ad opera di un coetaneo in una scuola di La Spezia ha ulteriormente alzato l’asticella sul tema sicurezza, sviando elegantemente sul tema che sta molto all’origine della (in)sicurezza; quello dell’educazione. Il fatto di La Spezia, nei tanti commenti che ne sono seguiti, ha pesantemente rimesso al centro il ruolo della scuola, gettandole sulle spalle le sue responsabilità, le tante (probabilmente troppe) cose che dovrebbe fare come se fosse l’unica istituzione educante. Di questo tema abbiamo già scritto più volte, come pure della responsabilità educante delle famiglie, anch’essa spuntata nei commenti.
Ma sono solo queste due “istituzioni” ad essere educanti? Non appare mai una riflessione sul ruolo educante anche delle varie componenti della nostra società: dalla politica allo sport, dai giornali alla televisione e tanto altro… Perché è la società intera a educare; attraverso i linguaggi che usa, i toni che legittima, i modelli che premia: (dis)educa quando normalizza l’insulto, quando trasforma l’aggressività in spettacolo, quando riduce la complessità a slogan urlati; (dis)educa quando la politica parla per nemici, lo sport giustifica l’odio in nome della rivalità, il giornalismo rincorre il sensazionalismo, l’economia celebra il successo a qualsiasi costo; (dis)educa quando dice una cosa e ne pratica un’altra.
Si chiede ai giovani rispetto, ma si offre loro uno spazio pubblico dominato dalla derisione. Si invoca il dialogo, ma si costruiscono carriere sull’umiliazione dell’altro. Si parla di regole, ma si accetta (o si applaude) chi le aggira. In questo cortocircuito educativo, la scuola e la famiglia diventano comodi capri espiatori: le uniche istituzioni a cui si chiede coerenza, mentre tutto il resto del sistema può permettersi l’irresponsabilità.
La politica è forse l’esempio più evidente. Il linguaggio politico degli ultimi anni ha sdoganato l’insulto, la semplificazione brutale, la disumanizzazione dell’altro. Il messaggio che passa è che per affermarsi bisogna alzare la voce e non argomentare; colpire e non comprendere. Anche lo sport spesso tradisce la sua funzione educativa, quando l’avversario diventa un nemico, l’arbitro un bersaglio, la sconfitta un’ingiustizia da vendicare. Il giornalismo non è innocente: titoli gridati, cronaca spettacolarizzata, semplificazioni estreme costruiscono una visione del mondo in cui conta solo l’impatto emotivo, non la verità; la reazione immediata, non la riflessione.
Non esiste un’educazione neutra. Ogni parola pubblica educa o diseduca. Ogni tono costruisce comportamenti. Ogni modello indica una direzione. Pensare che la scuola e la famiglia possano compensare da sole una società che urla, semplifica e aggredisce è ingenuo. Se davvero vogliamo giovani più responsabili, dobbiamo diventare adulti più responsabili nello spazio pubblico. Politici, giornalisti, dirigenti sportivi, imprenditori, influencer… tutti soggetti educanti. La domanda allora non è più “cosa non fanno scuola e famiglia?”, ma “che esempio stiamo dando come società?”.

PAROLA DI DIO – “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”

Prima lettura Is 8,23b–9,3
Salmo 26 (27)
Seconda Lettura 1Cor 1,10-13.17
Vangelo Mt 4,12-23
Ancora una volta, a distanza di un mese, la liturgia ci propone la lettura del capitolo 9 del Profeta Isaia (come nella Messa della notte di Natale), ma con la “variante” il versetto che nella liturgia odierna compare (Is 8,23): “In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti”. E l’omissione dei versetti finali (Is 9,4-5).
Un brano “importante”, forse il profeta narra l’evento del 728 a.C. con un “linguaggio di corte” che esprime l’investitura del re Ezechia che porta con sé quella “luce che rifulse” (che sarà interpretata dall’evangelista Matteo nel suo Vangelo, come “avvenimento” che “compie” le profezie dell’Antico Testamento).
Il profeta “vede” il futuro come “luce” dall’evento dell’oscurità del passato (ricordiamo la devastazione dell’esercito assiro di Tiglat Pileser  III dal 745 a.C.) proprio annunciata da quel versetto che cita le tribù (Zabulon e Neftali) che occupavano quella terra verso la “via del mare” (Mar Mediterraneo) e il fiume Giordano.
Dunque quella “occupazione” paragonata alla “tenebra” che “oscura”, ma la “speranza” che è rappresentata dalla “luce” che Isaia “vede” in quella nuova elezione del re Ezechia.
E dunque quella “luce” brilla con la gloria di Dio, promessa ed attesa di una “nuova storia”, quando Dio “spezza il giogo” che “opprime” nel ricordo di quella “deportazione” degli ebrei da parte degli assiri “legati” come schiavi: “ il giogo che gli pesava e la sbarra sulle sue spalle”.
Liberazione e salvezza.
Isaia raccoglie le istanze del popolo, degli uomini,delle attese…che saranno “ricomprese” nella interpretazione che l’evangelista fa coincidere quella “luce sfolgorante”, quelle “attese”, “facendo incontrare” quell’uomo che “venne ad abitare” nel territorio di Zabulon e Neftali”, su quel “lago di Galilea” (Vangelo): “si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa”.
L’orizzonte della Galilea: orizzonte del profeta ed orizzonte dell’evangelista Matteo.
Orizzonte di Dio.
Gesù “si ritirò”… arriva “dal deserto” e venne ad “abitare” la terra, quella terra fatta di lago così immenso che all’orizzonte si confonde con il cielo.
Gesù venne ad abitare presso gli uomini, in quella terra di uomini che vivevano “geograficamente” lontani dalla Giudea ove sorgeva il Tempio e luogo in cui, dopo la morte di Salomone, si insediano proprio i discendenti di quelle tribù che si “separano” da quel regno di Giuda e costituiscono il regno di Israele o del nord, che sebbene più ampio e forse “potente”, non era “unito” nella fede di Jhwh.
E Gesù “inizia” da qui. Ritirandosi.
E il Vangelo di Matteo “recupera” proprio quei versetti del profeta Isaia per quella terra che vede il “ritiro” e l’ “avvio” della predicazione di Gesù.
Un “orizzonte” di speranza da quella terra, da quella parola.
Un “orizzonte” che per san Matteo, è “pieno di luce”.
La stessa “luce” che ha “illuminato” la notte di Giuseppe, la “notte dei Magi,la “notte di Egitto”, ora è “luce” nella pagina del capitolo 4 al versetto 16.
La “luce si è levata”… la voce si è “levata”: “Venite dietro a me… ed essi lo seguirono” (versetto 21).
La “luce” dell’Amore di Dio è “davanti all’uomo”.
Cristo-luce per san Matteo, appare da quella “regione”, la Galilea, regione di “genti”, di pesca, di commercio, di scambi, di pagani…
“Una luce è sorta” (versetto 16) .
La “luce della conversione”: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (versetto 17).
Irrompe la luce di Dio, come nel libro della Genesi: “Sia la luce”, scaccerò la luce dalle tenebre, ma voglio te, uomo, accanto a me.
Ti voglio “coinvolto” nella “mia Luce”, non è solo “per te”, sarà “con te”.
Luce che irrompe e spezza le tenebre e Luce che “interpella”: “convertitevi”.
Coinvolgetevi,entrate nella mia Luce, nel mio “disegno”, nella mia rivelazione, nella mia Parola.
Entro nella vostra vita perché voi entriate nella Mia.
“Convertitevi”: voi che abitate questa terra, voi “genti” vicine e lontane.
“Convertitevi perché”.
C’è una “motivazione” per la conversione?
Sì.
“Il Regno dei cieli è vicino”.
Dio è vicino.
Dio “abita” la terra.
“Convertitevi”: cambiate.
Non dice “pentitevi” Gesù, ma “convertitevi” (metanoeite) “cambiando” mente e cuore, parametri,orizzonti, riferimenti,”rivoluzionate” il vostro modo di guardare il mondo, gli altri, voi stessi.
“Convertitevi”: trasformate voi stessi.
 “Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino (énghiken)”.
E’ “vicino”, qui, nel “tempo e nello spazio”.
E’ qui, Presente che parte dal “passato” e vede il “futuro”.
“Ripete” le parole di Giovanni il Battista e le “riempie” di Presenza.
Convertitevi…è vicino.
Non è un problema di “rotta”, di “conversione ad U” ho sempre preferito il termine “convergenza”, “regolate l’angolazione delle ruote della vostra vita” ed “entrate nella Luce”.
Convertitevi…con lo sguardo e con i passi, con  cammini… Incamminatevi…mettete in-cammino una nuova vita per voi…in-camminatevi verso quel Centro di Luce.
Convertite il vostro sguardo così abituato alle “tenebre” a “vedere” la Luce.
“Convertitevi” perché c’è un Regno,che sta per “venire alla Luce”.
“Viene”… in cammino…
Viene, vede, chiama.
E’ qui.
“Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide…”
I passi di Dio… le orme nel mondo…
Cammina e guarda…
Cammina e vede…
Cammina e chiama…
Cammina e invita a camminare, a in-camminarsi…
Da una barca al mondo… su quelle strade, su quelle orme, dietro a quei passi…
Uno “sguardo” e una “chiamata”…: “Venite dietro a me…”
Erano insieme…partono insieme…seguono insieme…
Un Dio che “chiama” fratelli ad essere fratelli…
Un Dio che chiama insieme a “stare insieme”…
I verbi della relazione, i verbi dell’amore, i verbi del cammino…
Camminare non è solo “muoversi”, esplorare, conoscere, andare, venire… camminare è amare, è procedere con le gambe, con la mente, con il cuore, con le mani…
Camminare… non per “prendere il largo” per navigazioni avventurose e solitarie ed abbandonare la riva, ma camminare e calpestare la terra, sulle orme del “chiamante”, “respirando” la polvere che si solleva dalle scarpe, faticando a “tenere il passo”, seguendo il “ritmo dei cammini”… non da soli.
“Vi farò pescatori di uomini” non “stravolgo” il vostro “essere”, non vi farò diventare agricoltori, allevatori,addestratori, conciatori… rimarrete “pescatori”… cambierete il “vostro sguardo”, il vostro “modo” di pescare…
“Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono”.
Ma come si pesca senza reti?
Con l’amore.
L’amore che si intreccerà nelle trame e negli orditi delle vite di quei cammini con altri cammini, nei “tessuti” dell’esistenza, nei “fili” che si “intrecciano”, nei “nodi” che non si sciolgono ma che non “stringono”, nei legami che non “imbrigliano” o “intrappolano” come reti che “catturano”, ma che vivono…
Fratelli chiamati… figli di un padre… per vivere quella “paternità” che diventerà condivisione filiale con i “fratelli”.
Le reti non servono, si possono abbandonare, l’amore va vissuto, va testimoniato, va annunciato… senza nulla… a mani libere, a cuore libero…
E prosegue Gesù, non si ferma… cammina, va… vede…
“Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono”.
Zebedeo senza figli… gli rimane una barca e le reti riparate…saranno usate da altri, altri pescheranno… i suoi figli sono “chiamati”… lasciano e seguono…
Le reti possono essere usate da altri a pescare, i chiamati hanno una “missione”.
“Conversione” per una  “Novità”, una “notizia”
“Convertitevi”: conversione è “verbo plurale”.
Forse non ci pensiamo, ma Gesù già pensava al “noi ecclesiale”.
Il “plurale” della conversione è il “plurale” della comunità.
Molto più difficile “convertirsi alla comunità”, al “noi”, che fare un “cammino personale”…la “fatica” del cammino con gli altri, dei passi verso la vita “nuova”, “insieme”, di quella “convergenza” verso la Luce a cui tutti siamo “chiamati”.
Tutti “chiamati”  nella Chiesa, all’unità in Cristo, al “cammino”… belle intenzioni ma “difficoltà di “gestione”…
Già San Paolo aveva questo “cruccio”: i membri della comunità erano divisi in “gruppetti”.
Nella lettera ai Corinzi (seconda lettura), l’apostolo: “mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie.Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo»”. La dolorosa esperienza della “divisione” che tuttavia viene “affrontata” dall’apostolo non con un “giudizio”, con una “mediazione” delle “ragioni, con rimproveri o “ricerca delle colpe”,ma con una “esortazione”: “Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire”.
Un “consiglio” apparentemente “semplice”, ma importante: “convertitevi”, mettete al centro della vostra vita  Cristo. “Convergete” a Lui, a quella Luce.
Bello il verbo “esortare” (parakalô) e l’appellativo “fratelli”,
Fratelli come quei primi “chiamati”…
Fratelli in cammino, fratelli “chiamati” all’unità, alla Luce, a Cristo.
San Paolo ci presenta una “immagine di Chiesa reale”, non “perfetta o ideale”, ma “possibile”. Egli sottolinea come tutto va analizzato “alla luce della centralità di Cristo”, nell’orizzonte della “croce”, non delle “ragioni”dei singoli o dei gruppi.
L’unità della Chiesa, unità dei figli e dei fratelli.
Essere Chiesa è riconoscersi fratelli e figli e la “divisione” è la prima “insidia” che ne mina l’essenza (non dimentichiamo che il nome diavolo è derivato dal greco antico διάβολος  diábolos, che significa letteralmente “calunniatore”, “accusatore”, “separatore”, e traduce l’ebraico  sātān “avversario”, “contraddittore”).
E allora… né Paolo, né Apollo, né Pietro, ma Cristo… ma aggiungiamo… né Maria, né Francesca, né Giovanni, né Matteo, né Giacomo, né Beatrice… ma Cristo.
Le divisione è la de-composizione dell’unità  e dunque, seguiamo l’esortazione dell’apostolo Paolo, valida per noi oggi come per la comunità di Corinto: viviamo nel principio di unità che è Cristo.
La nostra fede è nel “nome di Cristo”. Uniti nella “diversità” dei carismi, nella concordia del cuore unito, nella ricchezza delle divergenze, ma nella “convergenza” della fede.
 

CANAVESE – Al cinema nel weekend

Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 22 e 26 gennaio
MARTY SUPREME
Orario: feriali 21.15; venerdì 18.30; sabato 21.30; domenica 21
Dal 22 al 27 gennaio
LA GRAZIA
Orario: feriali 18.30; ven. 21.15; sab. 17.30; domenica 16.15-18.30; martedì 21
Sabato 24 e domenica 25
BUEN CAMINO
Orario: sabato 19.45; domenica 14.45
Cinema al Cinema
Sabato 24 gennaio
RATATOUILLE
Orario: 15.30
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 23 al 26 gennaio
BUEN CAMINO
Orario:  feriali 19; sabato e domenica 15.30
Dal 16 al 19 gennaio
LA GRAZIA
Orario:  feriali 20.45; sabato e domenica 17.15-20.30
Effetto Cinema
Mercoledì 28 e giovedì 29 gennaio
LE ASSAGGIATRICI
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Dal 22 al 26 gennaio (no dom. 25)
PRIMAVERA
Orario: feriali 21; sabato 17
Dal 23 al 25 gennaio
NORIMBERGA
Orario: venerdì 18; sabato e domenica 21.30
Dal 24 al 26 gennaio
PRIMAVERA
Orario: sabato 19; domenica 17; lunedì 18.30
Sabato 24 gennaio
LA QUERCIA E I SUOI ABITANTI
Orario: 15.30
Domenica 25 gennaio
SPONGEBOB – UN’AVVENTURA DA PIRATI
Orario: 15
PRENDIAMOCI UNA PAUSA
Orario: 19.30
Cineclub
Mercoledì 27 e giovedì 28 gennaio
100 LITRI DI BIRRA
Orario:  martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Dal 22 al 26 gennaio
LA GRAZIA
Orario: giovedì 21; venerdì 21.30; sabato 16-18.45; domenica 16.45-21.30; lunedì 19
MARTY SUPREME
Orario:  feriali 21; venerdì 21.30; domenica 18
Dal 23 al 26 gennaio
UNA DI FAMIGLIA
Orario: venerdì 19; sabato 18.15; domenica 21; lunedì 21.30
BUEN CAMINO
Orario:  venerdì 19.30; sabato 16.15-21.30; domenica 14.45-19.30; lunedì 19
Domenica 25 gennaio
PRIMAVERA
Orario: 15.30

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