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venerdì 15 Maggio 2026

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8xmille - INTERVISTA AL VICEPRESIDENTE CEI MONSIGNOR ERIO CASTELLUCCI

La firma è un gesto sinodale

8xmille alla Chiesa Cattolica: è più di quanto credi

ROMA – L’arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, monsignor Erio Castellucci, è...

APRILE 1866: L’INAUGURAZIONE DEL CANALE IRRIGUO LUNGO 85 CHILOMETRI, DA CHIVASSO A GALLIATE

Il “canale Cavour”… nonostante Cavour

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Leone XIV alla Sapienza, il racconto dei volontari: “Un pastore tra il suo gregge sommerso” (di Lorenzo Iorfino)

Foto Vatican news
Non ho mai messo piede all’Università La Sapienza. Questo è un mea culpa che faccio pubblicamente e di cui, un po’, mi vergogno, tenendo conto che abito a due passi dalla culla culturale più antica di Roma. È un mondo che non conosco, che forse mi ha sempre un po’ spaventato nella sua colossale dimensione ingurgitatrice, dove spesso sembra che l’uomo valga meno del numero di matricola. Ma saranno solo impressioni di chi vive realtà più familiari e contenute. Fatto sta che, venendo il Santo Padre in visita alla Sapienza, questa non poteva più esulare dal mio campo visivo. A raccontare, però, i preparativi di questo momento così prezioso per gli universitari cattolici è quantomeno d’obbligo cedere la penna a chi li sta vivendo da volontario, trovando spazio fra un dottorato e un master: il dottor Pietro Sergi, storico medievalista, aspirante ricercatore mai sazio e perfino catechista a tempo non perso, ma donato.
“Quando mi è stato detto che papa Leone XIV sarebbe stato in visita all’Università degli Studi di Roma La Sapienza, non potevo crederci. Era il 25 aprile. Per un attimo ho esitato. Dopo San Giovanni Paolo II, il vicario di Cristo tornerà in Aula Magna, tra gli affreschi di Sironi. Forse l’opportunità politica, forse il clima elettorale, oppure la genuina volontà del cappellano universitario; sta di fatto che proprio nel giorno in cui il vostro giornale va in edicola molti studenti, docenti e amministrativi ‘sapientini’ avranno l’opportunità – e, per me, l’onore – di accogliere il nostro vescovo in castro ‘Sapientiae’.Qualche numero: ci saranno 130 volontari, 2300 presenze attese, contando i soli prenotati, 5 maxischermi, circa 200 agenti di pubblica sicurezza, 2 ambulanze, 6 team di pronto intervento per qualsiasi emergenza e 1 rettore uscente. Siamo pronti? Non saprei. Le emozioni tra gli studenti sono contrastanti: dalla totale diffidenza, o indifferenza, fino all’aperta ostilità; c’è addirittura chi ha invocato certi discorsi da premio Nobel. Lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti. Non sono previste contro-manifestazioni della galassia antagonistico-rivoluzionaria; o almeno, questo è ciò che mi hanno confidato i diretti interessati. Di tutt’altro segno è stata, invece, la risposta della comunità cattolica che anima il sottobosco della coscienza universitaria. Da volontario vi posso dire che lo sforzo richiesto è notevole. Sarà vera gloria? Sarà un atto riparatore? Sarà per avere qualche voto in più? Nei corridoi del Cerimoniale si parla di evento epocale. Per il sottoscritto non c’è alcuna storicità in questa visita, che taluni definiscono eccezionale, altri pastorale. Nulla è più ordinario, nulla è più necessario: un pastore che accarezza una porzione del suo gregge sommerso. Che letizia per quei cattolici che combattono quotidianamente la battaglia dell’irrilevanza”.

Nuova legge elettorale alla vigilia del voto: la rischiosa scommessa della premier Meloni

Il Governo Meloni ha deciso di dare la massima priorità alla riforma della legge elettorale, nonostante i gravi problemi posti dalle guerre in Medio Oriente e nel cuore dell’Europa sul piano politico ed economico-sociale (con la recessione alle porte). La premier – indebolita nel disegno sovranista dopo la rottura con Trump, fiaccata dalla sconfitta nel referendum sulla giustizia, disturbata mediaticamente dalle continue disavventure ministeriali (Nordio, Santanchè, Delmastro, ed ora il titolare della Cultura Giuli) – punta ogni carta sul “totem del bipolarismo”, come ha scritto su La Stampa la politologa Flavia Perina. Meloni ha ottenuto dal destra-centro l’indicazione a premier nel programma elettorale, la concessione di un premio ampiamente maggioritario per la prima coalizione espressa dalle urne (anche qualora ottenesse consensi in misura di molto inferiore al 50% dei voti), l’eliminazione dei collegi uninominali … In questo quadro, se vincesse alle prossime politiche si assicurerebbe altri cinque anni di Governo, se perdesse resterebbe comunque capo indiscusso dell’opposizione relegando a un ruolo assolutamente marginale Lega e Forza Italia.
La Presidente del Consiglio insiste molto sulla durata dei Governi: ma la stabilità può prevalere sulla qualità? Possiamo ritenere i governi Ciampi e Draghi, di larghe intese, inferiori agli altri Esecutivi della seconda Repubblica? Quale ruolo resterebbe poi al Quirinale se privato del compito più importante?
Nel “campo largo” le offerte di dialogo sulla legge elettorale hanno avuto sinora una risposta negativa, ma con sfumature diverse: il presidente del Pd Stefano Bonaccini, riformista, ha chiarito che non si cambia la legge alla vigilia del voto, anche perché ci sono questioni più urgenti; la segretaria Elly Schlein, dopo l’incontro in Canada con Obama, ha rilanciato il bipolarismo destra-sinistra, candidandosi indirettamente a Palazzo Chigi.
Ma dal mondo anglosassone, patria del bipolarismo, stanno giungendo segnali negativi sul modello dell’uomo solo al comando. Il caso Trump è da dottrina politica: gli USA sono in guerra in Medio Oriente, il mondo è nel caos, ma il Congresso (sede della democrazia) non ha potuto discuterne perché i Repubblicani – per coprire il Tycoon – l’hanno impedito, nonostante i sondaggi abbiano certificato l’ampio “no” alla guerra degli elettori. In concreto l’interesse di parte prevale sul “bene comune” e Trump, come Putin, si trasforma da Presidente ad Autocrate. In questo caso la conclamata “stabilità” di governo diviene una sconfitta dell’intera Nazione.
A Londra, culla della democrazia, la crisi del bipolarismo è diversa, ma non meno grave: i due partiti storici, i Laburisti con il premier Starmer, ed i Conservatori (eredi di Churchill) sono stati scavalcati alle elezioni amministrative dalla destra sovranista di Reform (pro-Brexit) e dalla sinistra radicale guidata dai Verdi; inoltre la Scozia e il Galles sono passati agli Indipendentisti, mettendo a rischio l’unità del Regno Unito. In concreto la società britannica, composita, multi-etnica, non si riconosce più nello schema classico destra-sinistra ed il sistema politico rischia di andare in una crisi profonda.
Anche nella Francia gollista del centrista Macron il sistema dell’uomo solo al comando non funziona più, con crisi di governo a ripetizione, nonostante il sistema elettorale protegga l’Eliseo.
Per tornare all’Italia non è auspicabile una legge “ad personam”, con l’accentuazione dei toni personalistici sulle questioni programmatiche. L’architrave costruita dalla Costituzione, con ruoli diversi del Quirinale, di Palazzo Chigi e del Parlamento, non può essere sostituita con leggerezza. Per questo lascia perplessi una riforma alla vigilia del voto, anche se questa misura è già stata attuata da precedenti governi, di segno politico diverso.
È poi essenziale un contesto politico e culturale in cui l’impegno pubblico – come ha ricordato Papa Leone – sia considerato un servizio; non può reggere la logica di Trump che vede nell’avversario un nemico da abbattere.
Maggioranza e opposizione devono, in modo diverso, concorrere allo sviluppo civile e democratico del Paese, non logorarsi in una sfida senza prospettive, dominati dalla gestione del potere.

EDITORIALE – Comunicazioni sociali

Domenica prossima la Chiesa celebrerà la 60ª Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali. Tema scelto dal Papa: “Custodire voci e volti umani”. Che non è soltanto un invito agli operatori dell’informazione, ma una consegna affidata a tutta la società. Dominati come siamo dall’Intelligenza Artificiale, Leone XIV richiama il valore irripetibile della persona e della relazione autentica. Volto e voce, ricorda il Papa, non sono semplici dati da elaborare o riprodurre digitalmente: sono segni della nostra identità più profonda, doni di Dio che raccontano unicità, storia, coscienza.
Per questo l’IA non può diventare il criterio con cui misurare l’uomo, né tantomeno sostituirsi alla responsabilità morale e alla libertà del pensiero umano; essa offre possibilità straordinarie: facilita il lavoro, rende più accessibili conoscenze e servizi, sostiene perfino la comunicazione ecclesiale. Accanto a ciò emergono rischi sempre più evidenti: manipolazione delle immagini, falsificazione delle parole, diffusione della disinformazione, cyberbullismo, invasione della privacy. La realtà può essere alterata fino a confondere il vero con il verosimile.
Per questo Papa Leone XIV insiste su un punto decisivo: le tecnologie devono essere governate, non subite. Le macchine devono restare strumenti al servizio dell’uomo, mai forze capaci di erodere la voce umana. Nessun algoritmo potrà sostituire empatia, coscienza etica, capacità di discernimento. La comunicazione autentica nasce dall’ascolto, dalla responsabilità e dalla ricerca della verità, non soltanto dall’efficienza dei sistemi digitali.
Il richiamo del Pontefice si rivolge soprattutto al mondo educativo. Serve un’autentica alfabetizzazione mediatica e digitale, capace di formare coscienze critiche, specialmente tra i giovani, a non diventare dipendenti da strumenti che rischiano di impoverire creatività e pensiero critico.
Anche il mondo del giornalismo avverte questa responsabilità. L’IA può aiutare il nostro lavoro, ma non può sostituire la nostra sensibilità, il nostro giudizio e la nostra etica. La vera questione è decidere quale idea di uomo vogliamo custodire nell’epoca digitale. La Chiesa indica una strada chiara: mettere sempre al centro la persona, la sua dignità e la sua capacità di relazione. Perché nessuna IA potrà mai sostituire il cuore umano.

Edizione 14 Maggio 2026
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