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Elettrificazione Rivarolo–Pont: i lavori saranno conclusi entro il 2026
I lavori di elettrificazione della linea ferroviaria Rivarolo – Pont saranno conclusi entro il 2026 mentre proseguiranno gli interventi di soppressione di diversi passaggi a livello lungo il percorso. È quanto emerso nel corso dell’incontro di aggiornamento tra Regione, Rfi e i sindaci del territorio, tenutosi nel Palazzo della Regione Piemonte a Torino.
Rfi ha illustrato il cronoprogramma del cantiere di elettrificazione, mentre il confronto si è poi concentrato sul tema del futuro esercizio ferroviario, strettamente legato alla presenza dei numerosi passaggi a livello lungo la linea. Regione e Comuni stanno lavorando dal 2020 a un piano di soppressione progressiva di alcuni attraversamenti.
Resta tuttavia aperto il nodo della sincronizzazione dei passaggi a livello: in assenza di un adeguamento tecnologico, si profilerebbe lo scenario di chiusure contemporanee fino a 40 minuti per ogni corsa del treno, con ricadute significative sulla viabilità locale.
Su questo punto è emersa una piena convergenza tra i sindaci e la Regione rispetto alla proposta progettuale presentata da Rfi, che prevede un ulteriore e già pianificato investimento, realizzabile nel 2027, per superare definitivamente la criticità.
Trattamento Sanitario Obbligatorio: strumento da maneggiare con estrema cura nel rispetto del paziente (di Cristina Terribili)
Foto generata con IA
Tra il 9 ed il 15 marzo prossimo a Torino, l’Associazione Terra di Libertà OdV, organizza una serie di eventi dal tema “Psichiatria, diritti violati e discriminazioni”. Tra le altre cose un convegno dal titolo “Il TSO in psichiatria: un problema di diritto e discriminazione”. Il tema risulta essere interessante perché pone l’attenzione sull’etica della cura e sull’adesione e la consapevolezza della persona che presenta un disturbo psichiatrico.
Ma che cos’è il TSO? Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è un intervento considerato eccezionale che, in seguito alla coraggiosa legge Basaglia (la 180 del 1978), può essere previsto come misura ultima quando la persona, in evidente alterazione psichica, rifiuta le cure necessarie o misure alternative a trattamenti che si rendono obbligatori.
Prima della legge Basaglia si faceva riferimento al “ricovero coatto” che aveva il solo scopo di contenere la persona ritenuta “alienata di mente” e non si riferiva né al bisogno di cura, laddove necessario, né al rispetto della persona (spesso il ricovero coatto era un mezzo usato strumentalmente per togliere diritti e dignità a persone fragili o invise alla famiglia o alla società). Mentre dal 1978 per istituire un ricovero obbligatorio sono necessari dei presupposti come l’alterazione psichica tale da richiedere un intervento terapeutico urgente, il rifiuto delle cure da parte del paziente e l’impossibilità di curare la persona sul territorio o attraverso interventi terapeutici non ospedalieri.
Con la legge 180 il TSO aveva una durata massima di 48 ore, doveva essere proposto da un medico, convalidato dal medico della struttura sanitaria competente, ordinato dal Sindaco e convalidato dal giudice tutelare entro 48 ore.
Nel 2025, la Corte Costituzionale, a seguito del ricorso istituito da una donna siciliana che ha denunciato gli abusi procedurali a cui era stata sottoposta a seguito della disposizione di TSO da parte del sindaco, con la sentenza 76, ha dichiarato illegittimo, secondo la costituzione italiana, l’articolo 35 della legge 833/1978 che fa riferimento al TSO.
La Corte Costituzionale basa la sua decisione sulla necessità di tutelare il paziente da ogni forma di violenza durante le procedure di ricovero nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura. Quella sentenza serve a ricordare che i TSO devono essere svolti “nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura”, e che i trattamenti “devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato”.
Inoltre deve garantire il diritto della persona ad essere informato sul provvedimento restrittivo, di poter comunicare con chi ritenga opportuno, di chiedere al sindaco la revoca o la modifica del provvedimento, fino alla possibilità da parte di chiunque abbia interesse di proporre ricorso contro il provvedimento presso il tribunale competente per territorio.
PAROLA DI DIO – Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo
Prima Lettura
Dal libro della Gènesi
Gen 12,1-4a
In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
Tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 32 (33)
Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R.
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.
Seconda Lettura
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo – 2Tm 1,8b-10
Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.
Vangelo
Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
COMMENTO delle letture della II°Domenica di Quaresima
A CURA DELLA prof.ssa ACIDE ELISABETTA
“Vattene …” (prima lettura) esci … lascia …
Mettiti in cammino.
Inizia così la vicenda dell’ incontro di Dio con Abramo , un uomo incamminato , ecco che cosa chiede come prima cosa Dio: muoviti e cammina , vai… non stare “fermo”, e fidati.
Non è “ambientata” la scena come ci saremmo aspettati, ma il “comando” di Dio e’ preciso. Un “esordio” con un uomo che diventerà “migrante”.
Una “vicenda” quotidiana di rivelazione.
Una esperienza di fede che si “costruisce” camminando.
Abbiamo il lecka’ (verbo ebraico halak) vai,alzati… non solo il “vai via” ma “va via proprio tu”, nella situazione in cui ti trovi.
Vai.
Abramo “chiamato”, il primo “chiamato”nella storia biblica diventa un “camminante”e Dio inizia a farsi compagno di viaggio di uomini e donne con un volto, un nome, e una storia ben precisi. Tutto comincia con la parola del Signore, una parola potente, capace di mettere in movimento le persone.
Abramo dalla fede limpida.
Ad Abramo arriva l’ “alzati” dal tuo stato, dalla tua condizione, dalla tua terra, in forma diretta.
Una traduzione ebraica la vuole con “vai per te” o “vai verso di te”: cammina ed esci dalla sicurezza della tua casa, della tua famiglia, della tua vita, dalle tue sicurezze e vai verso un “luogo”, vai verso il desiderio che abita il tuo cuore.
Vai, dunque “lascia” la tua bella città di Ur dei Caldei, la casa di Terak tuo padre, con ciò che ne consegue, abbandona gli dei che fino ad ora hai adorato (la dea Sin, divinità lunare protettrice della città di Ur)…
Vai.
Ed Abramo per fede, partì.
Totale e assoluta fede.
Vai… “io ti indicherò”.
Dio non indica “dove” deve andare, non gli preannuncia che “cosa” deve fare, non “spoilera” le vicende… eppure Abramo “parte”.
Non temere, segui e guarda, osserva le “indicazioni”.
La pedagogia di Dio che si rivela progressivamente…Dio chiama alla conversione e pian piano indica il cammino, quei passi da compiere.
E quelle tre parole : terra, patria,casa … verso una terra che io ti indicherò .
Da una terra “natia” ad una terra “indicata”.
Una terra “promessa”, un luogo preciso.
E la promessa è tri-partita (tre versetti 2;3a;3b) per quattro “cose”: nazione, benedizione, nome, e tu stesso sarai benedizione.
Promessa “grande”: non solo “popolo”, ma “nazione”, la benedizione (brk)
Uscire, camminare non è soltanto movimento, dopo il quale spesso si resta uguali: camminare dalla propria patria, ascoltando la Parola di Dio, è anche la metafora della fede.
“E ti benedirò …”
Il tuo nome sarà grande.
“Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”. Per cinque volte risuona la radice ebraica barak, “benedire”.
Una vocazione ed una benedizione… per le “famiglie della terra”.
Quando Dio sceglie non lo fa per dare “privilegi”, ma per affidare una missione,un compito: portare la Sua benedizione al mondo.
Abramo, uomo di fede, ha saputo vedere la volontà di Dio,si è sentito “chiamato” ad una grande missione, ha visto il “progetto di Dio” nella sua storia, nella sua vita, seppur chiamato ad un radicale cambiamento si è fidato, ha affidato la sua vita a Dio e si è lasciato “condurre” da lui.
Dio promette il bene. Il “bene” incondizionato.
Abramo non “replica”… è l’uomo del silenzio e dell’obbedienza.
E parte… nel suo silenzio, con la sua fede
Abramo ci è “padre”, non solo nella fede, nella capacità di essere uomo di ascolto, di ascolto silenzioso ed obbediente, di docilità, di conversione, di affidamento fiducioso al progetto di Dio ed alla sua benedizione.
Abramo ci è padre nella partenza coraggiosa e immediata, nella fiduciosa risposta, non come uomo rassegnato, ma come uomo dal discernimento silenzioso ed attivo, nella risposta immediata e nel coraggio della perseveranza: Io “indicherò”… comincia a camminare, Abramo e segui le indicazioni.
Ed anche al vescovo Timoteo, san Paolo, ricorderà quelle “indicazioni” (seconda lettura). Forse giovane e timido, Timoteo ha bisogno di “rassicurazione”. Lui che con entusiasmo si è votato alla missione del Vangelo,ora sta registrando le prime difficoltà nelle sue comunità: persecuzioni,dubbi di fede,abbandono della vita comunitaria, diserzione della preghiera e della frequentazione dell’Eucaristia, interessi personali e mondani…
Ma San Paolo incoraggia e ricorda il coraggio della fedeltà a Cristo.
Dio conduce non per “cammini comodi”, ma occorre il coraggio di perseguire il “progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita”.
Quella vita che è “splendore” come quella luce che inonda la pagina del Vangelo di Matteo, protagonista della seconda domenica di Quaresima.
Protagonista la luce (Vangelo).
Luce del mondo. Luce per il mondo.
Non scomodiamo la fisica: utilizziamo la Sacra Scrittura, dove il verbo che incontriamo metamorfomai (trasfigurare) lo troviamo nella Bibbia solo quattro volte, ed utilizzato sempre al passivo. Interessante perché possiamo dire che Gesù non si è “trasfigurato” da solo: “fu trasfigurato”, è stato “illuminato”.
“Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”. Una descrizione meravigliosa: tutto ciò che è bello e’ luminoso. La preghiera “apre” alla Luce e rivela al Luce.
La Luce rende “bianchissime” le vesti, candide.
Adesso scomodiamo la fisica:Il bianco non è un “colore primario”, ma la somma di tutti i colori. Si tratta di una radiazione policromatica che ha dunque al suo interno tutti i colori. Dobbiamo a Newton la scoperta di come un prisma di vetro può scomporre la luce nei colori dell’iride.
Gesù è quella Luce che non “trattiene” ma riflette.
Gesù, secondo il racconto di San Matteo, aveva “preparato” i suoi apostoli all’ “evento” ,anche se ne porta solo tre con sé sul monte), progressivamente dice: andrò a Gerusalemme a soffrire (Mt16,21-2); Il Figlio dell’uomo sarà consegnato, ma risorgerà (Mt 17,22-23), e forse, visto che loro non “comprendono”, allora Dio fa loro “intravedere” la gloria del Figlio.
E Matteo, che sul “monte” aveva collocato l’ultima tentazione, la proclamazione delle beatitudini, Gesù che sfama la folla (Mt 15) ora “colloca” quella trasfigurazione che preannuncia la Risurrezione.
Anche noi siamo “gradualmente” preparati dalla Chiesa alla Risurrezione: bella la collocazione di questo brano del Vangelo alla seconda domenica di Quaresima.
Gesù è “cambiato” e ci “mostra” la possibilità del cambiamento: quella “metamorfosi” che per lui è gloria e per noi “conversione”.
Fa camminare gli apostoli… bastano tre (magari gli altri non erano allenati, erano stanchi, o a portato i tre più “pettegoli”?) e le annotazioni di san Matteo non sono casuali… dopo 6 giorni (come nel libro dell’Esodo 24,16 quando Mosè sale sul monte), la nube (Es 13,21 ed Es 24,15 il dono della Legge), il volto splendente (che rivela la presenza di Dio).
La Presenza di Dio.
I tre apostoli con lui, forse sono quelli che avevano “intuito” dalle sue parole, dalle sue domande,che la sua vita non sarebbe stata “gloriosa”, che solo dopo avrebbero visto la “Gloria”, ed anche la loro scelta della sequela non li avrebbe visti “in gloria” in questa vita…
E la “voce”… la stessa voce udita sulle rive del Giordano.
“Questi è il Figlio” (Mt 3,17) ma ora un “ordine”: “Ascoltatelo”.
Non solo seguitelo, ma “Ascoltatelo”.
Magari seguire è anche facile, piacevole,ricco di momenti significativi ed originali… l’ascolto è più impegnativo…
Gesù non era persona facile da ascoltare.
Era affascinante, interessante, coinvolgente, originale… ma impegnativo.
Gesù proponeva strade e cammini stretti e in salita.
Gesù pretendeva scelte radicati e coraggiose.
Gesù non è un profeta come gli altri, non è come Elia o Mosè.
La “tenda” non può essere la stessa… “Tre tende…” dice Pietro…
Ma Gesù non è fatto per stare sotto la tenda.
Pietro ancora non ha capito… certo aveva risposto a quella domanda di Gesù: “Sei il Cristo…”, ma tra le parole e la comprensione c’è ancora troppa distanza.
Allora la voce interviene.
E la voce, sul monte rammenta: “Ascoltatelo”.
Obbedite.
Non prestate solo orecchio alle parole, mettetele in pratica.
Cristo non è profeta, non è legislatore… è il Figlio, è Verbo.
“Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”.
“Ascolta Israele” (Dt 6,4)
Shema’.
Non solo Israele. Tutti.
“Ascoltatelo”.
Ecco, la voce si fa chiara e precisa: il Figlio amato,nel quale Dio si è compiaciuto, il Figlio maestro e Signore, il Figlio Salvatore.
Il Figlio si è fatto carne… Il Verbo è venuto ad abitare… il Verbo parla…Il Verbo salva.
Pietro, Giacomo e Giovanni allora comprendono e Gesù li accompagna: “Alzatevi e non temete. Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo”.
C’è solo Gesù.
Gesù che rassicura e si “avvicina”…
Gesù che “tocca” e che si fa “vedere”.
Non serve altro… solo Lui.
Lui solo.
Serve una fede forte per credere, una fede che “vede” oltre Gerusalemme, oltre il Golgota, oltre il timore.
La fede che fa vedere il “bello e il bene”, perché il bello e il bene non va solo “guardato”, va “ascoltato” e “vissuto”.
La fede è “fare esperienza” della trasfigurazione per essere trasfigurati nell’Amore.
E il suo volto trasfigurato vincerà il nostro timore quando lo vedremo “sfigurato” sulla croce, quando lo vedremo “sfigurato” nei dolori e nelle difficoltà che attanagliano il mondo…
La trasfigurazione ci “indica” il cammino nella speranza, nella fede, nella carità.
Ci indica che non si può fuggire il “cammino a Gerusalemme”, ma da quel cammino sorgerà la Luce di Cristo. Luce nel volto e nelle vesti. Luce candida e luminosa.
La trasfigurazione è lo “svelamento”: Gesù è il Cristo, Il Figlio di Dio.
Il cristiano è l’annunciatore della sua Luce,colui che ascolta, interiorizza, mette in pratica e diventa testimone.
Ne ha scelti tre tra dodici.
Li ha scelti perché fossero “testimoni”.
I primi “chiamati” alla sequela, i “testimoni” con il martirio.
Lo accompagneranno nella stanza al primo piano, nel Getsemani e con la vita.
La Luce che illumina e trasforma la vita di ogni uomo.
E con la stessa fede di Abramo, di Pietro, di Giacomo, di Giovanni, ripetiamo con il Salmista: “Su di noi sia il tuo amore, Signore,come da te noi speriamo”(Salmo 32/33).
CANAVESE – Al cinema nel weekend
Cuorgnè, Cinema Margherita
Dal 26 febbraio al 2 marzo
LA GIOIA
Orario: feriali 21.15; sabato e lunedì 18.30; domenica 15.30-17.30
Dal 27 febbraio al 2 marzo
CIME TEMPESTOSE
Orario: venerdì 18.30; feriali 21.15; domenica 21
Sabato 28 febbraio, domenica 1° marzo
GOAT – SOGNA IN GRANDE
Orario: sabato 16.45; domenica 19.15
Due Città al Cinema
Martedì 3 marzo
UN SEMPLICE INCIDENTE
Orario: 21.15
Ivrea, Cinema Politeama
Dal 27 febbraio al 2 marzo
CIME TEMPESTOSE
Orario: feriali 20.45; domenica 18.15
Sabato 28 febbraio, domenica 1° marzo
IL MAGO DEL CREMLINO
Orario: sabato 18; domenica 15.30-20.45
Effetto Cinema
Mercoledì 4 e giovedì 5 marzo
È PICCERELLA
Orario: mercoledì 15-17.30-21; giovedì 19-21.30
Ivrea, Cinema Splendor Boaro
Giovedì 26 febbraio
IL MIO CAMMINO
Orario: 21
Dal 27 febbraio al 2 marzo
RENTAL FAMILY
Orario: feriali 18.30-21; sabato 15-21.30; domenica 17.15-21.30
Sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo
LAVOREREMO DA GRANDI
Orario: sabato 17.15; domenica 19.30
LE COSE NON DETTE
Orario: sabato 19.15; domenica 15
Cineclub
Martedì 3 e giovedì 5 marzo
LA RAGAZZA DEL CORO
Orario: martedì 15-17.10-19.20-21.30; giovedì 15.30-17.40
Valperga, Cinema Ambra
Dal 26 febbraio al 2 marzo
SCREAM 7
Orario: giovedì 21; feriali 19-21.30; sabato 18.30-21; domenica 17.15-21.30
RENTAL FAMILY
Orario: giovedì 21; feriali 21.30; sabato 16-21; domenica 15.30-21
Dal 27 febbraio al 2 marzo
CIME TEMPESTOSE
Orario: feriali 19; sabato e domenica 18
Sabato 28 febbraio
200% LUPO
Orario: 15.30
Domenica 1° marzo
GOAT – SOGNA IN GRANDE
Orario: 15.30
LAVOREREMO DA GRANDI
Orario: 19.30
La mattina scrivo (di Graziella Cortese)
La biografia di un grande scrittore come Fëdor Dostoevskij racconta come non siano stati semplici gli esordi della sua attività letteraria: la famiglia viveva all’interno dell’ospedale dei poveri (dove il padre prestava servizio), ma la capacità e lo stile del narratore lo porteranno presto ai primi romanzi. Nel film di questa settimana il mondo è quello attuale e molte cose sono cambiate, ma l’antico afflato dell’arte ogni tanto si presenta, in modo perentorio.
Parigi, oggi. Paul Marquet ha 42 anni, è un fotografo di successo e la sua esistenza sta scorrendo tranquilla, quando una serie di eventi gli fanno cambiare idea su molte cose e su quelle che si definiscono “le certezze della vita”. La moglie lo abbandona per andare a vivere in Canada, e trasferendosi porta con sé i due figli ormai grandi; quasi contemporaneamente Paul decide di lasciare la propria professione; per poter mangiare cerca lavori sulle rubriche del giornale e qui scopre il mondo della precarietà e del disagio: è un uomo libero, ma è una libertà che costa cara.
Da sempre desidera intraprendere la carriera di scrittore, ma anche questa si rivela una scelta difficile. Paul si trova di fronte molte persone che non si fidano di lui e, inoltre, inaspettatamente scopre che la società è diventata violenta e indifferente. La famiglia di origine è ora molto critica nei suoi confronti: come si può lasciare un lavoro stabile per inseguire un sogno quasi irrealizzabile?
Il protagonista non si perde d’animo e soprattutto non cambia il proprio atteggiamento nei confronti della vita, rimane se stesso conservando la propria gentilezza. La regista ha affermato che Bouillon ha interpretato il personaggio in modo perfetto, come aveva in mente da tempo. La pellicola è basata sul romanzo di Franck Courtès e ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2025.
La mattina scrivo
di Valérie Donzelli
paese: Francia 2026
genere: drammatico
interpreti: Bastien Bouillon, André Marcon, Virginie Ledoyen, Adrien Barazzone
durata: 1 ora e 32 minuti
giudizio Cei: consigliabile, problematico, per dibattiti



