Tenuta Roletto
Risvegliopopolare.it

venerdì 9 Gennaio 2026

Reale mutua
Reale mutua
Risvegliopopolare.it

venerdì 9 Gennaio 2026

Il 29 e 30 dicembre

RIVAROLO CANAVESE - Un bel ritiro natalizio a Oulx per 48 Animatori e ragazzi post Cresima - Accanto ai momenti di riflessione non sono mancati tempi di svago e dinamismo.

L’iniziativa è stata organizzata da Don Antonio Luca Parisi, supportato dal Diacono Simone Mezzano e dall' Educatore Alessandro Elia

(alessandro elia) – Dal 29 al 30 dicembre 2025 gli Animatori e i ragazzi del post-Cresima...

Natale di comunità nella "casa" Parrocchia

BORGO REVEL - Il musical di Natale prepara la S.Messa della Notte - La bellezza di stare insieme aspettando il Redentore - Impegno, riflessione, studio, gioia, divertimento... poi tutti insieme all'Eucarestia animata dalla Corale parrocchiale - IL VIDEO

Le grandi idee di una comunità piccola, ma intraprendente

(Elisabetta Acide)  – Ancora una volta la piccola ma intraprendente comunità di Borgo Revel, si è dimostrata capace di coniugare catechesi e vita comunitaria, in quel cammino sinodale per il quale tanto si è “spesa” in...

Caricamento

Sabato 13 dicembre

CHIRONIO ED I SUOI PRESEPI DA SCOPRIRE - La manifestazione festeggia i 10 anni con il Vescovo Daniele - Particolare fascino suscita, ormai da diversi anni, la suggestiva fiaccolata da Locana a Chironio di sabato 27 dicembre, che quest’anno sarà impreziosita da un emozionante Presepe Vivente - LA GALLERY

Il Presule ha voluto percorrere le viuzze della borgata, accompagnato dai membri del Comitato, impartendo la benedizione ai numerosi Presepi esposti

La manifestazione “Chironio e i suoi Presepi da scoprire” ha raggiunto quest’anno un traguardo...

Un bell'esempio di come ragazzi e ragazze interpretino amore e vicinanza agli anziani

AGLIE' - I ragazzi dell'Oratorio aiutano gli Anziani ospiti della Rsa "Tappero" e fare l'albero di Natale - E i "nonni" li ringraziano con una bella lettera, che volentieri pubblichiamo - 

La solitudine che a volte proviamo, perché lontani dalle nostre famiglie, è stata alleviata dalla vostra gioia.

(donatella novaria) – Sabato 29 Novembre un folto gruppo di ragazzi  di quarta, quinta...

Sciabola e feluca al Generale!

Articolo completo su Il Risveglio Popolare di giovedì 8 gennaio 2026.
Foto di Alessandra Piacentino e Vincenzo Demasi

PAROLA DI DIO – “Questi è il Figlio mio, l’amato”

Prima Lettura   Is 42,1-4.6-7
Salmo Responsoriale Dal Sal 28 (29)
Seconda lettura  At 10,34-38
Vangelo Mt 3,13-17
Il secolo è il VI°, l’editto di Ciro re di Persia, ha consentito al popolo di Israele, deportato a Babilonia (l’impero che lo stesso Ciro ha conquistato), il rientro in patria.
Le pagine del “secondo Isaia” (capitoli dal 42 al 55),si aprono come in una “scena” a teatro e il “presentatore”, Dio, lo annuncia: “Ecco il mio servo che io sostengo,il mio eletto di cui mi compiaccio.Ho posto il mio spirito su di lui;egli porterà il diritto alle nazioni”(prima lettura).
La “dignità” del Servo:in ebraico ’ebed,personaggio “misterioso”, che è stato “identificato” da taluni con Mosè, da altri come il profeta Geremia, lo stesso Isaia? Il popolo in ritorno? , ipotesi di “maestro di sapienza” o “messianica”… sicuramente un uomo “sostenuto da Dio”, uomo in cui Dio ha posto il “suo spirito”.
Un “servo” dunque che non è “schiavo”, che vive a corte, secondo la tradizione antica, quasi un “primo ministro”.
Gli aggettivi ed i verbi utilizzati dallo scrittore sacro sono precisi: “Non griderà né alzerà il tono,non farà udire in piazza la sua voce,non spezzerà una canna incrinata,non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;proclamerà il diritto con verità.Non verrà meno e non si abbatterà”… un uomo coraggioso ma mite, un uomo che porta una verità ma senza “gridare”, con efficacia delicata ma potente, una “fiamma” che “accende” di verità la vita senza alzare al voce.
E quello “stoppino” non si spegne perché in assenza di olio, ma è “ravvivato”, la fiamma non languisce, ma che si “alimenta”…
E Dio rassicura, “io ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano”, chiamato e preso per mano…
Una vita a “disposizione” del Signore.
“Servo” che utilizzerà la dolcezza, la mitezza,la pazienza,il coraggio,la perseveranza…
Un “servo” che non condanna, me che porta giustizia, proclama il diritto nella verità.
Un Dio che “prende per mano”  per una “missione”: “perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri,dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”.
E in questo “servo” si intravede la figura di Gesù, “servo sofferente”.
Servo che “testimonia”.
Servo che ha una “missione”: “apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”. Inviato a “liberare”, a “guarire”, a “portare luce”, a “riaggregare” i dispersi per un “progetto” di Dio.
E quella “testimonianza” l’evangelista Matteo la fa “apprezzare” in quella “fila” lungo le sponde del Giordano che “vede” anche Gesù (Vangelo).
Un Gesù “sceso” dalla Galilea alla Giudea, un Gesù “adulto” (lo abbiamo lasciato bambino di ritorno dall’Egitto in quella città chiamata Nazaret e lo ritroviamo  uomo tra quegli uomini in fila).
Il “camminatore” ha iniziato il suo percorso: un cammino fisico, ma un “cammino” che fa “erompere” una nuova “epifania”: irruzione del divino nell’umano.
Un cammino in quella valle degradante al deserto, i passi su quella via che attraversa quella regione romana chiamata Palestina, percorso iniziato “a casa” e terminato “in quell’acqua”.
San Matteo ci presenta Gesù: arriva camminando come gli altri uomini, si “mette in fila”, attende “il suo turno”, arriva davanti a Giovanni.
Gesù “si presenta” e Giovanni “lo presenta”: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”.
Non si “scompone” Gesù, non lo fa tacere, non abbassa la voce ma neppure grida. Afferma: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
“Allora egli lo lasciò fare”.
 
Una immagine che ci racconta quella “volontà” di Dio che caratterizza l’atteggiamento di ogni credente: “lascia fare” a Dio. Affidati, abbi fiducia, abbi pazienza, non affannarti… si compirà la giustizia di Dio.
E Giovanni lo “battezza”, in fila come gli altri, “entra” nella dimensione dell’esistenza dell’uomo per “lasciare” spazio a Dio.
E Dio ha un “progetto”.
A Giovanni, Gesù, chiede l’atteggiamento fondamentale del credente, di non porre ostacoli al “progetto” di Dio.
Il “progetto” presentato dall’evangelista Matteo è la giustizia di Dio nel disegno rivelato da Gesù.
Dio si fa vicino: fedeltà a Dio e solidarietà con l’uomo.
Un Dio “fatto immergere” ed “esaltato”.
E il Padre “lo riconosce”. L’Epifania dell’Amore: “Questi è il Figlio mio, l’amato”.
Il Padre presenta il Figlio.
Un Figlio amato.
Un “Figlio amato” in fila con i peccatori… spiazzante.
Anche Giovanni non comprende…
Gesù “immerso” in quell’acqua con i peccatori, sarà “immerso” fino alla fine con i peccatori. Sulla croce avrà accanto “malfattori”.
Un Dio in dialogo con i peccatori.
Un Dio che rivela e ci rivela il suo volto. Il Figlio amato che ama.
Rivelazione grandiosa: Dio incarnato, amato, ama.
Dio è lì con quegli uomini: Figlio – Dio come il Padre.
Dio “immerso” nell’umanità.
Un Dio non solo “perfettissimo, creatore e signore, giudice…”ma un Dio “immerso” nel mondo con l’uomo.
Gesù è al Giordano… Gesù “venne”, “viene”, è con l’uomo peccatore.
Gesù “viene” per essere “immerso” nell’umanità che ha bisogno di lui, per condividere le difficoltà, i cammini faticosi.
Gesù “viene” perché vuole “immergersi” con l’uomo,perché nessuno si senta solo, abbandonato,sconfitto, inadeguato, fallito.
Gesù “viene” perché dice all’uomo: “hai fatto sbagli ma non sei sbagliato”.
Gesù “viene”, Figlio amato,per “essere” con l’uomo,per “essere amore”, per essere “amore che ama”.
Gesù “viene” per “entrare” e “immergersi” nella vita di ogni uomo e illuminarla di Amore.
E dopo che si è “immerso”, “egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui”
“Vede” quello Spirito che aleggiava sulle acque nel tempo dell’ “In Principio”.
“Viene” sopra di Lui.
Spirito che trasforma e dona vita.
Incontro tra la “voce” che grida ed invita alla conversione ed il “Signore”:battesimo “di acqua” e battesimo “nello Spirito”.
E Dio lo “presenta”: Amore.
 
L’esperienza di Amore che Gesù ha “vissuto” nello Spirito, ora è proclamata dal Padre al mondo: In lui mi sono compiaciuto, in lui ho realizzato il mio disegno, in lui lascio vivere il mio Amore.
Il progetto di Dio è un progetto d’Amore.
“In Lui ho posto il mio compiacimento”: Dio è felice, Dio esulta di gioia per il Figlio Incarnato. Lui porterà a “compimento” il disegno di Amore del Padre per il  mondo.
Figlio sono “orgoglioso” come Padre per te, che hai scelto di essere “servo” per amore. Lo dirà lo stesso Gesù riportato dall’evangelista Giovanni: “Il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me” (Gv 17,23), la reciprocità dell’Amore e il riconoscimento della gioia reciproca.
Le parole di Dio che sappiamo compariranno solo in un altro episodio raccontato dagli evangelisti: la trasfigurazione.
L’annuncio di Dio.
Il “disegno” proclamato da San Pietro. “dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui”(seconda lettura).
E San Luca annota: Pietro “prende la parola” un annuncio, un Kerygma: “Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.”
Annuncio della salvezza, annuncio per tutti.
Lui ne è stato testimone.
Il “respiro” dell’universalità dell’accoglienza,del dono della pace,del “risanamento” attraverso Gesù…
E cogliamo il “respiro” della “Chiesa comunità aperta” (sarà confermato nel Concilio di Gerusalemme), che sa accogliere nel nome di Cristo, battezzare, annunciare la pace per mezzo di Cristo.
E se Cristo è il “Signore di tutti”, tutti siamo “fratelli”, “figli”, accolti da Colui e per Colui che ha dato la Sua vita per “tutti”, perché tutti ritrovassero la Vita.
E il brano degli Atti degli Apostoli ci interpella “quanto sappiamo, noi oggi, battezzati, essere comunità aperta?”, “quanto sappiamo abbattere muri e divisioni per accogliere ed annunciare la sua pace come persone riconciliate?”; “quanto sappiamo vivere ed annunciare la Parola come testimoni convertiti e trasformati dallo Spirito Santo?”…
Le parole di Pietro ci “interpellano”, interpellano le nostre vite, le nostre comunità cristiane: quanto siamo docili nell’accettare e vivere ciò che la Chiesa ci chiede, essere fedeli al Vangelo, camminare sulla strada della santità e non dimenticare di essere “comunità” di Cristo, di vivere con umiltà e speranza il “disegno” di Dio?
Pietro è “testimone” e “trasformato” dallo Spirito,porta la Parola… e noi quanto sappiamo “uscire” ed essere “missionari”? quanto sappiamo essere “accoglienti”? quanto sappiamo rendere le nostre comunità accoglienti, luoghi di “comunione”?
Lasciamoci trasformare dai “disegni” di Dio, lasciamoci guidare, lasciamo “spazio” a Dio, “immergiamoci” con umiltà, dopo esserci “messi in fila” come ha fatto Gesù al Giordano.
Ascoltiamo anche noi quella “voce” che ci chiama “figli amati”.
Con il Battesimo siamo stati “generati”,figli e fratelli, lo Spirito è stato “effuso” e ci ha “inondati” d’Amore generoso e totale che ci abbraccia. Non possiamo “tenerlo per noi”.
 
 

Il Papa avverte contro i pericoli del gioco d’azzardo e condanna l’usura

Foto di Lorenzo Iorfino
“Il gioco d’azzardo rovina molte famiglie” e ancora “Il gioco d’azzardo è un peccato molto grave e un macigno che può portare anche al suicidio”. In due mesi il Pontefice condanna una vera piaga sociale, peraltro in aumento. Ai sindaci dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), elenca i malanni d’Italia: “La crisi demografica e le fatiche delle famiglie e dei giovani; la solitudine degli anziani; il grido silenzioso dei poveri; l’inquinamento dell’ambiente; i conflitti sociali; disturbi psichici, depressioni, povertà culturale e spirituale, abbandono sociale. E il gioco d’azzardo, piaga che rovina molte famiglie”. Sfide generali e problematiche personali affliggono l’Italia e gli italiani. Ai sindaci il Papa chiede di “porre attenzione alle necessità delle famiglie e delle persone, avendo cura specialmente dei più fragili”; esorta i politici a “promuovere la pace sociale” e i sindaci a farsi “maestri di dedizione al bene comune”. Merita ricordare che il Pontefice – ricevendo lo scorso 28 ottobre i 150 membri della Consulta nazionale antiusura intitolata a San Giovanni Paolo II, per i 30 anni di fondazione – non solo parlò del “gioco d’azzardo che può portare crisi nelle famiglie” ma condannò esplicitamente l’usura, che “prima si presenta come un aiuto ma a lungo andare diventa un tormento con un impatto devastante sulla vita di molte persone e di molte famiglie”.

Dentro la “macchina” del Giubileo e nelle parole delicate ma ferme di Papa Leone l’invito alla stessa “missione”: essere cristiani! (di Lorenzo Iorfino)

Sono rientrato in una Roma piovosa qualche giorno prima dell’inizio delle lezioni universitarie, in occasione della chiusura della Porta Santa di San Pietro a conclusione dell’anno giubilare, con lo spirito di mettermi al servizio della Chiesa, in questo caso come altre volte per la Sala Stampa della Santa Sede.
Ogni volta resto colpito dalla macchina organizzativa che sostiene eventi di questa portata. Vederla all’opera è affascinante: un intreccio di ruoli, tempi, gesti che funzionano proprio perché nessuno li nota. Per me ogni volta è sempre sorprendente sentirsi, anche solo in minima parte, all’interno di questo movimento discreto. Ti accorgi che la liturgia non è solo ciò che appare sull’altare, ma anche ciò che accade attorno, prima e dopo, con una cura che ha qualcosa di profondamente ecclesiale.
E con gioia dico che vale anche per il mondo dell’informazione, che è quello in cui sono immerso. Attenzione, rispetto, cura nei modi, curiosità e anche sincera preghiera… devo dire che il clima fra giornalisti e fotografi è positivo.
Mi ha colpito il richiamo esplicito rivolto ai presbiteri concelebranti a non utilizzare il cellulare durante la celebrazione. Può sembrare un dettaglio, e invece racconta molto del tempo che viviamo e del desiderio controcorrente di custodire uno spazio altro, sottratto alle continue distrazioni, dove il gesto liturgico possa tornare ad avere peso e silenzio. Il contrario della maggior parte dei pellegrini che fino a poche ore prima ancora varcavano la Porta Santa. Pare che senza lo scatto di un selfie non si sia vissuto quel momento: tremendo.
Poi c’è il Papa. Ogni volta riesce a spiazzarmi per la sua delicatezza. Nel modo in cui celebra c’è un amore evidente per le cose di Dio, un’attenzione cristallinamente vera. Anche la nuova ferula – il bastone pastorale proprio del pontefice – che ha utilizzato mi è sembrata parlare. Richiama quella di Paolo VI, dello Scorzelli, ma il Cristo appare meno piegato, già attraversato da una luce di risurrezione. Ecco che i simboli parlano prima ancora che alle parole.
E le parole, poi, sono arrivate. “Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti di fronte alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora”. E ancora quella domanda, diretta, quasi disarmante: “C’è vita nella nostra Chiesa?”. Uscendo, sotto una pioggia che continuava a cadere imperturbabile, ho avuto la sensazione che il Giubileo non terminasse con la chiusura di una porta, ma con una missione affidata a ciascuno di noi. Che poi in fondo è la più scontata ma difficile da realizzare: essere cristiani.

“Uniti nel dono”: oltre che doveroso, sostenere il clero è semplice (e deducibile)

La Campagna “Uniti nel Dono” continua ad invitare a sostenere il clero, impegnato nelle opere di aiuto e di speranza a testimonianza del Vangelo ogni giorno.
Il contributo versato a favore dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero è deducibile dal reddito complessivo delle persone fisiche fino ad un tetto massimo di 1.032,91 euro annui. La deducibilità è quindi, per chi vuole approfittarne, un’opportunità in più per contribuire e costituisce un ulteriore riconoscimento dell’importanza dell’opera dei sacerdoti. Se inserita nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi), l’offerta concorrerà a diminuire la tua Irpef e le relative addizionali. Le ricevute – conto corrente postale, estratto conto della carta di credito, quietanza, contabile bancaria – sono valide per la deducibilità fiscale. Ricorda di conservare le ricevute delle tue Offerte!
Donare online è semplice e sicuro con carte elettroniche. È inoltre possibile farlo via telefono al Numero verde: 800-825000 oppure con il Bollettino di Conto Corrente Postale N° 57803009 intestato a: Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero – Erogazioni liberali, via Aurelia 796, Roma 00165 o anche Bonifico bancario a Intesa San Paolo IBAN: IT 33 A 03069 03206 100000011384, da effettuare a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero, con causale “Erogazioni liberali art. 46 L.222/85”.
Campagna 2025

Caricamento